La fattoria dei malfattori

Erano tutti bravi a sfornare regole e teorie, a ostentare nobili ideali, pensò l’ispettore capo. Certo, metterli in pratica poi era ben altro paio di maniche. Chiunque poteva redigere leggi e direttive magniloquenti, non era in fondo per questo che tutti volevano accaparrarsi un seggio in parlamento? Ma chi applicava le leggi poi?

I sospetti della polizia segreta su una fattoria misteriosa, situata a nord della Finlandia in luoghi isolati e di non facile accesso, danno avvio a un racconto paradossale e ilare, come è tipico dello stile di Arto Paasilinna.
Il libro è del 1998 (in tempi ormai lontani dalla guerra fredda e nel pieno ingresso della Finlandia nella Unione europea), pubblicato da Iperborea in Italia nel 2013.
images-2.jpegLa trama non è immediatamente semplice da comprendere, perché non sai bene all’inizio dove stia il buono e il cattivo, il giusto e l’ingiusto, non ti orienti tra le azioni di chi è tutore della legge e di chi sembra invece metterla in discussione e agire contro i diritti delle persone. Chi sono, ti chiedi, i malfattori? Solo con l’evolversi delle avventure e i dialoghi sulle motivazioni ideali riesci a farti un’idea di come stanno le cose. E, alla fine, gioirne pensando che sarebbe bello se il mondo funzionasse con un logica così chiara.
Jalmari Jyllänketo, ispettore capo della Supo, la polizia finlandese che ha compiti di sicurezza nazionale, ha ricevuto l’incarico di indagare su cosa si nasconda dietro una florida fattoria misteriosa chiamata Palude delle Renne che si trova in Lapponia. Si tratta di una fattoria biologica e Jalmari vi si introduce spacciandosi per ispettore-bio. L’azienda agricola è ricavata da un vecchio kolchoz, produce erbe aromatiche molto richieste all’estero e ha una fungaia in una vecchia miniera di ferro situata lì vicino.

Jalmari è il primo personaggio di cui facciamo conoscenza
“Jalmari Jyllanketo si considerava un servitore obbediente del potere esecutivo, sia come ispettore capo della Supo che come agente sotto copertura alla Palude delle Renne, nei cui ricchi solchi era già pronto a piantare gli artigli”.
La proprietaria della fattoria, Ilona Karneskallio, è una donna che esercita la sua autorità con mano ferma; ha una figlia, Sanna, una ragazza giovane e bella, sua collaboratrice, che ci aiuta a capire la madre e il senso del suo agire.
“In gioventù sua madre era una ragazza timida e affettuosa, aveva studiato da maestra, ma poi le avversità della vita, e soprattutto la convivenza con un uomo violento, l’avevano trasformata in una donna dura, talvolta insensibile, anche se poi in fondo aveva ancora un cuore d’oro. Il progetto di fattoria modello di Ilona Karmeskallio e Juuso Hihna-aapa rifletteva un forte ideale morale fondato sull’esigenza di giustizia assoluta. Il male doveva essere estirpato dalla società qui e ora, i crimini puniti subito, senza illudersi, come i cristiani, che i delinquenti finissero tra le fiamme dell’inferno. Senza un’azione risoluta, il male avrebbe solo prosperato, questa era la convinzione di Ilona. La legge non solo era impotente contro il crimine, ma favoriva anche le ingiustizie che tanta povera gente era costretta a subire. La Palude delle Renne e la miniera di ferro abbandonata ottenuta in concessione offrivano finalmente la possibilità di mettere in pratica questi ideali”.

L’arrivo di Jalmari alla Palude delle Renne dà l’avvio ad avventure deliranti, che fanno tanto bene allo spirito e mettono il desiderio di giustizia in primo piano perché finalmente i colpevoli, quelli veri, dai violenti ai capitalisti interessati solo al loro guadagno, vengono puniti.
Come?
C’è un sistema molto particolare che ben presto conquista il nostro ispettore della Supo il quale ne comprende pienamente il senso, cioè quello di applicare finalmente una giustizia che dia la possibilità di redimersi e comprendere il male fatto. Anche se il sistema è al di fuori della legge non si tratta di vendetta, né di regime totalitario nazista o di metodi gesuiti, ma di giustizia sociale
“Certo, erano regole arbitrarie dettate dal risentimento di una donna inacidita, ma non erano poi tanto male. In un mondo pieno di ingiustizie, qualcuno doveva pur fare qualcosa! Anche a costo di sporcarsi le mani!”
Di cosa si tratta non posso rivelare oltre perché significherebbe togliere il piacere di scoprire il senso paradossale del libro che è poi il centro della storia.
Un romanzo corale dove incontriamo strani personaggi come un vescovo donnaiolo, un ex parlamentare dal passato discutibile, e poi ancora bancari e industriali finlandesi insieme a motociclisti violenti ‘reclutati’ in corso d’opera.

“Forse il successo imprenditoriale era un peccato?
Ilona Karmeskallio si stupì dell’ingenuità del vescovo. Gli industriali (…) erano ai suoi occhi l’incarnazione del capitalismo selvaggio, di uno sfruttamento senza se e senza ma che mirava a far man bassa delle già scarse risorse economiche nazionali per farne moneta di scambio con l’estero. Esisteva a questo mondo anche una sola persona degna di uno stipendio di centinaia di migliaia di marchi? Con tutti i loro bonus aziendali, i dirigenti delle grandi imprese si intascavano ogni anno milioni che poi dilapidavano in lussi e bella vita: ecco cosa aveva portato il paese sull’orlo della bancarotta!
Ilona Karmeskallio fece indignata la lista delle prove terribili imposte al popolo finlandese da quegli speculatori. Citò studi scientifici che dimostravano che ogni anno la disoccupazione di massa provocava più o meno indirettamente trentamila decessi e infliggeva ad almeno la metà della popolazione incalcolabili e indicibili sofferenze. E oltre tutto, il nuovo direttore generale di una grande impresa, anche lui decorato con il titolo di Cavaliere del Lavoro, aveva appena dichiarato a un quotidiano economico questa grande verità: i soldi non hanno patria!”

Un romanzo di equità sociale, dove la fantasia di Paasilinna crea un sistema per dare risposta alle disparità e all’ingiustizia. Non si tratta della legge del taglione ma piuttosto di un esperimento in una comunità che si interroga sui delitti e sulle pene. Soprattutto sui delitti causati dall’ipocrisia del potere, dalla violenza e dallo sfruttamento, dalle decisioni ingiuste che poi ricadono sulla testa delle persone comuni. L’ingiustizia del sistema va rivista ed è necessario trovare un modo per far capire a chi detiene il potere economico, politico, industriale la necessità del cambiamento: questo il messaggio che emerge in modo chiaro dal libro.
Oltre al modello di ‘cura e riabilitazione’ e ai diversi e particolari personaggi c’è un altro grande protagonista nel romanzo ed è il paesaggio naturale, con le immense foreste e i fiumi. Un paesaggio dove la presenza umana è relativa e Paasilinna ci fa gustare l’immensità degli spazi dove non esistono barriere tra gli stati se non quelle naturali.

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