Inês de Castro. Até ao fim do mundo

La vicenda di Inês de Castro è stata narrata da scrittori e poeti, cantata in opere liriche, trasformata in dramma nei teatri. Appartiene alla storia del Portogallo ma è diventata universale perché parla di un amore che supera i confini della morte. Tra storia e mito ha ancora oggi potere sull’immaginazione. Ma…
“Non è una felice storia d’amore o di risoluzione di ostacoli: è una tragedia sconcertante, tra le più forti della storia portoghese… Così tra storia, mito e leggenda, la figura di Inês imprime da secoli il suo segno nella letteratura, nelle arti e nella mitologia portoghese – e non solo in quelle” (Lènia Marques)

L’ho letta in un romanzo di Gilbert Sinouè intitolato “La regina crocifissa” dove è narrato un pezzo di storia del Portogallo, dal 1200 al 1300 (oltre all’amore tra Don Pedro e donna Inês racconta dei tanti preti e frati e papi impegnati a cospirare e ad arricchire la sede papale ad Avignone).

Dopodiché ho voluto conoscere meglio i fatti e ho cercato altre fonti.

In “Inês de Castro (1320-1355). Un mito tra storia e finzione” Lènia Marques distingue tra storia reale e leggenda, riferendosi ai documenti sia storici che letterari “Storicamente Inês è un personaggio poco appariscente… eppure nelle arti, e soprattutto nella letteratura, la sua persona ha lasciato una forte impronta, … Inês è entrata sia nell’immaginario popolare sia attraverso racconti e leggende che attraverso opere letterarie e artistiche affermate”.

João Aguiar in “Inês de Portugal” racconta invece l’ossessione di Don Pedro, diventato re, per vendicare la morte di Inês.

Infine Antonio Tabucchi nel suo scritto “L’amore di Don Pedro”, non dà riferimenti storici ma poesia e racconta ciò che banale non è in una storia d’amore che ha lasciato il segno nei secoli.

Vediamo quindi questa storia di amore e morte partendo dal libro di Sinouè “La regina crocifissa”.
Portogallo 1340: tutto inizia con l’incontro tra Don Pedro e Inês De Castro…
Don Pedro, figlio di Alfonso IV (re del Portogallo dal 1325 al 1357), si innamora al primo sguardo della giovane dama di compagnia della moglie Costanza, soprannominata per la sua bellezza ‘colo de garça’ (collo di cigno).220px-Inecastro.jpg
Il matrimonio con Costanza, in un’epoca in cui le donne sono moneta di scambio nel gioco dei regni, è necessario per conservare l’alleanza tra Portogallo e Spagna ma il cuore segue altre leggi. Don Pedro e Inês diventano amanti e, dopo la morte per parto di Costanza, si uniscono in un matrimonio segreto.
I figli nati dalla relazione sono però dei bastardi agli occhi di re Alfonso IV. Inaccettabile! perché rivive in loro la vecchia umiliazione di quando suo padre, re Dionigi, gli preferiva i figli illegittimi.
Consigliato dai suoi nobili di corte fa uccidere/giustiziare Inés, che nel romanzo viene pugnalata dai consiglieri del re.

Nel libro di Sinouè le ossessioni di Alfonso IV, che hanno portato a decretare la morte di Inês, hanno origine dal rapporto con il padre re Dionigi. Questi ha avuto numerosa prole al di fuori del matrimonio e l’affetto per i figli illegittimi, soprattutto per uno, ha prevalso sul legame con il suo erede che, diventato adulto e temendo di essere diseredato, gli ha minacciato guerra. Solo l’intervento della regina Isabella, sposa di Dionigi e madre di Alfonso, ha impedito lo scontro tra gli eserciti in campo ad Alvalade nell’ottobre 1323.
Così il re Alfonso rivede il padre Dionigi nel figlio e in lui proietta tutte le sue paure e le sue rabbie vendicative sacrificandone la compagna (anello debole della catena).

Dom Pedro, reso furioso dal dolore e dalla rabbia per la perdita dell’amata, scatena una guerra sanguinosa contro il padre, dividendo il Portogallo in due e rendendolo un campo di morte. L’intervento della madre-regina Beatriz, dopo sette mesi di guerra, porta pace tra padre e figlio, con la promessa di quest’ultimo di non perseguire nessuna vendetta successiva alla sua salita al trono.Tableau_Inés_de_Castro.jpg

Quando, alla morte di Alfonso, Dom Pedro diventa re del Portogallo fa riesumare il corpo di Inês de Castro e, secondo una leggenda, la pone sul trono incoronandola regina del Portogallo con una splendida cerimonia, costringendo il clero e la nobiltà, che avevano sparlato di lei in vita, a baciare le ossa delle sue mani.

Gilbert Sinouè “La regina crocifissa”, edizione BEAT 2013

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La storia dell’amore tra Dom Pedro e Inês come viene narrata da Sinouè corrisponde ai dati storici forniti dal testo di Lènia Marques “Inês de Castro (1320-1355)”, anche se in questo le ragioni della morte di Inês sono poste in un’ottica meno romanzata ma che tiene conto dei motivi politici
“Dietro di essa si celava il timore che Pedro si mostrasse troppo cedevole all’influenza e alla pressione castigliana esercitata dai fratelli di Inês, D. Fernando de Castro e D. Alvaro Peres de Castro, con i quali peraltro il principe intratteneva ottimi rapporti… un atteggiamento troppo favorevole di Pedro verso la Castiglia, veniva a minacciare lo stato di pace in Portogallo.”
Dopo la morte della moglie Costanza don Pedro rifiutò di risposarsi, secondo gli ordini del re suo padre, e andò a vivere a Coimbra con Inês. Dalle cronache ci fu un matrimonio segreto tra loro e nacquero quattro figli, motivo del riaccendersi in re Alfonso delle passioni tragiche della storia con suo padre.
La lotta di potere tra padri e figli sembra essere quindi in primo piano in questa tragedia e le donne sono sempre le vittime sacrificali:
“…la figura dei due protagonisti maschili più coinvolti: Alfonso IV, dai tratti autoritari e dal carattere bellicoso e sempre interessato alla conservazione del proprio potere, e suo figlio Pedro, anch’egli bellicoso e spesso crudele, il quale pretese di ottenere non soltanto la corona del Portogallo, ma anche quella di Castiglia e León. Al loro fianco, il personaggio di Inês si trova a doversi destreggiare tra grandi forze e appare come pretesto e causa di parecchie azioni intraprese sia da re Alfonso IV che dal principe ereditario”
La morte di Inês, il 7 gennaio 1355, sembra essere avvenuta per sgozzamente, decretata dal re Alfonso e dai suoi consiglieri.

Inês de Castro (1320-1355). Un mito tra storia e finzione” Lènia Marques, in “Le signore dei signori della storia” Franco Angeli 2013

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Il libro di João Aguiar “Inês de Portugal” racconta l’ossessione di Don Pedro, diventato re alla morte del padre, per la vendetta. È passato alla storia come il ‘Giustiziere’ per la sua dedizione a riparare torti e ingiustizie, indipendentemente dal fatto che l’offeso fosse povero o ricco, popolano o nobile.

“Ma mi meraviglia che ancora non lo sappiano che io vivo per la giustizia. E (questo non lo dice nemmeno a se stesso, è un sussurro muto nelle sue vene) in ogni criminale devo io far bere la mia sete. Del sangue di coloro che l’hanno uccisa. Una sete che già so non si estinguerà…”
“… Giustizia, dice quella voce, nei miei regni ci sarà giustizia, giacché io non l’ho avuta, giacché lei non l’ha avuta”.PeterIofPortugal.jpg

“D. Pedro è un grande re perché la sua giustizia non conosce grandi né piccoli. E così deve essere, poiché i nobili sono il sangue del regno, ma io Vi dico che i piccoli, quelli, ne sono la carne (che voi altri mangiate, pensa ancora, senza dirlo)”.

Pedro quindi si vendica su coloro che hanno condotto Inês alla morte. Dà loro la caccia e cattura i due maggiori responsabili, Alvaro Gonçalves e Pero Coelho, mentre il terzo, Diego Lopes Pacheco, si è rifugiato in Francia.

L’insonnia e i ricordi lo tormentano con un via vai di immagini nella sua mente.
Dom Pedro sembra divorato dal bisogno di vendetta e, prima di giustiziarli, interroga i due prigionieri:

  – Quanti furono responsabili della morte di D. Inês? Che cosa tramava mio padre contro di me, quando siamo stati in conflitto a causa di quella morte?…

– La voce del regno, signore. La voce del regno che temeva…
– Il regno temeva una donna indifesa e innocente?!

– Il regno temeva i suoi fratelli, a cui davate asilo e ascolto, e che intrigavano in Portogallo e in Castiglia. Il regno temeva quegli intrighi, temeva per la libertà, temeva per la vita dell’infante D. Fernando, vostro figlio. Il regno temeva per voi.

La morte che D. Pedro ha deciso di dare ai due consiglieri di suo padre è feroce (è stato chiamato anche il ‘Crudele’ e il ‘Vendicativo’), gli fa strappare il cuore dal petto:

– Chi uccide donne innocenti e indifese, ha un cuore così pessimo che di esso non abbisogna, di sicuro starà bene senza quel cuore…
Si gira verso il boia e conclude:
– Come ho ordinato. A Pero Cohelo, dal petto; ad Alvaro Gonçalves, dalle spalle.

Inês de Portugal” di João Aguiar Tuga Edizioni (Collana Torre di Belèm) 2014

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Anche Antonio Tabucchi in “L’amore di Don Pedro” racconta la storia dei due amanti, come la possiamo vedere nelle scene raffigurate sul grande rosone scolpito sulla tomba di Pedro a Santa Maria d’Alcobaça.

“Un uomo, una donna, la passione e un’insensata rivincita sono i personaggi di questa storia… L’antefatto partecipa del banale…”

“Che cosa pensò esattamente, mentre guardava dalla sua finestra le bionde pianure del Portogallo? Quale tipo di pena lo assediò? La nostalgia di ciò che fu, può essere struggente; ma quella di ciò che avremmo voluto fosse, che avrebbe potuto essere e non fu, deve essere intollerabile. Probabilmente Don Pedro fu travolto da questa nostalgia…
Egli meditò un piano geniale…
l’indomani un bando frugale annunciava in tutto il regno una grande festa di popolo, l’incoronazione di una regina, un solenne viaggio di nozze, fra due ali di folla esultante, da Coimbra ad Alcobaça. Donna Inês fu esumata dalla tomba… Fu vestita di bianco, incoronata e collocata sul cocchio regale scoperto, alla destra del re…
Sono propenso a credere che Don Pedro, incurante delle apparenze,… fu certo di viaggiare non col cadavere della sua antica amata, ma con lei vera prima che fosse morta.
Si potrebbe sostenere che egli fosse sostanzialmente pazzo, ma ciò sarebbe un’evidente semplificazione.
Da Coimbra ad Alcobaça ci sono ottanta chilometri…”

Le tombe di Inês e di Don Pedro si trovano nell’abbazia di Alcobaça, dimora funebre di re e regine. Inês è diventata regina dopo morta e la sua statua funebre, che la riproduce nella sua bellezza, porta la corona. I sarcofagi sono collocati uno di fronte all’altro “sì che nel giorno del giudizio i loro abitanti si trovassero faccia a faccia”.
Sulla tomba del re è scritto: Até ao fim do mundo, fino alla fine del mondo.

Se l’antefatto è banale (in fin dei conti un amore contrastato), come scrive Tabucchi, il seguito va contro qualsiasi idea di banalità e fa diventare eccezionale la storia di Inês, trasformandola in un mito di cui rimangono le vestigia.

Antonio Tabucchi “L’amore di Don Pedro” in “I volatili del Beato angelico”, Sellerio 2013

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Sarcofago di Inês de Castro, Alcobaça

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Sarcofago di Don Pedro I, Alcobaça

“Ai nostri giorni si può ancora ammirare, nella chiesa del Monastero di Alcobaça, la bellezza dei due sarcofagi ordinati da D. Pedro. Il già menzionato rosone presente sulla parete dalla parte della testa del re costituirebbe una delle principali fonti documentarie di questa storia nella misura in cui gli episodi della vita di Pedro e Inês sarebbero stati raccontati ad uso della posterità sotto la personale supervisione dello stesso Pedro… Raffinati esempi della scuola di scultura di Coimbra, anche se un po’ rovinati nel corso dei secoli, questi sarcofagi costituiscono dei monumenti artistici, storici e anche fonti di ispirazione”. Lènia Marques

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