Francis Bacon. Un viaggio nei mille volti dell’uomo moderno

“Penso che, nell’arte, la realtà sia qualcosa di profondamente artificiale e che debba essere ricreata. Altrimenti sarebbe solo un’illustrazione di qualcos’altro”
Francis Bacon

“Francis Bacon, nella mente del quale affronteremo questo viaggio in mostra, può considerarsi l’artista che più di altri è riuscito a raccontare la ‘maledizione del corpo e dell’anima’ tipica dell’uomo moderno. Egli ha gettato la maschera ed ha offerto la sua versione di realtà”: ecco qui la presentazione che ci introduce alla conoscenza di un artista che nelle sue figure rappresenta le alterazioni dell’animo umano.

Sono disegni a pastello, a matita e collage quelli presenti in mostra a Treviso. Fanno parte di un corpus molto ampio di opere chiamato “Francis Bacon collection of the drawings donate to Cristiano Lovatelli Ravarino”. Sono stati realizzati tra il 1977 e il 1992 e Francis Bacon li ha regalati a Cristiano Locatelli Ravarino che ha occupato un posto significativo tra i suoi numerosi amanti, amici e conoscenti.
Controversa e complicata, la questione di questi disegni perché, fino al 1997, c’era l’unanime convinzione, nel mondo artistico internazionale, che Francis Bacon non avesse mai disegnato. Lui stesso l’aveva affermato, anche se in realtà esistono molti suoi disegni. Quelli di Cristiano Ravarino sono tutti disegni autografati, alcuni sono stati fatti in Italia, e prove scientifiche e legali ne attestano l’autenticità.
Umberto Guerini, presidente della Francis Bacon Collection, scrive dei numerosi procedimenti, anche legali per attestare l’autenticità dei disegni e delle firme autografe dell’artista.
In un video Cristiano Ravarino parla di Bacon e del rapporto tra loro. Si sono incontrati in numerose località, Bologna e Cortina d’Ampezzo, Londra e Parigi.
“Uno che viene da una famiglia nobile e antica, padre banchiere, tre papi, 33 castelli, vuoi che vada a vivere sopra un garage?” dice di sé Cristiano, motivando così il rifiuto di andare a vivere con Bacon.
Racconta anche dei disegni che Bacon gli ha regalato:
“Questi pastelli sono un modo sottile per legarmi a lui (…)
Il disegno lo riconnetteva con se stesso, era una sfida con se stesso, per sentirsi vincente agli occhi di se stesso (…)
Aveva una memoria mostruosa, ricordava tutto quello che leggeva.
Non parlava solo di arte ma di terrorismo, guerre, personaggi, di temi che lo ossessionavano.
Era abbonato alla rivista dei carcerati. Aveva un rapporto epistolare con il più sanguinario serial killer inglese che gli scrisse: se lei mi avesse insegnato a dipingere non avrei assassinato 60-70-80 persone (…)
Ha avuto una vita biografica difficile.”

In una intervista a David Sylvester Bacon si racconta:

“Sono nato in Irlanda, anche se i miei genitori erano inglesi. Mio padre era un allenatore di cavalli da corsa e vivevamo vicino al Curragh, dove si concentravano più o meno tutti gli allenatori (…) Siamo vissuti là fino allo scoppio della prima guerra mondiale; non avevo ancora cinque anni. Mio padre fu chiamato a lavorare al Ministero della Guerra e quindi ci trasferimmo a Londra (…) Per un breve periodo sono andato a scuola (…) Non mi piaceva e continuavo a scappare, cosicché alla fine mi tolsero di lì. Ci sono rimasto a malapena un anno, perciò ho avuto un’istruzione molto limitata (…) Il rapporto con mio padre e mia madre non è mai stato molto buono. Non siamo mai andati d’accordo. Sono rimasti orripilanti al pensiero che io volessi fare l’artista (…)”

Francis Bacon è nato a Dublino il 28 ottobre 1909 da genitori inglesi
Il padre proveniva da una famiglia che vantava nobili e gloriose origini (rivendicava tra gli avi il filosofo Francis Bacon). Arruolato giovanissimo nell’esercito inglese si è congedato all’età di 33 anni. Si è deciso al matrimonio dopo aver vagliato le fortune della famiglia della sposa, molto più giovane di lui.
Era un uomo militaresco dedito all’allevamento dei cavalli, tirannico, iroso e litigioso con tutti. La moglie era una donna più dolce, ma interessata soprattutto alle proprie necessità. Non sembra abbiano saputo creare un clima familiare sereno; i figli vedevano i genitori mezz’ora al giorno, dopo il tè del pomeriggio.
Francis è secondogenito di cinque figli ed è stato grazie al legame di attaccamento con la bambinaia di famiglia (che lo ha seguito anche quando si è trasferito a Londra) che  ha sopperito all’indifferenza dei genitori.
Un bambino timido e delicato, un sognatore che non aveva tanta parte nelle attività di famiglia, anche a causa dell’asma, di cui ha sofferto sin da piccolo. Non era quindi benamato dal padre che allevava cavalli da corsa; Francis aveva gravi attacchi d’asma ogni volta che entrava in contatto con cavalli e cani, tanto da essere costretto a letto per giorni. Questo gli ha impedito di avere una regolare frequenza scolastica.
Il suo interesse per l’arte non era ben visto dal capitano Bacon che lo associava a un futuro di povertà e degrado morale.
A quindici anni è stato mandato in collegio, dove rimase per un solo anno e che ha lasciato prima di esserne espulso. Perché qui ha avuto la chiara consapevolezza di essere omosessuale.
Anche questo suo orientamento sessuale ha lasciato sbigottito il padre: lo vedeva travestito da donna alle feste di famiglia ma solo quando lo ha scoperto indossare la biancheria della madre lo ha allontanato da casa.
La madre gli passava una somma settimanale quando Francis si è trasferito a Londra.
Nella speranza di ’redimerlo’ il padre ha pensato di affidare il figlio per un viaggio a Berlino ad un parente della moglie, un uomo dal carattere fermo e virile. In realtà Berlino nel 1927 era un luogo dove il diciassettenne Francis ha scoperto nuove libertà e inoltre il ‘virile’ parente non disdegnava i rapporti omosessuali.
Dal punto di vista artistico Berlino era la città del Bauhaus e la capitale del cinema; qui Francis vide Metropolis di Fritz Lang e la Corazzata Potëmkin di Ejzenštejn che hanno avuto profonda influenza per la sua evoluzione artistica. Dopo pochi mesi decise di lasciare Berlino e di trasferirsi a Parigi dove ha incontrato altri stimoli importanti: una mostra di Picasso con opere del periodo classico; la seconda versione del Massacro degli Innocenti di Poussin dove il grido della madre è per Bacon “probabilmente il miglior grido umano mai dipinto”; conobbe Luis Bunuel che, con i suoi film, è diventato uno delle principali fonti di ispirazione per il desiderio di turbare, confondere e scuotere le coscienze.
Come artista Bacon è arrivato tardi, per tentativi; ha svolto svariati lavori per vivere e il primo quadro a olio è del 1929. Ma l’Inghilterra dopo la prima guerra mondiale era isolata artisticamente ed estranea agli ispiratori di Bacon, cioè i surrealisti, il cinema di Eizenštein e Bunuel, Picasso. Solamente dopo gli anni 30 vi fu un’apertura alle avanguardie. Però Bacon è stato escluso anche da una mostra dei surrealisti e questo  ha comportato per lui una grave delusione. Ci fu un lungo periodo di allontanamento dal campo artistico verso la fine degli anni 30. È durato sette anni e in questo periodo Francis si è dedicato al gioco d’azzardo e agli incontri amorosi. Eric Hall  è stato uno di questi e ha sostenuto il giovane artista economicamente e culturalmente. Con Hall Bacon ha visitato mostre, frequentato cinema e teatri, accrescendo anche la sua cultura letteraria.
Durante la seconda Guerra Mondiale è stato esonerato per l’asma. Dopo la guerra grazie a Graham Sutherland, artista più conosciuto di lui, ha cominciato a essere apprezzato da alcuni galleristi.
Negli anni 50 è diventato un pittore affermato e negli anni 60 si è parlato di ‘Bacon Boom’.IMG_0580.jpg
Paradossalmente nel periodo in cui è diventato più famoso si è trasferito in un piccolo studio-casa sopra una garage dove, non avendo l’auto, raccoglieva pile di libri. Una dimora modesta, lontana dal lusso che amava e caotica quando lui aveva molta cura del suo aspetto e dell’ordine dei suoi vestiti “Mi sento a casa in questo caos perché il caos mi suggerisce delle immagini.”
Ha avuto molte relazioni amorose e per riconquistare l’ultimo amante, un banchiere spagnolo, si è recato a Madrid dove è morto il 28 aprile 1992 per un attacco cardiaco, assistito da due suore dell’ordine delle Serve di Maria.

I disegni esposti nella mostra curata Da Edward Lucie-Smith, poeta, critico e storico dell’arte rappresentano i temi importanti che Bacon ha tradotto in arte.

Gli autoritratti

“Ho fatto molti autoritratti in realtà perché attorno a me le persone morivano come mosche e non era rimasto nessun altro da dipingere se non me stesso (…)
Detesto la mia faccia (…)
Un delle cose più belle dette da Cocteau è stata: ‘Ogni giorno nello specchio vedo la morte all’opera’. È così per tutti”
Francis Bacon

Bacon ha realizzato molti autoritratti e nei disegni il segno della matita è marcato soprattutto in punti specifici. Ha fatto uso anche di strumenti geometrici per realizzare contorni curvilinei, per gli occhi ma anche per il corpo.IMG_3824.jpg

I Papi

Una delle tematiche più importanti dell’artista è quella dei Papi, che raffigura con un’esplosione di colori. Le opere sono numerose, si ripetono più e più volte con variazioni minime, alla ricerca della forma perfetta. Uno dopo l’altro si susseguono, in maniera quasi ossessiva, sulle pareti disegni a colori o a matita di un’unico tema.

“Per quanto riguarda i papi la religione non c’entra assolutamente; sono piuttosto frutto di un’ossessione per le riproduzioni fotografiche del ritratto di Papa Innocenzo X di Velázquez (…) perché ritengo che sia uno dei più grandi ritratti mai realizzati”
F.Bacon

Non è quindi un tema religioso quello dei papi. Il dipinto di Velázquez è alla base di questa continua ricostruzione e deformazione dell’immagine, in un tentativo, mai soddisfatto, di raggiungere qualcosa.

“In realtà, all’interno di una serie un dipinto si riflette continuamente sull’altro e talvolta sono migliori in serie che separati, perché, purtroppo, non sono ancora mai riuscito a realizzare quell’immagine che riassume tutte le altre”.
Francis Bacon

IMG_3820.jpg

Questi pastelli e collage sono tutti Pope, Papa

Per comprendere il significato della ripetizione, che troviamo spesso nell’opera di Bacon, un aiuto ce lo offrono la psicologia e la psicoanalisi.
In psicologia la ripetizione ha la funzione di mantenere e conservare nella memoria le informazioni, le seleziona e le fissa, per non farle cadere nell’oblio.
In psicoanalisi Freud ha parlato della coazione a ripetere come della tendenza psichica che spinge la persona a ripetere esperienze, situazione comportamenti già vissuti
“… che cosa propriamente egli ripete o mette in atto? La risposta è questa: egli ripete tutto ciò che, provenendo dalle fonti di quanto in lui vi è di rimosso, si è già imposto alla sua personalità manifesta: le sue inibizioni, i suoi atteggiamenti inservibili, i tratti patologici del suo carattere…”
Freud, 1914
Ma più avanti, nel 1920, Freud menziona anche la ‘pulsione di perfezionamento’ e nel 1938 parla della spinta alla ripetizione come di una ‘esigenza di cambiamento’.
La speranza cioè che nel ripetere modalità di comunicazione si possa trovare anche uno spazio libero, qualcosa che permetta una nuova svolta, una qualche forma di soluzione, o una prospettiva (Davide Lopez); l’aspettativa di risposte diverse insomma.

Tutto ciò ha fatto ipotizzare che l’ossessione di Bacon nella ripetizione dei papi avesse a che fare con la figura del padre e con il rapporto irrisolto tra loro. D’altra parte se stiamo al significato simbolico il papa rappresenta la figura paterna per eccellenza; il papa è un padre importante e sempre presente a livello spirituale, tanto quanto è lontano da quello quotidiano. Bacon non ha avuto certo un rapporto semplice con suo padre che non ha mai approvato le sue scelte. Possiamo parlare della ripetizione di un trauma, quindi, ma anche la ricerca continua di superarlo nell’arte.

Le Crocifissioni

“Conosce la grande crocifissione di Cimabue? Ci penso sempre come a un’immagine… Come a un verme che striscia giù dalla croce”
Francis Bacon

Un’altra delle tematiche importanti per Francis Bacon è quella delle Crocifissioni. Ne ha realizzate di grandi dimensioni e le figure non sono solo maschili ma anche femminili, perché il dolore umano è universale e non conosce genere.
I suoi riferimenti sono il Crocifisso di Santa Croce di Cimabue e il celebre Bue macellato di Rembrandt.
La tematica delle Crocifissioni, come quella dei Papi, non è dettata da sentimenti religiosi ma vuole significare che l’uomo è carne da macello.

“Mi hanno sempre profondamente colpito le immagini relative a mattatoi e alla carne. Per me sono strettamente collegate alla Crocifissione (…) e l’odore della morte (…) Per me, non credente, è solo un atto del comportamento umano, un modo di comportarsi nei confronti di un altro”.
Francis Bacon

Il tema della crocifissione viene ripetuto, come quello dei papi, con minime variazioni, in maniera ossessiva.IMG_3819.jpg

Edward Lucie Smith in un video parla della serie delle crocifissioni di Cristo come di una ricerca dello spirituale anche se Bacon era ateo militante e proclamava di non credere in Dio.
Racconta come ironiche le circostanze della sua morte perché a Madrid, lui ateo, è morto assistito dalle suore. Ha lasciato il corpo alla scienza, fu sezionato, non c’è tomba.

I ritratti e le teste

“Non riuscivo a ritrarre persone che non conoscevo bene. Non volevo farlo. Non m’interessava ritrarle se non le avevo frequentate a lungo, se non avevo osservato i contorni, il modo in cui si comportavano”
Francis Bacon

I ritratti di Bacon sono di diverso tipo, tratti da fotografie come quelli di Pablo Picasso, del suo intervistatore David Sylvester, di Gianni Agnelli; altri da opere celebri di Leonardo da Vinci e Vincent Van Gogh.IMG_3822.jpg

Molti ritratti sono di persone non identificate.

“Nel dipingere un ritratto il problema è trovare una tecnica con cui puoi registrare tutte le pulsazioni di una persona. È per questo che dipingere ritratti è così affascinante e così difficile”
Francis Bacon

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Opere di grandi dimensioni e dai colori sgargianti sono i corpi in torsione: raffigurano persone sedute o che si stanno alzando, con gambe e busto confusi in movimenti che Bacon prende dai disegni di Michelangelo “che è stato fondamentale per il mio modo di pensare alla forma”.IMG_0652.jpg

“Ciò che sconvolge, in particolare dell’opera di Francis Bacon che vi è stata raccontata in questo percorso, è la capacità di rendere libera l’immagine, nella sua totale distorsione.
In fondo, ciascuno di noi quando si osserva allo specchio, nota frammenti diversi di una stessa realtà, schegge che vanno a ricomporre ciò che noi siamo”.

Vorrei concludere con una riflessione questo percorso su un artista non semplice come Bacon, una riflessione che traggo dalla mia professione che ha a che fare con l’umano nelle sue diverse manifestazioni psicologiche. Penso che la bellezza dell’arte e degli artisti, sia in senso figurativo che letterario, stia in quella alterazione che rompe lo schema di una normalità che ci sforziamo di far esistere. Ogni persona ha la propria linea di frattura, per alcuni una smagliatura per altri una crepa più profonda. La capacità di renderla visibile, di elaborarla e lavorarci su, la rende unica e produce ricchezza e varietà, in ogni campo. A tutti fa scoprire lati dell’animo umano che spesso non si pensa possano esistere. Bacon ci ha mostrato le linee di frattura della sua personalità e della sua esperienza di vita. Difficili da comprendere e lontane dalla bellezza ideale alla quale aspiriamo ma ricche di contenuti inconsci che rendono vivo lo spirito umano e che ci portano oltre i confini del nostro mondo conoscibile.

Francis Bacon. Un viaggio nei mille volti dell’uomo moderno
Casa dei Carraresi, Treviso
15 ottobre 2016 – 1 maggio 2017

A parte le note biografiche e il significato della ripetizione tutto ciò che ho scritto sulle opere l’ho tratto dalle note espositive della mostra.
Per la biografia ho fatto riferimento all’articolo L’arte e la vita di Francesca Marini.
Il significato della ripetizione proviene dal Dizionario di Psicologia curato da Umberto Galimberti, edizioni UTET e dal Trattato di Psicoanalisi a cura di Alberto Semi, Raffaello Cortina Editore.
Le foto le ho scattate personalmente alla mostra.

2 thoughts on “Francis Bacon. Un viaggio nei mille volti dell’uomo moderno

    • Grazie a te del commento 🙂 Hai ragione a dire che Bacon è uno dei grandi artisti del 900. Proprio oggi parlavo di Bacon con un mio collega medico, appassionato d’arte e pittore, che mi diceva come ogni artista assorba l’epoca in cui vive e che Bacon rappresenta il novecento proprio nella distorsione psichica. Ho trovato interessante la mostra di Treviso, che naturalmente consiglio, anche se ci sono disegni e non le opere più famose.

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