7 – 7 – 2007

Rocco Schiavone: un personaggio con luci e ombre che fa discutere da quando è arrivato in televisione. Diventa addirittura oggetto di minacciate interpellanze parlamentari da parte di Gasparri, Quagliariello e Giovanardi.
Sorprendente! Perché non esiste realmente questo Rocco Schiavone, è un personaggio di carta prima di diventare televisivo, uno di quegli eroi controversi di cui la letteratura poliziesca è piena. Basta pensare a John Rebus uno dei migliori personaggi del genere, nato dalla penna di Ian Rankin, scrittore scozzese.
Ma senza scomodare i grandi giallisti e autori di noir mi sono ripresa in mano l’ultimo romanzo di Manzini, quello che mi ha fatto conoscere questa figura di poliziotto che 6441-3.jpgfuma marijuana e che fa arrabbiare molte persone.
Devo dire che è l’unico libro che ho letto di questo autore e, arrivata a metà racconto, ho detto woww! All’inizio Rocco Schiavone mi è sembrato così rozzo, così orso e maleducato da farmi pensare che non mi piace per niente! Un vicequestore che, a suo dire, viene dalla parte ‘sbagliata’ e che frequenta la parte ‘sbagliata’ dell’umanità.
Ma…dentro quella sua pelle d’orso scopri che si nasconde un cuore delicato e tenero, ti accorgi che questo romanaccio dai modi scostanti è un uomo che ti piace, perché sotto la scorza che mostra è dotato di sensibilità e di emozioni delicate, che lo rendono umano.

Il romanzo inizia ad Aosta ma si svolge a Roma.
Schiavone, trasferito al nord, racconta cosa è successo sei anni prima; evoca un mare di ricordi che ci riportano al 7-7-2007, data di un giorno tragico. L’indagine per l’assassinio di due ragazzi, figli di papà, coinvolti in una affare più grande di loro, è uno dei fili conduttori della storia.
Certo non si può raccontare la trama di un giallo perché significa rovinare il romanzo e l’indagine va seguita leggendo il libro.
Però su Schiavone e la sua storia possiamo dire, perché scopriamo subito che la moglie Marina, sei anni prima, l’aveva lasciato per riflettere, in quanto “non le tornavano i conti” sui soldi del marito e voleva sapere la loro provenienza. Così ha scoperto che non è il poliziotto onesto che credeva ma uno che ha sempre arrotondato. E arriviamo al lato in ombra di questo uomo, che fuma spinelli e agisce con molta libertà nelle sue indagini, nel rispetto di un suo codice morale più che istituzionale
<< Come li ho fatti i soldi? Ho arrotondato. Ho arrotondato sui carichi di marijuana sequestrati, ho rubato le bustarelle di qualche assessore quando li ho beccati con le mani in pasta, ho rivenduto due quadri, sì! L’ho fatto! >> 
Ma non aveva mai fregato la povera gente, non aveva mai chiuso gli occhi davanti al potente che glielo ordinava.
<< Non sono un santo Mari’, non lo sono mai stato! >>
Marina viene da una famiglia agiata e da un quartiere bene, ha avuto una bella infanzia, ha frequentato le scuole giuste. A differenza di Rocco che ha avuto da subito a che fare con miseria, strozzinaggio e ha dovuto rimboccarsi le maniche a modo suo. Come i suoi amici, che non sono proprio nel giro della legalità, ma sono uniti tra loro e si appoggiano reciprocamente nelle varie traversie; seguono una strada diversa dalla sua, che è entrato in polizia, ma che mantiene però il senso della realtà di chi vive una vita difficile
“Quei tre ceffi spaparanzati sulle sue sedie, sui suoi lettini prendisole, erano i suoi amici. Da sempre. Da bambini, quando giocavano a calcio in piazza San Cosimato, a Trastevere, …
Sebastiano era l’orso, lento e rabbioso, rancoroso e peloso. Furio era il ghepardo, rapido, all’erta, vigile, generoso. Bricio era il levriero afgano, bello, con tutti i capelli al posto giusto, leale, fedele e stronzo come pochi.”

La storia d’amore con Marina è fatta di narrazione e di sentimento e le metafore servono per illuminare gli angoli bui che esistono in ogni rapporto. Metafore che hanno il sapore della storia, come quella del miracolo di San Clemente, un affresco che Marina sta restaurando nella Basilica di San Clemente in Laterano. Schiavone si reca da lei per parlarle, per capire che possibilità ci sono di recuperare il rapporto
<< Comunque questa è la storia del miracolo di San Clemente. Il prefetto Sisinio si accorse che sua moglie Teodora s’era messa ad adorare Cristo. E allora con i soldati volle riprendersela, proprio mentre San Clemente diceva messa. Vedi? Questo qui con le braccia aperte è San Clemente. Solo che Dio non lo permise. Acceccò Sisinnio e i soldati che, al posto della donna, portarono via una colonna di marmo. Sisinnio restò cieco, finché non tornò a casa…>>
Rocco si grattò la testa << È una bella metafora. Il marito era cieco perché non vedeva la verità>>.
E anche Rocco deve aprire gli occhi per non restare con un freddo pezzo di marmo invece che con la sua amata Marina. Chi ha ragione e chi ha torto? Si chiedono i due, per arrivare alla conclusione che nessuno sta del tutto dalla parte del giusto, che “parlano lingue differenti, ma dicono la stessa cosa. Dal che si capisce che è il nostro agire a essere giusto o sbagliato”.
Una bella metafora per capire che in una coppia i problemi si possono risolvere se si guardano insieme, senza avere la presunzione della verità personale, cercando di mettersi nei panni dell’altro per riuscire a capirsi almeno un poco e che esistono molti angoli in una persona, alcuni in luce e altri nascosti.

Nel corso delle indagini, che corrono parallele al racconto della sua storia, Schiavone conosce ragazzi che, nati in una situazione di benessere, non si rendono conto della cruda realtà della vita e ragazzi che la vita se la devono conquistare giorno per giorno. Come Steven, un giovane nigeriano che lavora in un bar. Quando Steven parla di Matteo, uno dei ragazzi trovati assassinati, mette in evidenza il diverso sguardo della vita tra chi ha provenienze e opportunità diverse
<< La verità? A me non è mai piaciuto. Rompeva sempre, aveva tutta una teoria sulla svolta, che nella vita basta una sola botta di culo e ce la fai per sempre. Secondo me non è così >>
<< È com’è? >>
<< Devi lavora’, te devi fa’ il mazzo, e se hai un po’ di culo, capace che campi bene. A me le botte di fortuna non mi convincono. Quelle sono per i pigri e per i disperati >>
Il sogno moderno di chi cerca la vita facile
<< … S’era messo in testa, sempre a sentire il padre, di fare un viaggio all’estero, sei mesi. Costa Rica. Il suo sogno era aprirsi un… >>
<< Bar sulla spiaggia eccetera eccetera >> lo interruppe Schiavone << Il solito sogno dell’italiano frustrato da ‘sto paese. Poi vanno lì e si accorgono che il chiringuito va male, che il Costa Rica non è quel paradiso che pensavano, che non hanno più la sanità, che il mare ogni giorno è una rottura di coglioni, e che i culi delle ragazze sudamericane si allontanano insieme ai soldi dal portafogli. Tornano a 45 anni in Italia e finiscono i giorni mettendo su una ditta per svuotare cantine >>

A metà romanzo c’è una scena tra le migliori, quasi una storiella a parte. Si svolge nel negozio di un antiquario a Roma, dove Rocco si reca per gelosia e curiosità. Vuole scoprire chi è l’uomo in compagnia del quale ha ‘spiato’ la moglie. Una di quelle scene che ti mettono buon umore e allegria dentro il cuore. Niente di che in realtà, ma risveglia una buona dose di ironia, delicatezza, simpatia.
“Quella visita si era trasformata in uno spettacolo al Sistina”: la giovane e bella segretaria si è innamorata del suo principale che però, per disgrazia di lei, è gay e lo rivela rompendo il sogno d’amore della ragazza
<< Ah, io sarei distratto? Senta un po’, Stefania, adesso le spiego e mi ascolti attentamente! Quei miei amici che entrano nel negozio con vestiti colorati, coi polsi snodati, che ridono a squarciagola e emettono urletti d’eccitazione cosa pensa che siano? Degli eccentrici? No! Sono gay! Come me, signorina Stefania! … >>
L’antiquario si chiama Domiziano, è amico di Marina, e tra lui e Rocco si stabilisce un’ottima intesa.
Questa è la parte leggera del libro, insomma, che cade proprio a metà e dà respiro prima di riprendere la seconda parte, ben più tragica.

Alla fine ti trovi a condividere le parole della vice ispettore Caterina che, a conclusione della storia, dice:
<< … piano piano, mese dopo mese, ho imparato a conoscerti. All’inizio ti detestavo, non lo nego  >>
<< E poi cos’è successo? >>
<< Hai un cuore. Lo tieni nascosto, ma ce l’hai. Ecco, quando ho capito qualcosa è cambiato… >>.

Antonio Manzini
7 -7 -2007
Sellerio Editore, 2016

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