In fondo al tuo cuore (7)

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Enrica, delusa, se ne va. Dopo che, nel romanzo precedente, ha aspettato inutilmente Ricciardi e dopo averlo visto con Livia, Enrica ha deciso di andarsene da Napoli per non morire di un’attesa inutile.

Ricciardi intanto si trova ad indagare su un nuovo caso di omicidio. Un famoso ginecologo, ricco e stimato, nel corso dell’indagine si viene a conoscere come persona disonesta e meschina.
Maione vive con ansia le preoccupazioni economiche e una nuova gelosia che prova per la moglie Lucia.
La vecchia Rosa istruisce la nipote Nelide per provvedere a Ricciardi quando lei non ci sarà più.
Livia si accontenta del poco che Ricciardi può offrirle.
Tutto insomma come al solito. Nella solita Napoli dove le cose si vengono a sapere alla velocità della luce, dove non esistono segreti.

Ma Enrica ed il tenebroso e dolente Ricciardi si incontreranno mai al momento giusto? Riusciranno mai parlarsi e dirsi l’amore che provano?
Cautela, riflessività, tempi sbagliati, tanta paura…. Lei se ne va non potendo più attendere qualcosa che sembra non arrivare mai; lui ne sente la mancanza ma, senza spinta, non la cerca e quando finalmente lo fa sembra che le cose succedano come in uno specchio, invertite. Lui diventa spettatore di un bacio rubato, come spettatrice lo era stata lei. E Livia che aveva ‘rubato’ Ricciardi una sera in cui era atteso da Enrica adesso ne rimane priva nella sua occasione importante. Le cose fatte vengono subite. Tutto si ribalta ma niente si risolve.
Gli amori dolenti e sfortunati, le attese senza fine sembrano rispecchiarsi anche nelle vite sulle quali indagano Ricciardi e Maione. Amori costruiti sin dall’infanzia vissuta insieme, nella povertà; speranza nel futuro che viene delusa o distrutta. Quella del Lupo e della sua giovane moglie da un parto assassino….o assassino è stato il professore ginecologo? pensa il marito rimasto solo e disperato.
Futuro di attesa e poi, quando il ritorno dell’amore infantile non lascia altra speranza, futuro di morte.
La presenza del male, dell’opportunismo e della malvagità, alla fine, vengono immancabilmente puniti nel modo più chiaro e forte: con la morte. Una condanna che i malvagi costruiscono da sé, con la loro vita fatta di scelte che non rispettano gli altri, che sfruttano dolori e debolezze.

Peppino il Lupo

Lo sai quando impazzisci, Rosine’. Lo sai perché dalla testa ti sparisce il futuro. Guardi avanti, dove prima ci stavano giornate e nottate e mesi e anni, e non vedi più niente. Dice che è come morire, forse è così. La morte che cos’è, se non quando ti levano il futuro?
pg.53

Livia

Certi uomini, pensò Livia continuando a pettinarsi, bruciano tutto ciò che gli sta attorno. Sono come un incendio indomabile. Certi uomini non possono avere altro che sé stessi, nella vita.
pg.56

Il Cavalier Giulio Colombo, padre di Enrica

I figli, pensò mentre lisciava il foglio e lo metteva sotto il raggio di sole che entrava dalla vetrata su piazza del Plebiscito, sono tutti uguali nel cuore di un padre, ma che male c’è se con uno di loro, una, nel suo caso, hai maggiori affinità? Magari è solo perché ti assomiglia un po’ di più, perché ritrovi nel suo sguardo i tuoi stessi pensieri. Per lui era sempre stato così con Enrica, la maggiore…
pg.102

… (lui)

Lui provò una fitta al cuore. Non era preparato a questo. Non aveva mai pensato alla propria vita senza di lei. L’imbarco era iniziato. Tra chi rimaneva a terra qualcuno piangeva, ma, si rese conto con orrore, non piangeva nessuno tra quelli che stavano partendo; al massimo, salendo la scaletta, si giravano a guardare e salutavano alzando il braccio. Piange chi resta, non chi parte, pensò.
Piange chi resta.
pg.119

Napoli, sempre

No, macchè. È che il vicolo si organizza, quando vede passare a uno come voi. E se uno tiene appena un po’ d’orecchio, lo sente. È come una specie di onda nel mare, ecco. e poi c’è il contrabbandiere là all’angolo, cioè, mo’ non lo vedete perché essendo arrivato voi ha tolto il bancariello: insomma quello che vende le sigarette e i fiammiferi. Una serie di creaturi che stanno a ogni angolo lo avvertono dell’arrivo delle guardie, quindi, se fate la strada principale, io vengo saperlo più o meno un quarto d’ora prima…
pg.157

Il nazionalismo in Germania

I tempi stavano mutando. Le conseguenze delle sanzioni del dopoguerra e il bruciante senso di sconfitta venivano a poco a poco superati; in Germania si respirava un clima nuovo. L’Alsazia e la Lorena erano perdute, i possedimenti coloniali dell’impero erano perduti, gran parte dell’esercito, ridotto a centomila uomini, era perduta, la marina, che aveva preferito affondare la flotta per non consegnarla all’Inghilterra, era perduta; eppure ilsensi dell’onore, la convinzione della propria grandezza, la voglia di risorgere erano più vivi che mai. Il nazionalismo, fomentato dai penalizzanti trattati di pace, aveva generato un partito che aveva messo radici profonde nella popolazione,e il precedente aprile aveva sfiorato il successo elettorale raccogliendo oltre tredici milioni di voti. Questo sebbene alla guida del movimento vi fosse un uomo che nove anni prima era stato in carcere per un fallito colpo di stato proprio nella sua Baviera.
pg.207

Nelide

Non aveva paura, Nelide. Non riteneva il compito eccessivamente gravoso, né pensava a se stessa come a una ragazza troppo giovane. Aveva lottato contro la siccità, contro due inondazioni, contro l’epidemia che aveva colpito gli animali. Non si mai disperata se hai superato l’inverno dopo che la grandine ha distrutto il raccolto o i lupi hanno divorato otto pecore su quattordici, se sei sopravvissuta a dieci gradi sotto zero con pochissima legna e hai dovuto fare a pezzi il tavolo e tre sedie per scaldarti, e se la febbre ti ha ucciso due fratellini nello stesso autunno. Quello che succede, le diceva la zia, ti lascia un regalo: le cose belle e le cose brutte. E i regali migliori vengono dalle cose brutte, perché è l’insegnamento di come fare per on averne ancora altre. Le cose belle ti lasciano soltanto un ricordo piacevole, che serve a poco.
Una volta Rosa l’aveva presa per mano e l’aveva portata alla finestra. “Guarda, Ne’, – le aveva detto. – Le vedi quelle due signorine che si riparano dal sole con l’ombrellino di seta bianco? Le vedi? Be’, quell’ombrellino è una sciocchezza. Lo devi portare in mano e dà l’ingombro e il peso di un ombrello normale, ma non ripara ne’ dal sole ne’ dalla pioggia, Non serve a niente. Tu, Ne’, ti devi caricare solamente di quello che ti serve. Non ti devi portare appresso niente di inutile. Io ti insegno le cose necessarie, e tu quelle ti devi caricare”.
pg. 233

Maria Carmela Iovine

…Ogni amore è diverso dagli altri, secondo me. L’amore è come un vestito. Lo si sceglie su misura, lo si indossa, lo si porta anche per molto tempo. Poi un giorno lo si guarda e ci si domanda perché lo si è scelto. Non ti assomiglia più. Il primo amore, quello di quando si è giovani, è fatto di pelle e di sangue. Non si concepisce altro, si è gelosi, si soffre, perfino. Quando si è adulti, invece, si ragiona. Soprattutto, si ragiona… pg. 276

In fondo al tuo cuore
Inferno per il commissario Ricciardi
2014
Stile libero Big
pp. 456

Il senso del dolore (1)

La condanna del sangue (2)

Il posto di ognuno (3)

Il giorno dei morti (4)

Per mano mia (5)

Vipera (6)

Anime di vetro (8)

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