Vivian Maier

Vivian Maier
Dagli Stati Uniti allo Champsaur

Incuriosita da Vivian Maier, nota al pubblico come la bambinaia-fotografa, sono andata a vedere una mostra di sue fotografie. 63 foto per la precisione, tutte in bianco e nero, 48 sono del periodo francese e 15 americane.
Ne sono uscita ancora più interessata e desiderosa di conoscere meglio questa donna che ha fotografato tutto quello che vedeva senza condividerlo con nessuno. Che ha dato luce alla realtà della strada rimanendo in ombra; come si vede nei suoi autoscatti, dove non compare mai perfettamente in primo piano, con lo sguardo attento alle cose e al fare e mai rivolto a se stessa.
Sembra aver usato la macchina fotografica come un terzo occhio, ha documentato tutto ciò che la colpiva restando spettatrice silenziosa. Uno sguardo diretto che non ha abbellito né modificato niente, forse neutro, a volte ammirato e altre volte impietoso.
Ha lasciato un immenso archivio di fotografie, oltre centomila, la maggior parte in rullini non sviluppati. Erano chiusi in un magazzino di cui non aveva più pagato l’affitto. Sono stati messi all’asta e comprati, nel 2007, da John Maalox per 380 dollari. Questo giovane immobiliarista e appassionato di fotografia si è quindi ritrovato tra le mani un immenso archivio di vita e quando si è accorto di quanto fosse prezioso si è dato da fare per cercare l’autrice. Ma la vita è beffarda perché Vivien era morta da poco. A seguito di una caduta sul ghiaccio aveva battuto la testa e la sua salute era andata deteriorandosi fino al ricovero in una casa di riposo dove è morta in aprile 2009, a Chicago.
La fama per Vivien Maier è quindi arrivata postuma.
Mi chiedo cosa ne direbbe lei, che si è sempre tenuta discretamente a lato della scena, di tutta questa visibilità!
Non mi abbandona l’impressione di guardare qualcosa di privato, nelle sue foto, anche se descrive il mondo delle strade e della vita. Sembra paradossale che una persona tanto riservata, da lasciare poche notizie di sé, sia diventata tanto famosa.
Anche chi l’ha conosciuta non pare essersi interessato molto alla sua storia. Di questa se ne conoscono i dati oggettivi ma poco altro. Una donna sola, senza famiglia e senza legami. Nessuno dei suoi pensieri è arrivato a noi, solo le sue foto. Niente di scritto, nessun altro documento. C’è di che rimanere affascinati da una personalità tale. E interrogarsi.
È nata a New York, nel Bronx, nel 1926 da madre francese e padre austriaco. Quando i genitori si sono separati è rimasta a vivere con la madre e con lei, tra il 1932 e 1933, si è trasferita a Champsaur in Francia. Qui è nata la passione per la fotografia. Con una piccola Kodak Brownie ha fotografato paesaggi e persone. Tutto quello che vedeva.
Poi dal 1938 è rientrata negli Stati Uniti ed è tornata ancora in Francia tra il 1950 e 1951 per sistemare un’eredità di famiglia.
Le foto della mostra che ho visitato sono dunque di questo periodo.
Al ritorno negli Stati Uniti ha comprato una Rolleifleix 6×6 e continuato a fotografare lavorando come bambinaia a New York, nella stessa famiglia, dal 1951 al 1956.
Tra il 1959 e 1960 ha viaggiato in vari paesi del mondo ed è tornata ancora a Champsaur.
Il suo lavoro di bambinaia l’ha proseguito poi a Chicago.
Le difficoltà finanziarie e di lavoro, dagli anni Ottanta, hanno ridotto la sua attività fotografica che si è interrotta agli inizi del Duemila.

Le foto non sono datate; nella prima parte sono esposte quelle francesi e alla fine quelle americane.

Francia

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Autoscatti

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America

 

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Dal 2 al 25 giugno 2017
a Este (PD) Museo nazionale Atestino

6 thoughts on “Vivian Maier

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