Picasso – Figure (1906-1971)

“Chi vede correttamente la figura umana? Il fotografo, lo specchio, o il pittore?” 
Pablo Picasso

Picasso: questo nome mi suggerisce il pieno e il vuoto nello stesso tempo. 
Il pieno perché sembra impossibile pensare di trovare qualcosa da dire su uno degli artisti di cui è stato scritto in tutte le lingue da poeti, storici dell’arte, biografi, scrittori, fotografi, amici, filosofi, psicologi e dalle donne che lo hanno amato.
Anche Carl Gustav Jung ha scritto un saggio dopo aver visto le sue opere in una mostra del 1932 a Zurigo. Ha descritto il periodo blu di Picasso come la sua discesa all’Ade e paragonato gli Arlecchini a Faust, in una pericolosa corsa dalla classicità dionisiaca giù giù fino alla disintegrazione. “Picasso rievoca grezze forme terrestri, grottesche, primitive, resuscita l’inanimata antichità pompeiana in una fredda luce diffusa come peggio non avrebbe potuto un Giulio Romano” e continua osservando che nei dipinti ‘surrealisti’ Picasso unisce gli opposti, l’Anima chiara e l’Anima scura; i colori violenti indicano, nel conflitto inconscio, il prevalere delle emozioni.
In senso opposto alle teorie di Jung va Gertrude Stein che, in maniera pragmatica, ha scritto “solo le cose vedute sono conoscenza per Picasso” (G. Carandente, 1981).
L’antitesi tra le diverse interpretazioni della sua vasta produzione, di cui le due precedenti sono un piccolo esempio, rende idea della complessità della sua opera e tra una lettura e l’altra resta il vuoto quando, davanti a un suo quadro o scultura, alterno impressioni di genio e di estraniazione; quando l’insieme di un quadro o anche solo un particolare mi lasciano senza parole per la purezza della linea e l’originale costruzione della forma; o quando, davanti ad altri dipinti, provo perplessità per la profonda disconnessione dal senso comune.

Con questo spirito, di sapere e non sapere, di fascinazione e dubbio, ho affrontato la mostra a Verona dove sono esposte una novantina di opere tra pittura, grafica e scultura provenienti dal Musée national Picasso.
La linea conduttrice dell’esposizione è la FIGURA.
In arte corrisponde alla figura umana più o meno definita ma in Picasso trova una nuova definizione tra arte figurativa e arte astratta. È il protagonista del dissolversi della figura umana e la rivoluzione che ha operato nella sua de-costruzione ha aperto le porte a un nuovo tipo di arte della forma: il cubismo.
Le opere esposte partono dal 1906, da quando Picasso si trasferisce definitivamente a Parigi dalla Spagna e da quando inizia a dar forma al cubismo, e arrivano fino al 1971, poco prima della sua morte avvenuta nel 1973.
Il pensiero che sorge spontaneo sin dall’inizio della mostra è che la lunga evoluzione della figura in Picasso sia imprescindibile dal suo rapporto con le donne perché la figura femminile è sempre in primo piano nella sua opera e rappresenta la musa ispiratrice del momento, amante o moglie che sia.
Picasso è stato un monogamo seriale o un traditore impenitente? mi sono chiesta leggendo le note espositive e guardando i passaggi delle tante donne. In passato non ho mai dato molto rilievo a tutte queste relazioni, nel senso che non ho mai desiderato approfondire un argomento che spesso appariva scandalistico, per le dichiarazioni di nipoti e per le questioni ereditarie. Volutamente ho cercato di scindere l’arte dalla vita amorosa (come se fosse possibile!), probabilmente per non intaccare lo smalto del genio. Ho ammirato sì, i ritratti di Olga in un ritorno al classicismo, ho guardato perplessa quelli di Dora Maar, cercando di comprendere l’orientamento dei lineamenti del volto disposti in quel modo particolare che riconosci subito come suo proprio, ma non ho mai provato un vero e proprio interesse a tracciare la linea dei suoi rapporti con le donne.
Questa mostra, con il tema delle Figura, li mette talmente in primo piano che mi viene facile riferire i cambiamenti stilistici di Picasso al rapporto con la compagna del momento. Quindi ho pensato di scrivere, a destra e in rosso, la situazione amorosa corrispondente alle fasi artistiche che la curatrice Emilie Bouvard, conservatrice del Musée, ha suddiviso in sei capitoli.

Pablo Picasso è nato a Malaga nel 1881 e ha manifestato sin da giovanissimo una grande abilità nel disegno e nella pittura.
Prima del suo definitivo trasferimento a Parigi nel 1904 ha vissuto varie fasi artistiche: la prima del realismo spagnolo, poi il periodo blu con i suoi tristi arlecchini e ancora il periodo rosa.

Cubismo (1906-1916)
Sono gli anni in cui Picasso sperimenta un nuovo stile che rivoluziona la forma nell’arte: il cubismo, un’arte concettuale che rappresenta ciò che c’è nella mente. In questo è influenzato dall’arte africana, con le sue linee semplici e marcate.

A Parigi nel 1904 Picasso incontra Fernande Oliver (1881-1966) che diventa sua compagna e modella per sette anni. Vivono a Montmartre e sono gli anni della miseria. Picasso è molto geloso ma ciò non toglie che ci siano tradimenti reciproci, fino alla fine della relazione nel 1912.

Il Nudo seduto è un dipinto del 1906/7 (da Les damoiselles d’Avignon, dove la modella per una delle figure è Fernande): linee nere scompongono il corpo in parti geometriche e la semplificazione della fisionomia del volto richiama le maschere africane di cui Picasso si circonda nello studio

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Pablo Picasso, Nudo seduto, 1906/7

Quest’opera appartiene alla prima fase del cubismo, il cubismo cezaniano, in cui Picasso è attratto da Cezanne, Gauguin e Braque; dura fino al 1909 ed è caratterizzata dalla geometrizzazione delle figure.
L’altro grande interesse riguarda il modo in cui il movimento può essere semplificato nella superficie piatta della tela e del foglio.
Nel cubismo analitico, tra il 1909 e il 1911, la decostruzione della figura sfiora l’astrazione. Un capolavoro è Uomo con mandolino del 1911, che rappresenta la visione multipla della realtà, la contemporaneità del tempo e dello spazio nella sovrapposizione di piani. Le tesi filosofiche del periodo parlano della relatività e della soggettività e hanno un’influenza diretta sul modo di intendere l’arte.

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Pablo Picasso, Uomo con mandolino, 1911

Nel cubismo sintetico, dal 1912 al 1914, Picasso reintroduce oggetti concreti, sempre evitando il realismo. Ritrova la dimensione tridimensionale con i collage e torna alla presenza fisica della materia. In mostra è rappresentato da Uomo con baffi del 1914.

Classicismo (1917-1924)
Un viaggio a Roma nel 1917, per collaborare con i Ballets Russes, lo riporta alla linea classica.
L’arte antica italiana è fonte di ispirazione ma quello di Picasso non è però un ritorno all’ordine e al conservatorismo ma una reinterpretazione delle linee curve, dolci e semplificate del classicismo.
Negli anni venti la nuova fase artistica vede il ritorno ai volumi solidi e tridimensionali. Le figure sono poste su uno sfondo grigio e gli sguardi esprimono la drammaticità del presente, quello dopo la prima guerra mondiale.

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Pablo Picasso, Testa femminile, 1921

A Roma conosce la ballerina Olga Chochlova (1891-1955) che sposa nel 1918 e lo introduce nell’alta società parigina. L’anno dopo nasce il figlio Paulo e sono numerosi i ritratti della madre con il figlio.
Picasso e Olga rimangono legati per qualche anno fino a quando entra nella vita di lui una nuova giovanissima amante e musa. La separazione avviene nella seconda metà degli anni trenta, ma senza mai divorziare. Lei impazzisce quando scopre i tradimenti del marito e muore in solitudine nel 1955.

In Olga col collo di pelliccia del 1923 Picasso ritrae la moglie in una posa rinascimentale ma con uno stile innovativo: la figura emerge dalle linee nere su fondo bianco e sembra diventare un’astrazione.

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Pablo Picasso, Olga col collo di pelliccia, 1923

Surrealismo (1925-1936)
Picasso, pur senza esserlo mai, è influenzato dai surrealisti e dal 1925 nella sua pittura sperimenta gran libertà nelle forme senza corpo.
Il pittore e la modella, 1926 è una grande tela dove elabora un’immagine tradizionale in intrecci e caos di linee che vogliono suggerire l’unione tra il pittore e la sua modella.

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Pablo Picasso, Il pittore e la modella, 1926

Nel 1926 conosce la diciassettenne Marie-Thérèse Walter (1909-1977), una minorenne svizzera vista per strada, all’uscita della Galerie La Fayettes. Marie-Thérèse è bionda, dolce e non ha mai conosciuto il padre. Rimane subito affascinata dal pittore che ha 46 anni, è diventato famoso e anche annoiato dalla borghese vita matrimoniale e dalla moglie gelosa. Dalla loro relazione nasce, nel 1935, la figlia Maia.

Negli anni trenta la musa di Picasso è quindi Marie-Thérèse. I dipinti sono un’esplosione di colori luminosi.
Nel ritratto del 1937 risaltano i capelli biondi e gli occhi blu in una contemporaneità di visioni scomposte e ricomposte.

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Pablo Picasso, Ritratto di Marie-Thérèse, 1937

Sono anni di successo in cui Picasso è prolifico ed esplora diversi temi, dai tori alle sculture. Dipinti del periodo sono Il bacio del 1929 e L’acrobata del 1930.
L’acrobata sembra una figura sospesa tra il mondo reale e l’impossibile. È una tela magica, deforme e musicale dove le parti del corpo sono bilanciate. Una figura primordiale che risente delle poetiche surrealiste di Breton, anche se il soggetto di Picasso non è il mondo onirico dei surrealisti.

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Pablo Picasso, L’acrobata, 1930

Con Marie-Thérèse il legame dura a lungo ma alternato al rapporto con la pittrice e fotografa surrealista Dora Maar (1907-1997) conosciuta nel 1936.
Marie-Thérèse si suicida, impiccandosi, nel 1977, quattro anni dopo la morte di Picasso.

Figure di guerra (1937-1945)
Nel 1936 scoppia la guerra civile spagnola e le opere di Picasso sono in relazione all’evento. Dora Maar, fotografa indipendente e anticonfromista, lo accompagna in questa fase di percorso artistico. È lei a documentare la creazione della grande tela su Guernica, dopo il bombardamento della città.
Picasso la ritrae come la Donna-che-piange a simbolizzare il dramma della guerra. Il dipinto in mostra è del ’37 ed esprime la sofferenza di tutte le madri; l’occhio ha la forma di lacrima e i colori sembrano quasi graffiati.

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Pablo Picasso, La donna che piange, 1937

Durante l’occupazione nazista della Francia Picasso continua a vivere e lavorare a Parigi anche se per i nazisti la sua è arte degenerata. Le opere di questo periodo manifestano gli orrori della guerra con l’uso del grigio e pennellate che incidono, come nel Ragazzo con l’aragosta del 1941.

Dora in tutti questi anni vive all’ombra di Picasso e cade in depressione. Picasso la ritrae come la donna-che-piange in molte opere. Dora non è più attiva artisticamente come era prima, si è sottomessa al suo genio. Picasso le fa abbandonare la fotografia per la pittura sapendo bene che, in questo campo, non può competere con lui.
Quando Picasso la lascia per un altro amore nel 1943 lei perde la ragione e viene ricoverata in una clinica psichiatrica e curata con elettroshock, prima di ricorrere alle cure di Jaques Lacan, che è anche lo psicoanalista di Picasso.

Ritorno alle origini 1945-1953
Nel dopoguerra Picasso ricerca un nuovo positivismo ed è interessato alle forme naturali del mondo vegetale. Soggiorna ad Antibes ed è evidente l’influenza di Matisse nelle opere del periodo. Anche se i due artisti hanno una personalità opposta stringono un legame di amicizia ma litigano anche. Un rapporto ambivalente quello tra questi due uomini che hanno rivoluzionato l’arte del novecento, Matisse abbandonandosi al colore e Picasso rielaborando la forma.

Francoise Gilot (1921) 21 anni, è allieva di Matisse quando Picasso, a 63 anni, si innamora di lei e lascia Dora. Con Francois vive 10 anni e lei è la musa di questo periodo, la donna-fiore nella fase artistica bucolica di Picasso. Nel ’47 nasce Claude e nel ’49 Paloma ma, stanca dei continui tradimenti, Francoise lo lascia e torna a Parigi con i figli. È l’unica donna ad averlo lasciato e ad avere continuato a vivere senza drammi.

L’artista e le sue modelle 1954-1972
Il tema ossessivo degli ultimi vent’anni di vita di Picasso è quello dell’artista e della sua modella.

Dopo essere stato lasciato da Francoise, nel 1954 conosce in Costa Azzurra, dove continua a vivere, Jaqueline Roque (1927-1986). Lui ha 73 anni e lei ne ha 28. Si sposano in segreto nel 1961 e vivono nel castello di Vallauris comprato da Picasso, essendo diventato ricchissimo oltre che arcinoto.

In arte riscopre gli antichi maestri Delacroix e Manet e rielabora le loro opere con linguaggi e forme moderni. Riproduce i capolavori del passato e li propone in chiave nuova non convenzionale, come La colazione sull’erba di Manet nel 1960 e Studio per le donne di Algeri di Delacroix. 
Le immagini femminili di questo periodo sono cariche di erotismo, il corpo delle donne è tracciato con poche linee, sintetiche. Prevale l’idea della fisicità tra uomo e donna in un insieme di linee che unisce.
Nel 1970 a 89 anni Picasso continua a dipingere e le due ultime opere in mostra sembrano rappresentare i temi che gli sono stati cari in tutta la sua vita artistica.
L’abbraccio (1970) esprime l’erotismo nell’abbraccio tra pittore e modella.

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Pablo Picasso, L’abbraccio, 1970

La famiglia (1970) è un quadro con i colori della terra, inciso, graffiato; una visione personale e universale al tempo stesso. Rappresenta il pittore con il basco, una delle donne amate e un bambino.

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Pablo Picasso, La famiglia, 1970

Picasso muore a 92 anni nel 1973.

La moglie Jaqueline, muore suicida con un colpo di pistola alla tempia 13 anni dopo nel 1986 a 59 anni.
Un paio d’anni dopo la morte di Picasso si suicida anche il primo figlio Paulo.

Picasso. Figure (1906 – 1971)
AMO Arena Museo Opera, Palazzo Forti, Verona
15 ottobre 2016 – 12 marzo 2017

Le informazioni sulle opere sono tratte dalle note esplicative della mostra, così pure quelle sulle donne che hanno amato Picasso. Le foto sono invece tratte da internet.

I passi di Carl Gustav Jung e di Gertrude Stein li ho tratti da un testo di G. Carandente, che ha curato una mostra con le opere della collezione di Marina Picasso che ho potuto vedere nel 1981 a Venezia.

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