Le coppie presidenziali

Occupano molto spazio nei giornali e nei programmi televisivi, nei social e nell’immaginario della gente: sono le coppie presidenziali. Sempre sotto i riflettori, osservate nei particolari, sezionate nel modo di vestire e di atteggiarsi. In questi ultimi mesi, in concomitanza con le elezioni presidenziali in America e in Francia, ci siamo soffermati con insistenza su due coppie in particolare, quella di Donald e Melania Trump e quella di Emmanuel e Brigitte Macron.
Quanto si è discusso sulla differenza di comportamento tra la coppia uscente dalla Casa Bianca, quella degli Obama, e quella entrante dei Trump! Rassicurante la prima, per la stabilità affettiva e l’atteggiamento di complicità, e inquietante la seconda, per la palese disparità e mancanza di sintonia. Lo stile di relazione di queste coppie sembra riflettere il pensiero politico, dove il significato di rispetto delle persone e dell’ambiente viene inteso in modo molto diverso.
Oppure sulla grande differenza di età tra Macron e la moglie Brigitte, tanto da far parlare di concretizzazione del complesso di Edipo al femminile, quello che Jung ha denominato complesso di Elettra (riconoscendo quindi una simmetria tra i due sessi, che Freud ha respinto). O di presunta omosessualità di lui.
E cosa dire del vertice del G7 svoltosi il 26 e 27 maggio a Taormina? Gran risalto è stato dato alle mise differenti di Melania Trump e Brigitte Macron; al dialogo a quattrocchi, sulla terrazza con panorama mare, tra Macron e il premier canadese Trudeau, due uomini giovani e belli, tanto da scatenare pettegolezzi su presunti innamoramenti.
L’attenzione calamitata sulle relazioni e sui comportamenti di queste coppie-rappresentanza è stata distolta anche dai contenuti importanti della riunione.

In concomitanza a questi eventi pubblici un fatto privato, come la lettura di un libro, mi ha condotto a pensieri di passaggio sul significato della coppia presidenziale e sui motivi della sua importanza mediatica. Il libro a cui mi riferisco racconta alcune interviste a Julia Kristeva, psicanalista francese di origine bulgara, sul tema del matrimonio e un brano in particolare ha indirizzato i miei pensieri:
“La rappresentazione mitica della coppia corrisponde a un’esigenza sociale. L’unità del gruppo, specialmente nazionale, si nutre del fantasma dell’unione primordiale, quella dei genitori. Stiamo parlando di un mito di coesione originaria, dalle molte incrinature, che gli apparati politici gettano addosso alle ‘masse’ come polvere negli occhi”.
Perché è così facile per gli apparati politici imbrigliare lo sguardo della gente sulla rappresentazione della coppia (mi riferisco alla prima coppia della nazione, quella del leader) mettendola, volutamente, in primo piano? E perché quello della coppia è un diversivo così efficace, tanto da saturare spesso il dibattito publico perdendo di vista il senso politico?
Come dice Kristeva è facile gettare polvere negli occhi offrendo sulla scena questo ‘oggetto di odio e amore’ perché siamo tutti sensibili alla sua rappresentazione sociale (in quanto queste coppie diventano la personificazione dell’unità nazionale) e psichica (sono l’esempio vivente del fantasma della coppia genitoriale, quella che ha il potere e che interviene nella cura e nella protezione sin dalla nascita dell’essere umano).
A un primo livello le coppie presidenziali interpretano quindi un modello del paese (stiamo parlando di cultura occidentale ma in ogni angolo del mondo la coppia regnante assume un valore simbolico) dove il matrimonio è ancora la base fondante dell’istituzione familiare. Devono, in tal modo, conformarsi nelle linee principali di condotta alla visione attesa e saper incarnare i valori nazionali. Lo sguardo attento della gente, attraverso l’occhio del Grande Fratello, è costantemente rivolto al loro agire con un significato di controllo e di identificazione nello stesso tempo.
Ma non è sufficiente l’interpretazione sociologica a spiegare il grande interesse che producono queste coppie e le emozioni che scatenano le loro immagini. A un livello più profondo la motivazione va ricercata nella psiche umana e pesca in quella curiosità primordiale per la coppia genitoriale e per la scena primaria, intesa come il vissuto che il bambino/a ha rispetto alla sessualità dei genitori. Una curiosità fondante lo sviluppo della personalità e delle relazioni che si vengono a creare in età adulta. Le scoperte freudiane su questo tema rimangono insostituibili perché mostrano come la mente infantile si attivi, partendo da questo desiderio di sapere, in pensieri e fantasie, stimola ipotesi e creatività e amplia le esperienze. In psicoanalisi il tentativo di comprendere la relazione sessuale e affettiva della coppia primaria rimane il fondamento della costruzione di sé, delle relazioni affettive e sociali. E non finisce mai questo desiderio di conoscere (quando si spegne è segno di malattia), si sviluppa da adulti in vari campi, è il sale della conoscenza e si nutre, perché no? pure di indiscrezioni e pettegolezzi.
Quindi la messa in scena della coppia calamita profondi significati che sfuggono alla piena comprensione; attiva contenuti inconsci che non si possono catalogare come semplice curiosità.
Anche se nel nostro mondo sono cambiate parecchie cose a partire dal secolo scorso (dalla liberazione sessuale; allo sdoganamento, dovuto alla psicanalisi, dell’idea di una sessualità polimorfa; all’emancipazione femminile dalla dipendenza maschile; all’autodeterminazione delle donne sul proprio corpo) provocando una rottura dell’integrità identitaria con effetti di sfaldamento del vecchio modello familiare, quando compare sulla scena una coppia presidenziale ne veniamo attratti immediatamente. La coppia presidenziale sembra rimanere il baluardo che tiene saldi i valori che si sono incrinati pericolosamente con le trasformazioni sociali. E l’importanza che diamo all’istituto matrimoniale, quando si tratta di coppie-rappresentanza, dice che il nostro immaginario è ancora radicato sulla coesione della coppia nella sua rappresentazione sociale.

Torniamo a vedere cosa succede nel nostro Occidente, inteso come America ed Europa, in quel grande spettacolo mediatico che viene messo in scena tutti i giorni.

La coppia presidenziale americana segue dettami che rispettano un certo modello, legato a una tradizione piuttosto rigida, con comportamenti definiti da categorie precise dove l’appartenenza a una certa cultura e classe sociale è importante. Senza commentare le coppie tradizionali, prive di macchia e di fantasia, che hanno ben rappresentato quello che dovevano, passiamo a vedere le coppie che hanno invece alimentato l’immaginario mondiale in apparente distacco dagli schemi, ma in realtà perfettamente rispondenti al prototipo.
La coppia dei Kennedy, giovani e belli, negli anni sessanta ha contribuito a rompere il modello imbalsamato, anche in risposta all’esigenza dei tempi, mantenendo però il valore indiscusso della famiglia.
La coppia Clinton ha svelato lo scandalo sessuale e, con l’affare Monica Lewinsky, ha tolto i veli a quel perbenismo che tollerava l’esistenza di una sessualità fuori dal talamo coniugale e non conforme alle regole, purché non diventasse di dominio pubblico. Ha rischiato di perdere il potere Bill? ma la moglie Hillary lo ha salvato rimanendogli accanto e preservando l’immagine della coppia coesa, quella che esigeva la comunità americana.
Arriviamo agli Obama che da una parte hanno reso più evidente l’incrinatura del modello previsto (bianco, cristiano) e dall’altra invece lo hanno incarnato meglio di qualsiasi altra coppia; uniti e complici hanno saputo tenere la loro famiglia fuori da scandali e pettegolezzi vari, nonostante i tentativi non siano mancati. E quanto sono stati rassicuranti nella loro incarnazione di coppia ideale: amore matrimoniale, collaborazione, rispetto e fiducia nel legame!
Poi si è imposto Trump e sembra rompere anche lui, in parte, lo schema: pluridivorziato, inelegante e poco rispettoso delle etichette, si comporta da prepotente anche con la bella modella che si è preso per moglie. Ma, nonostante questo, incarna uno degli archetipi di coppia più riconosciuti, dove il maschio alfa tiene il comando e la moglie più giovane gli è sottomessa. Vedremo!
Comunque tutte queste coppie hanno figli, quindi sono famiglia, e i valori che sono tenute a rappresentare sono salvi, nonostante le diverse sfumature della relazione.

In Europa il modello di coppia presidenziale ad essere più esposto mediaticamente è quello francese.
E in Francia è tutta un’altra storia! La coppia matrimoniale mantiene la sua rilevanza ma… la capacità di rovesciare e ‘giocare’ i ruoli è maggiore che in altri paesi e, nel confronto, ci mostra come quella americana e anglosassone somigli a una recita un tantino ipocrita o “una farsa… con i sospetti di infedeltà che intaccano – e rilanciano – la carriera di Clinton, o con la saga inglese di Carlo e Diana (…) Soltanto in Francia è possibile vedere la moglie e la concubina fianco a fianco dietro al feretro di un presidente della Repubblica” ha detto ancora Kristeva, riferendosi al due volte presidente Mitterrand: la moglie Danielle e ‘l’altra’, Anne, insieme al suo funerale nel 1996! Nelle foto si vedono Anne e la figlia Mazarine che seguono il feretro appena dietro la vedova legittima. Presenze pubbliche e senza nascondimenti.
Non mi soffermo molto su Sarkozy che ce l’ha messa tutta per rifare una coppia, dopo l’addio della seconda moglie Cécilia all’inizio della presidenza. Un anno dopo ha sposato in terze nozze Carla Bruni in quello che sembrava più un evento mediatico che affettivo. La nascita di una figlia ha ricomposto un quadretto familiare classico.
Arriviamo a Hollande e alla leggerezza con la quale si è diviso tra le sue tre donne, passando dalla moglie Ségolène, ai veleni di Valérie e ai giri in vespa per Julie (sarebbe mai possibile in America una cosa del genere?). A fine mandato è rimasto solo a passare il testimone al successore Macron.
Ed è quest’ultimo che sembra rivoluzionare in maniera più dirompente di tutti il modello della coppia presidenziale con la moglie Brigitte. La notevole differenza di età tra i due ha scatenato un’ondata di commenti, spesso offensivi. Quella curiosità della scena primaria, alla quale ho accennato prima, diventa ancora più morbosa verso questo tipo di coppia, che sembra dare concretezza a una delle proibizioni fondanti la nostra società, cioè il pensiero incestuoso.
Perché il pensiero incestuoso è provocato da Brigitte ma non da Trump? Eppure la differenza di età in queste due coppie è uguale: 24 anni in entrambi i casi; solo invertita.
La differenza la fa la fertilità femminile? Certamente una coppia non fertile non può costruire una famiglia ‘con tutti i crismi’ e ricordiamo che è la famiglia quella che deve essere mantenuta e rappresentata nell’immaginario popolare, che nutre una cultura secolare, anche se come istituzione non gode di ottima salute. Ed Emmanuel e Brigitte Macron ne incrinano un po’ di più la facciata!
Ed è quindi ancora la Francia a portare un raggio di varietà nelle consuetudini matrimoniali.
Per quanto riguarda l’Italia è stato il presidente Berlusconi a movimentare molto la scena mediatica internazionale con gli scandali delle olgettine, di Ruby e del bunga-bunga. La separazione della coppia presidenziale era inevitabile! Nel panorama politico Berlusconi ha inscenato una commedia nello stile del cinema italiano anni ottanta, volgare e ridanciano.

In fin dei conti le caratteristiche delle coppie presidenziali che sembrano essere maggiormente riconosciute e che generano ‘apprezzamento’ e curiosità da parte della gente, sono due:
la capacità di rispettare il legame coniugale in modo da rispondere al bisogno di stabilità e coesione dello stato;
mantenere ben distinti ruoli e funzioni, in base a una gerarchia di valori sempre presente nella nostra società, dove l’uomo è il capo della nazione e della famiglia e la moglie, anche se chiamata first lady o première dame, è soggetta al posto che le compete.
Lo sguardo mediatico scruta attentamente il rispetto o meno di questi ruoli: interpretare il ruolo del capo e recitare la parte della moglie.

10 thoughts on “Le coppie presidenziali

  1. Molto interessante questa tua analisi, basata su quello che effettivamente sottende alla nostra società occidentale. alla fine sembrano tutti cliqué, e credo lo siano veramente, così come sono sicura dell’effetto utile ai governi di distoglimento dell’attenzione da temi più importanti. Nei giorni del G7 erano più visibili il chiacchiericcio e le foto delle dames (e un monsieur…) e delle loro mise, che non i contenuti del vertice, ammesso che ce ne fossero.

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    • Grazie 😊, quello che sorprende è che non c’è sempre una regia voluta, dietro questo spostamento dell’attenzione. Ma è un ‘gioco’ che riesce con gran facilità per chi conosce anche solo un po’ l’animo umano

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  2. Bellissima riflessione sulla continuità dei modelli del potere politico nell’immaginario collettivo. In qualche misura mi hai ricordato il celebre saggio di Kantorowicz sul doppio corpo del re, la mortalità del quale, come corpo vivente soggetto alla malattia e alla morte, coesisteva, nell’immaginario medioevale, con l’immortalità del potere che egli stesso incarnava e che non era soggetto alla morte, perpetuandosi nella successione. Forse la coppia al potere, in una società laica e senza (quasi) sovrani incoronati, potrebbe costituire la nuova forma di legittimazione popolare del potere medesimo? Sotto questo aspetto, si spiega perché l’ “anomalia” dei Macron sia stata accettata senza problemi, (mentre non lo era stata la loro storia umana): è mutato il modo della successione e il secondo corpo del re è nelle mani del popolo. Scusami se mi sono espressa in modo impreciso e forse non del tutto pertinente rispetto alla tua argomentazione: associazione di idee! 😉

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    • Ciao 😊 La citazione che fai di Kantorowicz mi sembra azzeccatissima e ti ringrazio per averla ricordata. In effetti il corpo politico è quello che accomuna tutte queste coppie leader che incarnano un potere moderno e le diverse sfumature non fanno altro che destare maggior interesse

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    • Piacere di conoscerti TADS e grazie della visita. Prima di risponderti sono andata a leggerti ed effettivamente il taglio dato al tema è molto diverso. Non solo per la tua ironia, piacevole anche se pungente, e per lo stile (il mio è sicuramente più prosaico) ma soprattutto per il punto di vista.
      Tu guardi alla donna (first, premiere) per l’aspetto fisico e per il comportamento sessuale. Proprio quello che ho cercato di evitare allargando alla coppia e distogliendo lo sguardo dal solo oggetto femminile.
      Mi sono letta anche i commenti al tuo post e sono illuminanti del tipo di mentalità che ancora impera. Noto, con interesse, che Melania Trump piace più di ogni altra first o lady o premiere a significare che il tipo giovane e bella rimane sempre vincente al di là di qualsiasi altra considerazione.

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      • se avessi scritto da me questo commento, sicuramente qualcuno sarebbe venuto a leggere il tuo articolo. I miei post sono ironici solo superficialmente, in realtà nascondono sempre spunti di riflessione e interrogativi inquietanti, anche se non tutti colgono. Io NON guardo alla First come elemento estetico o macchina da sesso, tutt’altro, analizzo i fatti da un punto di vista politicamente scorretto. L’immagine della donna disposta a subire tutto per un discutibile tornaconto non è edificante. Non lo è nemmeno l’ipocrita vittimismo tanto in auge.

        Il piacere è mio.

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      • Punto di vista politicamente scorretto 😄: mi piace.
        Confermo che è un piacere leggere quello che scrivi anche se apre ‘alcuni’ margini di discussione perché lascia aperte diverse interpretazioni.
        L’argomento è sensibile e mi pare che né tu né io vogliamo guardarlo con ‘ipocrita vittimismo’. Però… si fa presto a scivolare su un tema del genere. Con tutto che apprezzo il fatto di parlarne o scriverne senza cadere nel volgare o nel melenso

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      • lo chiamano “rischio d’impresa” 😀 😀 😀 il bello sta proprio nel riuscire a non scivolare, anche a me è piaciuto il tuo modo di scrivere. Perdona la mia eccessiva sintesi ma io per “ipocrita vittimismo” intendevo il “loro”, quello delle First che si arrampicano sugli specchi.

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      • Ok, ci siamo capiti. Il gioco delle First è (fino a un certo punto) un gioco consapevole. Loro lo sanno che stanno sul palco e ci offrono spettacolo.
        E noi ‘ciaccoliamo’.
        Ciao, a rileggerti

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