Hokusai, Hiroshige, Utamaro

Prendetevi del tempo quando decidete di andare a visitare questa mostra. Tempo per informarvi sulla storia e l’arte giapponese leggendo i testi che, nelle varie sale, accompagnano le opere, tempo soprattutto per guardare le numerose silografie esposte, oltre duecento, ricche di dettagli che assorbono l’attenzione. Ogni disegno è una narrazione che porta in una dimensione tutta diversa dalla nostra per la leggerezza dei segni e la delicatezza dei colori, oltre alla rappresentazione della natura, dell’architettura e dei costumi e usi giapponesi.

L’esposizione celebra il 150° anniversario delle relazioni commerciali e di amicizia tra Giappone e Italia.
Sono circa 200 le silografie che troviamo nelle varie sale; provengono dall’Honolulu Museum of Art e appartengono a un genere artistico denominato ‘ukiyoe’ che letteralmente si traduce in ‘immagini del mondo fluttuante’.
Questa forma d’arte si colloca nel tardo periodo Edo. Nella storia del Giappone il periodo Edo va dal 1615 al 1868; un’epoca che ha segnato la fine delle guerre tra famiglie con la presa del potere da parte del clan Tokugawa che ha unificato il Giappone e garantito 250 anni di pace, favorendo lo sviluppo del commercio, dell’artigianato e della cultura d’intrattenimento. Ha preso il nome dalla capitale Edo, diventata centro amministrativo e culturale, che corrisponde all’attuale Tokyo, mentre la corte imperiale era rimasta a Kyoto.
L’ukiyoe, come genere artistico e letterario che raffigura l’effimero, ha assunto una visione più positiva nel periodo del potere Tokugawa, mentre nella prima fase era visto in maniera negativa in quanto il prevalere del pensiero buddhista insegnava il distacco dalle cose del mondo, considerate distraenti e illusorie.
Con lo sviluppo urbano e commerciale vi fu una riscoperta dei piaceri e un cambiamento di regole e valori. Anche l’arte si sviluppò con la produzione di immagini di piccole e medie dimensioni, acquistabili dai cittadini e facilmente commerciabili in varie forme, dai paraventi ai rotoli ai ventagli. La tecnica della stampa a matrice, usata finché non si consumava, ha favorito la diffusione delle immagini ukiyoe rendendo questo genere d’arte un fenomeno commerciale.
Le prime silografie, nel tardo Seicento, erano stampate in inchiostro nero e solo in seguito vennero aggiunti i colori arrivando alla policromia negli anni sessanta del Settecento.

Tre sono i massimi esponenti, artisti provenienti dalla classe della borghesia, che hanno prodotto una riformulazione premoderna dei motivi classici della pittura giapponese con i motivi paesaggistici delle quattro stagioni (Shikie), dei luoghi celebri (Meishoe) e della beltà femminile (Bijinga). Ne riporto, in sintesi, le caratteristiche principali per quanto riguarda la loro arte.

Katsushika HOKUSAI (1760? – 1849)
Considerato un artista eccentrico e uno sperimentatore, oltre alla pittura si è dedicato alla silografia, è anche molto noto a livello internazionale per la sua Grande Onda che è considerata l’icona dell’arte giapponese. La sua produzione è molto vasta, consta di libri illustrati, disegni, stampe, dipinti e viene suddivisa in sei periodi per i numerosi cambi di abitazione e anche di nome (circa trenta nomi d’arte diversi).

Utagawa HIROSHIGE (1797 -1858)
Hiroshige eccelle nella pittura del paesaggio che ha reso una sintesi di uomo e natura. Considerato un maestro della pioggia per la sua capacità di descrivere le atmosfere dei luoghi rappresentati è stato anche un innovatore nella composizione dell’immagine perché ha introdotto i caratteri della fotografia occidentale nella pittura giapponese. Ha influenzato anche la pittura europea di fine Ottocento, soprattutto l’impressionismo e il post-impressionismo: Van Gogh, Monet e Toulouse Lautrec hanno copiato le sue stampe e la sua impostazione pittorica.

Kitagawa UTAMARO (1751/64? – 1806)
Utamaro è famoso per il genere del ritratto e dell’arte figurativa che ha rinnovato, dagli anni novanta del Settecento, introducendo il ritratto femminile a mezzo busto (ōkubie). In vita è stato molto popolare e ha conquistato il mercato con le sue stampe policrome. In Francia è stata pubblicata nel 1891 una monografia a lui dedicata dal critico Edmond de Goncourt ‘Outamaro: le peintre des maisons vertes’, la prima di numerosi studi.

La mostra è suddivisa in cinque sezioni

I – La prima sezione è dedicata ai Paesaggi e Luoghi Celebri

I luoghi celebri sono uno dei filoni più importanti dell’ukiyoe in quanto fanno parte dell’immaginario giapponese. I protagonisti sono Hokusai e Hirosighe che dagli anni 30 dell’Ottocento hanno sviluppato il paesaggio come soggetto autonomo, mentre nel primo periodo dell’ukiyoe i soggetti preferiti erano ritratti di attori e beltà femminili.

Un genere d’arte grafica che si andato diffondendo dai primi decenni del Settecento è quello dei Surinomo (cose stampate), fogli di piccole o grandi dimensioni a scopo pubblicitario. Potevano esser biglietti di invito a spettacoli, inaugurazioni, cerimonie e anche biglietti d’augurio o calendari. Illustrano scene di vita quotidiana in modo dettagliato, come sale da tè o altri ambienti.

Ukie, invece, corrisponde alle vedute prospettiche e in alcune silografie di Hokusai vediamo l’interesse per la prospettiva, tecnica appresa dagli artisti occidentali dopo che nel 1729 l’ottavo shōgun Tokugawa aveva allentato il proibizionismo e permesso l’importazione di libri e stampe europee con incisioni di vedute. Con colori delicati e dettagli precisi sono rappresentati edifici e paesaggi, che permettono l’impiego del punto di fuga occidentale, con una prospettiva resa in modo originale e personale per la precisione del segno e delle figure contornate.

Tra i luoghi celebri (meisho) troviamo le Cascate: sia Hokusai che Hiroshige hanno rappresentato gli stessi luoghi in modo diverso, il primo nel formato verticale il secondo in quello orizzontale.

Nella Cascata di Amida domina il blu ed è di interesse la resa della prospettiva; vi sono due tipi diversi di prospettiva, quella a volo d’uccello nella parte alta della cascata e nelle figure umane sul prato e quella occidentale frontale nella parte centrale della cascata.

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Katsushika Hokusai, La cascata di Amida in fondo alla via di Kiso, 1832-1833 circa

I Ponti sono scelti come elemento principale nella serie di 11 silografie di Hokusai, uscite tra il 1832 e 1833. Si tratta di vedute di famosi ponti giapponesi

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Katsushika Hokusai, I ponti a tamburo presso il santuario di Tenjin a Kameido, 1833-1834 c.

Tra i luoghi più celebri c’è il monte Fuji e il maestro indiscusso di questo filone è Hokusai con Le trentasei vedute del monte Fuji, pubblicate tra il 1830 e il 1832. Sono quarantasei fogli sciolti in cui si nota l’uso del blu di Prussia, introdotto nel 1929 e usato da Hokusai in queste stampe policrome.
Il monte Fuji resta sullo sfondo, è in lontananza, mentre in primo piano ci sono scene di mare, di fiume, di case, di pesca, depositi di legname, temporali, piantagioni di tè.
Il monte Fuji è una presenza costante ma l’attenzione si sposta a scene di vita quotidiana che Hokusai, diversamente da Hiroshige, rappresenta e il soggetto in primo piano è sempre l’uomo.

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Katsushika Hokusai, Ejiri nella provincia di Suruga, 1830-1832 circa

La Grande Onda, icona dell’arte giapponese fa parte di questo ciclo di silografie. È una composizione drammatica dove è ben visibile l’introduzione dell’uso del blu di Prussia.

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Katsushika Hokusai, La (grande) onda presso la costa di Kanagawa, 1830-1832 circa

Mentre nella maggior parte delle silografie il monte Fuji è decentrato, in alcune è, invece,  in primo piano, ed è il colore a fare la differenza del tempo e delle stagioni.

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Katsushika Hokusai, Giornata limpida col vento del sud (o Fuji rosso), 1830 – 1832 c.

Anche Hirosighe ha rappresentato il Fuji visto dalla provincia del Suruga ma lo ha fatto in modo sui generis. Lo ha inquadrato nel formato del ventaglio pieghevole con un’iscrizione “Nuvola in cima al monte. Nei giorni senza vento, quando la nuvola in cima al monte è spinta verso il mare sarà tempo terso, quando è spinta verso il monte sarà pioggia”.

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Utagawa Hiroshige, Suruga. Fuji, 1852 circa

Hiroshige ha ottenuto un grande successo con la serie Le 53 stazioni di posta del Tōkaidō.
Quando la capitale amministrativa è stata spostata a Edo è stato reso obbligatorio il sistema delle residenze alterne (sankinkōtai), cioè i signori dei feudi dovevano risiedere a Edo per un periodo dell’anno. La strada più frequentata che conduceva da Edo a Kyoto era il Tōkaidō, lungo la costa, con meravigliose e varie vedute. Il passaggio frequente ha favorito lo sviluppo di città e stazioni di posta per i viaggiatori. Esisteva un altro percorso all’interno del paese che si chiamava Kisokaido, più montuoso e meno frequentato.
Le illustrazioni di Hiroshige hanno avuto molto successo commerciale, i viaggiatori le acquistavano come ricordo. Hiroshige è il maestro del Tōkaidō; ha fatto fortuna con le illustrazioni che venivano ristampate finché le matrici non erano consumate e anche modificate a richiesta.
La serie Reisho, pubblicata nel 1848-1849, in formato orizzontale, composta da 55 stampe delle 53 stazioni è presa come riferimento in mostra.

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Utagawa Hiroshige, Fukuroi. I celebri aquiloni della provincia di Tōtōmi, 1848-1849 c.

Anche Hokusai ha dipinto gli stessi luoghi. Le differenze tra i due artisti sono nei toni delicati, nelle immagini composte e silenziose di Hokusai mentre in Hiroshige i disegni  hanno maggior dinamismo e colori più vividi, oltre alla prospettiva a volo d’uccello.

II – La seconda sezione della mostra è dedicata alla tradizione letteraria interpretata da Hokusai

Sono parte della produzione matura di Hokusai la ‘Specchio dei poeti giapponesi e cinesi’ degli anni 1833-1834 e ‘Cento poesie per cento poeti’ degli anni 1835-1836.

Specchio dei poeti giapponesi e cinesi è una serie di dieci silografie in formato verticale, in cui Hokusai si firma Manji, dedicata ai maggiori poeti e rivolta a un pubblico colto.
I poeti sono rappresentati nel paesaggio che richiama la loro terra e ispira i loro versi, difficilmente comprensibili. La rappresentazione del soggetto è ispirata alle caratteristiche psicologiche.
I colori sono molto brillanti e i paesaggi incorporano l’azione umana.
Trasferisce i versi nella parte in alto a destra.

Rihaku (Li Bai) è un’opera verticale in cui la cascata e le rocce danno potenza alla scena. Il poeta cinese è rivolto verso la cascata, appoggiato a un bastone, con due bambini attaccati alle sue vesti

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Katsushika Hokusai, Rihaku (Li Bai), 1833-1834 circa

In Cento poesie per cento poeti in racconti illustrati della balia si firma Saki no Hokusai Manji. Rappresenta poesie raccontate dalla balia, in libera interpretazione. Qui il formato è orizzontale e ogni paesaggio, illustrato con colori brillanti, è accompagnato a versi (Tanka) in corsivo giapponese (Hiragana) del poeta rappresentato.

III – La terza sezione è dedicata alla natura, genere nel quale Hokusai e Hiroshige sono rivali.

Il rapporto con la natura del popolo giapponese è insito nel pensiero religioso shintoista che vede la presenza divina in ogni elemento del mondo. Nel mito della creazione l’uomo occupa un posto al pari di alberi, fiori, animali, mare, rocce, erba.
Il genere pittorico che rappresenta gli elementi della natura si chiama “kachōga” (pittura di fiori e uccelli). Nasce dalla tradizione pittorica cinese e dalla metà del Settecento ha ottenuto il massimo sviluppo in Giappone, dopo che furono importati dalla Cina libri illustrati.
Il genere era utilizzato dai maestri ukiyoe per paraventi e altri elementi d’arredo, a scopo decorativo.
Con Hokusai e Hiroshige il genere ‘fiori e uccelli’ ha acquistato importanza. È stato soprattutto il secondo a ottenere maggior successo per la leggerezza, decoratività e serenità delle sue opere. Hokusai è più analitico e drammatico.
Peonie, papaveri, ortensie, pini, farfalle, quaglie, pesci, insetti sono i soggetti, da soli o insieme, di queste opere; la gru è un soggetto frequente, simbolo di longevità, come la tartaruga dalla coda lunga.

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Utagawa Hiroshige, Libellula e crisantemi, 1837-1838 circa

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Katsushika Hokusai, Gru sopra un pino innevato, 1834 circa

IV – Arriviamo alla sezione dedicata a Utamaro e alle opere in cui celebra bellezza e sensualità

Utamaro è stato maestro del genere bijinga (pittura di beltà femminile), un filone apprezzato sul mercato tra Settecento e Ottocento.
Ha studiato i ritratti di Shunshō (1726-1792) e, negli anni novanta del Settecento, ha rivoluzionato il ritratto femminile. Ha aggiunto attenzione ai tessuti, alle acconciature e al trucco oltre ad un’analisi psicologica attraverso espressioni del viso, direzione dello sguardo, smorfia delle labbra, pose e movimenti del collo e delle mani. Ha rappresentato le cortigiane delle case da tè, nel quartiere di piacere di Yoshiwara che frequentava con il suo editore.
Quando il governo intervenne con una politica restrittiva dei costumi ha iniziato a rappresentare anche donne comuni come madri, mogli e altri personaggi del mito e del teatro. Il pensiero neoconfuciano bandiva prodotti e cultura di lusso, quindi anche ritratti di cortigiane e bellezze femminili. Questo ha portato ad uno studio più attento della bellezza semplice, quotidiana, dell’analisi della personalità attraverso azioni abituali.
Ne La ragazza precoce Utamaro ha raffigurato una giovane donna che morde un fazzoletto per controllare il proprio impulso a parlare, nel rispetto delle regole del pensiero confuciano di buona condotta. Il dovere di adeguarsi alle regole imposte dalla società patriarcale produce conflitto.

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Kitagawa Utamaro, La ragazza precoce, 1802

V – La quinta e ultima sezione chiude la mostra con i Manga di Hokusai

I manga sono disegni, studi, schizzi, sulle pagine rilegate di volumi. Riproducono tutto quello che l’artista vedeva, dalle foglie, agli animali, alle onde, alle espressioni fisionomiche, le smorfie, gli atteggiamenti. Sono quindici volumi intitolati
‘Educazione dei principianti tramite lo spirito delle cose. Schizzi sparsi di Hokusai’ noti con il nome popolare di manga. Non sono fumetti o libri di svago ma una raccolta dei disegni del pittore a scopo didattico, per insegnare a disegnare e a dipingere ad allievi e amatori. Sono rappresentati animali, uomini, donne, piante, agenti atmosferici e tutto quello che la fantasia dell’artista vedeva.
Ristampate negli anni, hanno avuto successo ben oltre il Giappone. Arrivate in Francia nel 1856 come carta per imballare ceramiche sono diventate oggetto di studio e hanno ispirato artisti come Degas e Manet, Van Gogh e Toulouse Lautrec e molti altri fino ad arrivare al genere dell’art nouveau.

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Le foto delle opere sono prese da internet mentre la descrizione della mostra è una sintesi personale con l’utilizzo delle spiegazioni presenti durante il percorso espositivo.

HOKUSAI
HIROSHIGE
UTAMARO
Palazzo Reale, Milano
22 settembre 2016 – 29 gennaio 2017

2 thoughts on “Hokusai, Hiroshige, Utamaro

    • Ti ringrazio e sono andata subito a leggere il tuo post sulla mostra. Mi è piaciuto il soffermarsi sulla Grande Onda di Hokusai e sul monte Fuji. La pittura giapponese mi è sempre piaciuta e ho visto qualche mostra precedente, sempre bella. Anche la cultura giapponese mi affascina ma, essendo così lontana dalla nostra, mi sembra sempre che mi sfuggano molte cose.

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