Anime di vetro (8)

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Settembre a Napoli: torna in città Enrica; Ricciardi è chiuso nel dolore per la perdita di Rosa; Maione è preoccupato per lui; Livia continua a sperare nel suo amore e tutto riprende dall’ultima avventura.

Una canzone sulla falena attratta dalla luce e in rischio di bruciarsi apre il romanzo. E lo chiude. Ma combattere l’impulso ad avvicinarsi al rischio, a cedere all’attrazione, è uno sforzo doloroso che non si sa se vale la pena; è frutto di paura e di rinuncia e genera male di vivere.
‘A cosa serve tutto questo mare?’ chiederà Enrica, un po’ a se stessa e un po’ a Ricciardi.
Vivere o rinunciare a vivere, lasciarsi attrarre dal mare, dalla luce e dai sapori o ritirarsi per non rischiare di soffrire e inaridire così il proprio cuore?
Questo è quello che vivono Ricciardi ed Enrica ma anche gli altri nuovi personaggi del libro.
Ricciardi e Livia, Enrica e Manfred: due coppie che sembrano falene che volano attorno ad un fuoco fatuo, in avvicinamento e allontanamento continuo, senza veramente toccarsi mai. Sguardi, parole, intenzioni, pensieri, sofferenze. Non sono mai amori vissuti pienamente quelli raccontati nei libri di De Giovanni. Tranne Maione e Lucia che hanno dovuto, però, passare attraverso il fuoco del dolore prima di tornare a vivere la loro felicità.
La nuova storia vede un altro sacrificio per amore. Ricciardi si trova ad indagare, non in maniera ufficiale, su un omicidio avvenuto qualche tempo prima. Un omicidio che sembra già risolto perché il colpevole ha confessato subito. In realtà dietro l’apparenza si nasconde un fiume di passioni. Passioni tristi.
Gli viene chiesto aiuto da Bianca, una contessa che la passione per il gioco del marito ha ridotto in povertà, lei stessa oggetto di un amore mai vissuto realmente.
Bianca è una donna notevole, bella, colta, intelligente ma triste e delusa. Inaridita nel cuore. Non si rassegna ad accettare cose che non conosce. Vuole capire, vuole sapere e Ricciardi l’aiuta a scoprire perché il marito si è autoaccusato di un delitto che, lei è convinta, non ha commesso. Nasce un’amicizia che può aiutare entrambi nei momenti bui.
Tra Ricciardi ed Enrica gli incontri sono rari e casuali, drammatici e intensi. Si dicono cose che paiono incomprensibili e, sempre, il loro rapporto rimane irrisolto.
Gli amori sognati, quelli che rimangono nella fantasia e si nutrono di sguardi e sorrisi e pianti sono quelli che non si spengono mai.
Questo, è il romanzo degli amori non vissuti, che come falene continuano a girare attorno alla luce.

Enrica

Quindi doveva rispondere a sé stessa e alla domanda cruciale: che cosa voleva dalla vita?
Una famiglia. Dei figli. Una casa propria. Qualcuno di cui occuparsi e che si prendesse cura di lei. Niente di trascendentale , niente di diverso da quello che, immaginava, fosse il desiderio di ogni giovane donna.
Pg. 50

Ho un’anima di vetro, pensava Enrica. Fragile e trasparente, pronta a riempirsi di qualcosa di bello e colorato, e a infrangersi in mille pezzi. Le sembrava che chiunque riuscisse a vedere quello che le accadeva dentro, e se ne vergognava come fosse piena di colpe.
Pg. 51

Il cavalier Giulio Colombo, padre di Enrica

Il rischio dell’infelicità, si disse Giulio Colombo provando una stretta al petto, è sempre meglio della serenità forzata. Strano che proprio lui avesse un pensiero del genere, lui che sembrava imbozzolato in una tranquillità costruita a fatica e difesa con le unghie e coi denti. Ma il futuro che voleva per Enrica era diverso, non ammetteva esitazioni, perché era consapevole, il cavaliere, che la risata aperta, il cuore che vola alto sopra le nuvole, il respiro profondo col quale si aspira la vita esistono solo al di fuori della piccola, ordinata cella delle sicurezze quotidiane.
Pg. 197

Don Pierino

– Non so. Forse ho sbagliato a venire, scusatemi. È che… a volte abbiamo bisogno di parlare ad alta voce di quello che ci gira in testa. Solo questo.
Don Pierino sorrise.
– E credete che io non lo sappia? Le cose non diventano vere finché non le dici ad alta voce. È necessario. Le parole sono corpo, sangue: se non lo sappiamo noi preti, chi deve saperlo? Noi celebriamo una Parola. E dalla mattina alla sera, in confessione, sentiamo la gente capire la portata delle proprie azioni solo nel momento in cui ascolta la propria voce raccontarle.
Pg. 199

…sulo chi non face nienti nun sbaglia nienti
Pg. 337

Maurizio De Giovanni

Anime di vetro
Falene per il commissario Ricciardi
2015 Stile libero Big
pp. 400

Il senso del dolore (1)

La condanna del sangue (2)

Il posto di ognuno (3)

Il giorno dei morti (4)

Per mano mia (5)

Vipera (6)

In fondo al tuo cuore (7)

8 thoughts on “Anime di vetro (8)

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