Giovanni Fattori

Pensavo di essermi fatta un’idea dell’opera di Giovanni Fattori, pittore macchiaiolo nato nel 1825 e morto nel 1908.  Avevo già visto i suoi quadri più famosi, sparsi tra la Galleria d’arte a Roma, Palazzo Pitti, Brera, oppure in esposizioni tematiche che radunavano vari pittori e dove Fattori era presente con i suoi buoi e soldati e qualche ritratto. Pensavo di rivedere opere già viste, nella mostra di Padova, opere che, per quanto belle, mi avrebbero dato poco di nuovo.

Ebbene mi sbagliavo alla grande.

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La mostra in corso raccoglie quadri da collezioni private, oltre a quelli dei musei, e costruisce un percorso temporale del lavoro dell’artista con linearità e chiarezza tali da offrirne una visione più profonda e completa. Giovanni Fattori è un grande pittore italiano e forse non gli viene data tutta quella considerazione che meriterebbe.
Non è stato un pittore mondano e le sue opere esprimono le sue opinioni e la sua partecipazione al clima storico dell’epoca in cui è vissuto. È stato anche impegnato, con un altro suo collega Nino Costa, nelle battaglie politiche di allora. I suoi quadri hanno un respiro sociale e storico e Fattori è sicuramente un’artista legato al suo tempo, ne rappresenta i costumi, lo stile di vita, le guerre. I suoi temi sono quindi collocabili in un’età finita e per questo rischia di essere pensato come un pittore ‘vecchio’, poco moderno. Come confesso di aver pensato io prima di questa mostra.

L’epoca sua è quella del Risorgimento e delle guerre d’Indipendenza e le opere che hanno un respiro epico sono quelle in apertura e in chiusura dell’esposizione.
Due periodi rappresentati in modo diverso:

il primo con lo slancio nelle battaglie e la grandezza degli ideali, nella speranza che le lotte portino al cambiamento;

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Il campo italiano alla battaglia di Magenta, 1862. Collezione privata

il secondo, dopo la proclamazione del Regno d’Italia, con la disillusione e la consapevolezza delle tante morti, che vede come sacrifici inutili per ingenui ideali calpestati.

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Lo staffato, 1879 circa. Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

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Soldati abbandonati, 1873 circa. Collezione privata courtesy Società di Belle Arti, Viareggio

I quadri più epici sono quelli di grandi dimensioni ma sono presenti molti piccoli quadri orizzontali dove introduce un modello di pittura più minimalista, fatto di linee che dividono lo spazio dandogli profondità, con macchie di colore a costruire le forme.

Piantoni, Il muro bianco del 1874 è probabilmente il dipinto più noto di Fattori, fa parte dell’ultimo periodo della sua pittura storica ed è un dipinto quasi astratto se si tolgono i personaggi, di una estrema sintesi compositiva, quasi metafisica.

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Piantoni. Il muro bianco (In vedetta), 1874 circa. Fondazione Progetto Marzotto

Una seconda fase è quella della macchia applicata a scene di vita contadina. Ci sono figure come l’Erbaiola, l’Etrusca e quadretti piccoli, perfetti, di costume. Non mi piacciono molto le scene di costume e avrei la tendenza a scivolare via ma questi quadri hanno una perfezione formale tale da bloccarmi lì davanti e ammirare il rigoroso controllo delle forme e la luce e la natura.

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Acquaiole livornesi, 1865. Livorno, collezione privata

Le opere di natura sono numerose, anche perché Fattori aveva iniziato a dipingere in plain air, come gli impressionisti francesi, negli anni sessanta. Alcuni paesaggi anticipano le avanguardie che verranno dopo di lui e tra quelli che mi hanno colpito maggiormente ce ne sono alcuni, non tra i più noti e che corrispondono solo al mio gusto personale, che mi piace trattenere.

Maremma, fa parte di una collezione privata e non si trova neppure cercandola su google, rappresenta benissimo quello che intendo dire: è una delle opere minori, un quadro piccolo orizzontale dove lo spazio è costruito con pennellate ampie e con estrema sintesi nei volumi.

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Maremma, 1867 circa. Collezione privata.

Oppure La Sardigna a Livorno, 1867: formalità rigorosa, luce e linee pulite in estrema sintesi formale.

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La Sardigna a Livorno, 1867 circa. Collezione privata

Pagliaio 1875, anche qui sintesi formale e austerità cromatica che anticipa future forme d’arte.

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Pagliaio, 1875 circa. Collezione privata

Poi il capolavoro del periodo La Rotonda di Palmieri a Livorno 1866. Tra le opere livornesi è perfetta. È un piccolo quadro orizzontale, costruito con linee e forme, dalla composizione asciutta e precisa. Il pittore non si è mai separato da quest’opera dopo la morte della prima moglie, perché rappresentava un luogo dove lei si recava spesso.

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La rotonda di Palmieri a Livorno, 1866. Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

I quadri di bovi sono numerosi; gli animali, i buoi ma anche i cavalli, fanno parte di un’ampia produzione artistica di Fattori, unitamente alla natura in quadri grandi. Uno per tutti, senza essere esaustivo di nessuno, è questo Bovi al carro.

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Bovi al Carro, 1870 circa. Firenze Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti.

L’abilità di disegno di Fattori si vede anche nella selezione di acqueforti presenti a metà mostra. Fattori è considerato uno dei maggiori incisori italiani dell’ 800 e sembra utilizzare la lastra di metallo come un foglio di carta. I temi sono quelli suoi: campagna, animali, soldati.

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Pio bove, acquaforte su zinco, lastra 179 x 333 mm, impressa su carta pesante chiara. 1900-1908 circa, Livorno Museo Civico “Giovanni Fattori”

La parte finale della mostra racconta un pittore malinconico e disilluso, che nelle sue ultime opere rappresenta la solitudine e la fine degli ideali. E siamo a inizio novecento.

Il dimenticato è un pastello, un’opera di medie dimensioni, che vede un soldato morto e abbandonato ai maiali che gli stanno intorno

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Il dimenticato  (Pro Patria Mori), 1900. Collezione privata

E ora? L’ultima opera della mostra rappresenta la stanchezza e la mancanza di speranza di un uomo vecchio a cui è morto il cavallo

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E ora?, 1903. Biella, collezione privata

Queste sono le opere che mi hanno colpito maggiormente ma non sono rappresentative della ricchezza di produzione di Fattori. È una sintesi personale, consapevole di non avere dato spazio a capolavori come le scene di costume e di buoi, i più noti e conosciuti dell’artista. Oppure i ritratti di familiari e amici e gente varia: oltre ai paesaggi e alle opere epiche Fattori è anche un grande ritrattista e chiudo con i suoi due autoritratti che si trovano in apertura e a fine mostra

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Autoritratto, 1854. Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

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Autoritratto, 1894. Viareggio, Istituto Matteucci

FATTORI a PADOVA, PALAZZO ZABARELLA

24 ottobre 2015 – 28 marzo 2016

4 thoughts on “Giovanni Fattori

  1. Bellissimo post! Complimenti.
    Hai raccontato tutto molto bene senza cadere nel prolisso.
    Mi piace moltissimo il suo autoritratto da giovane. Bello e non lo conoscevo.
    Sarebbe proprio una mostra da andare a vedere.

    Mi piace

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