La notte di Natale

Le storie raccontate da Selma Lagerlöf in questo libro sono frutto dei suoi viaggi, in Italia e in Oriente, e delle letture dei vangeli apocrifi. Racconti alternativi a quelli che conosciamo della Bibbia.
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Pochi sanno raccontare storie come Selma Lagerlöf e queste leggende di Gesù sono narrate con la capacità di dare vita ai miti antichi, dalla nascita del bambino fino a dopo la sua morte e alle conquiste di guerra in suo nome.

‘Erano i tempi in cui Augusto era imperatore a Roma ed Erode re a Gerusalemme’
Inizia così il primo racconto de La notte di Natale di Selma Lagerlöf, una notte vista da tanti occhi rivolti ad est. E tante sono le figure che attendono l’evento di una nascita speciale.

C’é la Sibilla ‘spaventosa nella sua decrepitezza’ che dice ad Augusto ” Sulla cima del Campidoglio sarà adorato il Rinnovatore del mondo, Cristo o Anticristo, ma non fragile mortale” e Augusto fa costruire l’Ara coeli.

La Siccità che ‘si aggirava astiosa e con gli occhi incavati tra i cardi rinsecchiti e l’erba gialla’
racconta la storia dei tre Magi, che non erano ricchi ma poveri e vecchi e recandosi a cercare il grande re hanno perso la loro saggezza, perché si aspettavano gloria e ricchezza dal nuovo nato:
‘Ma a poco a poco riuscii ad avere la meglio su di loro. Il cuore di quei vagabondi della stella si trasformò in un deserto arido come quello che attraversavano. Erano pieni di sterile orgoglio e devastante avidità.’
“Siamo venuti a vedere dei mendicanti poveri come noi?” dissero i tre vecchi “Dio ci ha guidati fin qui perché ci prendessimo gioco di Lui profetizzando onori al figlio di un pastore? Quel bambino non arriverà mai a nulla più che custodire il suo gregge in questa valle.”
La Siccità si fermò e annuì con forza verso gli ascoltatori. “Non ho forse ragione?” sembrava volesse dire. “Ci sono cose più aride della sabbia del deserto, ma nulla è più sterile del cuore dell’uomo.”

La strage dei bambini ordinata da Erode a Betlemme è vista con gli occhi, duri e feroci, di un soldato romano che non guarda la bellezza dei gigli dei campi ai quali sta davanti ogni giorno, a sorvegliare l’entrata della città. Non capisce il gioco del bambino con le api, lo vede ogni mattina e pensa che sia inutile e folle. Il soldato vuole la guerra e non la pace e teme, come Erode, quel re annunciato che porterebbe mille anni di pace nel mondo. E quindi della strage diventa crudele esecutore
Ma il bambino scappa da Betlemme, salvato dai genitori, perché è un bambino speciale; in suo soccorso vanno tutte le creature che ha trattato con dolcezza, dalle api ai gigli . I genitori invece sono due genitori umani, spaventati per il loro piccolo.

La fuga in Egitto, attraverso il deserto del Sinai, avviene sotto gli occhi di una palma, la più alta e la più vecchia, piantata dalla regina di Saba.
“Lontano, lontano, in uno dei deserti d’Oriente, tanti e tanti anni fa cresceva una palma, che era incredibilmente vecchia e incredibilmente alta. Chiunque passasse per il deserto non poteva fare a meno di fermarsi a guardarla, perché era così più grande di tutte le altre palme, e si diceva che sarebbe diventata addirittura più alta degli obelischi e delle piramidi.
Da dove si ergeva nella sua solitudine osservando il deserto, la palma gigantesca un giorno vide qualcosa che fece oscillare avanti e indietro dallo stupore la sua maestosa corona di foglie sul tronco sottile. Dall’estremo confine del deserto arrivavano due viandanti solitari…” 

Gesù bambino che va al tempio e discute con i vecchi sapienti è raccontato proprio come una favola.
“C’era una volta della povera gente, un uomo, una donna e il loro figlioletto, che si aggiravano per il tempio di Gerusalemme. Il ragazzino era così bello: aveva i capelli che scendevano in morbidi ricci e gli occhi che splendevano come stelle.”
I suoi genitori sono normalmente preoccupati per l’avvenire del figlio e si interrogano sul suo futuro.
“All’epoca della sua nascita erano apparsi tanti segni che indicavano che sarebbe diventato un grande sovrano. Ma cosa gli porterebbero gli onori regali, a parte seccature e pericoli? Ho sempre detto che sarebbe meglio per noi che non diventasse altro che un falegname di Nazareth.”
“Da quando ha compiuto i cinque anni”, osservò la madre pensierosa, “non è più avvenuto alcun prodigio intorno a lui. E lui non ha nessun ricordo di quello che è successo nella sua prima infanzia. Adesso è un ragazzo come tutti gli altri. Sia fatta soprattutto la volontà di Dio, ma ormai ho cominciato a sperare che il Signore nella sua misericordia sceglierà qualcun altro per i grandi destini, e mi lascerà tenere il mio bambino.”
Il bambino nel tempio riesce a portare a termine tre prove impossibili per tutti ma non per lui. Riesce a farlo non per se stesso ma per aiutare tre persone altrimenti vittime di ingiustizie e questo sarà il suo destino nel futuro, come gli dice la madre in lacrime:
“Figlio mio” rispose la madre “Piango perché ti ho comunque perduto. Tu non mi apparterrai mai più. D’ora in poi l’ispirazione della tua vita sarà la giustizia, il tuo desiderio sarà il paradiso, e il tuo amore abbraccerà tutti i poveri uomini che popolano la terra.”

La storia di Faustina, nutrice dell’imperatore Tiberio condannato dalla malattia e dalla crudeltà è la storia di Veronica e del velo con il volto di Cristo sofferente.
È una storia più lunga delle altre e inizia con la vecchia Faustina in fuga dalla crudeltà del suo imperatore.
Incontra sui monti Sabini un povero vignaiolo con la moglie che l’accolgono in casa
“La vecchia allora si avvicinò all’uomo e alla donna e si mise ad osservarli attentamente ‘Perché dite così?’ chiese. ‘Perché mi mostrate tanta compassione? Siete degli stranieri.’                       ‘Perché un giorno anche noi abbiamo trovato una grande compassione.’ “
I due provengono dalla Palestina ed hanno conosciuto Gesù di Nazareth che ha guarito lei dalla lebbra.
La lebbra è la malattia che ha colpito anche l’imperatore Tiberio e la sua nutrice, dopo aver ascoltato la storia della coppia, si reca a Gerusalemme per cercare il nazareno e portare la salvezza a Tiberio. Ma quando arriva incontra Gesù che porta la croce sulla quale verrà crocifisso. È suo il fazzoletto di lino che deterge il volto di Gesù e che poi, portato a Tiberio, lo salverà dalla malattia e dalla crudeltà.
“Era come se la malattia avesse avuto le sue radici e il nutrimento nell’odio e nel disprezzo degli uomini che aveva nel cuore e fosse stata costretta a fuggire nell’istante stesso in cui aveva provato amore e compassione.”
In questa lunga storia le donne non vengono ascoltate ma piuttosto derise per le loro intuizioni, frutto di sogni e sensibilità. Così la moglie del vignaiolo non viene creduta dai sapienti quando dice che è stata guarita dalla lebbra. La moglie di Pilato viene presa in giro e disattesa dal marito quando gli dice che è un grave errore uccidere il Nazareno. Faustina è ritenuta un po’ pazza da Tiberio per l’intento del viaggio in Palestina.
Poi però sono loro quelle che riconoscono, prima di tutti, la verità delle cose. Alla fine del racconto Faustina si converte sul letto di morte “E nel battesimo le fu dato il nome di Veronica, perché le era stato concesso di portare agli uomini la vera immagine del loro Salvatore.” 

San Pietro in Paradiso piange e si dispera perché la madre è all’inferno e prega il Signore che la accolga. Ma la madre di San Pietro ‘non era proprio tipo da da entrare nel regno dei Cieli. Non aveva mai pensato ad altro che ad accumulare denaro, e ai poveri che avevano bussato alla sua porta non aveva mai dato neppure una moneta, né un tozzo di pane.’
Nonostante questo il Signore manda un angelo a prenderla ma nel volo la vecchia signora si mostra ancora più avida e crudele tanto da non meritare nessuna salvezza.
‘Allora il vecchio servo di Dio alzò la testa e rispose: ‘”Ma che paradiso è questo, dove sento ancora i lamenti dei miei cari e vedo la sofferenza del mio prossimo?”
Il volto di Nostro Signore si oscurò del più profondo dolore:
“E io cosa ho desiderato di più che preparare a voi tutti un paradiso di sola luce e felicità?” chiese. “Non capisci che è per questo che sono sceso tra gli uomini e ho insegnato loro ad amare il prossimo come se stessi? Ma finché non lo faranno, non ci sarà alcun rifugio, né in cielo né in terra, dove il dolore e la tristezza non possano raggiungerli.” ‘

Chiude il libro il racconto della trasformazione di un uomo. Il riferimento è al capostipite della famiglia de’ Pazzi, Raniero che, secondo la leggenda, portò la sacra fiamma da Gerusalemme.
Perde la sposa, Francesca degli Uberti, per il suo egoismo e la sua violenza
“La sposa ne fu profondamente addolorata e anche sorpresa, come quando le aveva ucciso la quaglia. Pensandoci, le parve di colpo di vedere il suo amore davanti a sé come una grande pezza di tessuto luccicante d’oro. Poteva vedere quanto era grande e quanto luccicasse. Ma da un angolo era stato tagliato via un pezzo, per cui non era più immensa è bella come all’inizio.
Tuttavia il danno era così poco, che pensò:
‘Mi basterà comunque finché vivo. È tanto grande che non arriverà mai alla fine.”   L’amore però si erode piano piano come la grande pezza d’oro alla quale sono tagliati via via sempre più pezzi. “Quando Francesca lo seppe, si adirò di nuovo col marito. E in quel momento vide davanti a sé la grande pezza di tessuto d’oro che era il suo amore, e le pareva che diventasse sempre più piccola Man mano che Raniero ne tagliava via un lembo dopo l’altro. 
Francesca continuava a pensare che vedeva il suo amore davanti a sé come una stoffa luccicante d’oro, ma ne erano stati tagliati via così tanti pezzi da ogni parte, che non era grande nemmeno la metà di quanto fosse all’inizio.”  

Francesca torna a casa da suo padre e Raniero parte per le crociate. Dopo la conquista sanguinosa di Gerusalemme, ai festeggiamenti nella sua tenda un buffone racconta una storia, diversa dalle gioie gloriose della conquista crociata.
‘È vero’, ammise, ‘che per molti anni mi sono lamentato che Gerusalemme fosse in mano agli infedeli, ma dopo quello che è successo oggi, penso che poteva anche rimanerci.’…
…’Li vedi quei mucchi di cadaveri? chiese, ‘Lo vedi il sangue che scorre per le strade, li vedi quei poveri prigionieri nudi che si lamentano per il freddo della notte? Le vedi tutte le rovine fumanti degli incendi?’…
‘Non avrei mai creduto che potessero essere delle tali belve’, disse. ‘Hanno saccheggiato e massacrato tutto il giorno. Perché ti sei dato la briga di farti crocifiggere per conquistarti dei fedeli del genere, non lo capisco proprio.’

La sfida di portare la fiamma a Firenze conduce Raniero in lungo viaggio che trasforma il suo cuore.
“Mentre cavalcava per vie solitarie occupato solo a tenere vivo il suo fuoco, gli venne da pensare che una volta nel passato aveva avuto a che fare con qualcosa di simile. Aveva visto una persona vegliare su qualcosa che era altrettanto delicato della fiamma di una candela…
…Gli venne in mente che per Francesca l’amore doveva essere stato come la fiamma di quella candela che voleva tenere sempre accesa, con il timore costante che Raniero la spegnesse…”

“Per la prima volta capì di non essere più lo stesso uomo che era partito da Gerusalemme. Quel viaggio con il fuoco sacro l’aveva costretto a gioire con tutti coloro che erano pacifici, saggi e misericordiosi e ad aborrire i violenti e i bellicosi.” 

LA NOTTE DI NATALE di Selma Lagerlöf, Premio Nobel 1909

EDIZIONE IPERBOREA: NOVEMBRE 2015
PP. 192
NAZIONE: SVEZIA
TRADUZIONE DI: M. SVENDSEN BIANCHI
COLLANA: NARRATIVA

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