Il meraviglioso mondo di Escher

Il mio primo incontro con Escher è avvenuto negli anni 70 quando un amico mi mostrò un suo disegno per il quale aveva preso spunto da una litografia dell’artista, Relatività del 1953.

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M.C.Escher, Relatività. Litografia 1953

‘La vita è fatta di scale, chi le scende e chi le sale’ è il proverbio che arriva subito alla mente in associazione al disegno. Questo, delle scale che salgono e che scendono, è quindi il primo disegno di Escher che ha colpito la mia immaginazione, per il gioco di prospettiva che sembra strano ma che, guardato dai tre punti di vista diversi, diventa comprensibile, quasi una rappresentazione simbolica della indecifrabilità della  vita umana.

Poi ho visto altre opere di Escher, sempre in quegli anni, riprodotte su calendari, copertine di libri e dischi. La seconda opera che ricordo di avere visto era riprodotta sulla copertina di un libro di psicologia.

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M.C.Escher, Buccia. Xilografia 1930

Come non provare interesse per questi disegni impossibili, fatti di illusioni percettive, e così suggestivi di significati? Eppure l’uso commerciale delle opere che ne aveva favorito la diffusione, producendo il cosiddetto ‘effetto Escher’, aveva anche limitato la sua reputazione in un ambito illustrativo.

 

M. C. ESCHER – Musei Civici di Treviso,  Complesso di Santa Caterina                 31/10/2015 – 3/4/2016

La mostra in corso a Treviso, che ho visitato a gennaio, mi ha dato l’opportunità di conoscere meglio Escher e di apprezzarne la tecnica, la storia, la cultura. Mi sono proprio persa nelle sale del museo, come nelle sue famose scale che salgono e scendono senza fine, in una sorta di disorientamento.

Questa mostra è tante cose: il percorso di un artista, una mostra biografica e anche un percorso di idee. L’esposizione ricostruisce il meticoloso lavoro di Escher dagli anni 20 fino agli anni 60.

Escher quindi.
Qualche cenno alla sua biografia, che ho approfondito nel percorso.
Escher è nato nel 1898 nei Paesi Bassi. Il padre era ingegnere civile e il figlio avrebbe dovuto seguirne le orme ma la carriera scolastica stentata e le sue abilità nel disegno lo hanno portato a frequentare una scuola di arti grafiche.
Il suo primo viaggio in Italia è stato nel 1922, accompagnato dai genitori perché soffriva di sentimenti di tristezza o qualche forma di depressione.
L’anno dopo, tornato in Italia da solo, ha conosciuto la moglie e in seguito sono nati due figli (un terzo dopo il trasferimento in Belgio). È vissuto a Roma, introdotto negli ambienti artistici, ha conosciuto incisori e appreso le tecniche divisioniste e futuriste. Nel 1935 ha abbandonato questo paese per il pesante clima fascista, dopo che il figlio era tornato da scuola indossando la divisa dei piccoli balilla. Trasferitosi in Svizzera, paese natale della moglie, vi è rimasto due anni. Ha viaggiato in Spagna e in altri paesi del mondo. È vissuto in Belgio per altri cinque anni e poi in Olanda, dove è morto nel 1972. Le sue opere, dopo l’Italia, sono diventate sempre meno raffigurative e sempre più intellettuali, coniugando i suoi vari interessi: matematica e poliedri regolari, simbologia, spazio, mineralogia. Costruite con una regolarità e precisione logica e matematica, sia che rappresentino paesaggi, scale, poliedri o piante e fiori, mi inducono a pensarle come una rielaborazione che Escher fa tra le sue capacità artistiche, il mestiere di ingegnere edile del padre, che non ha proseguito, e quello del fratello, cristallografo. Una sintesi familiare e identitaria delle conoscenze e capacità, insomma la cifra dell’identità di famiglia. La notorietà è stata favorita da subito, grazie allo sviluppo della grafica e del manifesto, per la diffusione dell’arte nella società come il modernismo del tempo proponeva. Inoltre Escher con gli ex-libri e i biglietti d’auguri ha svolto molti lavori su commissione e anche questo ha contribuito alla diffusione e commercializzazione della sua arte. Uno tra quelli che mi sembrano significativi anche della sua sensibilità al momento storico dell’epoca è  il seguente.

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Biglietto per il nuovo anno 1 gennaio 1947, Xilografia. La traduzione della scritta sottostante è “Veniamo fuori!” e celebra la fine della Seconda Guerra Mondiale

L’Italia, dove è vissuto per 12 anni, ha occupato un posto importante nella prima fase delle sue opere. Soprattutto i paesi del meridione sono stati interpretati da Escher in un modo suo particolare, dove si vede già una esagerazione della prospettiva e una stilizzazione estrema che rende unici i suoi panorami.

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M.C.Escher, Morano. Xilografia 1930

 

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M.C.Escher, Il ponte. Litografia 1930

I successivi soggiorni in Spagna, la visita all’Alhambra e l’arte moresca hanno rappresentato una fonte di ispirazione essenziale in Escher. Ha messo a punto quel suo stile particolare della ‘tassellatura’, dove non viene lasciato nessun spazio tra una forma e l’altra e dove i disegni sono costruiti con una regolarità geometrica e secondo i principi del pieno e del vuoto. La ripetizione di moduli che si trasformano e non lasciano nessun spazio bianco ha anche riferimenti legati all’art nouveau e all’arte giapponese oltre che all’arte moresca. Le influenze delle varie forme artistiche del novecento si possono ritrovare tutte nell’opera di Escher, che le ha declinate nell’arte grafica con uno stile particolare e personale. In Metamorfosi II, considerato un suo capolavoro, si vede la trasformazione delle forme e il passaggio da un modulo all’altro senza nessuna interruzione.

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M.C.Escher, Metamorfosi II. Xilografia 1939-1940

 

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Particolare di Metamorfosi II in cui  Escher sintetizza il duomo di Afrani (ricordo del suo soggiorno italiano) in continuità con una scacchiera.

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M.C.Escher, Giorno e notte, Xilografia 1938

 

Non è possibile non parlare della teoria della Gestalt quando si parla di Escher, perché é un riferimento essenziale per capire le sue incisioni. Escher ha usato le leggi della psicologia nella creazione delle sue opere, dove la percezione della forma è diversa dalla forma stessa.

 La Gestalttheorie è nata in Germania nella scuola di Francoforte, dagli anni 10 agli anni 30 del novecento e poi, in seguito all’avvento del nazismo, i suoi studiosi si sono trasferiti in America. Si tratta di un filone di studi che indaga come il cervello umano reagisce a particolari immagini e come le organizza. Il concetto di base è che l’uomo non percepisce un oggetto come la somma delle singole parti di cui è composto ma lo vede nel suo insieme. Inoltre la nostra percezione tende a ‘chiudere la forma’ e a cercare qualcosa di familiare. Le famose figure geometriche ambigue, il vaso di Rubin o il triangolo di Kanisza, sono dimostrazioni di come il nostro occhio percepisce in due modi.

 

Il Vaso di Rubin  è noto anche come il volto Rubin o la figura-sfondo vaso. Si tratta di una figura bidimensionale sviluppata nel 1915 circa dallo psicologo danese Edgar Rubin. 4437200_h_405_pd_2_w_4043.gifLo sfondo può essere la parte bianca o quella nera a seconda che noi percepiamo l’immagine come due visi che si fronteggiano oppure come un calice. In questa immagine ambigua la figura può diventare sfondo e viceversa.

Gaetano Kanisza (Trieste 1913- Trieste 1993) è stato introdotto alla psicologia da Cesare Musatti all’università di Padova. Ha fondato l’Istituto di Psicologia di Trieste ed è stato un protagnista della psicologia sperimentale in Italia. Uno dei primi corsi che ho seguito all’università è stato proprio sugli studi di Kanisza ne ‘I processi cognitivi’ dove esponeva il principio di completamento nella percezione visiva.

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Il triangolo di Kanizsa è un’illusione ottica descritta dallo psicologo italiano Gaetano Kanizsa. In questa figura nessuno dei triangoli esiste ma li vediamo, suggeriti dalle figure dei discoidi e dei segmenti, per le leggi di prossimità e completamento.

 

 

Tornando a Escher concludo con queste due opere. La prima mi ha attratto particolarmente perché riesce a dare la percezione di una cosa che sembra così evanescente e in continuo movimento, come l’increspatura dell’acqua, usando forme regolari e quasi geometriche. I principi della psicologia della Gestalt, inoltre, si individuano chiaramente nella percezione di linee concentriche, che in realtà non ci sono; la continuità della circonferenza è data dalla legge di prossimità e dalla legge di semplificazione.

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M.C.Escher, Superficie increspata. Linoleum, 1950

 

Questa è quella che Escher considerava la più riuscita delle sue illusioni. Un osservatore guarda un paesaggio, in cui le reminiscenze italiane sono evidenti, in una galleria di stampe. La deformazione prospettica mette in luce le intuizioni matematiche importate nella grafica.

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Galleria di stampe, Litografia 1956

 

Tutte le figure di Escher sembrano ambigue e assurde perché si basano su paradossi percettivi che non sono di natura fisica ma logica. Mostrano, come dice la psicologia della Gestalt, che la realtà delle cose non esiste ma viene strutturata sulla base dei bisogni interni di chi le guarda e non come realtà oggettiva e unica per tutti.

 

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