I cigni di Leonardo

“Con un genio come Leonardo, anche un ritratto altrui è più un riflesso dell’artista che della persona ritratta. L’anima che intende evocare è la propria”

I-Cigni-Di-Leonardo-Narrativa-Straniera-Karen-Essex.jpgI cigni di Leonardo di Karen Essex
Bompiani, 2006

La Leda col cigno della copertina è una copia della Leda, andata perduta, che Leonardo ha dipinto a Milano nel periodo del suo lungo soggiorno alla corte di Ludovico il Moro, in quella prima parte del Cinquecento così ricca di storia e di arte. E di storia e di arte racconta Karen Essex, giornalista e scrittrice americana, autrice di biografie storiche, in questo romanzo dove le donne dipinte da Leonardo nei suoi famosi ritratti diventano protagoniste di primo piano nelle vicende di quegli anni.
Ho letto questo libro qualche anno fa e mi è tornato alla mente in questi giorni in cui si parla tanto della Dama con l’ermellino, diventata proprietà dello stato polacco che ha acquistato la collezione Czartoryski, di cui il ritratto fa parte, per 100 milioni di euro. La notizia è stata data gli ultimi giorni del 2016 e ha destato un bel po’ di polemiche per la cifra molto bassa, considerando che il ritratto, da solo, è assicurato per 350 milioni di euro.
La Dama con l’ermellino è il ritratto di Cecilia Gallerani dipinto da Leonardo negli anni 1489–1490 e conservato a Cracovia dove, sembra, rimarrà.

Ne I cigni di Leonardo i personaggi sono tutti realmente esistiti e il romanzo si spinge a indagare la rete di relazioni che li unisce. Una storia romanzata quindi che si rifà ai dati conosciuti.
Il fulcro è il rapporto tra due sorelle, Isabella e Beatrice d’Este, protagoniste, soprattutto la prima, della scena culturale e politica del Rinascimento. Il racconto si svolge tra il 1489 nella città di Ferrara, dove Isabella spiega al suo futuro marito Francesco Gonzaga di essere “cresciuta in una terra di favole e miracoli”, e il 1506 nella Milano occupata dai francesi, dove i ‘miracoli’ costano grandi compromessi politici e la Storia non risparmia nessuno, neppure i più audaci come Ludovico il Moro, sconfitto e imprigionato dal re di Francia.

I dati storici
Isabella e Beatrice d’Este sono figlie del duca Ercole d’Este e di Eleonora d’Aragona. Isabella sposa, nel 1490, Francesco Gonzaga signore di Mantova e condottiero della Repubblica di Venezia (Isabella donna colta e abile politicamente riuscirà a far diventare Mantova un ducato). Beatrice, nel 1491, sposa invece Ludovico il Moro. Il Moro è reggente del ducato di Milano, dal 1480 al 1494, per conto del nipote Gian Galeazzo e, alla morte di questo (sembra in circostante misteriose), diventa duca fino al 1499 quando viene sconfitto dal re di Francia Luigi XII, pretendente per parentela alla signoria di Milano. Opera in questa corte Leonardo da Vinci e, nel lungo periodo della sua permanenza, crea capolavori.

Il romanzo
Il rapporto tra le due sorelle, che hanno tra loro solo un anno di differenza, non è un rapporto semplice e lineare ma caratterizzato da ambivalenze, gelosie, rivalità e affetto. Il ducato di Milano è più importante e ricco della piccola Mantova e Isabella prova invidia, soprattutto per la presenza di un artista come Leonardo da Vinci in quella città, mentre lei deve ‘accontentarsi’ del vecchio Mantegna.
Durante una sua visita alla corte di Milano vede il ritratto di Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro, e ne rimane profondamente colpita. Il quadro, dipinto da Leonardo è conosciuto come la Dama con l’ermellino
“… l’ermellino è solo uno dei molti simboli del Moro. L’ha voluto lui nel quadro. O forse è stato il maestro a proporlo. L’ermellino è uno dei suoi temi prediletti. Dice la leggenda che, inseguito da un cacciatore, l’ermellino preferisce affrontare la morte che infilarsi in una tana, perché non vuole sporcarsi. Il maestro è un fanatico della pulizia.”
“Forse vuole anche suggerire che il Moro ha un po’ del furetto.”

“L’ermelino è anche un rebus sul nome di Madonna Cecilia. per questo il maestro l’ha inserito nel quadro. Galè significa ermellino, in greco.”
“Mi piace l‘ingegnosità del tutto,” dice Isabella, “a prescindere dal suo significato. Ma potrebbe voler dire che Madonna Cecilia ha il Moro nelle sue mani!”
Da allora Isabella, che capisce come l’arte di Leonardo possa rendere immortali, insiste con lui per avere un suo ritratto. Invano!

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Leonardo da Vinci, Dama con l’ermellino, dipinto a olio su tavola, 1488-1490

Le donne, come in un negativo, diventano qui le figure in primo piano della Storia che, nella versione ufficiale, le ha sempre relegate sullo sfondo e attraverso i ritratti di Leonardo emerge la loro personalità.
Isabella appassionata e calcolatrice insieme, amante delle arti e colta, all’inseguimento del genio di Leonardo per continuare a vivere nel tempo. Obiettivo che non riuscirà a raggiungere, non ottenendo il ritratto che vorrebbe ma solo un semplice schizzo preparatorio.

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Leonardo a Vinci, Studio per il ritratto di Isabella d’Este, 1500 ca.

Lei che è molto sensibile all’immagine di sé ottiene da Leonardo solo un disegno, un cartone preparatorio (ora conservato al Louvre) che Leonardo nel 1499 durante un soggiorno a Mantova, ospite dei Gonzaga, abbozza senza mai completarlo in un dipinto, nonostante le molte e molte lettere e richieste della marchesa.
Lei riesce a diventare immortale nella storia grazie solo a se stessa, alla sua cultura e capacità politica, anche se non ottiene nell’arte il posto desiderato.

L’arte di Leonardo celebra due donne che non sono le prime nelle corti di allora: Cecilia Gallerani e Lucrezia Crivelli.
La prima nella Dama con l’ermellino è l’amante del Moro quando questi sposa Beatrice nel 1491, anno in cui nasce anche il figlio di Cecilia e Ludovico, Cesare. Poi Cecilia sposa il conte Bergamini e diventa un’apprezzata poetessa anche se i suoi versi rimangono inediti.

Leonardo dipinge Lucrezia Crivelli ne La bella ferronière (forse) tra il 1490 e il 1495.

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Leonardo da Vinci, La belle ferronnière, 1490, olio su tavola

Lucrezia Crivelli, giovane dama di compagnia, è l’ultima amante di Ludovico quando  Beatrice muore di parto nel 1497. Oltre a La bella ferronière sembra essere stata ritratta da Leonardo anche nella figura della Madonna delle rocce, nella seconda versione dipinta per la Chiesa di San Francesco Grande tra il 1494 e il 1508.  Anche lei ha avuto un figlio dal Moro, Giampaolo.

Tra queste donne c’è la sofferenza per gelosia e la passione che Beatrice prova per il marito Ludovico.

L’attribuzione delle identità alle donne dipinte da Leonardo è una questione controversa. La più sicura sembra essere Cecilia Gallerani nella Dama con l’ermellino, mentre le altre sono ancora oggetto di letture e interpretazioni. Ma, come riflette Isabella ammirando i ritratti di Leonardo, “Con un genio come Leonardo, anche un ritratto altrui è più un riflesso dell’artista che della persona ritratta. L’anima che intende evocare è la propria”.

Nel romanzo, naturalmente, ci sono Ludovico il Moro e Francesco Gonzaga oltre al genio sfuggente di Leonardo da Vinci.
Il duca di Milano è il personaggio maschile che si contende il primo posto con Leonardo. Tra i due, mecenate e artista, il rapporto è di lunga data e di profonda ambivalenza.
E largo spazio è dato alla Storia di allora, agli intrighi, alle lotte, alle rivalità tra la repubblica di Venezia e il ducato di Milano; a Mantova e Ferrara, tese a cercare alleanze per non venire sottomesse; allo stato pontificio con i Borgia al potere; a Napoli preda dei francesi che occuperanno Milano e imprigioneranno il Moro.

Questo libro somiglia ad un arazzo con tante scene ben rappresentate e personaggi affascinanti. Un grande arazzo come quelli che Isabella d’Este amava mettere sui muri del castello a Mantova.
Si rimane a guardarlo, a testa alta e a bocca aperta, mai stanchi e sempre pronti a trovare nuovi particolari.

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