Alfons Mucha

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La mostra dedicata ad Alfons Mucha è ricca di opere sue e di altri artisti dell’Art Nouveau. L’ho visitata un giorno di gennaio e per fortuna non ho trovato molto pubblico, visto che le sale che ospitano le opere sono piuttosto piccole e basta  poco perché diventino affollate. Oltre a manifesti, dipinti e disegni di questo autore ci sono vasi, gioielli, mobili, oggetti rappresentativi di un epoca che ha interpretato l’arte e il bello in tutte le forme.

In merito a Mucha è bene ricordare le due aree tematiche di suo interesse, per non collocarlo solamente su un piano decorativo:

  • La raffigurazione del tempo – con le allegorie di giorni e stagioni, ore, mesi – e dei segni dello zodiaco; per queste si serviva di litografie a colori e usava la figura femminile come elemento principale di rappresentazione simbolica.
  • Gli eventi storici, in quella chiamata ‘epopea slava’, che ha dipinto nell’ultimo ventennio della sua vita in affreschi murali e su enormi tele; e qui si si trovano figure maschili e scene epiche. Le tele, nel periodo in cui i nazisti avevano occupato Praga, erano state arrotolate e nascoste e poi recuperate.

Questa mostra documenta la prima area di interesse, mentre della seconda, a richiamare la passione patriottica per la storia e la cultura boema, sono presenti solo alcuni manifesti dove le donne indossano abiti tradizionali.

Qui, però, ho intenzione di concentrarmi solo su due aspetti dell’esposizione e delle opere di Mucha, ossia la figura femminile e i manifesti. Perché l’impressione è che siano le donne le vere protagoniste, interpretate dall’artista in una maniera quasi ossessiva, nelle atmosfere leggere dell’art nouveau: eteree, sempre giovani e bellissime. Gli abiti sono dei veli che accarezzano il corpo sinuoso, si intravvede qualche seno nudo. Linee delicate, colori tenui e sfumati. Non corporeità ma simboli, di tutto, dai fiori, alle pietre preziose e agli oggetti di uso comune. Il rapporto di Mucha con il corpo femminile sembra avere varie motivazioni, prima fra tutte quella legata allo stile artistico dell’epoca che ha trovato nelle donne e nella natura le fonti principali d’ispirazione. Poi la propensione per le linee curve e morbide che del corpo femminile sono la cifra.

Parlare di figure femminili nell’opera di Mucha significa, innanzitutto, parlare di Sarah Bernhardt, icona principale dei suoi manifesti teatrali dal 1894 al 1900.

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La Dame aux Camélias, 1896 – Gismonda, 1894/95 – Médée, 1898. Litografie a colori

 

C’è una gigantografia dell’attrice alla mostra, un primo piano splendido…image

 

…e questa foto, scattata dallo stesso Mucha intorno al 1898, ritrae Sarah Bernhardt durante il periodo della loro collaborazione artistica. Si erano conosciuti quando lei aveva 50 anni e lui ne aveva 35. La foto non è presente nella mostra, l’ho trovata in un libro.

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Sarah Bernhardt in una foto scattata da Mucha intorno al 1898.

Sembra sia stata casuale la commissione a Mucha del cartellone teatrale per Gismonda, opera che la Bernhardt doveva interpretare, perché non c’era nessun altro artista a disposizione. Quell’occasione ha reso Mucha un personaggio di successo, anche commerciale. Gismonda è stato uno dei suoi primi manifesti, anche se aveva già lavorato per riviste e teatri e dipinto altre opere.

Simbolo dei manifesti di Mucha è la figura femminile, stilizzata a rappresentare la natura e a rispecchiarne il ritmo, a simboleggiare la preziosità della materia e l’atemporalità, tramite bellezza e giovinezza. Mucha inserisce le sue donne dappertutto, sintesi tra sacro e profano, tra purezza e sensualità. Le linee di contorno dei corpi sono ben definite e i colori caldi e luminosi. Lo sguardo di alcune fanciulle è diretto, altre nascondono gli occhi o guardano di lato. Sono forme stilizzate, bidimensionali e geometrizzate come quelle della natura e dei fiori.

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Les Pierres Précieuses (L’Ametista, Lo Smeraldo, Il Topazio, Il Rubino), 1900.              Litografia a colori

 

L’ispirazione per le figure femminili Mucha l’ha presa dalla realtà: anche se stilizzate ed  eteree le sue figure hanno avuto come riferimento donne vere. Al di là di Sarah Bernhardt ci sono state altre artiste e modelle o donne solamente intraviste a suggerire immagini a Mucha. L’artista si è anche servito di fotografie che spesso aveva scattato lui stesso. D’altra parte a fine ottocento la fotografia aveva cambiato il modo di fare pittura per il vantaggio di avere a disposizione più tempo e immagini ‘fisse’ reali. Alcuni esempi di riferimenti di Mucha per le sue opere li ho trovati in un libro di P. Runfola, ed. Giunti e non sono presenti nella mostra di Milano.

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Una modella fotografata da Mucha nel 1899

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Una modella fotografata da Mucha nel 1920

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Manifesto pubblicitario realizzato da Mucha nel 1913 per la tournée europea della violoncellista ceco-americana Zdenka-Černá

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Fotografia della musicista scattata da Mucha nel 1913

 

Mucha aveva maturato una grande esperienza nel campo delle arti applicate, prima di diventare l’autore dei cartelloni teatrali e dei manifesti, e i suoi precedenti lavori hanno contribuito all’evoluzione della grafica pubblicitaria. Questo nuovo strumento ha reso possibile la diffusione della creatività e della bellezza e le ha messe a disposizione di tutti, secondo lo spirito artistico del Modernismo internazionale, di cui fa parte l’art nouveau, cioè rendere possibile la fruizione del bello alle persone di ogni ceto. E la diffusione seriale di manifesti, stampe, oggetti vari a prezzi accessibili ha realizzato questo obiettivo.

I manifesti di Mucha erano entrati a far parte della vita quotidiana, usati a pubblicizzare prodotti vari, dai biscotti ai profumi, cioccolata, vino, cartine per sigarette. Mucha ha applicato in pubblicità un modello che è ancora attuale.  Non è necessario nessun collegamento tra il significante e il significato: la figura femminile rende allettante il prodotto, serve ad attirare lo sguardo e a dirottarlo verso la merce pubblicizzata. 

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Biscuits / Lefévre-Utile, 1896. Litografia a colori

Mucha aveva compreso che per i manifesti doveva utilizzare una forma d’arte diversa da quella della pittura e ne ha modificato la struttura allungandola e allungando le figure, usando un cromatismo più tenue, un rapporto diverso tra figura e sfondo – in cui la cornice è subordinata alla figura – inserendo motivi di tessere a mosaico nella cornice e inventando una scrittura stilizzata. I manifesti accendono l’immaginazione dello spettatore e attivano meccanismi descritti dalla psicologia associativa; la percezione dei segni e dei disegni e l’interpretazione inducono impressioni in chi guarda in maniera inconsapevole, attivano l’inconscio. Meccanismi che Mucha ha saputo tradurre in una forma artistica e commerciale di cui il manifesto pubblicitario si serve tuttora.

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