Modigliani

“Ciò che cerco non è né il reale né l’irreale, ma l’inconscio, il mistero dell’istintività della razza umana”

Le teste di donne su colli lunghi e flessuosi dipinte da Modigliani mi hanno sempre colpito e continuano a esercitare su di me grande fascino, forse anche perché mi lasciano sempre con la sensazione di non riuscire ad addentrarmi del tutto in quelle immagini ieratiche e in quegli occhi che guardano, dove? nel vuoto o nell’anima.
La sua storia di pittore maledetto l’ho conosciuta in un secondo tempo, per cui posso dire che è stata la sua arte ad avermi impressionata prima della sua biografia.
Ho letto molte ricostruzioni della sua vita perché è stato un uomo che ha lasciato curiosità e, con i suoi eccessi, ha creato scalpore. Su di lui circolano ancora molti racconti, tanto che neppure la biografia scritta dalla figlia Jeanne nel 1958 ‘Modigliani senza leggenda’ è riuscita a ‘ripulire’ i fatti dai miti che si sono creati attorno alla sua figura. Il rischio, con Modigliani, è di dare maggior peso alle sue sregolatezze che alla sua pittura.
Si pensa a Modigliani come a un artista maledetto (‘maudit’ lo chiamavano i francesi e l’assonanza tra Modì e maudit ha contribuito a creare un marchio attorno al suo nome), che ha devastato la sua salute vivendo in condizioni miserevoli, anche per l’uso di alcool e droghe, senza dimenticare il peso della malattia.
Ha lasciato un numero esiguo di scritti, solo alcune lettere e qualche breve frase a margine di un disegno, per cui non è semplice conoscere il suo pensiero.
Un brano, tratto da una lettera del 1905 a Oscar Ghiglia, compagno di studi d’arte a Livorno e Firenze, può dirci come la sua vita di uomo sia stata inseparabile da quella dell’artista:
“Noi (scusa il noi) abbiamo dei diritti diversi dagli altri, perché abbiamo dei bisogni diversi che ci mettono al di sopra – bisogna dirlo e crederlo – della loro morale. Il tuo dovere è di non consumarti mai nel sacrificio. Il tuo dovere reale è di salvare il tuo sogno. La Bellezza ha anche dei doveri dolorosi: creano però i più belli sforzi dell’anima…
… però decidi, non ti esaurire, abituati a mettere i tuoi bisogni estetici al di sopra dei doveri sugli uomini”.
Certo si nota l’influenza diretta del pensiero dannunziano e nietzscheano, in quegli anni giovanili, ma non si può fare a meno di pensare al principio ispiratore che l’ha accompagnato sempre: quello di salvare il proprio sogno. E alla realizzazione del suo sogno d’artista ha speso la vita.
“La Bellezza ha anche dei doveri dolorosi” ha scritto, e ha vissuto cercando di creare Bellezza, quella che è giunta a noi con i suoi ritratti.

La mostra di disegni e dipinti che sono andata a vedere a Genova illustra il suo percorso artistico con chiarezza e linearità. Si tratta di una retrospettiva che mi ha permesso di ripensare a questo pittore, unico nel suo genere perché non ha avuto seguaci e non ha fatto parte di movimenti artistici. Non ha preso la via delle avanguardie, le ha frequentate, sfiorate ma è rimasto un pittore di forme. Non ha scelto la strada dell’astrattismo pur volendo dipingere ciò che non si può rappresentare. Lo ha fatto senza tradire la classicità, mantenendo il disegno come esercizio artistico fondamentale. Ha rifiutato di aderire al Manifesto del Futurismo quando, nel 1910, Severini glielo aveva proposto perché non condivideva l’idea di Marinetti di distruggere i musei per creare il nuovo. La sua cultura classica, in letteratura, filosofia e arte, gli faceva amare l’antico. Quando è arrivato a Parigi aveva con sé foto di opere di Carpaccio, Lotto, Lippi, Botticelli, Tiziano, Correggio, Andrea del Sarto e libri di poeti. La sua è stata una vita breve ma ricca di esperienza artistica.

Amedeo Modigliani è nato a Livorno il 12 luglio 1884, quartogenito di Flaminio, commerciante di legname e carbone, e di Éugenie Garsin, sposata a 17 anni.
Entrambe le famiglie erano ebree sefardite, arrivate dalla Spagna ma ben integrate nel loro ambiente. Éugenie proveniva da una famiglia di Marsiglia, che si diceva imparentata con degli Spinoza per via del cognome di una bisnonna (ma il filosofo Spinoza non ha avuto figli), colta e aperta, più di quella del marito. È stata lei a riconoscere e favorire la predisposizione artistica del figlio.
La malattia ha avuto un peso importante nella vita di Amedeo che è stato di salute cagionevole sin da bambino: a 11 anni, nel 1895, si è ammalato di pleurite e tre anni dopo di febbre tifoidea che l’ha lasciato tra la vita e la morte per settimane. Si è riammalato di pleurite nel 1900, quando sono comparsi i primi sintomi della tubercolosi. Un lungo periodo di convalescenza in sud Italia (Capri, Napoli e Roma) con la madre gli ha permesso di visitare musei e vedere opere antiche.
Ha studiato disegno a Livorno presso Micheli, un pittore macchiaiolo, e ha poi frequentato la scuola di nudo a Firenze diretta da Fattori che ha espresso apprezzamento nei suoi confronti “quel ragazzo ha dentro di sé qualcosa di nuovo. È molto diverso dagli altri allievi. Di Modigliani ne sentiremo riparlare”.
Dopo aver seguito i corsi dell’istituto di Belle Arti a Venezia si è trasferito a Parigi nel 1906.
Le sue origini artistiche appartengono quindi alla scuola toscana del disegno e a quella veneziana del colore “da Venezia ho ricevuto gli insegnamenti più preziosi” ha scritto a Modigliani-Il-Principe-di-GerusalemmeOscar Ghiglia. Considerava la pittura ‘arte del disegno’ e non ha mai subordinato la linea al colore.
Era bello Modigliani, elegante e colto e Soffici lo ha descritto come ”un giovane dai bei lineamenti e dall’aria serena, né alto né basso, slanciato e vestito con molta eleganza”.
Giunto a Parigi è diventato Modì.
La Parigi dei primi anni del Novecento: “Nessun paese e nessuna epoca, come quella che a Parigi va dal 1895 al 1925 ha visto una così grande abbondanza di testimonianza delle possibilità offerte al dipingere dalla mente e dal cuore, dall’idea e dall’istinto; mai tanta aggressione al passato, tanto potere all’immaginazione” (G. Briganti).
Ha conosciuto Picasso, Matisse, Rivera, Brancusi, e tanti altri; ha visto le opere di Cézanne e di Toulouse-Lautrec e ha ammirato la composizione e il colore del primo e il disegno del secondo.
Ha cambiato molti indirizzi ed è vissuto in condizioni perlopiù miserevoli. Dopo Montmartre, che in quegli anni andava perdendo il suo aspetto di luogo fuorimano e si stava urbanizzando, è vissuto dal 1909 a Montparnasse, dove si erano trasferiti, man mano, altri artisti come Picasso, Matisse e Chagall, considerati i maestri dell’École de Paris. Un ambiente eclettico, con provenienze diverse.
Ha abitato a la Ruche, un edificio dove avevano lo studio pittori poveri, e poi a la Cité Falguiére, un altro edificio di artisti. Ambienti poveri, caldi d’estate e gelidi d’inverno, certamente non adatti alle sue condizioni fisiche.

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Testa scultorea, 1910-1911 matita grassa su carta

Il suo primo sostenitore è stato Paul Alexandre, un medico amante dell’arte conosciuto nel 1907. Alexandre è stato, in quei primi anni parigini, l’unico acquirente dei suoi quadri (ne ha acquistati 25 e molti disegni) e l’unico suo sostegno finanziario.
Dal 1909 Modigliani ha iniziato a dedicarsi alla scultura, forse per l’incontro con lo scultore romeno Brancusi, forse perché affascinato dall’arte primitiva africana e Khmer. Sui blocchi di pietra lavorava direttamente con lo scalpello, senza prima fare modelli di argilla. Sono numerosi i disegni preparatori che ha lasciato, poche le sculture: soprattutto teste allungate, fisionomie verticali, quasi idoli.
La polvere della scultura non era però tollerabile per i suoi polmoni, gli provocava accessi di tosse e una volta è stato trovato svenuto.
Di questa stagione del primitivismo fanno parte i disegni di teste e le Cariatidi, dove si riscontrano le suggestioni della statuaria antica e testimoniano il percorso di Modigliani dalla scultura alla pittura.

 

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Cariatide à genoux, 1913 circa, matita e gouache su carta

 

Una figura femminile inginocchiata, con il busto in torsione, rappresenta una scultura a sostegno dell’architrave, un tema della Grecia classica. È disegnata a matita e colorata con l’acquerello sabbioso per la statua e blu cobalto per lo sfondo.
Il disegno di Modigliani “si snoda filato leggero, con singolare purezza, chiudendo le forme in un bel ritmato giuoco d’arabeschi di una squisita eleganza” Lamberto Vitali, 1929

 

 

 

Nel 1914, forse per la malattia o forse perché consigliato da Paul Guillame primo mercante d’arte ad essersi interessato a lui, ha abbandonato gradualmente la scultura ed è tornato alla pittura. Ma la scultura ha continuato a influenzare tutta la sua attività pittorica successiva nel carattere essenziale delle opere e nella riduzione delle figure al minimo.
In quegli anni del 1914 e 1915 è cominciata quindi la stagione dei ritratti e Modigliani ha creato i suoi personaggi, ritraendo amici e conoscenti, molti noti e altri a noi sconosciuti. La galleria di ritratti che ha lasciato potrebbe dare un’impressione di monotonia, ma guardando con attenzione la data di creazione si comprendono le diverse fasi artistiche, oltre alle particolarità che distinguono le personalità.
Nei ritratti del 1914 e 1915 si nota la dissimmetria cézanniana nella costruzione del volto, nella composizione e nella solidità delle figure.

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Ritratto di Beatrice Hastings, 1915 olio su tela

Beatrice Hastings (1879-1943) era bella, eccentrica, ostinata e seducente. Una giornalista e una poetessa inglese, donna colta che, in realtà, si chiamava Emily Alice Haigh (nella sua vita ha cambiato molti nomi, identità e passioni). Di lei ha scritto Max Jacob “Ho fatto la conoscenza di un vero grande poeta inglese… Ubriacona, pianista, elegante, bohémienne, vestita alla moda del Transvaal e circondata da banditi un po’ artisti e ballerini”.
Beatrice aveva cinque anni più di Modigliani e subito dopo essersi conosciuti, nel 1914, sono andati a vivere insieme. Per un paio di anni la loro relazione è proseguita in maniera passionale e tempestosa.
Le versioni dell’influenza di Beatrice su Modigliani sono diverse: chi dice che sia stata lei a portarlo all’uso smodato di alcool, chi dice che l’abbia invece moderato.
Lui ha dipinto numerosi ritratti della compagna e in questo le pennellate di colore sono frantumate a segnare forme geometriche pure. Ha reso l’acutezza e la vivacità della donna nella forma degli occhi.

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Moïse Kisling, 1915 Olio su tela

Moïse Kisling (1891-1953), conosciuto in quei primi anni parigini, è uno degli amici che gli è rimasto a fianco sino alla fine.
Moïse era arrivato a Parigi da Cracovia nel 1910. Non era un artista privo di mezzi perché il padre gli passava un mensile. Possiamo immaginarlo dalla descrizione di Florent Fels come “burbero per difesa, ma generoso per natura, dotato di una bellezza sfolgorante che faceva girare le donne al suo passaggio”.
L’amicizia tra Modigliani e Kisling è stata importante anche dal punto di vista artistico. In mostra possiamo vedere tre dipinti che testimoniano il grande affiatamento tra i due pittori: Modigliani ha inserito alcuni dettagli nei dipinti dell’amico, dove gli stili rimangono però ben distinti.
Alla morte di Modigliani, nel 1920 Kisling si è occupato di tutto: ha avvisato i parenti in Italia, ha organizzato il funerale “degno di un principe” e ha pronunciato l’elogio funebre. Ha realizzato un calco del volto dell’amico appena morto per una maschera funebre da regalare a chi gli era stato vicino.

Nel 1916 è cominciata la stagione del nudo, fino al 1918.
I dipinti di nudo sono perlopiù in formato orizzontale e solo una limitata serie in formato verticale. Ci sono due scuole di pensiero sui nudi di Modigliani: una vede il proseguimento della tradizione rinascimentale e neoclassica del nudo, l’altra più recente vede invece l’evoluzione del tema in rapporto all’attività scultorea.

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Nudo accovacciato, 1917 Olio su tela

Questo nudo verticale dà l’idea di una intimità femminile reale e non di una modella in posa. il colore del corpo ha variazioni sottili dal rosa all’ocra e si staglia su uno sfondo scuro. In questo dipinto ci sono anche dei particolari che indicano il letto. Evidente la linea del disegno che contorna la figura.
Quando nel 1917 il mercante-amico Leopold Zborowski ha organizzato la prima grande mostra personale di Modigliani i nudi esposti hanno suscitato scandalo, tanto da far intervenire il commissario di zona.

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Nudo disteso (Ritratto di Céline Howard) 1918 circa. Olio su tela

Céline Coupet era la moglie dello scultore americano Cecil Howard. Per questo dipinto ci sono state tre sedute di posa alle quali è stato sempre presente il marito, evidentemente preoccupato della fama di seduttore di Modì. D’altra parte lui stesso aveva detto a Kisling “Dipingere una donna è come possederla”.
“Non conosco ‘nudi’ di pittori moderni che mi diano la sensazione potente dell’intimità spirituale vissuta tra il pittore e la sua creatura, come quelli di Modigliani. Non si tratta qui soltanto della solita bellezza dosata di un certo sensualità animale: l’artista ha trasfuso in essi il suo godimento estetico, e come un mistico prega davanti all’ignoto, così egli adora la donna e attraverso il suo disegno prezioso, la sua pennellata raffinatissima, ne fa rivivere tutta la dolorosa fragilità” (Scheiwiller, 1928)

L’ultima fase artistica è quella dei ritratti dipinti dal 1917 al 1919 che mostrano grande finezza tecnica nella forma ovale dei volti, nel disegno stilizzato e bidimensionale dei nasi, nelle linee flessuose del collo che accrescono l’eleganza dell’immagine ed emanano spiritualità. Non sono mai immagini deformi o degradate ma piuttosto ispirano malinconia.
La figura e soprattutto il volto sono sempre stati al centro dell’opera di Modigliani, che ha messo in primo piano l’interesse per l’umano. Tanto da non rappresentare nient’altro e lasciare gli sfondi vuoti o essenziali. L’esigenza della sintesi ha prevalso in queste ultime opere dove il disegno è evidente attraverso la semplificazione delle forme e la linea pura.
Le forme sono diventate ancora più plastiche, in questo suo finale di vita, e le linee ondulate.
All’interrogativo sui colli lunghi di Modigliani riporto quanto scrive Elena Pontiggia in un bellissimo saggio sul pittore “I ‘colli lunghi’ non sono un’invenzione di Modigliani e non nascono solo dalla sua meditazione sulle maschere africane. Li avevano anche le pensose Madonne senesi, che li nascondevano nelle molli volute dei veli. Li aveva tutto il loro corteggio, la guardia bianca degli angeli e santi che le scortava, perché la nitidezza della linea, imprimendosi sull’avorio della pelle, impediva al volto di fondersi col collo e lo costringeva a posarsi su di esso come su un tronco o un rocco di colonna. Il pittore livornese non fa che esasperare quell’intuizione”.

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Ritratto di Chaïm Soutine, 1917. Olio su tela

Nel 1916 Leopold Zborowski aveva preso a interessarsi di Modigliani, Utrillo e Soutine, artisti uniti tra loro da un rapporto di amicizia oltre che artistico.
Chaïm Soutine (1893-1943) era un pittore lituano giunto a Parigi molto povero. Era un uomo dal carattere difficile e solitario. Lui e Modigliani si sono conosciuti nel 1915 e sono diventati subito amici intimi. Accomunati dalle radici ebraiche, dal gusto del bere e dal vizio dell’assenzio, oltre che dalla mancanza di denaro, erano opposti per altri aspetti, rozzo e trasandato Soutine, elegante e colto Modì. Hanno condiviso lo studio nel 1916, lavorando fianco a fianco ma mantenendo uno stile indipendente.
In questo ritratto Soutine appare sorridente (e sembra l’unico sorriso dei volti di Modigliani) e il calore che emana segnala il forte legame empatico tra i due pittori.

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Testa di donna (Hanka Zborowska) 1918. Olio su tela

Zborowski aveva offerto un contratto a Modigliani: quindici franchi al giorni, i materiali di pittura e il pagamento delle modelle in cambio di tutta la sua produzione. Tra Modigliani, Zbo (come veniva chiamato il mercante) e la moglie Hanka si stabilì un sodalizio di amicizia. Modigliani dipingeva, dalle due alle sei del pomeriggio, nell’appartamento degli Zborowski e molto spesso la sua modella è stata Hanka.
Qui è dipinta con caratteri fisionomici essenziali e forme pure e sintetiche, con pochissimi elementi descrittivi.

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Giovane con i capelli rossi o Lo studente, 1919. Olio su tela

L’identità del giovane non è certa. Alcuni dicono fosse il figlio del proprietario di una affermata cioccolateria, altri del proprietario della casa in affitto di Modigliani.

Amedeo-Modigliani-e-Jeanne-Hébuterne.jpgInfine Jeanne Hébuterne, la giovane compagna con la quale Modigliani ha vissuto gli ultimi anni. Di lei non ci sono ritratti in mostra, solo una bellissima foto.
Jeanne aveva diciannove anni ed era una studentessa di disegno quando ha conosciuto Modigliani, che l’ha ritratta in una dozzina di quadri.
Nel 1918 è nata la loro figlia Jeanne.
Un anno dopo la tubercolosi di Modigliani si era aggravata e una meningite tubercolare, non una nefrite come aveva diagnosticato erroneamente il medico, l’ha portato alla morte il 24 gennaio 1920.
“…la sua compagna, poveretta, non gli è sopravvissuta: il giorno dopo la morte di lui, alle 4 del mattino si è gettata dalla finestra del quinto piano della casa dei propri genitori uccidendosi sul colpo” ha scritto Zborowski in una lettera alla famiglia del pittore.
Jeanne era incinta di nove mesi del loro secondo figlio.

“La leggenda aveva inizio, i racconti e le fantasie crearono una spessa cortina sulla figura di Modigliani e le sue opere cominciarono da subito a essere oggetto di falsificazione. Solo negli ultimi decenni infatti, il tempo e il lavoro di molti hanno selezionato un corpus di opere sicure. Maurice de Vlaminck, il fauve, scrisse «Modigliani era un aristocratico. La sua intera opera ne è la potente testimonianza. Le sue tele sono tutte improntate a una grande distinzione. Il grossolano, la banalità, la volgarità ne sono escluse» “.
(Francesca Marini)

MODIGLIANI
Genova, Palazzo Ducale
16 marzo-16 luglio 2017

Le foto sono tratte da internet mentre la lettura di alcuni testi e le note presenti in mostra sono alla base delle informazioni su Modigliani.
Modigliani. Le lettere, a c. di E. Pontinia, 2006 Abscondita
J. Modigliani, Modigliani, mio padre. 2005 Abscondita
Modigliani, a c. di L. Piccioni e F. Martini, 2004 Skira
G. Ardolino, Modigliani e gli altri, 2007 Stampa Alternativa
B. Nossik, Anna e Amedeo, 2015 Odoya
Modigliani, 2017 Skira (catalogo della mostra di Genova)

 

9 thoughts on “Modigliani

    • In questo caso sono fortunata perché a Genova abita mia sorella e quindi unisco due visite piacevoli. Mi sono accorta che i nudi di Modigliani creano ancora scandalo perché, pensa un po’!, FB ha cancellato l’immagine di nudo di Celine, che avevo postato, come spam. Mah! cento anni dopo invece del commissario di zona interviene FB! Grazie della visita

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  1. Anche perché su FB si vede ben di peggio.. questa è arte. Vogliamo censurare anche Canova? Al di là di queste considerazioni, mi ha fatto molto piacere leggere la tua esauriente recensione. Ho approfondito molti aspetti che conoscevo superficialmente. Modigliani mi piace proprio per l’eleganza del tratto. Che triste epilogo la sua vita….

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    • Leggendo quello che è stato scritto di lui mi sono fatta l’idea di un uomo solitario da un lato ma capace di profonda amicizia dall’altro, con legami intensi e duraturi, anche se istintivo. La fine della sua vita è resa più tragica dal suicidio della compagna e non si può non rimanerne impressionati. Grazie Pina

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    • Grazie a te. Ho cercato di mettere insieme più di quello che potevo. Su Modigliani avevo letto un bel po’ e da un lato ero spinta a scrivere tanto e dall’altro mantenermi abbastanza fedele alla mostra di Genova. Ne è uscito uno scritto, forse, lunghetto e mi piace molto la tua definizione di micro-saggio 🤗

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  2. Che piacere leggere questo tuo articolo. Ha risvegliato un bel ricordo.
    Una notte passata in treno, una lunga fila in paziente attesa nel vento gelido, poi sono entrata.
    Ricordo ancora la forza ed il calore/colore di quei dipinti.
    Era febbraio, al Musée du Luxembourg a Parigi, una mostra dedicata a “Modigliani, l’Ange au visage grave”. Ne valeva la pena.

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