Serenata senza nome (9)

Ed eccomi al nono appuntamento con Ricciardi. Fine ottobre, a Napoli nei primi anni trenta.
Ho dovuto immergermi in un clima piovoso e autunnale; ho seguito Ricciardi, Maione, i vecchi e i nuovi personaggi in quest’ultima avventura. Con la pioggia che entra nelle scarpe e inzuppa gli abiti. Un autunno freddo che accompagna la tristezza di legami interrotti, di separazioni e di perdite.

“L’autunno è l’inizio. l’autunno è la fine. E sai perché?…
Perché nell’autunno ci sta la perdita. Ecco perché.”ricciardi.jpg

L’autunno e la perdita sono i temi che troviamo qui, accompagnati dalle strofe di vecchie canzoni.
La prima di queste è una serenata; non ne conosciamo il nome ma sappiamo solo che “faceva vibrare un dolore senza pace e senza tempo”.
Una serenata che ci introduce nell’avventura centrale di questo romanzo:
quella di Vincenzo Sannino partito per l’America, migrante giovane e povero, e tornato pugile celebre e ricco per riprendere quella vita lasciata indietro tanti anni prima e quella ragazza che gli è rimasta nel cuore “Vincenzo non la voleva, una nuova vita. Voleva la sua”.

Sannino racconta una storia di migrazione da una Napoli povera, negli anni 20 dopo la prima guerra mondiale. L’abbandono di una terra e di una vita di miseria è anche l’abbandono degli affetti, l’unica ricchezza, con il pensiero di tornare a riprenderli. Un giorno. Il sogno di riavere una vita lasciata in sospeso.

“Io sono partito, commissa’, ma non me ne sono andato mai. Partire e andarsene sono due cose distinte e separate, due idee diverse.”

Non è storia nuova questa, nei libri di De Giovanni: in In fondo al tuo cuore (7) ha descritto la lacerazione del distacco, delle navi che partono, la tristezza di chi rimane.
E nella storia di Sannino si ritrovano le tante storie di migrazione che, nel secolo scorso, sono state storie di italiani alla ricerca di una speranza di vita in un altrove sconosciuto. Con il pensiero di tornare e con la nostalgia nel cuore per alcuni; con il vuoto di ricordi necessario per continuare a vivere per altri. Sentimenti che sono anche delle persone che affrontano le migrazioni di oggi.

“Uomini soli, per la maggior parte, spinti dal bisogno di mettere distanza tra sé e qualche oscuro passato, o dalla volontà di riscatto, senza alcun desiderio se non quello di tornare per riprendersi la propria vita.
Sì, io ritornerò, si ripeteva,… Io tornerò.”

“La paura più grande , però, che gli schiacciava il cuore sotto un peso immenso, era quella di fallire. L’angoscia di essere costretto a tornare sconfitto.”

“Sarebbe tornato, certo. Non era come quella gente lì attorno, carica di sogni e leggera di passato, che non voleva ricordare nulla per non dover piangere. Lui, al contrario, avrebbe pianto un po’ ogni giorno, anche una lacrima sola. Perché se piangi, rifletteva, significa che non hai dimenticato.”

Sannino torna, ma la vita è andata avanti anche senza di lui. Si trova al centro di passioni tristi e di un delitto sul quale si interrogano Ricciardi e Maione che scoprono, come sempre, che la parte dei buoni e dei cattivi non è mai così ben definita. L’indagine è il tema centrale del libro, ma non il solo, perché anche Bambinella non se la passa bene in questo romanzo. Si è innamorato ma per quelli come lui è tutto molto complicato.

” – Scarti, brigadie’. Io e Bambinella siamo scarti. Pagnotte uscite male, avete presente? Quelle che i forni buttano via o dànno a chi non può pagare. La gente come noi si incontra e si fa un po’ di compagnia. Per volersi bene davvero si deve anche stare bene, e quelli come noi bene non stanno mai.”

E poi Ricciardi naturalmente “portatore di un dolore immenso, come pervaso da una sofferenza che non aveva intenzione di dividere con nessuno”.

Il suo dolore nascosto, quello che non può confidare, lo allontana dall’amore. In Bianca, incontrata in Anime di vetro (8) ha trovato una compagnia che forse riesce a lenire il vuoto che lo circonda, che gli è più vicina di Livia, ma che non sostituisce Enrica.
E cosa farà Enrica, cosa deciderà? La famiglia e i figli che ha sempre sognato o un amore che non sa dove la porterà?

” – Ma non lo capisci che non si affronta così un matrimonio? Già quando ci si sposa amandosi follemente, con tutto il cuore, si finisce tante volte con il non parlarsi più e con il covare risentimenti. Figuriamoci se si comincia con un ‘tanto vale’.”

Le canzoni, con le loro strofe, con la musica, che non possiamo sentire dalla pagina scritta ma solo immaginare, fanno da contrappunto alle storie raccontate. E se la prima è una serenata senza nome  “La chiave della storia raccontata dalla canzone è la perdita. Lui va a cantare sotto la finestra di lei perché l’ha perduta”,
le altre sono invece antiche canzoni conosciute:
“Come pioveva” del 1918, i cui versi rimbalzano tra Maione e il dr. Modo con leggerezza, in un botta e risposta, a sottolineare la pioggia che continua a cadere;
anche “Parlami d’amore Mariù” ci regala un momento di spensieratezza;
“Voce ‘e notte” del 1903 cantata da un vecchio musicista a un giovane in una scena che sembra slegata dal racconto ma che aiuta a riflettere sulla perdita, la notte e l’autunno;
“The Man I Love” del 1924 è cantata invece da Livia e naturalmente è riferita a Ricciardi con il quale i rapporti si sono interrotti dal romanzo precedente.

Napoli, sempre, cornice e cuore di questi romanzi
“La popolazione della città non teneva in gran conto, almeno per quanto riguardava le strade più note, la toponomastica ufficiale. Una volta che aveva battezzato una via con un nome, si rifiutava di riconoscergliene un altro, anche se attribuito dopo pompose cerimonie con coperture di targhe e concerti di bande. Ragion per cui corso Umberto I, la lunga via che correva parallela al mare, un po’ all’interno, legando i grandi palazzi del centro alla stazione dei treni, era per tutti il Rettifilo, e così si sarebbe chiamata per sempre, re o non re.
Una specie di piccola, beffarda resistenza alle imposizioni dei tanti dominatori che si erano susseguiti.”

Due personaggi, un giovane e un vecchio, aprono e chiudono il libro, con i loro dialoghi, i silenzi e la musica; voci narranti fuori dalle storie ma che le uniscono dando significato ai sentimenti
“Che volete dire, Maestro?, domanda. In che senso l’amore è un guaio?
Il vecchio fa una smorfia, tenendo gli occhi chiusi. Un guaio, sì. Uno magari trova un equilibrio, una quiete. Si convince di avere raggiunto un minimo di serenità, che è un traguardo importante. poi arriva l’amore, col suo fantasma di felicità, e ti fa sembrare tutto grigio, inutile. Quello che hai diventa poco, una piccola, inutile meschinità…
Te l’ho detto guaglio’, è per questo che l’amore è un guaio, un guaio grosso. Perché quando ce l’hai, lo puoi perdere.”

Maurizio De Giovanni
Serenata senza nome
Notturno per il commissario Ricciardi
Einaudi, 2016

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