Intelligenza e stereotipi di genere nei bambini e nelle bambine

È attorno ai sei anni di età, non prima, che le bambine assimilano il pregiudizio che i maschi sono più intelligenti e solo l’impegno può portarle ad una parità con loro. Una ricerca statunitense, pubblicata su Science il 27 gennaio 2017, ci racconta questo. Non è una novità ma ci conferma del persistere di pregiudizi e di forme culturali svantaggiose per le donne.
Sullo stesso tema ho ascoltato, qualche giorno fa, una trasmissione di Radio Tre che parlava di libri per l’infanzia e di come alle bambine vengano regalati libri di scienze in misura minore che ai maschi, riducendo così il loro campo di interesse.

Dovremmo ormai sapere bene cosa sono gli stereotipi di genere ma, in realtà, non li conosciamo mai abbastanza perché appartengono ad abitudini e a stili di pensiero con i quali facciamo i conti da una vita, spesso senza esserne consapevoli talmente ne siamo assuefatti.
Anche se mi reputo particolarmente attenta alle questioni di genere, interessata da sempre a livello personale e professionale, non escludo che molte cose mi siano sfuggite e mi sfuggano. Me ne rendo conto nel momento in cui non dò niente per scontato e i continui approfondimenti mi mettono a conoscenza di angoli bui che avevo tralasciato di vedere, che avevo sfiorato e non degnato di considerazione, che avevo inconsciamente rifiutato nella convinzione che ‘no, non mi appartengono!’.
Stimoli a ripensare a questi temi li ho trovati in due notizie che, per sincronia, affrontano lo stesso argomento: una trasmissione radiofonica sui libri per l’infanzia e una informazione scientifica.
Su quest’ultima mi soffermo riportandone gli elementi che ritengo più significativi.

La rivista scientifica americana Science ha pubblicato nell’ultimo numero una ricerca sull’influenza che hanno gli stereotipi di genere sulle capacità intellettuali e sugli interessi dei bambini, o meglio delle bambine. Alcuni articoli sui mass media italiani l’hanno segnalata come una notizia shock. A me, invece, sembra che i risultati della ricerca non siano per niente sorprendenti ma molto interessanti.
Interessanti e utili perché i dati confermano delle ipotesi che vanno oltre le impressioni, cercando di comprendere i meccanismi sui quali intervenire per modificare una disparità che non ha ragione di essere.

“Gender stereotypes about intellectual ability emerge early and influence children’s interests”

La ricerca è stata condotta da Lian Bian, Sarah-Jane Leslie Andrei Cimpian
Department of Psychology University of Illinois Champagne,
Department of Psychology New York University
Department of Philosophy Princeton University

La premessa ci informa che l’indagine riguarda uno stereotipo comune che associa un alto livello di capacità intellettuale (talento, genio, ecc.) agli uomini piuttosto che alle donne. Il fatto grave è che questo tipo di stereotipo scoraggia le donne dal perseguire carriere di prestigio: il dato oggettivo è che le donne sono sottorappresentate in quei campi dove il talento e l’intelligenza sono tenute in considerazione (come ad esempio la fisica e la filosofia). La ricerca dimostra come questi stereotipi influenzino gli interessi dei bambini dai sei anni di età. In modo specifico sono le bambine che dai 6 anni sono meno propense, rispetto ai maschi, a credere che il loro genere sia “really, really smart”. Inoltre all’età di 6 anni le bambine cominciano a evitare le attività ritenute adatte per bambini “really, really smart”. Questi risultati suggeriscono che l’idea sessuata di talento sia acquisita presto, nella prima infanzia, e abbia un effetto immediato sugli interessi dei bambini/e con il risultato di condizionare le scelte future.

Il concetto principale sul quale si basa la ricerca è che le aspirazioni di carriera di giovani uomini e donne sono modellati da stereotipi sociali di genere.
Per esempio uno degli stereotipi principali riguarda la convinzione che gli uomini siano più bravi delle donne in matematica; il risultato è la compromissione delle prestazioni delle donne in questo settore e viene minato l’interesse femminile nei settori dove la matematica è materia prevalente.
La credenza popolare associa ad un genere particolare, quello maschile, non solo i processi cognitivi specifici (ad esempio, il ragionamento matematico) ma anche la capacità cognitiva. Si ritiene comunemente che un elevato livello cognitivo (talento, genio, abilità specifiche, ecc.) sia presente soprattutto negli uomini.
Per spiegare il divario di genere in molte occupazioni prestigiose è stato invocato lo stereotipo “brilliance = males”, che qui ho tradotto come “talento = maschio”.
Anche se si conosce poco sull’acquisizione di questo stereotipo si sa che più precocemente bambini e bambine acquisiscono l’idea che il talento è una qualità di sesso maschile, più forte può essere l’influenza sulle loro aspirazioni.

I quattro studi riportati, su 400 bambini/e, mostrano che dall’età di 6 anni le bambine hanno meno probabilità rispetto ai ragazzi a credere che il loro genere sia “molto, molto intelligente”; inoltre, sempre all’età di 6 anni, si vede come le bambine cominciano a evitare attività che vengono definite per bambini “molto, molto intelligenti”. Questi studi parlano dell’acquisizione precoce di idee culturali circa la capacità di genere, nonché l’effetto immediato che queste idee stereotipe hanno sugli interessi dei bambini/e.
Gli stereotipi che associano gli uomini, ma non le donne, al talento e al genio hanno effetto sulla carriera delle donne; ambiti nei quali si ritiene che abbia un grande valore il genio (ad esempio la matematica, la fisica, la filosofia) hanno percentuali più basse di donne e lo si vede nei dottorati e nei corsi di laurea.
Ricerche sullo stereotipo “talento=maschio” con partecipanti in età del college o più anziani mostrano un fatto fondamentale: i messaggi culturali sulle capacità cognitive presunte di maschi e femmine hanno una importante influenza durante lo sviluppo. I bambini assorbono e agiscono queste idee e nel momento della scelta del college le ragazze con determinate abilità si sono già allontanate da certi settori. Pertanto è importante indagare come avvenga l’acquisizione dello stereotipo “talento=maschio” nella prima infanzia, quando i bambini iniziano il loro percorso scolastico e cominciano a fare scelte che plasmano la carriera futura.

• Il Primo Studio esamina la traiettoria di sviluppo di questo stereotipo in 96 bambini/e di età compresa tra 5, 6 e 7 anni (32 bambini per gruppo di età, metà femmine e metà maschi). I bambini/e provengono perlopiù da ambienti borghesi e il 75% di loro sono bianchi (Stati Uniti).
Si è valutato l’approvazione dello stereotipo “talento = maschio” nei bambini/e con tre compiti.
Nel compito 1 a bambini/e è stata raccontata una breve storia di una persona che era “very, very smart”. Non sono stati forniti suggerimenti per quanto riguarda il sesso del protagonista. Ai bambini/e è stato poi chiesto di individuare quale dei quattro adulti non familiari (due uomini, due donne) è stato/a il/la protagonista della storia.
Nel compito 2 ai bambini sono state presentate diverse coppie di adulti, dello stesso e diverso genere, chiedendo di indovinare quale adulto è “molto, molto intelligente”.
Nel compito 3 i bambini hanno completato tre nuovi puzzle in cui hanno dovuto indovinare quali oggetti (ad esempio un martello) o quali funzioni (ad esempio l’intelligenza) corrispondono meglio alle immagini di uomini e donne conosciuti.
I risultati suggeriscono che le idee dei bambini/e circa il talento mostrano rapidi cambiamenti nel periodo di età da 5 a 7 anni.
A 5 anni i bambini e le bambine connettono al proprio genere una misura simile di talento, con punteggi molto alti , cioè identificano le capacità intellettuali con le persone del loro stesso genere. (Fig. 1A)
Nonostante questa forte tendenza a considerare il proprio genere in una luce positiva vediamo che a 6 e 7 anni di età le bambine associano in misura percentuale minore il proprio genere al talento rispetto ai bambini maschi della stessa età. Così lo stereotipo “talento = maschio” diventa familiare e assimilato dai bambini e bambine di 6 anni.
Lo stereotipo che associa le femmine con l’essere bella (altro modello di confronto usato) sembra seguire una stessa traiettoria di sviluppo, però in modo invertito per maschi e femmine. (Fig. 1B)

• In Studio 2 sono stati replicati i risultati iniziali con un campione più ampio (144 bambini/e, 48 per fascia di età) e riferendo i valori anche a persone adulte. Come prima non vi era alcuna differenza statisticamente significativa nell’associare il talento al proprio genere per maschi e femmine di 5 anni, ma una differenza significativa è emersa a partire dall’età di 6 anni. Questo modello non differisce significativamente dal primo.

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Fig. 1  Risultati degli Studi 1 e 2. Bambini (blu) e bambine (rosso) nello studio dello stereotipo 1 (A e B) e 2 (C e D) per fascia di età (5, 6 e 7 anni)

Come si può spiegare nelle bambine il calo di valutazione delle loro capacità intellettuali femminili dai 6 anni di età?

Sebbene molti fattori siano probabilmente coinvolti, nello Studio 2 è stato testato se questo calo sia associato a differenze di percezione della scuola nelle bambine di 5, 6 e 7 anni.
Queste percezioni sono state misurate con 4 domande simili a quelle usate per misurare gli stereotipi (ad esempio, i bambini/e hanno dovuto indovinare quale dei quattro figli, due maschi e due femmine, “ottiene i voti migliori a scuola”).
In contrasto con il calo dei punteggi sul talento, non vi era alcuna differenza significativa tra le bambine più piccole e quelle più grandi nel selezionare le femmine come quelle che ottengono il massimo dei voti. Le bambine della fascia più alta dell’età selezionavano più bambine per i voti più alti, in percentuale maggiore rispetto ai coetanei maschi.
Ciò significa che non vi è alcuna correlazione significativa tra la percezione delle bambine di un’ottima realizzazione scolastica e la loro percezione di possedere talento. Così le idee delle bambine su chi è capace e talentoso non sono legate a chi fa bene a scuola.
Si aprono qui altre questioni nelle esperienze dei bambini/e a scuola e riguardano il modo in cui gli atteggiamenti e i pregiudizi degli insegnanti possono essere implicati nello sviluppo di questo stereotipo.

• Nello Studio 3 si è valutato se le convinzioni di genere dei bambini/e circa il talento modellano i loro interessi, cioè se le differenze di genere per determinati interessi sono legate alle credenze dei bambini/e circa la maggior capacità cognitiva maschile rispetto a quella femminile.
A 64 bambini/e di età compresa tra 6 e 7 anni (metà maschi e metà femmine) sono stati proposti due giochi nuovi; di uno si è detto che è per “i bambini/e che sono molto, molto intelligenti” e dell’altro per “i bambini/e che tentano qualcosa di veramente, veramente difficile”. Ai bambini/e sono state poi poste 4 domande per misurare il loro interesse per questi giochi (ad esempio “Ti piace questo gioco o non ti piace proprio?”). È emerso che le bambine erano meno interessate dei maschi al gioco per bambini intelligenti e più interessate a quello difficile e impegnativo. (Fig. 2A)

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Fig. 2 Risultati di Studi 3 e 4. Bambini (blu) e bambine (rosso) e gli interessi dei nuovi giochi (media di risposte standardizzate a quattro domande) in Studio 3 (A) e Studio 4 (B). La principale variabile indipendente per ogni studio (attività in Studio 3 ed età in Studio 4) appare in grassetto.

Quindi, come per i 6 e 7 anni di età dei primi due studi, la percezione delle bambine per il proprio talento è più bassa di quella dei coetanei maschi. Inoltre queste convinzioni stereotipate mediano il rapporto tra il genere dei bambini/e e il loro interesse nel gioco intelligenti (contro quello dell’impegno).
In conclusione l’idea dei bambini/e su chi sia intelligente è uno dei fattori che guida la decisione su quali attività perseguire.

• Nello Studio 4 è stato confrontato l’interesse di bambine e bambini di 5 e 6 anni per  nuovi giochi presentati “per i bambini/e che sono molto, molto intelligenti” (96 bambini, 48 per fascia di età, metà maschi e metà femmine).
In base ai risultati degli studi precedenti è stato previsto che a 5 anni l’interesse di maschi e femmine per questi giochi non sarebbe stato molto diverso perché le loro idee sul talento non erano differenziate (Fig.1 A e C). Al contrario a 6 anni è stato previsto che l’interesse delle femmine sarebbe stato minore di quello dei maschi, in linea con i risultati dello studio 3. (Fig. 2B)

La conclusione della ricerca dice che sarà importante verificare se questi risultati si estendono al di là della classe media (contesto culturale americano, maggioranza bianca) e indagare le fonti dello stereotipo “intelligenza=maschio” negli ambienti infantili. Tuttavia gli attuali risultati suggeriscono una conclusione che fa riflettere: molti bambini e bambine assimilano sin da piccoli l’idea che il talento sia una qualità di sesso maschile. Questo stereotipo comincia presto a modellare gli interessi nell’infanzia e quindi è probabile che, soprattutto per le bambine, contribuisca a restringere la gamma di scelta della carriera da contemplare nel proprio futuro.

Libri per l’infanzia: quali scelte?

La trasmissione di Radio Tre l’ho ascoltata un pomeriggio di qualche giorno fa, parlava di libri per l’infanzia e di come si tenda a regalare libri che trattano di scienza (natura, piante, animali, insetti, universo, …) più ai maschi che alle femmine. Tanto che in alcune librerie è comparsa la proposta/provocazione di offrire un caffè a quei genitori o adulti che comprano libri scientifici per le bambine.
Un panorama tutto italiano, questo, che è in linea con i risultati della ricerca americana sulla differenza legata al genere degli interessi di bambini e bambine. Nelle interviste a libraie e librai di alcune città italiane del nord e del sud è risultato evidente come siano gli adulti a differenziare le scelte culturali per maschi e femmine, sin dalla tenera età.
Se è quindi condivisa l’opinione che ai maschi interessino libri di scienze è altrettanto condivisa l’idea che non siano adatti alle femmine e questo è già una tendenza che condiziona gli interessi nell’infanzia e poi nell’età adulta.
Tutto ciò dovrebbe aiutarci a diventare consapevoli che piccoli gesti quotidiani possono essere determinanti nelle questioni dello sviluppo. Serve quindi una maggiore consapevolezza di quanto è alla nostra portata perché non basta usare slogan per combattere la disuguaglianza di genere che persiste tuttora ma servono anche studi di genere e attenzione maggiore ai comportamenti di tutti noi adulti.IMG_0835.jpg

Forza bambine, ce la faremo!

∇∇∇  ∇∇∇  ∇∇∇

La traduzione del report di Science è mia; ho riassunto alcuni passaggi per alleggerire il discorso e altri li ho semplicemente tradotti; ho utilizzato i termini italiani che mi sono noti e che uso nella mia professione, cercando una corrispondenza con quelli della lingua inglese. La difficoltà maggiore è comunque sempre quella di tradurre parole che si riferiscano sia al genere maschile che a quello femminile: la parola child, che in lingua inglese riguarda entrambi i generi, l’ho riportata con ‘bambino e bambina’. Anche se questo risulta ridondante è importante tenere presente che l’uso delle parole produce immagini e non va trascurato l’effetto che può avere nelle ricerche ma anche nella vita quotidiana. Le figure dei diagrammi sono originali dell’articolo, mentre la foto delle bambine è di proprietà personale.

Qui il link per visualizzare i materiali della ricerca: www.sciencemag.org/content/355/6323/389/suppl/DC1

3 thoughts on “Intelligenza e stereotipi di genere nei bambini e nelle bambine

  1. Ricerca interessante, grazie per averla tradotta. Hai ragione, ci vuole maggiore attenzione e consapevolezza da parte di noi adulti, da parte degli educatori e delle famiglie, se vogliamo che le nuove generazioni crescano libere da questi condizionamenti.

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    • Condizionamenti che sono difficili da individuare se non vi si presta attenzione. Riproduciamo, senza pensarci, atteggiamenti che abbiamo appreso a nostra volta. La ricerca mette in luce ‘quando’ avviene il cambiamento nella percezione delle bambine ma ancora è da capire bene il ‘come’. Anche se un piccolo aiuto ce lo dà, ad esempio, la scelta dei libri per le bambine e qui faccio la mia autocritica perché mi sono accorta che ho ceduto a questo stereotipo in passato

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      • Avendo un figlio maschio non posso dire altrettanto, però mi sono accorta che il condizionamento c’è anche nell’altro verso, ossia nell’idea di proporre anche ai bambini maschi delle letture che si reputano adatte… Purtroppo ci sono cascata anch’io, visto che adesso mio figlio predilige libri di avventura e combattimento, ed è difficile propinargli qualcosa di diverso. Poi c’è l’influenza dei coetanei, a scuola e fuori dalla scuola, che è sempre fortissima nel determinare i gusti di un bambino. E’ comunque umano, per noi adulti, cedere agli stereotipi, l’importante è rendersene conto e vedere se c’è la possibilità di correggere il tiro.

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