Attorno a Klimt. Giuditta, eroismo e seduzione

“La Giuditta partecipa dell’immaginario romantico. In verità, ella incarna perfettamente il personaggio della ‘femme fatale’ cara agli scrittori contemporanei, simbolo al tempo stesso della seduzione della carne, delle forze dell’istinto e del terrore della castrazione”
Théophile Gautier
Salon de 1847

La figura di Giuditta è un’icona nell’arte e la mostra di Mestre al Centro Cuturale Candiani con un’ottantina di opere mostra le evoluzioni di questo mito. Sono dipinti che provengono dalla Fondazione dei Musei Civici di Venezia, dal Mart di Trento e Rovereto e da collezioni private. Il fulcro è l’opera di Gustav Klimt ‘Giuditta II’ (Salomè), acquistata dalla galleria d’Arte Moderna di Cà Pesaro nel 1910 in occasione della Biennale d’Arte.

Della vicenda di  Giuditta  che taglia la testa a Oloferne esistono numerose versioni, dipinte nei secoli dai più noti artisti italiani e stranieri, da Botticelli a Tiziano, da Michelangelo a Caravaggio, da Artemisia Gentileschi, da Rubens, fino ad arrivare a Klimt in una trasfigurazione della figura in senso moderno e simbolista.
Confesso che mi sono recata alla mostra di Mestre attratta dalla fantasia di vedere almeno alcune di queste opere di grandi, come in una galleria immaginaria creata dalla mia mente. E sono rimasta, inevitabilmente, delusa in un primo momento perché a parte il dipinto di Klimt (che comunque da solo vale il viaggio) e di qualche altro artista, molte delle opere presentate sono comunemente considerate minori. Ma mi sono resa conto ben presto che il percorso ben illustra i passaggi che nella storia dell’arte questo mito ha attraversato: da figura femminile angelicata e ispirata dalla grazia divina è diventata una figura femminile seduttrice e sensuale che fa emergere le ombre, il lato nascosto o rimosso della sessualità.
Le varie epoche raccontano quindi, con Giuditta, aspetti diversi del femminile a seconda della visione che la società ha della donna e del suo ruolo e a seconda della suggestione che vuole dare: virtù, bellezza, audacia o seduzione.

Partiamo dai primi secoli dell’anno Mille e troviamo codici del XIII e XIV secolo che propongono questa figura come esempio di punizione degli infedeli.

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Hartmann Shedel (1440-1514) Liber Chronicarum. Norimberga, Anton Koberger, 1493  MUVE, Biblioteca del Museo Correr

Nel rinascimento la figura di Giuditta viene invece letta in chiave politica, come virtù civica e lotta per la libertà e rappresentata come una donna innocente e pura, delicata anche se impugna un coltello che, però, sembra tutt’altro che un’arma. L’aspetto della violenza è, in maniera evidente, scotomizzato nell’associazione con il femminile e la donna rimane una dama gentile, inadatta all’aggressività e all’uso della forza fisica.
Questa immagine cambia con Caravaggio prima e Artemisia Gentileschi poi che la mostrano, invece, capace di crudeltà e di atti tremendi, come tagliare la testa a un uomo. Giuditta diventa così una donna robusta e  in grado di usare la propria forza senza esitazione, anche se rimane esempio di fortitudine.

Il mito si espande e la seduzione assume un ruolo di rilievo tanto che a Giuditta vengono accostati molti altri miti classici. Soprattutto il mito di Leda, che viene sedotta da Zeus trasformato in cigno, è proposto da molti artisti. Ma anche Danae, Europa, Io, Dione sono figure femminili rappresentate per raccontare storie di seduzione e metamorfosi.

L’immagine di Giuditta cambia soprattutto tra gli ultimi anni del 1800 e il 1900: diventa una donna sensuale e la sessualità è la caratteristica in primo piano di questa nuova rappresentazione che trova il suo maggior artefice in Gustav Klimt (1862 – 1918) pittore viennese secessionista “che portò alle loro più radicali conseguenze quei fenomeni dell’arte del tempo comunemente indicati come simbolismo e come pittura dell’Art Nouveau” (Johannes Dobai).
Klimt, a distanza di otto anni, dipinge due opere con lo stesso soggetto che rappresenta l’archetipo femminile klimtiano dove “Giuditta non è l’eroina storica ma un genere di donna contemporanea… Non vi è dubbio che la scelta di un soggetto come Giuditta è per Klimt simbolo della punizione inflitta dalla donna all’uomo che egli deve espiare con la morte… In Giuditta, eroina castigatrice, si congiungono ancora una volta Eros e Morte in sintonia con il clima dell’epoca” (Gilles Néret)
Giuditta I del 1901 ha un taglio verticale e rappresenta una donna a metà busto. L’oro, come colore, domina il dipinto e la figura femminile assume una grande carica erotica mentre la testa di Oloferne è decentrata in basso a destra, tagliata a metà dalla cornice in rame sbalzato.
Giuditta II (Salomè), l’opera in mostra, è dipinta nel 1909 e chiude il periodo aureo di Klimt. L’oro è soprattutto quello della cornice mentre sulla tela i colori sono più accesi della Giuditta I. Soprattutto questa seconda Giuditta sembra il “prototipo della forza perversa della femminilità” (Federica Armiraglio).
L’immagine si sviluppa in verticale e la figura femminile sembra allungarsi oltre la base del quadro. L’effetto è accentuato dalla sinuosità delle linee serpentine che attraversano il corpo della donna. La nudità del busto, l‘espressione tesa e concentrata del viso e le mani ad artiglio trasformano il tema della sensualità dolce della prima Giuditta in una più inquietante e feroce. Per alcuni critici è la rappresentazione dell’estasi dell’orgasmo femminile.
Soprattutto le mani contratte, a meta della tela, attirano lo sguardo. Sembrano artigli che tengono i capelli della testa mozzata che si vede in basso a destra.
La prorompente sensualità di queste immagini “rappresentò una provocazione per quella classe sociale che in altri casi aveva accettato le trasgressioni dell’artista, cioè la borghesia ebraica. Questa volta egli aveva infranto un tabù religioso… Era certamente Salomè a cui Klimt si riferiva, la tipica ‘femme fatale fin de siècle’… E infatti nei cataloghi e negli articoli delle riviste sempre più spesso i dipinti di Giuditta apparivano con il titolo modificato di Salomè” (Gilles Néret).
L’associazione Giuditta-Salomè mostra quindi la donna che con le armi della seduzione annienta il potere e l’identità dell’uomo che si lascia prendere. Una visione del femminile che è privata e non più eroica e valorosa come nella tradizione religiosa. Un’intimità che viene svelata dalla nuova cultura che attraversa il periodo.
La Giuditta di Klimt non è quella di Caravaggio e altri pittori del rinascimento. Rappresenta la donna che ha scoperto la propria sessualità, che pesca nell’inconscio le proprie pulsioni lasciandole libere di esprimersi. È il secolo di Freud che, come Klimt a tanti altri artisti, studiosi e letterati, compie il passaggio di un’epoca. La formulazione psicoanalitica è quella che aiuta a comprendere questa nuova visione del femminile che spaventa per la libertà con la quale si esprime e mostra, nella rappresentazione pittorica, le paure che il maschile vive come demone della castrazione (la testa tagliata diventa simbolo della perdita di potere e di identità dell’uomo a opera della seduzione femminile).
Nino Barbantini, direttore di Cà Pesaro nel 1910 alla IX Biennale di Venezia, alla quale Klimt ha partecipato con 22 opere tra cui anche Giuditta II (Salomè), ha scritto:
“…la Giuditta del pittore nuovissimo è la Giuditta della storia terribile, piena di orrore e di ribrezzo, che ancora discinta dall’orgia, contrae la faccia e le mani; è la creatura strana, agitata tutta nell’anima e nei nervi dalla sua avventura e dall’omicidio, e che passa in mezzo alla guerra coll’immagine tragica davanti agli occhi, con il pericolo alle spalle ai fianchi”.
L’arte di Klimt a questa Biennale è stata ignorata e ridicolizzata, ma il Comune ha deciso lo stesso di acquistare una delle opere e così Giuditta II è diventata uno dei capolavori del museo di Cà Pesaro.

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Gustav Klimt (1862-1918) Giuditta II (Salomè)  Olio su tela   MUVE, Cà Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna

La sessualità femminile è quindi ormai sdoganata ed Egon Shiele la rappresenta senza veli e senza bisogno di ricorrere a miti e a narrazioni simboliche.
Shiele è stato allievo di Kilmt ma si è staccato presto dalla Secessione per avvicinarsi all’espressionismo tedesco. Nato a Vienna nel 1890 e morto a soli 28 anni nel 1918 ha lasciato migliaia di disegni tra autoritratti e ritratti.
Si è formato nella Vienna degli incubi e della psicoanalisi dove l’uomo moderno soffre l’alienazione della perdita del proprio IO e la sua arte provocatoria, e da molti giudicata scandalosa, si oppone alla morale della società ma nello stesso tempo indaga l’animo umano.
L’erotismo di Schile è particolare, le sue figure non sono proporzionate, hanno pose che le rendono caricaturali; spesso sono mutilate, in modo da focalizzare l’attenzione su spunti precisi.
L’ossessiva ricerca erotica e anatomica non rende i corpi attraenti e seducenti, come nella pittura di Klimt, ma rivela malinconia e disperazione.
Studio per ragazza è uno dei quattro nudi presenti in mostra

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Egon Schiele (1890-1918) Studio per ragazza, s.d. Matita e pastello su carta. Collezione privata in deposito presso: MUVE, Cà Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna

La pittura di Edvard Munch (1863-1844), esponente dell’espressionismo nordico, è come un grido interiore che porta alla luce le sofferenze dell’uomo moderno e che esprime inquietudine e incubo in una dimensione psichica di angoscia.
La donna di Munch è un mistero che l’artista indaga con i miti e figure simboliche che mostrano un profondo senso di minaccia. La donna è divorante e la sua potenza sessuale è crudele e distruttiva e l’uomo ne viene consumato.

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Edvard Munch (1863-1944) La Vanità, 1899 Litografia MUVE, Cà Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna

Le donne ritratte da Fernand Khnopff (1858-1921), pittore simbolista belga, non sono minacciose come quelle di Munch o svelate come quelle di Shiele ma misteriose e irraggiungibili. Bellissime, algide mostrano una dimensione diversa dalla realtà, quella del sogno e dell’inconscio che hanno una funzione fondamentale nell’opera di questo artista. L’accostamento con oggetti simbolici rende le rappresentazioni enigmatiche, ambigue.
In Maschera Bianca del 1907 i toni pastello e la delicatezza dei tratti svelano e celano il volto nello stesso tempo. La modella è Marguerite, la sorella dell’artista che con i suoi capelli rossi, gli occhi cerulei e l’incarnato bianco rappresenta l’ideale di bellezza eterna e misteriosa nello stesso tempo, quella inconoscibile e irraggiungibile

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Fernand Khnopff (1858-1921) Maschera bianca, 1907 Disegno a matita, pastelli, cera  MUVE, Cà Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna

Le atmosfere fiabesche, dorate e decorate, nate con la Secessione viennese di cui Klimt è l’ispiratore hanno influenzato anche Venezia. Vittorio Zecchin nelle sue opere usa materiali e tecniche diverse: decorazioni, dipinti, vetri, arazzi, arredi.
Famoso è il ciclo decorativo de Le Mille e una notte, pannelli realizzati nel 1914 per la sala da pranzo dell’Hotel Terminus a Venezia, in cui la decorazione a tessere e murene unisce la tradizione veneziana alle influenze secessioniste. Le figure femminile sono misteriose e ma non inquietanti e la loro sembra essere una dolce seduzione.

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Vittorio Zecchin (1878-1947) da Le Mille e una notte, 1914 Cà Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna

Gli impulsi umani e le motivazioni profonde non sono mutate nei secoli; il bene e il male, l’odio e l’amore sono soggetti agli stessi meccanismi e la loro rappresentazione cambia nello stile ma non nel contenuto.
La rappresentazione del tema di Giuditta nell’arte contemporanea è realista, non ha niente di eroico o fiabesco o misterioso ma propone senza veli una donna liberata dal mito che si muove tra sessualità e violenza, seduzione e morte.

La rappresentazione di Giuditta e Oloferne del 2006 di Rocco Normanno (1974) è un dipinto ad olio, iperrealista.
Sul sito in costruzione del pittore si legge “Arte contemporanea figurativa, ispirata alla pittura classica del ‘seicento, con ritratti, nature morte e quadri di figure”.
E Vittorio Sgarbi sostenitore e promotore dell artista scrive
“Un caravaggesco vivente, l’ultimo dei caravaggeschi, Giacché Normanno traveste i personaggi delle storie bibliche in abiti contemporanei e non è all’opera soltanto un virtuoso, ma un nuovo e autentico pittore della realtà. Gli episodi più consueti della iconografia religiosa si rinnovano sulla scena della vita quotidiana.”

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Rocco Normanno (1974) Giuditta e Oloferne, 2006  Olio su tela Pistoia, collezione privata

In chiusura

Sarah Lucas (1962) è una protagonista femminile sulla scena artistica internazionale. Ha rappresentato l’Inghilterra alla 56^ Biennale d’Arte a Venezia.
Definita anche una ‘bad girl british’ per le sue rappresentazioni prive di ipocrisia, estremiste ma anche piene di ironia, che mettono in luce i tabù e le paure riguardo al sesso, al corpo e a tutto quello che è in ombra e inquieta.
Au naturel’ è una composizione del 1994, un’opera di genere surrealista. Un vecchio materasso appoggiato al muro e oggetti di uso comune come un secchio, due meloni, due arance e un cetriolo che rappresentano organi genitali femminili e maschili. Il rimando a simboli sessuali è evidente e con un linguaggio artistico che richiama e traduce quello verbale più ‘volgare’ e colorito.

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Sarah Lucas (1962) Au Naturel, 1994  Materasso, secchio, arance, meloni e cetriolo Collezione privata

L’impressione nel trovarmi, a fine percorso, davanti a quest’opera?
Sorpresa iniziale e sconcerto; corrugarsi della fronte in forma interrogativa.
Poi un aperto sorriso, quasi una risata, per la potente ironia della rappresentazione, sintesi di una vera mente creativa.
Infine mi sono avvicinata alla targhetta per vedere il nome dell’artista.

Attorno a Klimt. Giuditta, eroismo e seduzione
Mestre – Centro Culturale Candiani 
14 dicembre 2016 – 5 marzo 2017

Le fotografie delle opere le ho scattate alla mostra e alcune non sono venute proprio bene ma le preferisco comunque a quelle che si possono trovare in rete, perché c’è sempre un tocco individuale soprattutto nei difetti. Il testo scritto è un’elaborazione personale, sintesi delle   brevi presentazioni lette durante il percorso espositivo e, soprattutto, di approfondimenti tratti da libri e articoli che parlano dei pittori citati.

4 thoughts on “Attorno a Klimt. Giuditta, eroismo e seduzione

  1. Pingback: Giuditta – Pensieri lib(e)ri

  2. Interessante come ogni volta un mito assumi valenze e sfumature diverse a seconda dell’epoca che attraversa, anche attraverso l’arte. Bella questa mostra, altrettanto il tuo post dedicato. Vado subito ad inserire il link nella mia pagina 🙂

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