Del matrimonio considerato come un’arte

“Proveremo a raccontare una passione, con precisione, senza vergogna e senza viltà, senza modificare ciò che essa è stata né abbellire il presente (…). Il matrimonio può essere il luogo di questa alchimia? La risposta è sì, a certe condizioni però”
J. Kristeva

Una coppia che racconta il matrimonio, l’amore, la passione, la fedeltà e l’infedeltà, mettendo in luce tutte queste varie componenti che costruiscono o distruggono un legame, rappresenta una bella sfida. Perché questi argomenti non sono facili da trattare in ambiti diversi dalla letteratura e dall’arte, luoghi privilegiati che mobilitano sentimenti e attivano identificazioni.
Ci sono altri luoghi dove il tema è di casa ma sono preclusi ai più perché il linguaggio tecnico e specialistico allontana i non addetti ai lavori.
Unknown.pngHo trovato in questo piccolo libro, intitolato Del matrimonio considerato come un’arte, una sintesi interessante tra esperienza personale e pensiero intellettuale tanto di ritirare fuori le domande che, in maniera più o meno consapevole, ci poniamo in merito al discorso amoroso:
come si forma una coppia e da dove nasce l’attrazione? e l’amore, può durare?
Interrogativi propri del nostro tempo in cui le unioni tra individui sono una libera scelta, senza imposizioni esterne; si basano su un accordo molto personale e intimo che ha il vantaggio della libertà ma lo strascico dell’insicurezza. E proprio quest’ultima genera dubbi, riflessioni, analisi.
Una cosa certa è che non esiste una risposta che vada bene per tutti, un modello da copiare. Il funzionamento di una relazione d’amore è interdipendente da fattori individuali, familiari e generazionali che non si possono estrapolare e ripetere.
Possiamo però condividere le esperienze e da queste trarre suggerimenti che, se va bene, aiutano a comprendere aspetti di se stessi e dell’altro; cogliere assonanze o differenze che ampliano il panorama dei comportamenti.
Quindi trovo sempre interessante esplorare il modo in cui una coppia costruisce il NOI e dà al legame una realtà psichica.
Devo dire che negli ultimi anni mi incuriosiscono soprattutto quelle coppie che hanno saputo o potuto mantenere la stabilità del legame, in modo convinto e non per opportunità o pigrizia.
In mezzo ai disastri e alle sofferenze che provocano la mancanza d’amore o un amore malato, al rammarico che quotidianamente ascolto sui legami che non funzionano, mi trovo a rivolgere lo sguardo a chi invece è riuscito a mantenere salda la coppia.
Si scrive poco di questo perché sono l’infelicità e il dramma a far sospirare, a stimolare l’interesse, non certo la serenità. In realtà quello che si viene a scoprire è che questa ‘serenità’ è frutto di un lavorio interiore e di un continuo interrogativo e riassestamento nello stare con se stessi e con l’altro. Tutto questo avviene in maniera privata, lontano dagli sguardi del mondo, nel silenzio delle case, nel segreto dell’intimità. E trovo che già questo, cioè saper dialogare e mantenere uno spazio psichico privato, sia un buon presupposto per il legame di coppia.
Altri elementi su cui interrogarsi li possiamo scoprire nel dialogo tra Julia Kristeva e Jean 518440751_640.jpgSollers: la coppia si racconta in due interviste, una del 1996 e l’altra del 2011, raccolte nel libro dove troviamo anche una conferenza dal titolo L’amore dell’altro, che Julia Kristeva ha tenuto nel 2014 a Parigi.
In tutto 140 pagine circa, scritte in forma dialogica. Ma l’apparente semplicità non deve trarre in inganno perché il discorso è denso di concetti e il linguaggio semplice ed esperienziale è soppiantato di frequente da un gergo più clinico e complesso.
Da tutto questo distillo, a mia scelta, pensieri e brani che ridispongo, senza conservare l’ordine temporale delle interviste.

Di Julia Kristeva (Sliven, Bulgaria 1941) ho già scritto (qui) e resta da presentare brevemente Philippe Sollers (nato a Bordeaux, Francia, nel 1936): scrittore, saggista e filosofo, una delle figure di spicco della cultura francese contemporanea, conosciuto per la sua opera sovversiva; nel 1960 ha fondato la rivista Tel Quel a Parigi e nel 1983 L’Infini; autore di più di sessanta libri, editore e lettore.
Philippe e Julia sono una coppia.
Si sono incontrati a Parigi nel 1966. Sollers era già molto noto nell’ambiente intellettuale francese mentre Julia era straniera, veniva dalla Bulgaria con una borsa di studio.
“Profilo borbonico alla marchese de Sade, decisamente bello, seducente” ha detto di lui nell’ultimo libro autobiografico La vita, altrove.
L’intesa sessuale e la comunione intellettuale sono stati importanti sin da subito tra loro e Kristeva riconosce che la sua vita professionale è stata sostenuta dalla coppia che hanno creato.
Philippe Sollers Julia Kristeva Ile de Re 1968_.jpgIl matrimonio, nel 1967, è stato dettato dalla necessità di legalizzare il soggiorno di Julia in Francia, avendo concluso i nove mesi della borsa di studio.
Insieme hanno a attraversato il maggio francese del 68. Poi, nel 1975, è nato il figlio David e si sono dovuti confrontare con la fragilità della disabilità.
E sono andati avanti.

Nella conferenza del 2014 sul tema dell’amore Kristeva riconosce che
“è una sfida parlare d’amore, perché il tema è difficile da definire (…)”.
Si è sempre pensato che l’esperto in amore fosse il genere femminile ma è stata una donna, Colette, a dichiarare di non amare la parola ‘amore’ perché è una parola che si usa quando si è “incapaci di sfumature”.
E siccome l’esperienza amorosa non può dirsi che in forma di metafore e di racconti è stato necessario inventare figure nei generi letterari e nelle arti.
Bisogna poi tener conto che l’amore non è mai lo stesso nel corso della storia che ci attraversa, varia in base al tempo della nostra storia personale”.
La Grecia classica ha inscritto l’amore nella filosofia universale del Bene e del Bello.
È stato il “Cantico dei Cantici, il testo amoroso da me preferito” a fondare “- per la prima volta al mondo, io credo – la possibilità di un legame amoroso tra un uomo e una donna: poesia pura, intrecciata con una filosofia dell’impossibile e tuttavia gioiosa. La cosa più affascinante, nel Cantico, mi pare risieda nel fatto che, nonostante il re Salomone secondo numerosi specialisti ne sia l’autore, è una donna che espone in un’invocazione teatrale il suo amore per l’amore che li unisce.
Per la prima volta nella storia, colei che ama prende la parola! Il ‘discorso amoroso’ nel giudaismo, e per coloro che sono all’ascolto del suo messaggio, è opera di una donna amorosa.
… l’esperienza cristiana – ‘Dio è amore’, ‘In principio era l’amore’ – riprende e sviluppa quel canto nuziale attraverso una straordinaria investigazione, sia fisica che retorica, del legame amoroso; e, nel frenare-purificare gli slanci della carne, moltiplica le sottigliezze psichiche e le prodezze stilistiche. A partire da questo momento, l’amore eccelle nei linguaggi e nelle arti che si confondono gli uni con gli altri
La storia della civiltà europea e la sua diffusione negli altri continenti modulano la parola amorosa diversificandola e propagandola: l’amore cortese, l’amore romantico, l’amore rosso e nero di Stendhal, l’amore folle dei surrealisti, l’amore fatto a pezzi di Artaud, l’amore incestuoso di Bataille, quello greco-giudaico-cristiano nell’ironia di Joyce, lo stesso amore che è pensato ridendo nella concisione del francese di Sollers… È un’infaticabile investigazione del linguaggio che l’amore conduce, e vi suggerisco di pensare che l’amore dura solo, esiste solo grazie alla capacità di tendere a definire questo insondabile e innominabile ‘tra due’.
E adesso? La modernità ha banalizzato l’hard sex, ma ciò non vuol dire che lo abbia definitivamente decolpevolizzato: a fianco delle back rooms e alle pratiche sadomaso, la nevrosi segue sempre il suo corso, sfaldata da orge, incistata nella fodera della ‘liberazione sessuale’. L’amore si annida nei ‘valori’ o in ciò che ne resta? (…)
Per quanto se ne dica, l’amore si protegge attraverso complicità segrete e all’interno delle famiglie: è coabitando con l’odio che un po’ di tenerezza, leggerezza, infanzia, in fin dei conti, salvano ancora dal disastro”.

Nella nostra cultura manca un discorso amoroso che dia il giusto valore all’esperienza interiore.
“La modernità ha trovato la sua vera chance nella persona di un ebreo laico, il dottor Sigmund Freud, che ha ‘scoperto l’inconscio’ dicono i libri” e ha cercato i meccanismi sottesi al discorso amoroso, cioè il narcisismo e l’idealizzazione:
il narcisismo dell’IO, che si considera oggetto primario di cure e affetto, è centrale nella relazione per non correre il rischio di lasciarsi catturare dal narcisismo del partner (amare se stessi è necessario per non rischiare di riversare tutto il sentimento sull’altro/a e diventarne dipendente e asservito/a);
l’idealizzazione ci fa trovare, nel partner che si ama, un ideale di sé (vedo nello sguardo dell’altro l’idea bella che ho di me e ne rimango incantata) o nel legame un progetto ideale (vedo in lui la possibilità di realizzare il mio sogno).
E quindi è arrivata la psicanalisi a dare rilievo ai sentimenti e alle relazioni d’amore, a fare un discorso scientifico su qualcosa che prima era collocato solo nel campo delle arti e della letteratura;
a dire che costruire uno spazio dell’interiorità soggettiva è indispensabile per il dialogo con l’altro/a e per non restare chiusi nel narcisismo e nell’autismo.
La psicanalisi ha reso evidente anche che l’incontro d’amore è l’intesa tra due infanzie perché l’incontro amoroso con l’altro ha le radici nell’esperienza interiore che si forma nell’infanzia. L’infanzia si ricrea e si ritrova nell’incontro con l’altro/a (non avviene con tutte le persone, naturalmente!) e fa rivivere una memoria sensoriale che “è la base. Da qui una complicità esistenziale diventa possibile: intellettuale, culturale, professionale, duratura nel tempo” (Kristeva).
L’amore ravviva le rispettive infanzie, prolunga un’esperienza infantile che torna prepotente a rivivere nell’incontro.
Kristeva: «La cura dell’infantile dell’altro, che chiama all’appello nella donna che sono – moglie, o madre – l’identificarsi di quell’infantile, con la sua bramosia, il suo sconforto, il desiderio di prestazione ideale. Partecipo di questa alchimia, ne accompagno lo slancio, mi faccio bambina o adolescente. Tutte le fasi della vita sono così riunite, abolite, sospese in questo istante… amoroso…
Nella vita di coppia, nella vita familiare, l’amore diviene cura».

In tutto questo dove sta la sessualità?
Kristeva: «Soggiacente, negata, condannata; sublimata nella musica, nella pittura, nella letteratura; rallentata nel matrimonio, esplode in trasgressioni, libertà o crimini: Freud la colloca sin da subito nell’idea del bambino perverso polimorfo».

Dall’amore si passa a parlare dei sentimenti-corollario: fedeltà, infedeltà, passione.
Kristeva: «In amore vi sono due componenti inscindibili: il bisogno di complicità e di costanza, e la drammatica necessità del desiderio che può portare all’infedeltà». 

La fedeltà, dice Kristeva, “si può definire come stabilità, protezione, rassicurazione nella durata”.
Non è una parola fuori moda e passando alla sua esperienza di psicoanalista Kristeva spiega perché è sempre attuale:
«Il sentimento di fedeltà risale all’infanzia e al suo desiderio di sicurezza».
Nasce dal bisogno del bambino di due figure per affrontare il mondo: la madre e il padre (non il padre edipico che vieta ma quello che ama). Nelle esperienze amorose cercherà poi le varianti di queste immagini ed “lì che risiedono i bisogni psichici di fedeltà”.
Sollers considera riduttivo associare la fedeltà alla sola questione sessuale.
E Kristeva aggiunge che “nei rapporti uomo-donna è possibile avere delle relazioni sessuali e sensuali ‘all’esterno’ purché esse rispettino il corpo e la sensibilità del partner principale. È questa la fedeltà, che non significa non separarsi mai o non conoscere nessun altro uomo o nessun’altra donna”. 

Sollers: «La vera infedeltà è nell’irrigidirsi della relazione di coppia, nella pesantezza; è la seriosità trasformata in risentimento. Equivale prima di tutto a un tradimento intellettuale».
Kristeva: «Anche l’infedeltà comporta la sua piccola dose di orrori». 

La coppia Sollers-Kristeva è nata negli anni sessanta, quando si è affermata la libertà nei rapporti e l’infedeltà non era più considerata tale. Poi l’insicurezza di un mondo con la disoccupazione e l’Aids ha portato a un ripiegamento nella coppia e nella fedeltà.
Kristeva: «Non ci si può permettere un punto di vista libertario sull’infedeltà se non si ha un minimo di sicurezza psichica. E, naturalmente, di indipendenza economica». 

Non è solo un punto di vista teorico questo sulla fedeltà-infedeltà ma è attraversato da esperienze vissute: Sollers ha avuto una lunga relazione con la scrittrice belga Dominique Rolin (1913-2012), di tredici anni più vecchia di lui. Nel 2000 la scrittrice ha rivelato la storia in una trasmissione culturale televisiva destando ‘scandalo’ nell’ambiente letterario. Il rapporto con Sollers era iniziato nel 1958 ed è continuato per quarant’anni, con incontri settimanali e viaggi insieme.
Nell’ultimo libro La vita, altrove Kristeva ne parla apertamente:
“Una relazione fissa che si era costruita molto prima del nostro incontro, con una donna di una generazione che precedeva la mia. Avevo l’impressione che Philippe si fosse confrontato con l’oggetto dell’amore primario, materno. Questa relazione riguardava di più la madre di Sollers che la mia persona (…). Sollers deve molto a lei se oggi è quello che è. Ha accompagnato con fedeltà e dignità Dominique Rolin fino alla sua morte. Come ho già detto, nella nostra vita a due, noi siamo degli sposi-amanti”. 
Kristeva: «Possono intervenire delle difficoltà quando nasce un legame parallelo più importante di altri, ma esiste una connivenza filosofica fondamentale che consente che quest’altra relazione si sciolga o duri, ma restando minore». 
Quando ci si sente traditi è perché non si ha fiducia in se stessi e il narcisismo è straziato dal minimo segno di affermazione dell’individualità dell’altro.

Ma si possono vivere più passioni contemporaneamente?
Kristeva: «Non è chiaro… L’individuo classico punta all’unità del sé. Vive passioni differenti annullandole le une con le altre». 

Peggiore è il giudizio se l’adultera è la donna perché è percepita come una minaccia per la società che ha bisogno di una rappresentazione materna del femminile. Per questo le donne tendono a nascondere di più.
“Il bisogno di essere rassicurati da una donna fedele affonda le radici nell’Homo sapiens, in un’umanità arcaica”. 

Confessare o celare l’infedeltà?
Kristeva non crede che ci siano segreti assoluti e le cose si possono comprendere anche se “l’arte di decifrare le sensazioni e i comportamenti è molto sottile (…).
Nel dirsi tutto può esserci il desiderio di annientare sia il partner marginale sia quello della coppia. Prima sarebbe meglio interrogarsi sull’atto del dire. Perché dire? A quale scopo?. Nascondere a volte è impossibile, ma anche la sincerità in questo campo è un’illusione”. 
Sollers è per il segreto: «Credo che l’essere umano non debba mai giustificarsi per la propria sessualità… L’idea del controllo sessuale è inaccettabile… Il nostro è un momento storico nel quale si avverte da tutte le parti, con diversi mezzi, una volontà di riappropriazione, da cui scaturisce anche il fanatismo religioso. Il segreto è allora necessario. È la stoffa della libertà». 

Kristeva: «Non si deve mai idealizzare la libertà. La libertà può essere mortale». 

Alla fin fine il matrimonio dura, dice Kristeva, “perché non ha mai seguito nessun’altra regola all’infuori della propria: un continuo aggiustamento, amoroso e lucido, che si nutre di due reciproche e imparagonabili libertà”. 
Nonostante le diversità Kristeva e Sollers hanno reso il matrimonio “un luogo vivente come un’organismo”, per la convinzione che è quello il luogo dove restare”. E quest’ultima, secondo me, è una delle più belle frasi del libro!
La nascita del figlio David “ha esteso lo spazio vulnerabile del matrimonio attraverso la genitorialità”. 

Il matrimonio come un’arte, quindi. La sfida è di “armonizzare le estraneità”.
Sollers: «L’amore è il riconoscimento pieno dell’altro in quanto tale. Se l’altro è molto vicino, come in questo caso, la posta in gioco è quella dell’armonia nella differenza. La differenza tra un uomo e una donna è irriducibile, non è possibile nessuna fusione. Si tratta di amare una contraddizione» . 

Termino con un piccolo dialogo della seconda intervista che sintetizza, secondo me, due elementi che sono essenziali in un rapporto: il dialogo continuo e l’individualità che va preservata pur stando insieme.
Sollers: «… noi qui stiamo proseguendo in pubblico una conversazione che dura da quarant’anni e che non si ferma mai».
Kristeva: «noi abbiamo preservato due spazi sociali distinti, due spazi psichici autonomi e separati, che non si confondono ma hanno da dirsi qualcosa… Una coppia? Certo, ma… due in uno, un’unità sdoppiata, lo yin e lo yang forse… Questa preziosa indipendenza è anche una solitudine, una solitudine necessaria (…) all’ esperienza interiore».

 

Julia Kristeva e Philippe Sollers

DEL MATRIMONIO
considerato come un’arte

Donzelli Editore, 2015

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