Brueghel

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Brueghel, praticamente un marchio di fabbrica.

La mostra ripercorre 200 anni di storia dell’arte fiamminga e quattro generazioni di Brueghel, dalla fine del 1500 alla fine del 1700.
La storia familiare, unitamente a quella artistica, sembra quella di una azienda a conduzione familiare allargata: la bottega d’arte, i matrimoni con la figlia del maestro (come succedeva in un mondo di corporazioni, abbastanza chiuso e difeso), figli e nipoti che proseguono l’attività, i mariti delle figlie che entrano a farne parte, lo stile e le tecniche pittoriche studiate e riprodotte. Tutto ciò sembra essere significativo per spiegare la duratura reputazione acquisita nel mondo, da quell’epoca fino alla nostra, del marchio Brueghel.
Pieter Brueghel il Vecchio è stato l’iniziatore della dinastia e la sua fama è dovuta, oltre alla qualità delle sue opere, anche alla diffusione da parte dei figli che hanno completato e riprodotto i suoi dipinti e disegni.
Si è sposato con la figlia del maestro, presso cui era a bottega, e ha avuto due figli maschi e una figlia femmina.
I figli erano molto piccoli quando è morto, all’età di 49 anni: il primogenito Pieter Brueghel il Giovane aveva cinque anni, mentre Jan Brueghel il Vecchio aveva un anno (della figlia non si sa). Sono stati introdotti alla pittura dalla nonna materna, pittrice miniaturista.

La mostra propone solo alcune opere di Pieter Brueghel il Vecchio (1520/25 ? -1569)
ma molte dei suoi discendenti, soprattutto opere
dei figli Pieter Brueghel il Giovane (1564-1637/38) e Jan Brueghel il Vecchio (1568-1625),
dei nipoti Jan Brueghel il Giovane (1601-1678, nato dal primo matrimonio di Jan il Vecchio) e Ambrosius Brueghel (1617-1675, nato dal secondo matrimonio di Jan il Vecchio),
del pronipote, figlio di Jan Il Giovane, Abraham Brueghel (1631-1697),
oltre a quelle di altri artisti dell’epoca, maestri, allievi e/o familiari.
Insomma non è facile, a un primo sguardo, distinguere gli autori delle opere esposte. È necessario seguire con attenzione il percorso della mostra per capire le differenze in alcuni quadri, soprattutto tra il padre Brueghel e i due figli. Lo stile tende a essere riproposto e unitamente al nome Brueghel può generare, agli occhi dei più, una sorta di indifferenziazione delle opere, può confondere con tutti questi Brueghel.

La scelta, di chi ha curato la mostra, di mettere vicino a un quadro del capostipite quello di uno dei due figli ha il vantaggio da un lato di mostrare la prosecuzione dell’arte paterna, ma dall’altro rende faticoso distinguere l’autore se non si arriva già preparati.
I nomi stessi che si ripetono tendono a confondere un Brueghel con l’altro.
Tutto ciò però è marchio Brueghel, una garanzia d’arte, e guardi ogni opera con piacere.

Tornando alle opere in mostra troviamo, in apertura, I sette vizi capitali, un dipinto di Hieronymus Bosch, autore al quale sono state spesso accostate le prime opere di Pieter Brueghel il Vecchio.
È messa in evidenza la differenza tra i due artisti: mentre il primo tendeva ad un evidente giudizio morale il secondo aveva uno sguardo meno giudicante sulla natura umana, orientato alle narrazioni dei costumi e del vivere della gente comune.

Nel dipinto di Bosch vediamo una simbologia dei vizi che mette in luce la parte peggiore dell’umano.

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In Brueghel, nell’opera in mostra La torre di Babele, vengono riprodotte scene di vita normali, ambientate oltretutto nella sua epoca, senza quell’esacerbazione delle punizioni che in Bosch prevale.

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L’incredibile attenzione al dettaglio e la maestria tecnica, soprattutto per la natura e il paesaggio, sono la caratteristica di tutti i Brueghel, così come della pittura fiamminga e ci sono nella mostra numerosi dipinti, disegni e incisioni di molti autori.

Una distinzione dei temi aiuta a individuare gli autori delle opere Brueghel:
di Pieter Brueghel il Vecchio abbiamo i disegni, gli inchiostri, la natura nei paesaggi visti a volo d’uccello e il popolo, rappresentato in modo quasi caricaturale;

le riproduzioni fedeli alle opere paterne di Pieter il Giovane, una per tutte è ‘La trappola per uccelli’ (1601), una ripetizione esatta del ‘Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli’ (1565) del padre (tanto che, al ritorno a casa, sono andata a rivedermi nei miei libri su Pieter Brughel il dipinto, talmente sono rimasta impressionata e confusa dalla grande somiglianza);

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i paesaggi innevati di Jan Brueghel il Vecchio;

le allegorie e i motivi floreali del figlio Jan Brueghel il Giovane;

in Ambrosius la modernità, nella semplicità, contrapposta alla ‘maniera’ nelle opere di natura morta, fiori e frutta;

Abraham (quarta generazione) trasferitosi in Italia abbandona il dettaglio dell’arte fiamminga per uno stile di pittura italiana più sul generale e morbido nei colori e nelle forme.

Eccezionali narratori di fatti e di storie della vita quotidiana, i Brueghel, come si vede anche nel dipinto che chiude la mostra: Danza nuziale all’aperto di Pieter Brueghel il Giovane. Mi torna in mente una frase letta in un libro di Simenon che descrive bene l’impressione che mi danno i personaggi dipinti dai Brueghel ‘simili a pupazzetti di marzapane colorati’.

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Questa è una mia personale sintesi della mostra di Bologna, aperta dal 2 ottobre 2015 al 28 febbraio 2016, e non coglie l’importanza e il valore delle tante opere esposte, ma riporta solamente pochi stimoli, quelli che mi hanno sollecito le riflessioni scritte.

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