W.M.Chase, un pittore tra New York e Venezia

Camminando per le calli a Venezia verso Palazzo Ducale, dove mi stavo dirigendo per vedere la mostra di Bosch, mi sono fermata davanti a un manifesto che ha attirato la mia attenzione. Rappresentava un dipinto di stampo ottocentesco, con i toni del rosso, a pubblicizzare la mostra su un pittore americano a Cà Pesaro. Il nome non mi ha detto niente, sul momento, ma la locandina, che ritraeva una ragazza pensierosa, era molto accattivante e mi ha fatto pensare a una pittura rilassante e di belle forme antiche.

Ed è stato così che ho deciso di andare a vedere la retrospettiva su William Merritt Chase, pittore americano vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Dopo Washington e Boston la retrospettiva, con circa sessanta opere di questo artista, è arrivata alla Galleria d’Arte moderna di Cà Pesaro (http://capesaro.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/william-merritt-chase/2017/01/18147/william-merritt-chase-1849-1916-un-pittore-tra-new-york-e-venezia/).
Non subito, ma quando sono arrivata nella sala dei ritratti, ho realizzato che gli sfondi neri di Chase, dai quali emergono le sue figure, mi ricordavano quelli di Hopper (qui) prima che il suo soggiorno a Parigi e l’impressionismo cambiassero il suo stile. E in effetti William Chase è stato il maestro di Hopper e di altri pittori americani (Georgia O’Keeffe e Joseph Stella) in quel passaggio di secolo. Non avevo memorizzato il suo nome, relegandolo nello scomparto dei ricordi meno importanti, considerandolo un artista americano di fine ottocento e quindi debitore alla pittura europea, come tutti gli americani che in quell’epoca venivano in Europa per apprendere i segreti dai maestri dell’antichità.

IMG_4186.jpg

Autoritratto nello studio sulla Quarta Strada, 1915-16 olio su tela

William Merritt Chase (1849-1916) è nato in una piccola cittadina dell’Indiana; ha studiato arte a New York e a St. Louis e poi nel 1872 si è trasferito in Europa a Monaco di Baviera per completare la sua preparazione artistica.
Nel 1877 è stato a Venezia e l’anno dopo è tornato negli Stati Uniti dove ha aperto un grande studio e ha svolto la sua attività di pittore e di insegnante. È stato un artista di successo in patria e in Europa (dove ha continuato a recarsi nel corso della sua attività), e uno degli insegnanti più importanti che ha influenzato, con il suo stile di pittura, gli artisti americani della generazione successiva, più realisti e modernisti come Edward Hopper, Georgia O’Keeffe e Joseph Stella.

IMG_4199.jpg

Il lancio degli anelli, 1896 olio su tela

Nel 1886 ha sposato Alice Gerson e dal matrimonio sono nati 8 figli. Le due figlie maggiori sono state sue modelle per i dipinti sui giochi e sull’infanzia.
Chase ha amato lo sfarzo nel vestire e nell’arredo dello studio, diventato un raffinato luogo di incontri d’arte a New York.
Gli storici d’arte considerano la sua una pittura di impressionismo americano.
I ritratti gli hanno dato notorietà; le figure umane sono presenti in molti dipinti, dalle scene familiari, di costume, di paesaggio.
È stato il pittore che ha rappresentato la vita della borghesia nordamericana (di ascendenza anglosassone e protestante) e l’energia di una nazione che si apriva al XX secolo.

Le sezioni della mostra sono suddivise per vari generi frequentati dall’artista, dalle nature morte ai paesaggi, ai ritratti e alle scene d’ambiente e familiari.
Quando sono arrivata alla sezione dei ritratti e delle scene d’ambiente ho pensato immediatamente alle descrizioni che Henry James () e Edith Wharton (∗∗) hanno fatto della società americana nei loro romanzi. Questo ha risvegliato il mio interesse per le opere di Chase e, tornata a casa, ho ripreso in mano i libri di questi due scrittori pensando che alcuni passaggi erano perfetti per accompagnare i dipinti visti.
Non che le descrizioni letterarie di James e Wharton necessitino di un supporto visivo, sono complete in sé, ma è stato un piacere tornare a rileggerle per abbinarle alle opere viste.

Ho immaginato, quindi, un incontro tra tre artisti che sono vissuti nella stessa epoca e nella stessa città: tra James e Wharton esisteva realmente un rapporto di amicizia ed entrambi sono stati scrittori famosi già al suo tempo; Chase ha riprodotto nelle immagini quella società newyorchese dell’alta borghesia ben conosciuta da tutti loro. I colori e le forme dell’uno si integrano con le descrizioni e le narrazioni degli altri. Il mio è quindi un lavoro di selezione e collage e, partendo dalle immagini, ho scelto quei brani che mi sembrano il miglior confronto.

2.jpg

Studio Interior, 1882 c., olio su tela

Nella vecchia New York della metà dell’800, alcune famiglie regnavano in semplicità e ricchezza. Una di queste era la famiglia Ralston.
L’energia degli inglesi e la rubiconda solidità degli olandesi si erano fuse dando origine a una società prospera, prudente e amante delle comodità. Uno dei principi fondamentali su cui si reggeva questo mondo costruito sulle fortune di banchieri, mercanti, costruttori navali e armatori, era sempre stato quello del ‘vivere con stile’. Quella gente (…) conduceva una vita piacevolmente monotona, che, in superficie, non veniva mai intaccata dai drammi silenziosi che si agitavano in profondità. Le anime sensibili, a quei tempi, erano come tastiere mute su cui il Fato suonava tacite melodie.
In questa società compatta, costruita da blocchi solidamente incastrati tra loro (…) rappresentavano l’elemento conservatore che tiene insieme le nuove società come le alghe il litorale marino.
La zitella, Edith Wharton, 1921

¤¤¤

IMG_4192.jpg

Sole e ombra, 1884, tempera su tela

“Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio. Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda il tè o no – c’è della gente che non ne vuol sapere – quel momento è in sé delizioso. Le condizioni alle quali io penso, incominciando a scrivere questa semplice storia, offrivano un assetto mirabile per l’innocente passatempo. Gli oggetti necessari alla piccola cerimonia erano stati disposti sulla prateria di una vecchia casa di campagna inglese, nel cuore di uno splendido pomeriggio estivo. Una parte del quale era già trascorsa, ma ancor molta ne rimaneva, ch’era della più bella e fine qualità”.
(Ritratto di signora, Henry James, 1881)

¤¤¤

IMG_1313.jpg

Un angolo confortevole, 1888 ca., olio su tela

“Non sono bella, perciò non sono tenuta ad essere timida e convenzionale”
Ritratto di signora, H. James 1881

¤¤¤

IMG_4188.jpg

Lydia Field Emmett, 1892, olio su tela

Newman guardò per qualche istante la signora Tristram, lisciandosi i baffi.
«È una vera bellezza?» domandò.
«No»
«Oh, allora è inutile…»
«Non è una bellezza, ma una donna bellissima: due cose assai diverse. Una bellezza non ha difetti sul volto; il volto di una donna bellissima può avere dei difetti che non fanno che rendere più profondo il suo fascino».
L’americano, H, James 1887

¤¤¤

IMG_4197.jpg

“Adesso credo di essere pronta”, 1883 ca. olio su tela

– Olive scenderà tra una decina di minuti; m’ha incaricata di dirvelo. Una decina: è proprio tipico di Olive. Non saranno cinque né quindici, e nemmeno dieci precisi, ma nove o undici. (…) È molto sincera, la nostra Olive Chancellor, piena di rettitudine. Nessuno dice frottole, a Boston; la gente di qui, non riesco davvero a capirla.
Le bostoniane, H. James, 1886

¤¤¤

IMG_1333.jpg

Pronta per una passeggiata, 1885 ca., olio su tela

Era ferma, leggermente discosta dalla folla, e lasciava che questa le fluisse davanti, diretta alla strada o alle banchine, con una tale ari di risolutezza dipinta sul volto che avrebbe potuto benissimo mascherare una decisione ben premeditata
La casa della gioia, Edith Wharton 1905

¤¤¤

IMG_4175.jpg

La giovane orfana, 1884, olio su tela

Era straordinariamente, imperturbabilmente buona, affezionata, docile, ubbidiente, e col vizio radicato di dire la verità
Washington Square, H. James 1880

¤¤¤

IMG_1338.jpg

Ritratto della signora C. (Donna dallo scialle bianco), 1893 ca. Olio su tela

Era la nostra vita, era la casa, ella era la chiave di volta. Ci teneva tutti uniti, e senza di lei siamo canne disperse. Ella era la pazienza, era la saggezza, era la maternità squisita. La sua dolcezza, la sua mitezza, la sua grande carità naturale erano incomparabili, …
Henry James scrive della madre nel 1881

¤¤¤

IMG_1349.jpg

Riflessioni, 1890 ca., olio su tela

Ci sono due modi di diffondere la luce: essere la candela oppure essere lo specchio che riflette
Edith Wharton (da Vesalius in Zante) 1902

¤¤¤

IMG_1347.jpg

“Parlavi con me?”, 1887 ca. olio su tela

“Sai qual’è la verità?” aveva protestato Newland, “che i tuoi genitori ti han sempre lasciata fare quel che volevi fin da quando eri bambina!” e May aveva risposto, con il suo sguardo limpido “Sì, e proprio per questo mi è così difficile rifiutare l’ultimissima cosa che chiedono alla loro bambina”.
Questi erano i sentimenti della vecchia New York, il genere di risposta che gli sarebbe piaciuto ricevere da sua moglie. Quando si era sempre respirata l’aria di New york, qualsiasi altra meno tersa e meno cristallina diventava soffocante.
Edith Warton, L’età dell’innocenza 1920

¤¤¤

IMG_4198.jpg

Ritratto di signora in rosa, 1888-1889 ca., olio su tela

Non desiderava affatto che la futura signora Archer fosse una sciocchina; al contrario desiderava che, approfittando della istruttiva compagnia del marito, acquistasse il savoir faire e lo spirito che le avrebbe consentito di brillare tra le più ammirate signore del ‘gruppo dei giovani’. In quell’epoca era di moda farsi fare la corte dagli uomini, scoraggiandola però allegramente subito dopo (…)
… desiderava che sua moglie acquistasse una saggezza mondana, (…) fosse smaniosa di ammirazione, ma senza, naturalmente, che a questo si accompagnasse la minima traccia della fragilità morale …
(…) il suo punto di vista lo soddisfaceva e non sentiva il bisogno di analizzarlo, perché sapeva che come lui la pensavano tutti i gentiluomini dall’eleganza irreprensibile, in panciotto bianco e con il fiore all’occhiello, che frequentavano a turno il palco del circolo dell’Opera, scambiavano con lui amichevoli saluti e, attraverso i binocoli da teatro, sottoponevano a una critica minuziosa il gruppo di signore che erano il frutto del loro sistema.
(…) Presi a uno a uno, essi tradivano la loro inferiorità, ma in gruppo rappresentavano ‘New York’, e l’immancabile solidarietà maschile lo portava a d accettare la loro dottrina in tutte le questioni cosiddette morali.
L’età dell’innocenza, Edith Wharton 1920

¤¤¤

WILLIAM MERRITT CHASE (1849-1916) un pittore tra New York e Venezia

11 febbraio – 28 maggio 2017
Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna

¤¤¤

∗ Henri James è nato il 15 aprile 1843 al numero 2 di Washington Place a New York.
È stato il primo scrittore americano a respiro ampio e la sua opera non è seconda a quella degli europei che dominavano la scena artistica e letteraria a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Si considera la sua scrittura situata tra il movimento romantico e la letteratura moderna del ventesimo secolo. James riteneva che uno scrittore rappresentasse nei suoi libri la storia, quella che non si trova nei manuali, ma che è parte della società in cui si vive.
È considerato il più grande realista psicologico del tempo e nei suoi romanzi troviamo un ricco studio delle persone, dei comportamenti e delle abitudini dei due continenti.
James è riuscito a dare vigore, nelle sue descrizioni, al clima morale e ‘parrocchiale’ della New York di fine Ottocento descrivendola con una sottile critica culturale.
Ci ha offerto l’immagine di una società che si godeva gli ultimi periodi di provinciale innocenza prima dell’industrializzazione, del capitalismo finanziario, dell’emigrazione e dei sviluppi seguenti.
La New York di James “così dignitosa, così istintivamente non pretenziosa”, era ancora un “mondo accogliente, cupo e omogeneo” prima di diventare la “lunga, rumorosa città” del futuro.
Ha descritto la solida, compiaciuta comunità borghese senza tralasciare di vederne la vacuità e l’ipocrisia e ha saputo raccontare i dubbi e le inquietudini di una civiltà attraverso gli Stati della mente e i comportamenti dei suoi personaggi.
È morto a Parigi il 2 dicembre 1915

∗∗ Edith Wharton è nata nel 1862 in una ricca famiglia dell’aristocrazia di New York.
La sua è stata definita una superba satira sociale nel raccontare l’ambiente dell’alta società newyorchese di fine Ottocento. Ne ha fatto un’analisi impietosa per le barriere di rigide costrizioni morali, di pregiudizi che sovrastavano la libera iniziativa e il valore individuale. Le sue donne cercano di affermare la propria individualità, però manca, nei libri di Wharton la speranza che si trova in quelli di James, perché le cose non si sistemano mai nelle storie da lei raccontate.
Ha svelato le rigide ed esclusive regole di comportamento che la ricca ed elegante società aristocratica americana aveva istituito per proteggersi dall’intrusione dei nuovi ricchi e delle nuove industrie.
“La gente temeva lo scandalo più del contagio, e stimava la decenza più del coraggio” (La zitella).
I suoi romanzi e si suoi racconti sono di genere realista e di studio di costume, sullo stile di Henry James che l’ha incoraggiata a scrivere. Entrambi hanno fanno parte della ‘buona società’, oltre ad aver avuto successo con la loro scrittura. Si sono frequentati da amici e i loro libri ci riportano in quell’angolo di mondo a cavallo tra i due secoli. Edith Wharton è stata anche la prima donna a vincere il premio Pulitzer, nel 1920 con ‘L’età dell’innocenza’.
È morta in Francia nel 1937

¤¤¤

Le foto le ho scattate personalmente.

Libri dai quali ho tratto i brani confrontati con i dipinti:

E. Wharton, La zitella in Vecchia New York, La Tartaruga edizioni, 1983
E. Wharton, L’età dell’innocenza, TEA edizione 1988
E. Wharton, La casa della gioia, Editori Riuniti

H. James, Le bostoniane, BUR, 1988
H. James, Washington Square, Mondadori 1992
H. James, Ritratto di signora, BUR 1994
H. James, L’americano, Fabbri Editori, 1994

7 thoughts on “W.M.Chase, un pittore tra New York e Venezia

  1. Che bella questa tua intuizione di osservare i dipinti e pensare ai due scrittori. In effetti, seguendo il tuo pensiero, credo tu abbia ragione e i passi che hai riportato vanno a dimostrarlo. Non conoscevo questo artista ma anch’io, davanti alla locandina, mi sarei sentita incuriosita. Mi permetto di condividere il post sulla mia pagina FB. Ciao, Pina

    Liked by 2 people

    • Grazie a te 🙂
      La mostra di Chase mi è piaciuta soprattutto nei ritratti. Poi i quadri di costume e le nature morte, pur pregevoli, mi hanno entusiasmato meno. Chase è un pittore del suo tempo e gli accostamenti con James e Wharton me l’hanno fatto apprezzare di più.

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...