Lettera a D. Storia di un amore

Associazione di pensieri e sincronicità sono i concetti che mi vengono in mente per introdurre Lettera a D. Storia di un amore

Associazione di pensieri perché le ultime letture di cui ho scritto nel blog riguardano storie di amori, straordinari e ordinari; sincronicità perché ho trovato in casa Lettera a D., un piccolo libro comprato recentemente da mia figlia, che racconta una storia d’amore diversa da quelle scritte in Le storie d’amore che hanno cambiato il mondo e NOI.
Un commento su quest’ultimo libro, che ne rilevava la tristezza, è stato lo stimolo a considerare la vastità nel panorama delle relazioni d’amore e a spingermi a trovare altre esperienze. Per cercare risposta a una domanda “si può in qualche modo tener viva la magia anche nella quotidianità ed entro i limiti di un amore ordinario?” (cito).

Ed eccoci a Lettera a D. che racconta l’amore nella quotidianità e nella consuetudine,1404-3.jpg senza quei rancori e delusioni che distruggono le coppie; un legame di lunga durata che ti fa dire: ma allora l’amore può durare!
La nota di rilievo che mi sento di scrivere qui è che questo piccolo libro non fa parte del cosiddetto genere rosa e delle letture d’amore, che sono troppo spesso considerate letteratura di serie B, ma è scritto da un uomo che è stato un intellettuale famoso, padre dell’ecologia politica e marxista non dogmatico.
Si tratta di una lunga lettera che André Gorz ha scritto, tra il 21 marzo e il 6 giugno 2006, alla moglie Dorine Keir.
Cosa la rende speciale?
Non tanto il fatto che André Gorz sia stato uno dei grandi intellettuali francesi che ha influenzato il pensiero della sinistra europea;
neppure il fatto sorprendente e commovente del doppio suicido nel 2007;
ma il contenuto della lettera che si può interpretare in tanti modi – dal rimpianto e senso di colpa per non aver riconosciuto prima l’importanza della donna a fianco, al tentativo di risarcirla per i vuoti di pensiero e di presenza, per essere stato la parte visibile della coppia lasciando lei profondamente in ombra – ma è soprattutto la narrazione di un matrimonio lungo 59 anni, di un amore che è durato nel tempo.

Vediamo intanto chi sono André e Dorine.
“Gorz è uno pseudonimo, come l’altro col quale fu celebre giornalista, Michel Bosquet. Il suo primo nome è Gerhard Hirsch, poi cristianizzato in Horst, è nato a Vienna ( nel 1923) da un padre ebreo e una madre cattolica. Lei è inglese, si chiama Doreen Keir, si incontrano a Losanna”
scrive Adriano Sofri nella presentazione.

La lettera è stata pubblicata in Francia nel 2006 e nel 2007 André si è suicidato insieme con la moglie Dorine, nella loro casa di Vosnon. Lui aveva 84 anni e lei ne aveva 83.
Dorine soffriva di una malattia degenerativa “l’aracnoidite; non esisteva nessun trattamento per questa affezione evolutiva”.
La lettera che André ha scritto alla moglie, e che è stata pubblicata un anno prima della loro morte insieme, è il tentativo di dire l’importanza che lei ha avuto nella sua vita, non solo in senso affettivo ma anche per la collaborazione nel lavoro intellettuale. Il tentativo di restituire a Dorine il peso di una presenza che lo ha aiutato a diventare quello che è stato.

Ho bisogno di ricostruire la storia del nostro amore per coglierne tutto il senso. È lei che ci ha permesso di diventare quello che siamo, l’uno attraverso l’altra e l’una per l’altro. Ti scrivo per capire quel che ho vissuto, quel che abbiamo vissuto insieme.

Sono andata a vedere cosa scrive Wikipedia di Gorz e l’unico accenno a Dorine è per il doppio suicidio, per il resto avrebbe potuto non esistere neppure. Invece Gorz nella lettera si scusa con la moglie proprio perché tutto quello che lei ha rappresentato non compare in nessuna sua opera, in nessuna delle sue attività ma in realtà, dice, loro due sono stati inseparabili anche nel lavoro.

Perché sei così poco presente in quello che ho scritto mentre la nostra unione è stata ciò che vi è di più importante nella mia vita?

Ripercorre la loro storia, dalla conoscenza alle varie fasi della vita insieme, alla malattia di lei, al ritiro per poterle stare accanto.
Ogni tanto scivola in quello che è il suo pensiero filosofico, in quelle attività di scrittura dei saggi, che lo hanno isolato da lei perché

Ti eri unita, dicevi, con qualcuno che non poteva vivere senza scrivere e tu sapevi che colui che vuol essere scrittore ha bisogno di potersi isolare, di prendere appunti in ogni ora del giorno o della notte; che il suo lavoro sul linguaggio prosegue molto dopo aver posato la penna, e che può impossessarsi totalmente di lui all’improvviso, nel bel mezzo di un pasto o di una conversazione…
un flusso di parole che cercano il loro ordine più cristallino: dei pezzi di frasi continuamente rimaneggiati; delle aurore di idee che rischiano di svanire se una parola chiave o un simbolo non riesce a fissarle nella memoria. Amare uno scrittore, è amare che egli scriva, dicevi. “Allora scrivi!”

Si sono incontrati nel 1947, a Losanna

Avevi una folta capigliatura rossobruna, la pelle madreperlacea e la voce acuta delle inglesi.

Lui aveva delle obiezioni ideologiche al matrimonio in quanto istituto borghese:

“Che cosa ci prova che tra dieci o vent’anni il nostro patto per la vita corrisponderà al desiderio di ciò che saremo diventati?”
La tua risposta non si poteva parare: “se ti unisci con qualcuno per la vita, mettete le vostre vite in comune tralasciate di fare ciò che divide o contrasta la vostra unione. La costruzione della vostra coppia è il vostro progetto comune, non avrete mai finito di rafforzarla, di adattarla, di riorientarla in funzione delle situazioni mutevoli. Noi saremo ciò che faremo insieme”.

Quando Dorine gli dice che non vuole più aspettare la sua decisione e che è disposta a lasciarlo

In quel momento ho saputo che non avevo bisogno di nessun tempo per riflettere; che ti avrei rimpianto per sempre se ti lasciavo andar via. Tu eri la prima donna che ho potuto amare anima e corpo, con la quale mi sentivo in profonda armonia; il mio primo e vero amore, per dirla tutta. Se ero incapace di amarti davvero, non avrei mai saputo amare nessuna.

Si sposano nel 49. Fanno lavori precari. Si stabiliscono a Parigi

Abbiamo scoperto Parigi insieme. E come in tutti i posti che ho occupato in seguito, tu ti assumevi una parte del lavoro che dovevo fare io… Non eravamo più uniti solo nella nostra vita privata, lo eravamo anche per via di un’attività comune pubblica.

Dorine ha sempre compreso l’importanza della scrittura per Gorz e lo ha aiutato, sostenuto nella sua attività giornalistica e di pensiero, guadagnando quando lui non lavorava, classificando lettere, partecipando alla redazione delle circolari in inglese e gestendo la documentazione.
Il lavoro di Gorz è frutto della collaborazione con la moglie e, se questo non compare da nessun’altra parte, è riconosciuto in questa ultima lettera.

Per i trent’anni seguenti hai continuato ad aggiornare, arricchire, gestire la documentazione che hai costituito a partire dal 1951. Essa mi ha seguito all’ “Express” nel 1955, al “Nouvel Observateur” nel 1964. I miei successivi datori di lavoro sapevano che non avrei potuto far a meno di te.

La documentazione che tu avevi costituito era stata un atout a favore del mio ingaggio.

Abbiamo fatto insieme quasi tutti i reportage che ho realizzato in Francia e all’estero. Tu mi hai reso cosciente dei miei limiti.

Quando Il Traditore è infine uscito, ero ritornato cosciente di ciò che ti dovevo: tu ti sei data tutta per aiutarmi a diventare me stesso.

Una lettera in cui un uomo cerca di restituire “dei grandi pezzi della storia del nostro amore e della nostra coppia”.
Senza dare nessuna lettura o interpretazione, solamente leggendo quanto scrive Gorz, si possono rintracciare quegli elementi che arricchiscono un rapporto, lo fanno evolvere, pur mantenendo le differenze individuali e di pensiero.

Amavo la tua fragilità dominata, la tua fragile forza. Noi eravamo entrambi figli della precarietà e del conflitto. Eravamo fatti per proteggerci reciprocamente dall’una e dall’altro. Avevamo bisogno di creare insieme, l’uno attraverso l’altra, il posto nel mondo che ci era negato in origine. Ma, per questo, bisognava che il nostro amore fosse anche un patto per la vita

Tu avevi la tua propria cerchia, la tua propria vita sempre partecipando pienamente alla mia.

Avevamo gli stessi valori, voglio dire una stessa concezione di ciò che dà un senso alla vita o minaccia di toglierglielo. Per quanto mi ricordi, ho sempre detestato il modo di vivere detto “opulento” e i suoi sprechi. Tu rifiutavi di seguire la moda e la giudicavi secondo i criteri che ti erano propri. Rifiutavi di lasciare che la pubblicità e il marketing ti instillassero dei bisogni che non provavi.

La nostra etica – se così posso chiamarla – ci preparava ad accogliere con gioia il Maggio ’68 e ciò che ne è seguito… All’estero passavo per un precursore o perfino un ispiratore del movimento del Maggio.

La base sulla quale si costruiva la nostra coppia è cambiata nel corso di quegli anni. Il nostro rapporto è diventato il filtro attraverso il quale passava il mio rapporto col reale…
Avevo bisogno di teorie per strutturare il mio pensiero e ti obiettavo che un pensiero non strutturato minaccia sempre di sprofondare nell’empirismo e nell’inconsistenza. Tu rispondevi che la teoria minaccia sempre di diventare un peso che vieta di percepire la fluida complessità del reale…
Tu non avevi bisogno di scienze cognitive per sapere che senza intuizioni né affetti non c’è né intelligenza né significato.

Avevamo un mondo in comune di cui coglievamo aspetti differenti. Eravamo ricchi di queste differenze.

Così siamo entrati insieme nell’era di quella che sarebbe diventata l’ecologia politica. Essa ci appariva come come un prolungamento delle idee e dei movimenti del 1968.

La malattia di Dorine unisce entrambi anche nella ricerca filosofica dell’ecologia e della tecnocritica, delle quali Gorz si è fatto portavoce sin dagli anni settanta.
Il suo ritiro dal lavoro verso i sessantanni, per stare vicino a lei, non gli ha impedito di scrivere e pubblicare ancora.

Tutto ci univa. Ma la tua vita era rovinata da alcune contratture e da mal di testa inspiegabili.

Sulla radiografia di tutto il rachide, testa compresa, che ti ha fatto fare, il dottor Court-Payne ha constatato la presenza di palline di prodotti di contrasto, disseminati nel canale rachideo, dalle lombari fino alla testa. Questo prodotto, il lipiodol, ti era stato iniettato otto anni prima, alla vigilia di un’operazione di un’ernia del disco paralizzante. Ho sentito il radiologo che ti rassicurava: “Eliminerà questo prodotto in dieci giorni”. Dopo otto anni, una parte del liquido era salita nelle fosse craniche, un’altra parte si era incistata a livello delle cervicali… avevi un’aracnoidite; non esisteva nessun trattamento per questa affezione evolutiva.

La lunga lettera finisce come è cominciata, con le stesse parole

Hai appena compiuto ottantadue anni. Sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai…

Possiamo chiamarla magia dell’amore?IMG_2942.jpg

André Gorz
Lettera a D.
Storia di un amore
Sellerio, 2015 Quindicesima edizione

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