Truman – Un vero amico è per sempre

Ci sono argomenti difficili da affrontare, per il rischio di cadere nel drammatico o nel superficiale. Argomenti che si tende ad evitare perché non esistono le parole giuste da dire; come la malattia e la morte.
Truman è un film che tratta la preparazione alla morte con molta delicatezza. Commovente con ironia, non cade mai nel sentimentalismo artificioso ma lascia che una lacrima scenda silenziosa.
Possiamo vedere tante cose in questo film e io ne ho scelte alcune sulle quali soffermarmi, che non hanno a che vedere con gli aspetti cinematografici o con la bravura degli attori (splendidi!).
Prima di dilungarmi sulle due o tre cose che mi premono è utile ricordare, in breve, la trama: il film racconta la storia di Tomás che, dal Canada dove vive, si reca a Madrid per rivedere Julián l’amico di sempre, un attore di origine argentina, malato di un tumore senza speranza di guarigione.
I protagonisti sono tutti maschili, anche Truman il cane di Julián. Trascorrono quattro giorni insieme e, come è scritto nel sottotitolo, vediamo innanzitutto un film sul legame d’amicizia che resiste nonostante la distanza. Un’amicizia tra uomini che raramente è narrata con tanta sensibilità mettendo da parte luoghi comuni.
In uno dei migliori dialoghi i due amici si dicono cosa hanno imparato uno dall’altro:
“Che non chiedi mai niente in cambio”, dice Julián a Tomás;
“Sei coraggioso, per come affronti le cose” dice Tomás a Julián.
E in effetti queste sono le caratteristiche più evidenti del loro modo di porsi: generoso e disinteressato il primo, irruente e trasgressivo l’altro.
Truman è una presenza silenziosa, testimone e simbolo dell’amicizia, ma è anche tanto altro; è un canale attraverso il quale passano parole ed emozioni; lui traghetta i due uomini verso la separazione e rende evidente che il distacco della morte è ineluttabile.
Le visite dal veterinario o la ricerca di una famiglia che si prenda carico del cane, quando Julián non ci sarà più, sono i passaggi che permettono una piena consapevolezza del commiato imminente, difficile da spiegare altrimenti. Attraverso queste visite, incontri, ricerche, la preoccupazione per la separazione e la perdita viene spostata su Truman, e questo rende possibile dare parole alla fine che sarà.
I due uomini sono amici da sempre ma il dialogo non è materia facile per loro, come non è facile per gli uomini come genere. Poco abituati a dare voce ai sentimenti, agli stati d’animo; portati a non soffermarsi sul dolore, privilegiano l’azione. Organizzano, si muovono, ma le parole sono poche. Questo non impedisce di toccare con mano l’empatia e la vicinanza tra loro: le intuiamo dagli sguardi, dalla complicità di alcuni gesti, dalla presenza fisica.
Quando alla fine si salutano, in aeroporto, Tomás riconosce le parole rimaste in sospeso, il non detto e dice “avremmo potuto parlare di più e non lo abbiamo fatto”.
Le parole appartengono alle donne. Loro sono capaci di dare voce ai pensieri, di esprimere i sentimenti di dolore e rabbia usando le parole, di trovare le frasi per dare forma a ciò che non è rappresentabile.
Per prima viene la moglie canadese di Tomás che lo spinge a partire per andare dall’amico malato, prima che sia troppo tardi, dicendogli che potrebbe pentirsi di non averlo fatto. Tomás, come da modello maschile, tenderebbe a rimuovere ma accetta l’indicazione della moglie, che nel film non incontriamo ma è presentata come principio ispiratore del viaggio.
Poi c’è l’ex moglie di Julián che si fa carico di dare le parole a quello che succederà, di informare e preparare il figlio, come lui non riesce a fare; è lei che media nel rapporto tra padre e figlio, che scioglie il nodo tra i due facilitando la comunicazione.
Infine Paula, la cugina di Julián, è il collegamento tra i due amici. Ha avvisato Tomás della malattia dell’amico; telefona ogni sera al cugino per sapere come sta e diventa quasi una rompiscatole; esplode con parole di rabbia e sconcerto per le scelte di Julián, manifestando un dolore che sembra altrimenti silenzioso.
Insomma le donne hanno la funzione di mediazione e sanno trovare le parole che gli uomini non riescono a dire.
Un altro aspetto che colpisce del film è il comportamento delle persone nei confronti della malattia e della morte. Incontriamo due tipi di reazione: chi evita di salutare e addirittura incontrare chi è malato e morente perché non sa che dire; chi invece si avvicina esprimendo con semplici parole la comprensione umana.
La prima tipologia di comportamenti è tipica di persone che usano la negazione come meccanismo di difesa: non ti vedo e non ti penso; incapaci di accostarsi ai sentimenti disforici, alla tristezza che la vita riserva, rischiando di perdere umanità e barricandosi dietro la quotidianità delle piccole certezze. Perché viene facile voltare la testa e non immischiarsi nel dolore altrui, senza rendersi conto che anche parole semplici possono diventare un grande sostegno per chi sta male.
Il secondo tipo di persone è più raro e non chiude gli occhi di fronte alle sorprese negative che la vita riserva, le affronta senza sfuggire al confronto. Non importa che relazione c’è stata in passato, quando qualcuno soffre per una perdita o per una malattia la capacità di dire qualcosa, senza evitare, avvicinandosi anche con un semplice saluto è un segnale di grande forza e maturità.
In realtà i modi di affrontare la morte sono tanti quante le persone che si trovano a viverla: quello che il film racconta è il modo coraggioso e dolente di chi non vuole chiudere gli occhi alla realtà ma si prepara ad un passaggio sconosciuto, aiutato dalla presenza di persone amiche. Perché è vero che ‘Ognuno muore solo’, come scrive Hans Fallada, ma la vicinanza di chi si ama può fare la differenza nel modo di prepararsi alla fine della vita. E quindi preferisco concludere con la frase di E.M.Remarque “Il poco che un altro può fare è essere presente per poter dare forse un po’ di calore”.

Il film è uscito nelle sale italiane il 21 aprile 2016.
In Spagna ha ricevuto 5 premi Goya: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura originale.
I due attori principali, Ricardo Darin e Javier Camara, hanno ricevuto ex-aequo il premio per miglior attore al San Sebastian Festival.
Inoltre il film ha vinto il Premio per il benessere degli animali dell’Associazione Veterinari di Madrid e un omaggio va al tenero bullmastiff Truman, malato di leishmaniosi, morto quattro mesi dopo la fine delle riprese.

Truman – Un vero amico è per sempre
Regia: Cesc Gay
Spagna, Argentina, 2015

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2 thoughts on “Truman – Un vero amico è per sempre

    • Grazie szandri per il commento. Vedrai che il film merita veramente; di emozioni se ne provano tante guardandolo e scappano anche le lacrime ma quelle che nascono dall’empatia, dai sentimenti condivisi

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