Un incantevole aprile

“E intanto i bei giorni dorati si staccavano dolcemente uno a uno dalla seconda settimana, altrettanto belli di quelli della prima…”

Sono tornata ad Elizabeth von Arnim. Dopo Sally e Vera sono rimasta incuriosita dalle sue figure di donne e ho scelto, a caso, altri libri di questa prolifica scrittrice. Anche se vissuta all’inizio del secolo scorso sa rendere i temi e i tratti femminili in modo da superate i confini del tempo. È una scrittrice per donne? Può essere, i suoi romanzi non credo siano apprezzati da un pubblico maschile. Nei libri di von Arnim (al secolo Mary Annette Beauchamp) ritrovo la capacità tutta femminile di usare le parole per raccontarsi.

Unknown-2.jpegSi potrebbe anche riassumere brevemente il tema di Un incantevole aprile come la vacanza italiana di quattro donne inglesi, nei primi anni venti del novecento. E si possono rintracciare i riferimenti autobiografici perché nel 1920 la scrittrice aveva trascorso una vacanza proprio in Liguria, al castello Brown a Portofino (la prima edizione inglese del romanzo è del 1923). Più complicato è capire in quale di queste quattro protagoniste si identifichi maggiormente, anche se è più probabile che ognuna rappresenti un pezzetto della sua esperienza di vita.
E quello che qui mi piace fare è proprio cercare i tratti che raccontano la personalità di ognuna di queste quattro donne.
Tra loro non c’è nessun legame iniziale se non quello creato dalla casualità e dalla decisione di passare un periodo di vacanza lontano dalla vita quotidiana, per motivi diversi. Già questo rappresenta un tema che le accomuna, cioè un desiderio di evasione dalle abitudini che hanno fatto diventare stantia la loro vita.
E dalla piovosa Londra si ritrovano, ognuna viaggiando per proprio conto, in un castello della riviera ligure, a trascorrere il mese di aprile tra il sole, il mare e i fiori. Il castello di San Salvatore, dove si svolge il romanzo, è un luogo non ben definito. Non so se corrisponda al paesino che si trova nel comune di Cogorno, in provincia di Genova. Viene descritto come un castello in posizione isolata e difficilmente raggiungibile, con una vista splendida sul mare.
Non ci sono azioni o avvenimenti degni di nota nella trama, ma assistiamo a impercettibili cambiamenti in queste quattro donne, quando si trovano a contatto tra loro e lontane dalla routine quotidiana.
Tutte quattro cercano la solitudine e non l’avventura e il ripiegamento su di sé, favorito dal contatto con una natura splendida, le porta a riflessioni che nella vita di tutti i giorni, costrette dalle abitudini di un ambiente rigido e severo, non avrebbero potuto fare. Poi il legame che si crea tra loro supera quelle barriere di ceto e di carattere che imbalsamano le relazioni.

Conosciamo per prima l’ispiratrice del viaggio, Mrs. Lotty Wilkins, descritta in apertura come una donnetta anonima e insipida, scialba e modesta nell’aspetto quanto nel carattere. Moglie di una avvocato, rigido come uno stoccafisso: Mr. Wilkins “era conciso e avveduto: non diceva mai una parola di troppo, né, d’altro canto, mai una di meno. Dava l’impressione di serbare una copia di ogni cosa che dicesse;…
… era così prudente, che non parlava se non dopo una pausa, durante la quale forse preparava nella sua mente la copia precisa di ciò che avrebbe detto”.
Ha un sogno Lotty, quello di trascorrere una vacanza nel sole e nel caldo mediterranei e, quando trova l’annuncio dell’affitto di un castello italiano, coglie l’occasione tanto desiderata. Una cosa nuova per lei, che non muove un passo senza l’approvazione del marito.
Quando Lotty si trova a San Salvatore diventa consapevole, per la prima volta, di quanto la sua vita di moglie devota e attenta a cucinare il pesce al marito e a garantirgli piccole comodità, ad essere come tutti si aspettano che lei sia, rappresenti sofferenza e prigione:
“…Era incredibile che a casa fosse sempre così buona, così tremendamente buona, e ne avesse soltanto sofferenze; là si dedicava interamente agli altri ed era vittima di malesseri di ogni sorta: fitte, dolori e momenti di sconforto. E ora che si era spogliata di tutta la sua bontà e l’aveva lasciata alle spalle come un mucchio di vestiti inzuppati di pioggia, non provava che gioia. Denudata della bontà, godeva nel ritrovarsi nuda. Era svestita e raggiante. E laggiù nel buio umido di Hampstead, c’era Mellersh in collera…”.
Godendo del sole, del mare, del luogo, Lotty si fa più gioiosa, impulsiva, intuitiva e ispiratrice per le altre. Acquista un fascino che diventa visibile a tutti ed il suo ottimismo che per alcuni, all’inizio, sembra ingenuità e mancanza di stile e buon senso, arriva a contagiare chi le sta vicino.

L’altra che, insieme a Lotty, risponde all’annuncio sul giornale, è Mrs. Rose Arbuthnot. Una donna riservata, prudente e spenta. Anche lei incagliata in un matrimonio deludente. Ha cercato di superare il dolore per la perdita dell’amore del marito (che scrive biografie delle amanti dei re) con la religione e la dedizione ai poveri. Ha chiuso le porte alle emozioni e ai sentimenti e si è dedicata, in maniera compensatoria, all’aiuto dei bisognosi illudendosi di trovare la felicità in questa dedizione, che però l’allontana sempre più da se stessa.
Rose la religiosa, ordinata, cauta, riflessiva e infelice Rose ha bisogno di ordine e controllo e non sa lasciar andare le sue emozioni.

Guardiamo il primo incontro tra le due donne dallo sguardo che si lanciano e dai pensieri che le caratterizzano.
Rose: “…rimase seduta guardando Mrs. Wilkins con disagio, sempre più assillata dall’esigenza di classificarla. Se solo fosse riuscita a classificare Mrs. Wilkins, a metterla al sicuro nella giusta sezione, sentiva che avrebbe riacquistato il proprio equilibrio, che, inaspettatamente, pareva scivolare tutto da un lato…”.
Lotty: “…che stupida non riuscire a parlarle, sembrava così gentile, così infelice. Perché due persone infelici non possono sostenersi a vicenda nell’arido mestiere della vita con una chiacchieratina, una chiacchierata sincera e spontanea sui loro sentimenti, i desideri, le speranze che ancora possiedono?”.

La bellissima Lady Caroline Dester è, invece, imprigionata dalla sua bellezza e tormentata dagli amori che ispira. Vuole allontanare le persone da lei, cerca un posto dove ritrovarsi sola, per non provare quella profonda irritazione che l’ammirazione degli altri le procura. È satura di agio, lusso e apprezzamenti. E guarda le altre dall’alto del suo privilegio:
“…Con una rapida occhiata colse ogni loro dettaglio…Non parevano persone di grande interesse a giudicare dai loro abiti, notò subito. Non lo pensò consapevolmente, perché si stava ribellando con forza ai bei vestiti e alla schiavitù che essi imponevano; l’esperienza le aveva insegnato infatti che nell’istante in cui li indossi si impossessano di te e non ti danno pace fino a che non siano andati ovunque per farsi ammirare da tutti. Non sei tu che hai portato un abito a un ricevimento, è lui che ha portato te. Era un errore pensare che una donna , una donna davvero elegante, possa logorare i suoi abiti, sono gli abiti che logorano lei, trascinandola in giro a qualunque ora del giorno e della notte”.

Infine la più antipatica del gruppo, la vecchia Mrs. Fisher, chiusa nel suo passato, nelle sue convenzioni e nella sua cultura snob. Ispira repulsione all’inizio, talmente è autoritaria; si arroga il diritto e il potere di decidere cosa va bene e cosa no, usa gli altri e li valuta secondo il suo metro di giudizio. Considera Lotty una stupida, ingaggia una lotta di potere con Rose ed è scandalizzata dalla disinvoltura di Caroline. Il suo mondo, chiuso nella tradizione, subisce però nel corso delle settimane una forte scossa.
“Mrs. Fisher era sconvolta. Vi erano molte cose che detestava, e una di queste era che gli anziani immaginassero di sentirsi giovani e si comportassero di conseguenza. Naturalmente lo immaginavano soltanto, ingannandosi; ma com’erano deplorevoli i risultati. Lei invece era invecchiata come era giusto invecchiare, con fermezza e risoluzione. Nessuna interruzione, nessuna tardiva euforia, né ritorni spasmodici. Che umiliazione se adesso, dopo tutti questi anni, si fosse illusa in una sorta di sconveniente evasione”.
Non riesce più neppure a concentrarsi “… – con gli occhi che seguivano imperterriti ogni riga fino alla fine della pagina, senza che una sola parola le arrivasse alla coscienza – …” e soffre nel venire spogliata di quello che era per lei il modo giusto di vivere.
Ed è Lotty, la semplice e ‘stupida’ Lotty, a rompere la sua corazza e aprire il suo cuore ai buoni sentimenti e alla fine Mrs. Fisher verrà conquistata da lei, contagiata dalla sua vitalità.

Unknown-3Lotty interviene e media nella tenace lotta di potere, per esercitare il ruolo di padrona di casa, tra la vecchia signora e Rose:
“Quel che trovo stupido, – disse Mrs. Wilkins con grande serenità, – è preoccuparsi. Non vedo alcun vantaggio nell’esercitare il potere a prezzo della propria libertà”.
Quando la vecchia Mrs. Fisher disapprova il vestito di Caroline e lo giudica indecente e considera lei civettuola e interessata solo alla sua bellezza è sempre lei, Lotty, a intervenire:
“Ma qui non ci sono uomini – disse Mrs. Wilkins – come potrebbe quindi essere indecente? Avete notato , – si rivolse a Mrs. Fisher , che tentava di far finta di non sentire, – com’è difficile essere indecenti quando non ci sono uomini?”.

Anche Rose, ad un certo punto della vacanza, è contagiata da Lotty e dalle emozioni che il posto risveglia. Guarda in se stessa e diventa consapevole delle sue responsabilità per la fine dell’amore con il marito:
“Così a fondo distacco e disgregazione erano penetrati nel carattere di Rose, che adesso cominciava a pensare che la propria ostinata rigidità riguardo ai suoi libri e che la propria austera dedizione alle opere di bene fossero state sciocche e forse addirittura sbagliate”.
Riesce a dare respiro ai suoi sentimenti repressi, a riconoscere il dolore che prova e il senso di solitudine profondo che cerca di cancellare con la religione:
“Perché una persona, una persona che ti appartiene, che è davvero tua, con cui poter parlare, di cui interessarti, da accudire e da amare, valeva più di tutti i discorsi sulle tribune, dei complimenti di tutti i presidenti del mondo. Valeva anche di più – Rose non poté evitare questo pensiero – di tutte le preghiere. Questi pensieri non le nascevano nella mente, come quelli di Scrap, che era priva di desideri, ma nel cuore. Dimoravano nel suo cuore; ed era lì che Rose soffriva, sentendo tutta la sua tremenda solitudine…”.
Alla fine, a San Salvatore e a contato con le altre donne, anche Rose ritroverà i suoi desideri, superando le paure a lasciarsi andare.

E Caroline riuscirà a vincere la sua insofferenza per gli altri.

Tutto ciò avviene nel piccolo castello ligure, luogo descritto con odori, colori, piante, fiori, erba, angoli paradisiaci e il mare sempre presente. Che ti fa venire voglia di andarlo a cercare. Nella realtà.
Queste figure di donne, che si muovono tra le pareti del castello, i viali, i giardini e le angosce della loro anima, sono affascinanti; a volte irritano, entusiasmano e provocano il desiderio di intervenire e di dire la propria.
I loro pensieri si inseguono e rimbalzano, come palline da ping-pong in un’immagine plastica.
La vicinanza tra loro è contagiosa e, pur nella chiusura di ognuna in se stessa, provoca contaminazioni che alla fine le cambieranno profondamente.

Ci sono anche gli uomini in questo quadro, quelli che Mrs Fisher chiama con sconcerto e mal sopportazione ‘i mariti’.
Fanno la loro comparsa e anche loro, come le protagoniste, subiscono una trasformazione. Il luogo? Sarei più propensa a pensare a un contagio di esperienze, a un confronto di caratteri e possibilità diverse.
Mr. Wilkins, il marito di Lotty, all’inizio del libro è profondamente antipatico ma poi anche lui rivela aspetti di sé insospettati e apprezzabili soprattutto nel riconoscere le qualità della moglie che, prima, sottovalutava e non teneva in considerazione. Ma, viene da pensare, lei stessa non le riconosceva e non le metteva in luce.
L’entrata in scena del marito di Rose è un sotterfugio ma poi tutto finisce bene e anche questa coppia si ricompone.
Pure Caroline sembra, finalmente, potersi concedere all’amore e addirittura Mrs. Fisher scopre il sentimento dell’amicizia e la fiducia (ho trovato commovente questa vecchia cariatide che si scioglie all’affetto).
Quindi tutto finisce bene, anche se devo dire che queste risoluzioni sanno un po’ da commedia e nel libro sono la parte meno bella. Tanto è piacevole il desiderio di 00530501conoscere e accompagnare le protagoniste nella scoperta di aspetti si sé in ombra, tanto è veloce e sembra costruito a tavolino il finale felice per tutti.

Ma il romanzo racconta molto altro e quello su cui mi sono soffermata, qui, è solamente una piccola parte di quanto succede. Ironia e capacità descrittiva dei luoghi e degli stati d’animo rendono la lettura molto piacevole. Al di là del finale leggero.

Dal libro è stato tratto un film omonimo nel 1991, diretto da Mike Newell. Bello da vedere si trova anche su YouTube ed è abbastanza aderente al romanzo.

Ho letto il libro nella edizione di Bollati Boringhieri del 2001, ma è uscita nel 2017 una nuova edizione per Fazi Editori.

6 thoughts on “Un incantevole aprile

  1. Di questo libro avevo letto commenti favorevoli in giro, ero tentata di acquistarlo. Poi ho dirottato – non so perché – su Il circolo delle ingrate, sempre della stessa autrice. Sono curiosa di approcciarla, mi attira in particolare la vena ironica di cui hai parlato.

    Liked by 1 persona

    • La von Arnim mi piace. Ho letto quattro o cinque suoi libri e li ho trovati tutti belli. Sa rendere interessanti i temi che tratta. Temi femminili, anche dell’età (come ne La fattoria dei gelsomini). Poi ha dei bei titoli. Il circolo delle ingrate è uno di quelli che ho acquistato ma devo ancora leggere.
      Sull’onda di von Arnim avevo provato a leggere Jane Howard. Per associazione di ambientazione e anche dell’epoca dei romanzi. L’ho abbandonata dopo poche pagine. Noiosa. Cosa che non si dice mai dei libri di von Arnim.

      Liked by 1 persona

  2. Mi piacciono le ambientazioni negli anni 20, un’epoca che ha un suo fascino. L’ironia inglese credo che sia molto gradita in questo tipo di romanzi… non ho letto proprio tutto, perché vorrei provare a leggerlo e quindi mi riservo un po’ di suspence… complimenti per avere suggerito un romanzo su cui magari non tutti si soffermerebbero.

    Liked by 1 persona

    • Vero. A volte ci sono autori e autrici considerati leggeri o sorpassati. Oppure del genere lettura femminile. Ma mi piace andare al di là delle opinioni.
      Von Arnim l’ho accostata casualmente all’inizio e, pensa, perché era cugina di Katherine Mansfield! (adoro i suoi racconti).
      Nel blog ho scritto di altri suoi due libri in cui ha trattato temi che sono anche dei nostri giorni.

      Liked by 1 persona

    • Si legge volentieri e poi von Arnim sa descrivere bene i personaggi e certe scenette sono molto ‘gustose’ raccontate con la sua ironia. Io l’ho letto tempo fa nella edizione Bollati Boringhieri ma penso che andrò a guardami anche l’ultima uscita per Fazi Editore perché c’è l’introduzione di Cathleen Schine e la traduzione di Sabina Terziani 🙂

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...