Forza maggiore (istinto e amore)

Da alcune ricerche condotte alla UCLA, si sa che le donne reagiscono allo stress in modo diverso rispetto agli uomini. Grazie all’ossitocina e agli estrogeni, hanno una risposta del tipo ‘tend and befriend’ (proteggere e creare relazioni); gli uomini invece, a causa dell’adrenalina e del testosterone, ne hanno una del tipo ‘fight or flight’ (combattere o scappare). (Taylor et al., 2000),  J.S.Bolen

‘Forza maggiore’ è un film diretto da Ruben Östlund nel 2014 e uscito in Italia a maggio 2015. Ha vinto il Premio della Giuria al 67º Festival di Cannes nella sezione ‘Un certain regard’.
Da pochi giorni il suo passaggio in TV.

Mi ha colpito particolarmente quando l’ho visto perché mi ha fatto pensare a come situazioni diverse dal quotidiano facciano emergere aspetti sconosciuti di noi stessi. L’identità costruita in uno stile di vita definito, dove tutto funziona senza grandi variazioni, può essere messa a dura prova di fronte ad avvenimenti inattesi, che sconvolgono il nostro mondo personale, quello conosciuto fino allora.
In ‘Forza maggiore’ la valanga improvvisa ben rappresenta a livello simbolico le catastrofi che possono capitare nella vita. Drammatiche, improvvise, che ci trovano impreparati, come potrebbe essere un lutto, una separazione, una malattia, la perdita del lavoro, un grave incidente, un attentato. Succede molto frequentemente che la reazione della persona che si crede di essere faccia emergere altri lati in ombra e determini una frattura nella propria storia.Unknown-1.jpeg

Nel film è una valanga di neve a provocare la crisi di un uomo e di una donna e a mettere in discussione la loro relazione di coppia.
In un giorno di sole Tomas e Ebba stanno pranzando con i due figli in un ristorante panoramico sulle alpi francesi, durante una vacanza invernale, quando una valanga improvvisa sembra scaraventarsi su di loro.
La reazione è immediata, come succede di fronte al pericolo.
In Tomas prevale l’istinto di scappare per mettersi in salvo, volgendo le spalle a moglie e figli;
in lei l’amore per i figli e l’istinto di protezione è più forte e guarda sconvolta il marito fuggire di fronte al pericolo improvviso.
La valanga si ferma in tempo ma la devastazione nell’anima dei due è già fatta.
Ciò che aggrava la situazione è la successiva negazione, difensiva, di Tomas del suo comportamento di fuga. Si aggrappa con tutte le sue forze alla convinzione che non sia successo quanto gli rimprovera la moglie. Poi nel momento in cui è costretto a riconoscere di non essere stato all’altezza del suo ruolo di garanzia e protezione maschile (ideale dell’eroe) la sua sicurezza di uomo ‘arrivato’ si rompe in mille pezzi.

Due sono i temi che mi interessano:
lo sconvolgimento della moglie quando vede il marito fuggire di fronte al pericolo e il cambiamento del suo sguardo su di lui;
lo straniamento di lui e lo sgretolamento dell’identità quando il suo Ego maschile subisce un duro colpo.

I fatti del film mi hanno fatto ripensare a una ricerca citata in un libro di J.S.Bolen, psichiatra e psicoanalista americana, che ben descrive quelli che sono i comportamenti maschili e femminili determinati biologicamente in caso di forte stress, come quelli di Tomas e Ebba:

“ Da alcune ricerche condotte alla UCLA, si sa che le donne reagiscono allo stress in modo diverso rispetto agli uomini. Grazie all’ossitona e agli estrogeni, hanno una risposta del tipo ‘tend and befriend’ (proteggere e creare relazioni); gli uomini invece, a causa dell’adrenalina e del testosterone, ne hanno una del tipo ‘fight or flight’ (combattere o scappare) (Taylor et al., 2000) “

Questa ricerca mette in luce aspetti poco controllabili, influenzati dalla variabile ormonale e che condizionano il comportamento di uomini e donne. Se…
Se…
Se non se ne diventa coscienti.
Se non si impara a interrogarsi e a vedere al di là di ciò a cui si è abituati, oltre l’immagine costruita su modelli definiti.
Se non ci si sforza di comprendere come gli stereotipi del maschile e del femminile diventano delle gabbie nelle quali resta imprigionata la nostra identità.
Solo se riusciamo a sviluppare consapevolezza di noi riusciamo ad andare oltre il dato biologico.

Nel film Tomas e Ebba rielaborano quanto è successo, riescono a trovare le parole per dire l’immagine rovesciata di se stessi. Il dialogo e il confronto con una coppia di amici è il mezzo per trovare un senso al cambiamento avvenuto in loro.
Interrogativi rimbalzano tra Tomas e l’amico sulla capacità di essere l’uomo ideale, quello che sa far fronte alle avversità e mette la sua famiglia davanti a tutto. E scoprono che questo è un modello al quale non sempre sanno o possono corrispondere. Che oltre gli stereotipi e i lacci che la società e la cultura crea nell’idea di se stessi esistono lati in ombra che quando emergono rompono l’equilibrio interiore che si pensava di avere.
È la fragilità di un maschile costruito come un colosso dai piedi d’argilla, quella che emerge dalle riflessioni e dai dialoghi dei personaggi del film.
La conclusione della vicenda è quasi a lieto fine, perché sono le donne che intervengono a dare conferma e sostegno alla forza maschile, a rivolgere uno sguardo che aiuta l’uomo a ricostruire un’identità altrimenti menomata. Ed è nello sguardo della donna che l’uomo riesce a riprendere il suo percorso, sanando la ferita interiore del suo ideale ridimensionato.
È proprio la forza femminile ad emergere con maggior chiarezza, nella sua capacità di vedere oltre, di creare e mantenere relazioni, di restituire un ruolo all’uomo che lo ha perso. E questo perché la prima a capire l’importanza di sapersi rendere consapevoli delle debolezze e dei lati in ombra che la natura umana sempre possiede è lei, la donna.

Alla fine un film tradizionale dove i ruoli del maschile e del femminile sono ben posizionati e l’equilibrio delle funzioni viene rispettato, con in più la forza del femminile a prevalere.
Ma nella realtà succede veramente così?

Nella mia esperienza clinica vedo che la capacità di rielaborare quanto è stato, di affrontare le fragilità emerse, di accettare l’ombra che si rivela e di integrarla nella propria vita, quando i ruoli subiscono un cambiamento per cause di forza maggiore, è di poche persone. Quelle che non hanno paura di interrogarsi.

3 thoughts on “Forza maggiore (istinto e amore)

    • Ti ringrazio laulilla e sono contenta di conoscere il tuo blog. Ho potuto dare solo una sbirciatina ed è pieno di contenuti interessanti che approfondirò con calma.
      Ho letto intanto il tuo commento su Forza Maggiore e la prospettiva dalla quale hai visto il film ha arricchito il mio punto di vista. Io ho colto soprattutto un tema, relazionale e psicologico, mentre il tuo è uno sguardo che abbraccia tutto il film, nel rapporto dell’uomo con una natura che non può essere imbrigliata.
      Trovo molto bello il confronto di visioni diverse. Derivano dalla nostra esperienza di vita e la mia mi fa vedere dei film i contenuti che maggiormente hanno a che fare con l’umano. La tua visione da appassionata di cinema è sicuramente più completa e ti seguirò con piacere.

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