Per mano mia (5)

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Torno a Ricciardi con il quinto romanzo della serie.

Le milizie fasciste, i pescatori, la fame e il freddo, un freddo che non immagineresti a Napoli, l’ingiustizia e una città che sembra il presepe, sono i temi del libro. Il presepe con la sua simbologia è parte centrale nel romanzo e Napoli è rappresentata con colori forti e con descrizioni da cartolina.
Ci sono, naturalmente, i personaggi che continuano la serie e si è curiosi di conoscere l’evolvere delle loro vicende. Riusciranno Ricciardi ed Enrica a parlarsi, a dirsi quello che provano? Oppure sarà la bella Livia, la forestiera a riuscire a conquistare il solitario commissario?

Queste due figure di donne, così diverse ma così umane e così belle, ti trascinano dalla loro parte. L’apparente leggerezza di Livia e la sua sicurezza di donna bella e ricca affascinano e, pur essendo l’altra, il terzo nel sentimento tra Ricciardi ed Enrica, non puoi non provare simpatia ed empatia per il suo dolore di non essere riamata.
Il silenzio e l’attesa di Enrica, il suo attaccamento alla tradizione e ai ruoli, il suo sentimento tenace e profondo, fatto di sguardi e di quiete, la sua capacità di dare riposo alle angosce del commissario, fanno pensare a lei come alla compagna giusta per Ricciardi. Sembra essere questo tipo di donna che vince la battaglia d’amore. Quella moderna e indipendente sembra invece destinata alla solitudine, nella serie di questi romanzi.
Poi Lucia e il suo dolore. E Maione e il desiderio di vendicare il figlio morto. Sono pagine toccanti quelle che descrivono i passaggi che portano al perdono. Il tema del perdono e della vendetta è presente anche nelle figure nuove di questo romanzo. Un’avventura in mezzo ad animi cattivi, crudeli, che portano alla disperazione le persone che incontrano sulla loro strada. Dov’è la giustizia? In un fascista arrivista che calpesta la dignità delle persone o nel suo assassino?
Addentrandoci in tuguri freddi, miseri, dove la fame è compagna quotidiana, nella miseria di alcune vite dal destino crudele si incontrano storie toccanti e si arriva a conoscere una Napoli lontana dalle luci cittadine, una Napoli che ha il mare in primo piano.

Le milizie fasciste

Ricciardi, mentre con Maione si dirigeva alla caserma, pensava che un’organizzazione militare parallela a quella dello stato ma riferita a un partito fosse tendenzialmente pericolosa. D’altra parte , era anche vero che quel partito aveva riscosso alle ultime elezioni oltre il novanta per cento dei consensi, e quindi era facile confonderlo con lo stato stesso.
Pg. 60

– …Come veniamo formati, lo sapete? Chi siamo, insomma.
– So che i ragazzi possono scegliere di far parte della milizia, in alternativa alla leva. Che percepite un’indennità giornaliera, il che rende il vostro reclutamento più facile. Che avete criteri di scelta piuttosto selettivi.
Freda continuò a guardare il mare:
– Si, tutto vero. Ma c’è anche altro -. Si girò verso gli ospiti, rimanendo in piedi vicino al bancone. – Sapete che il nostro è un corpo giovane, fondato solo nel Ventitre. All’indomani della marcia su Roma, insomma. “La protesi militare di Mussolini”, la definì un giornalista. Ora quel giornalista non scrive più, naturalmente.
– Maione mormorò:
– Lo immaginavo.
Freda sorrise:
– Infatti. Il Duce disse che lo squadrismo, che aveva animato la marcia e la nascita del movimento, non doveva morire e istituì il nostro corpo, che poi venne articolato nelle diverse forme, la forestale, la ferroviaria, la postelegrafica. E noi, la portuaria.
Pg. 63

Maione ha il dono di non farsi vedere quando si apposta

Esistono persone che sono molto diverse da come ci si aspetterebbe a giudicare dal loro aspetto. Sottili e timide signorine che, sul palcoscenico, sviluppano voce e aggressività degne di leonesse; corpulenti signori che volteggiano leggeri sulle note di valzer e tanghi; rozzi e maleducati giovinastri che, con un pennello in mano, sono in grado di fornire i più delicati arabeschi e i più gentili paesaggi.
Maione, per esempio, si appostava.
Pg. 141

Rosa parla a Enrica

…Rosa guardò di sfuggita la propria mano, che tremava leggermente: non poteva perdere tempo con quelle sciocchezze.
– E io per questo vi sono venuta a cercare. Parliamoci chiaro, signorì: gli uomini sono deboli. Si credono di decidere, di scegliere, di fare, e invece decidono, scelgono e fanno né più né meno quello che decidiamo noi. Ma non tutte noi: quelle più forti, quelle più determinate. La signora che dite voi, questa forestiera…che poi dite che è bella, ma a me sembra secca e senza salute…mi pare una determinata. E che vogliamo fare, le vogliamo lasciare campo libero? Vogliamo far decidere a lei, così se lo piglia e se lo porta in chissà quale paese del Nord Italia?
Pg. 159

Il dolore di Lucia

Lucia parlò. La sua voce era secca e veniva dal profondo di un’anima che non aveva mai smesso di morire. Ascoltandola, Maione si rese conto di quanto fosse falsa l’impressione di aver superato l’abisso, di quanto la moglie avesse solo imparato a convivere col dolore, cessando di combatterci contro.
– Lo sai, a volte me lo sento che succhia dal seno. E’ assurdo, no? L’ho visto grande, gli stiravo quelle camicie immense. Mi pigliava in braccio lui a me, mi faceva girare fino a quando mi mancava il fiato, ti ricordi? E ho avuto altri cinque figli, e mi sono cari, tu sai quanto e come. Ma mi sento a lui che mi succhia la vita. Il primo figlio, Rafè, non è la stessa cosa. E’ quello che ti ha detto chi sei, e chi sarai per tutta la vita. Una mamma. Solo una mamma.
Pg. 260

Per mano mia
Il Natale del commissario Ricciardi
2013
Stile libero Big
pp. 312

Il senso del dolore (1)

La condanna del sangue (2)

Il posto di ognuno (3)

Il giorno dei morti (4)

Vipera (6)

In fondo al tuo cuore (7)

Anime di vetro (8)

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