L’impressionismo di Zandomeneghi

Les Italiens de Paris: così era chiamato il trio di artisti italiani presenti a Parigi durante gli anni della Bella Époque e dell’impressionismo. Sono Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931), Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846 – Saint Germain en Laye, 1884) e Federico Zandomeneghi (Venezia, 1841 – Parigi, 1917).
L’influenza dell’impressionismo francese è evidente nelle opere di tutti tre questi artisti, anche se con differenze di stile, ma tra tutti è Zandomeneghi quello che ha fatto parte del movimento a tutti gli effetti. Nel 2017 cade l’anniversario della sua morte e, a Palazzo Zabarella a Padova, gli viene dedicata una mostra antologica con un centinaio di opere tra dipinti a olio e pastello, da quelle giovanili a quelle della maturità, in un arco di tempo che va dall’ultimo decennio dell’Ottocento ai primi anni del nuovo secolo.

Federico Zandomeneghi è nato a Venezia nel 1841, quinto figlio di una famiglia di artisti. Il nonno Luigi e il padre Pietro erano scultori: il primo è stato intimo di Canova e il secondo ha realizzato il Monumento di Tiziano nella Basilica dei Frari a Venezia.
Federico però ha scelto di dedicarsi alla pittura. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti ma erano gli anni della dominazione dell’impero austroungarico e, per non essere arruolato nell’esercito austriaco, fuggì da Venezia. Nel 1860 si è recato in Sicilia al seguito di Giuseppe Garibaldi in una delle tante spedizioni. Nel tentativo di rientrare a Venezia è stato arrestato. Liberato grazie all’intervento paterno si è stabilito a Firenze nel 1862, dove ha iniziato a frequentare il Caffè Michelangelo e il gruppo artistico dei Macchiaioli, tra i quali Giovanni Fattori e il critico Diego Martelli, con i quali manterrà a lungo i contatti.
Nel 1866 si è arruolato volontario per combattere la Terza Guerra d’Indipendenza.
Tornato poi a Venezia ha fatto da ponte tra i Macchiaioli e gli artisti veneti.
Sono stati anni di impegno sociale e politico che troviamo riflessi anche nella sua arte. Nelle opere di questo periodo è evidente la sua adesione alla pittura della realtà dei Macchiaioli, nel riferimento a un realismo impegnato e di denuncia sociale; sono opere di costume dove ritrae popolane, rappresenta la miseria con la pittura della ‘macchia’ e dove si nota l’influenza di Giovanni Fattori.
Una delle opere significative di questa fase è Impressioni di Roma, del 1872: un grande dipinto ad olio, in orizzontale, dove si vedono i mendicanti, soprattutto donne e bambini, seduti sui gradini di San Gregorio al Celio a mangiare un pasto loro offerto in beneficenza.
La svolta è avvenuta con il viaggio a Parigi nel giugno 1874; la capitale francese, alla fine del XIX secolo, era il cuore culturale e artistico dell’Europa e viveva uno dei suoi periodi migliori richiamando quindi artisti da tanti paesi. Il viaggio di Zandomeneghi, iniziato senza programmi precisi, si è rivelato una scelta di vita. Inizialmente è stato ospitato da Fattori e, anche se i primi tempi non sono stati facili, si è inserito ben presto nel nuovo-nato gruppo artistico degli impressionisti. Pochi mesi prima, infatti, il 15 aprile nello studio fotografico di Nadar, in Boulevard des Capucines, si era tenuta la prima mostra di artisti indipendenti: Renoir, Monet, Degas, Sisley. Zandomeneghi si è inserito subito nel loro gruppo e ne è diventato protagonista a tutti gli effetti.
Sarà lui a introdurvi, nel 1878, il critico toscano dei macchiaioli Diego Martelli.
Tra Les Italiens presenti a Parigi, è stato l’unico ad aver partecipato direttamente alle mostre alternative a quelle ufficiali dei Salon, nel 1879, 1880, 1881 e 1886; anche dal critico Roberto Longhi è stato riconosciuto come “l’unico degli italiani a poter essere inserito tra gli Impressionisti”.
Zandò è il nome con il quale veniva chiamato negli ambienti artistici francesi.
Ha stretto legami con Degas, Pissarro e, in un secondo tempo, con Toulouse-Lautrec.
Ha goduto di un buon apprezzamento da parte del grande mercante Durand-Ruel, il mecenate dei pittori impressionisti. Il contratto con la Galleria parigina di Durand-Ruel ha garantito un certo successo di vendita delle sue opere permettendogli di lasciare il lavoro di disegnatore di un giornale di moda svolto per 15 anni.
Questo successo di vendita, oltre al carattere brusco dell’artista italiano, ha attirato il sarcasmo da parte di Degas e Renoir che non gli hanno fatto mancare battute e commenti pungenti. I due pittori erano gli artisti di punta della galleria e la rivalità tra tutti si è fatta più accesa con l’entrata di Zandò che il mercante sembrava considerare quasi un sostituto dei due maggiori, con fini commerciali per accontentare il grande pubblico.
L’artista con il quale ha legato in modo particolare è Edgar Degas, forse proprio per la somiglianza dei loro caratteri, essendo entrambi poco socievoli e burberi.
In Italia, invece, Zandò non ha ottenuto i riconoscimenti sperati: in una mostra personale alla Biennale di Venezia nel 1914 la sua opera è stata ritenuta troppo moderna.
il 31 dicembre 1917 Zandomeneghi è stato trovato morto ai piedi del letto. Pochi mesi prima, il 27 settembre, era morto il suo caro amico Degas.
Dopo la morte il suo studio è stato smantellato e le opere messe all’asta per pochi soldi.

La pittura di Zandomeneghi è molto vicina a quella di Degas e lo si nota in parecchie delle opere esposte. Al suo arrivo a Parigi Zandò ha aderito alla corrente dei ‘realisti’, che faceva capo a Degas, prediligendo temi legati alla città e agli ambienti domestici.
Da Degas ha adottato l’uso del colore a pastello chiamato il ‘dipingere a secco’. Questo metodo si era diffuso come alternativa all’olio negli anni Ottanta dell’Ottocento e molti artisti, tra i quali Toulouse-Lautrec, lo hanno fatto proprio. In Zandò gli effetti del pastello li vediamo anche quando usa la tecnica dell’olio con i colori stesi a striature, quasi filamentosi come nei divisionisti.
Dagli impressionisti riprende anche la composizione e da Degas il particolare taglio fotografico delle immagini che si nota nel frequente decentramento della figura, spesso spostata verso un lato del foglio o della tela.
Il caldo cromatismo veneto e la tavola di colori vivaci rimane, invece, una caratteristica specifica dell’artista italiano che si caratterizza proprio per la varietà e vivacità in confronto all’uso tonale di Degas e Renoir.
Anche nella scelta dei soggetti ritroviamo i pittori impressionisti: rappresentazioni di vie e piazze, con atmosfere della vita parigina; interni e nudi femminili; nature morte; soprattutto la predilezione per la figura femminile che in Zandomeneghi è realizzata senza, però, le deformazioni espressive di Degas, quelle delle sue ballerine. Le donne di Zandomeneghi sono rappresentate in tutte le azioni quotidiane, osservate nella loro intimità, colte nei momenti privati, quello della lettura, della toilette, del riposo, del risveglio, della conversazione.

La selezione delle opere da inserire è sempre una parte difficile; si tratta di un lavoro di limatura in quanto è necessario tagliare e tagliare perché non è possibile far stare tutte quelle che vorrei. Nonostante ci siano quadri che, in fine percorso, non mi hanno entusiasmato molto perché mi sono sembrati ripetitivi e poco espressivi, dove l’aspetto del prodotto commerciale piacevole mi è parso prevalere, ce ne sono altri che ho fatto fatica a tralasciare. Qui di seguito alcune delle opere che ho scelto con il criterio della rappresentatività ma anche del mio gusto personale.

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Federico Zandomeneghi, Place d’Anvers, 1880, olio su tela. Piacenza, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi

Place d’Anvers è un’opera realizzata nel 1880 ed esposta l’anno dopo alla sesta mostra degli Impressionisti. Lo scorcio prospettico del panorama è quello che l’artista vedeva dalla sua camera. La pennellata veloce, tipica dello stile impressionista, e le ombre colorate fanno pensare a Renoir mentre la stesura del colore a puntini richiama la tecnica divisionista.

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Federico Zandomeneghi, Visita in camerino, olio su tela. Collezione privata, seconda metà dell’Ottocento

Il tema della ballerina, caro a Degas, è stato ripreso anche da Zandò però in misura minore (tra lo opere conosciute sono solo tredici i dipinti e i disegni dedicati a questo soggetto), in modo più intimo e le figure femminili trattare con maggior realismo.

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La maggiore intensità nella rappresentazione delle atmosfere parigine è raggiunta nelle opere che riprendono il tema del Caffè, ritenuto da Degas essenziale per la pittura moderna.
I tre quadri presenti in mostra sono espressione della piena adesione di Zandomeneghi alla pittura impressionista

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Federico Zandomeneghi, Femme au bar, 1884, olio su tela. Mantova, Museo Civico di Palazzo Te

Questo dipinto inizia la piccola serie e il riferimento è ’L’assenzio’ che Degas ha realizzato tra il 1875 ed il 1876.
La figura femminile è al centro e le figure maschili sono seminascoste, ai lati; di una si nota solamente una mano. Lo spazio conciso, la prospettiva in diagonale e la colorazione severa, dove predominano i toni cupi, sono un evidente richiamo a Degas. Il dipinto rappresenta lo stretto legame tra i due artisti e anche lo stile di vita parigino dell’epoca che si svolgeva nei caffè quali luoghi privilegiati di incontro di artisti e intellettuali.

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Federico Zandomeneghi, Al Caffè Nouvelle Athènes, 1885, olio su tela. Collezione privata

Zandomeneghi rappresenta se stesso di spalle, il volto riflesso nello specchio, mentre parla con Suzanne Valadon (modella e musa di impressionisti, pittrice, madre di Maurice Utrillo).

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Federico Zandomeneghi, Coppia al Caffè, 1885 circa. Pastello su carta. Fondazione F.C. per l’Arte

Sono sempre loro due, mentre conversano. Suzanne è al centro della scena e i colori con i quali è dipinta sono più vivaci che nelle altre opere. Da notare la natura morta in primo piano, con la bottiglia, il bicchiere, il vassoio, il cucchiaino.

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I nudi femminili erano uno dei temi preferiti da Zandomeneghi, perché lo affermavano presso il grande pubblico. Ha iniziato a dedicarsi a questo tema dal 1886, dopo l’ottava mostra degli Impressionisti.

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Federico Zandomeneghi, Le tub (La tinozza) 1886-1894, olio su tela


‘Le Tub’ è uno dei tanti pastelli di donne che si lavano, che si dedicano alla toilette, e si inserisce nel filone ‘alla Degas’ di cui notiamo i richiami numerosi. Si tratta di un olio su tela ma il colore sembra quasi grattato, tanto da dare l’impressione di una colorazione a pastello. I segni di contorno della figura accentuano l’idea del disegno piuttosto che del dipinto.

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Numerose le opere con figure femminili, in ambienti piccolo-borghese, colte in momenti di intimità, di abbandono, di lettura. La figura femminile è un soggetto preferito e nei dettagli dell’abbigliamento, dei cappelli, dei gesti tipici come guardarsi allo specchio, indossare i guanti, pettinarsi si nota l’influenza esercitata dall’eleganza delle riviste di moda di cui è stato disegnatore per molti anni.

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Federico Zandomeneghi, Femme qui s’étire (Il risveglio) 1895, pastello su carta. Mantova, Museo Civico di Palazzo Te

Questo pastello è considerato dalla critica un’opera in cui Zandomeneghi ha raggiunto il punto più alto della tecnica della ‘pittura a secco’. Si tratta di una scena di genere e di un racconto sociale, dove il risveglio della donna, in primo piano ma di spalle, si contrappone alla cameriera sul fondo, nascosta dall’anta dell’armadio. Il taglio dell’opera è fotografico e il punto di vista originale. Il colore è steso a più strati, come filamenti sovrapposti. I pastelli usati dall’artista sono di diversa durezza per costruire dettagli e per dare lucentezza ai diversi colori. Zandomeneghi non ha usato fissativi in quest’opera.

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Nei ritratti femminili di Zandomeneghi ritroviamo l’influsso di Renoir, nei contorni delicati e sfumati.
Soprattutto la donna pensosa è uno dei temi prediletti, raffigurata in molte pose: sulla poltrona, davanti al caminetto, con un libro in mano, vicino a una finestra, con dei fiori.
Individuiamo anche il prototipo di bellezza femminile apprezzato dall’artista: pelle chiara e chioma fulva, sia nelle eleganti signore che nelle giovani popolane e nelle bambine.

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Federico Zandomeneghi, Mathilde, 1895 – 1900, pastello su carta. Pavia, Musei Civici del Castello Visconteo

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Federico Zandomeneghi, Femme au miroir, 1898, olio su tela, collezione privata 

Le donne sono il soggetto privilegiato nelle opere di Zandomeneghi. Quello che lo differenzia dagli altri impressionisti, che pure amano lo stesso tema, è la scelta cromatica più ricca e vivace. Questa, unitamente alla descrizione dei gesti, tende alla scoperta dell’intimità femminile, sia negli ambienti privati che nelle situazioni sociali, dal teatro, ai bar, ai giardini e alle piazze.
Le donne di Zandomeneghi sono una serie di ritratti e concludo con uno di questi che mi piace particolarmente per i colori caldi e per l’intensità dell’azione, l’isolamento nella lettura, che rende la bambina distaccata e lontana dal nostro sguardo.

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Federico Zandomeneghi, Bambina con i capelli rossi che legge, 1895

L’IMPRESSIONISMO DI ZANDOMENEGHI
Padova, Palazzo Zabarella (via degli Zabarella, 14)
1 OTTOBRE 2016 – 29 GENNAIO 2017

Le informazioni su Zandomeneghi e sulle opere le ho lette nel percorso espositivo curato da Francesca Dini e Fernando Mazzocco e promosso dalla Fondazione Bano. Alcune interessanti informazioni le ho trovate sul sito http://www.lombardiabeniculturali.it. Le foto sono tratte dal web.

2 thoughts on “L’impressionismo di Zandomeneghi

    • Grazie Alessandra. Nel 2001 ho visto alcune opere di Zandomeneghi a Trento in una mostra sugli italiani a Parigi nella fine dell’ottocento e mi aveva colpito la sua espressività nel disegno con i pastelli.
      In questa mostra monografica di Padova è possibile vedere l’evoluzione negli anni e i cambiamenti di stile. Non mi ha colpito come allora, ci sono luci e ombre, ma è sempre un artista di valore.

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