Simbolismo. Tra sogno e realtà

Simbolismo II

 

I riferimenti temporali del simbolismo si collocano dal 1886, con la pubblicazione del Manifesto simbolista, al 1905. La matrice del movimento è quella romantica e l’esito è nell’art nouveau. Dalla Francia e dal Belgio parte dunque questa forma d’arte, che non ha nessuna unità di stile ma che influenza tutta la cultura europea fin de siècle.

Il simbolismo in Europa assume forme diverse:
• nei paesi nordici (Polonia e Finlandia) è rappresentato in chiave nazionalista;
• in Austria diventa una esplorazione dell’inconscio;
• in Italia prevale l’interesse per la luce e la tecnica divisionista con esiti nel futurismo.

I temi rappresentati nel Simbolismo, come l’erotismo e la sessualità, la mitologia, il sogno, l’irrazionalità e la follia, riscoprono la corporeità, l’istinto e danno voce all’inconscio. Siamo in un’età in cui la psicologia del profondo esplora l’animo umano nelle motivazioni più nascoste. È l’epoca della psicoanalisi e autori come Freud e Jung, entrambi di lingua e cultura tedesca, danno interpretazioni sulle forze che agiscono all’ombra della mente umana. Sigmund Freud, austriaco, pubblica “L’interpretazione dei sogni” nel 1889 e mette in primo piano il sogno nella psicologia dell’uomo. Nel 1911, Carl Gustav Jung con “Psicologia dell’inconscio” mette a punto lo studio della mitologia in relazione alla malattia mentale; i miti raccontano la storia dell’uomo e nel modello archetipo, di cui sono portatori, Jung scopre le radici della personalità.

Nell’arte il sentimento, che era il tema più rappresentato nei movimenti precedenti, viene sostituito dalla sessualità e la donna ne è la protagonista principale, angelica e femme fatale insieme. Si diffonde l’immagine della donna come strumento di piacere e veicolo di morte. Spesso rappresentata come una Sirena che col suo canto e la sua bellezza porta l’uomo al disastro; oppure una Sfinge; o una Cleopatra. I capelli rossi sono una caratteristica spesso riprodotta a significare la tentazione che porta alla perdizione.

 

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Franz von Stuck, Il peccato, 1900 circa. Opera manifesto della secessione di Monaco

 

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Gaetano Previati, Cleopatra, 1903

 

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Fernand Khnopff, Carezze, 1896. Uno dei più celebri dipinti del simbolismo europeo. L’uomo (Edipo, nel dipinto) deve scegliere tra il controllo di sé e il piacere. La sfinge genera enigmi e sbrana chi non li risolve. L’uomo è quindi vittima di una donna fatale dai capelli rossi.

 

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Giulio Aristide Sartorio, La Sirena, 1893. Lo sguardo, dopo essere attratto dai bellissimi corpi che attraversano lo spazio in diagonale, si sposta in basso a destra e intravvede i teschi e le ossa a indicare il destino che attende il giovane sedotto dalla sirena con i capelli rossi.

La femminilità provocante e dannata la ritroviamo nei disegni di Alberto Martini dove con violenza, non solo psicologica, la morte attende la tentatrice (“La parabola dei celibi” 1905)

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Alberto Martini, La vergine venduta, La parabola dei celibi, 1905

 

Il carattere elitario e intellettualizzante del simbolismo tende al recupero di miti e leggende dell’umanità in contrapposizione all’immagine del moderno come tecnica e scienza che non lascia spazio alla determinazione personale; esigenza di nutrirsi di quanto la storia dell’uomo ha prodotto nel campo dell’immaginazione e dello spirito in contrapposizione alla tecnologia deterministica che incatena l’essere umano al materialismo.
Accusato di ‘eccesso di pensiero’ da alcuni critici il simbolismo è ricco di riferimenti letterari, di storia e di mitologia, dà spazio alla narrazione, al racconto di leggende, miti e allegorie.
Tra i maggiori artisti attratti dal passato mitologico: il francese Gustave Moureau e lo svizzero Arnold Bocklin.

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Gustave Moureau, Le sirene, 1882

 

Di Gustave Bocklin è celebre “l’Isola dei morti”, dall’atmosfera onirica e misteriosa. In mostra è presente una copia eseguita da Otto Vermehren nel 1900 circa.  Una poesia di Edgar Allan Poe del 1831 “La città del mare” mi sembra il giusto accompagnamento:

Guarda! La morte si è innalzata un trono
In una strana città che si stende solitaria
Laggiù, lontano, nell’oscuro occidente,
Dove il buono e il cattivo e il santo e il demonio
Se ne sono andati all’eterno riposo.
Là tombe e palazzi e torri
(Torri corrose dal tempo e che non tremano!)
Non assomigliano a nulla di ciò che è nostro.
Tutto intorno, dimenticate dai venti dell’aria,
Rassegnate sotto al cielo
Si stendono le acque malinconiche.

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Otto Vermehren, L’isola dei morti, 1900 circa

 

Tra i miti più ripresi, quelli di Orfeo e di Medusa.

Il ritiro contemplativo, la fuga dalla realtà diventano, nel simbolismo, l’azione di resistenza contro un progresso che guarda alla quantità.
Il sogno e la fantasia sollevano da una concretezza reale che incatena il pensiero a terra.
La psicoanalisi rappresenta la teorizzazione di quanto la mente umana produce, tra i reale e il non reale. Questo mondo di confine è frequentato dai simbolisti che usano il sogno come porta di accesso all’inconscio e l’onirico diventa il paesaggio più frequentato.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i nostri sogni e la nostra breve vita è avvolta nel sonno”. Shakespeare, la Tempesta.

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Attilio Mussino, Il sonno, i sogni, 1905. Il riferimento ai papaveri d’oppio come collegamento tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. L’oppio come strumento per sondare l’irrazionale. La suddivisione tra angeli e demoni richiama la secessione viennese. Mussino è stato illustratore del Corriere dei Piccoli ed è diventato celebre con i suoi disegni per il Pinocchio di Collodi

 

Il tema del diabolico, dell’irrazionale, della follia, delle forze inconsce che generano profonde inquietudini, della pulsione di morte che troverà il suo epigono nella Prima Guerra Mondiale (che cancellerà questo mondo dell’interiorità e dell’immaginazione e della decorazione) è presente nei simbolisti. Più che nella mostra in corso a Milano, dove viene rappresentato il punto di vista artistico ed estetico, questo tema l’ho trovato molto ben illustrato in una mostra che ho visitato l’anno scorso a Rovigo intitolata “Il Demone della modernità – Pittori visionari all’alba del secolo breve”. In quell’occasione mi era sembrato di camminare in un paesaggio onirico, attraversando le sale, dove sogni e incubi, passioni e terrori erano resi visibili nella pittura di tutti quegli artisti vissuti tra la fine del 1800 e la prima parte del secolo scorso. Artisti che hanno saputo cogliere le intuizioni che, in un’epoca di cambiamenti, anticipavano il dramma della Grande Guerra; intuizioni alle quali hanno dato forme, visionarie e simboliste, tra il conscio e l’inconscio.

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Franz von Stuck, Lucifero, 1891 Il tema del diabolico, simbolo dell’uomo moderno.

“O tu che, sei il più bello e il più sapiente degli Angeli, Dio tradito dalla sorte, spogliato d’ogni lode, Satana, abbi pietà del mio lungo penare!” Litanie di Satana, C. Baudelaire

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1. Simbolismo e letteratura

3. “L’arte espanderà la sua nuova fioritura…”

 

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