Tamara De Lempicka

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Palazzo Forti, Verona      20 settembre 2015 – 31 gennaio 2016

Mi sono goduta la mostra di Palazzo Forti, senza calca e in tutta tranquillità una mattina di dicembre. Curiosa di questa donna e artista che ha costruito sapientemente la sua immagine e che sembra aver colto a piene mani la bellezza e la ricchezza del suo tempo. Sofisticata e ricca di talento ha coltivato l’idea di ‘diva’, in parallelo alle sue contemporanee Marlene Dietrich e Greta Garbo. Tutte e tre europee che hanno attraversato l’oceano e sono state consacrate star in America. Ecco, a differenza delle due grandi attrici, l’America e poi il Messico mi sembra non abbiano portato bene per l’arte della De Lempicka perché non ha ottenuto quel successo che desiderava oltre oceano, nonostante alcune sue opere di grande virtuosismo ispirate alla pittura fiamminga.

Le migliori tele che ha dipinto, che la consacrano artista con un’impronta del tutto personale, sono quelle delle sue donne degli anni 20 e 30, quando ha vissuto a Parigi. Sono figure di donne formidabili nella perfezione delle forme e della carne marmorizzata, piene nei volumi e fredde nella quasi geometrica costruzione dei corpi. Nonostante questo emanano un erotismo che solo le artiste donne sanno trarre dalle loro opere, siano visive che di scrittura.

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Le donne sono il maggior tema ispiratore dell’artista, gli uomini sono poco rappresentati. Donne vestite con abiti di alta moda, donne nude. Pezzi di donne, come ad esempio le mani; mi piacciono molto le mani dipinte nei suoi quadri, eleganti, disegnate in modo classico, alcune copiate dai grandi del passato. E non è facile disegnare le mani.

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I visi e gli sguardi quasi sempre fissi, imperscrutabili. Come il suo, quello di Tamara, nelle numerose foto nelle quali è ritratta. Un viso che non cambia mai espressione, mai del tutto sorridente, uno sguardo di lato o nascosto. Ma anche quando è diretto sembra uno sguardo che non svela la donna nascosta dietro l’immagine di perfetta e sofisticata eleganza che ha inteso dare di sé.

Una doppia idea mi ha lasciato la figura di Tamara De Lempicka: quella di una donna che ha vissuto la ricchezza culturale ed economica del suo ceto e della sua epoca e quella di una donna che comunque ha faticato a costruire la sua arte, perché non c’è improvvisazione nelle sue opere ma maestria e preparazione. Una donna e artista in fuga da due totalitarismi e impegnata a costruire se stessa e la sua pittura. Con determinazione. I cedimenti, le depressioni, la fatica non compaiono nell’immagine che offre di sé. Credo li si possa intravvedere nel ritratto di Madre Superiora, dove il viso di una vecchia suora italiana è dipinto in modo diverso, nonostante il virtuosismo, dalle certezze e perfezioni geometriche con le quali dipingeva le sue donne giovani e belle.

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2 thoughts on “Tamara De Lempicka

  1. Bellissimo post!
    I quadri di Tamara sono stati in mostra a Torino, dove ho potuto ammirarli in tutto il loro fulgore.
    Mi sono piaciuti per le forti emozioni che trasmettono.
    Artista a tutto tondo con una forza d’animo avvincente.
    Ho appena acquistato un libro sulla sua vita. A Torino c’erano molte notizie sull’artista, bellissime foto dei suoi viaggi e delle sue meravigliose case.
    Proprio affascinanti le sue tele.

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