Simbolismo e letteratura

Simbolismo Iª parte

Il Simbolismo in mostra a Milano mi ha offerto l’occasione di tornare in quel fin de siècle tra otto e novecento, e ripensare a una forma d’arte letteraria che, soprattutto nella giovane età, risulta affascinante. Mi riferisco in modo particolare al decadentismo e ai “poeti maledetti”: Paul Verlaine, Stèphane Mallarmè, Arthur Rimbaud. E Charles Baudelaire, il poeta maledetto per eccellenza, che è diventato uno dei massimi rappresentanti del Simbolismo.
Per introdurre al significato, storico e culturale, di questi -ismi di fine secolo ho pensato alla Prefazione che Giacomo Battiato ha scritto alla sua antologia “I Decadenti” pubblicata da Mazzotta nel 1967.

“Negli anni in cui. In Francia. Le restaurazioni grottescamente monarchiche e violentemente borghesi fanno abortire gli ideali rivoluzionari. La vita (parigina) degli intellettuali e degli artisti e le loro opere diventano e saranno il simbolo della ribellione: anarchica ed estetica. E della provocazione: antiborghese. Dell’artista di ‘struttura’ romantica. In quegli anni. Thèophile Gautier e Baudelaire si incontrano e continuano a incontrarsi all’hôtel Pimodan dove hanno fondato il club degli Haschichins. Il ‘satanico Baudelaire’. In stato di sublime decomposizione nervosa ed in continuo transfert con Poe. Entra nei caffè intorno all’Odeon e parla della chair che ha mangiato ‘l’anno in cui ho ucciso il mio povero padre…’
In quegli anni Fantin-Latour affamato passava l’inverno a letto. Col cappello con la sciarpa col cilindro. E le mani nei guanti e il pennello nel guanto per dipingere.
In quegli anni De Quincey riempiva di laudano le caraffe e. In Inghilterra. Faceva la parte dell’isolato.
In quegli anni con la prefazione che Gautier metteva al suo Mademoiselle de Maupin nasceva la nuova poetica dell’Arte per l’Arte…

…Il ‘disimpegno’ dei temi e la tradizionale limitatezza dei contenuti arcadici e classicisti esauriscono ben presto la vena lasciando spalancate le porte al Simbolismo.
Il manifesto del Simbolismo è del 1886. Ne è autore il Morèas, anima parnassiana ben presto ripresa da nostalgie classiciste (l’École romaine). Già Baudelaire aveva cercato una ‘corrispondenza tra il mondo materiale e il mondo spirituale attraverso i simboli’. Mallarmé e Verlaine ‘baudelairiani e parnassiani’ insieme a Rimbaud ‘fanciullo’ con la vista affinata da ‘certi cieli’ sono i grandi maestri del Simbolismo. Mallarmé che vive la sacralità della poesia come dire la sacralità della parola. E la musicalità dell’immagine come dire la musicalità del linguaggio…”

I riferimenti letterari sono stati dunque determinanti nel Simbolismo e la letteratura si è interessata a una pittura che deve essere interpretata (le teorie sull’arte di Gautier e Baudelaire). Nello stesso tempo la pittura ha attinto dalla letteratura e dalla poesia ed è diventata iconografica.
Charles Baudelaire è stato l’ispiratore di molti artisti contro il progresso industriale e tecnologico, che pecca di materialismo, al quale ha contrapposto l’atto creativo come sublimazione della condizione umana. Baudelaire non è stato apprezzato dai contemporanei, che hanno accolto il suo libro “I fiori del male” nel 1857 con scandalo, ma è diventato un modello di immaginario per la generazione degli anni 80 che si è riconosciuta nei suoi turbamenti psicologici.

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Joseph Middeleer, Una demoniaca, 1893. I fiori rossi in primo piano sono il riferimento ai fiori del male

La conoscenza in Belgio tra Baudelaire, poeta maledetto, e Félicien Rops, scandaloso e provocatorio incisore, ha dato avvio ad una collaborazione in cui Rops, con il suo gusto per il bizzarro, ha tradotto in immagini lo spirito di Baudelaire.

Felicien Rops è stato un autore capace di tradurre il diabolico nell’umano e una delle sue opere più celebri del simbolismo è Pornokrates, della quale ci sono diverse versioni. È un’opera con una carica erotica e grottesca dal significato ambiguo. I pornocrati sono coloro che comandano attraverso il sesso. Le interpretazioni del quadro sono varie: sono l’erotismo e la seduzione femminile a tenere al guinzaglio la sessualità animalesca dell’uomo oppure è il maiale, che la rappresenta, a guidare la cieca sensualità della donna?

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Félicien Rops, Pornokrates, 1878

La narrazione come immagine, non solo come parola, è stata realizzata da Max Klinger con “Il guanto”, una serie di dieci incisioni che narrano la storia di un guanto perduto da una pattinatrice (una brasiliana che ha infranto il cuore di Klinger) in una pista di pattinaggio berlinese; nella storia il guanto è raccolto e conservato dal giovane innamorato che andrà incontro a sogni e avventure; viene rapito da un uccello e alla fine ritrovato. Rappresenta l’amore desiderato e perduto e nel 1996 ha ispirato Francesco De Gregori che ha intitolato proprio “Il guanto” la sua canzone su ‘quel mistero chiamato amore’.
Max Klinger ha usato  disegno e incisione che, senza il colore, permettono meglio di tradurre racconti e miti.

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Max Klinger, Azione, da Un guanto, Opus VI, 1881

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Max klinger, Rapimento, da Un guanto, opus VI, 1881

“Un guanto precipitò da una mano desiderata
A toccare il pavimento del mondo in una pista affollata.
Un gentiluomo, un infedele lo seguì con lo sguardo.
E stava quasi per raggiungerlo, ma già troppo in ritardo,
E stava quasi per raggiungerlo, ma troppo in ritardo.”

(F. De Gregori, Un Guanto)

.. … …

2. Simbolismo. Tra sogno e realtà

3. “L’arte espanderà la sua nuova fioritura…”

2 thoughts on “Simbolismo e letteratura

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