I romanzi di Jane Austen

“Una mente vivace e tranquilla può essere soddisfatta anche senza veder nulla, e non vede nulla che non le piaccia”

Così, in Emma, Jane Austen ci dice che amava la vita com’era, senza grandi avvenimenti, nei ritmi soliti della quotidianità; tutto il piacere sta in ‘una mente vivace e tranquilla’ che trova nutrimento in ciò che la circonda, nelle piccole cose.
In ognuno dei suoi romanzi troviamo pensieri dove la mente vivace e l’Io dell’autrice si svelano; possono passare inosservati perché confusi ai banali fatti quotidiani o mescolati nei dialoghi, ma rimangono la miglior testimonianza del suo pensiero e della sua personalità.

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Jane Austen in un ritratto di Ozyas Humphry (1792-1793 ca.) sebbene l’attribuzione riguardo al modello sia controversa

I romanzi della Austen vennero pubblicati anonimamente e firmati solo:“by a Lady”o “by the autor of Sense and Sensibility”. Rimase quindi sconosciuta tutta la vita.
La scrittura non era riconosciuta come attività consona ad una donna tanto che il nipote J. E. Austen-Leigh, nella biografia A memory of Jane Austen che pubblicò nel 1869, la presentò come una zia affettuosa e casalinga che si dedicava a scrivere solo incidentalmente.
images.jpegMa lei, invece, era ben consapevole del suo lavoro e in una lettera, che la famiglia non ha distrutto, aveva scritto al fratello James:
“Il mio pezzettino d’avorio largo due pollici sul quale lavoro con un pennello sottilissimo producendo poco effetto dopo molta fatica”.
Il suo faticoso lavoro sul ‘pezzettino d’avorio’ ha prodotto sei romanzi ‘perfetti’, come li ha definiti Virginia Woolf.

Se in Dicono di lei: Jane Austen mi sono rivolta a Virginia Woolf per trovare parole adatte a raccontarla qui, dove i romanzi sono l’elemento centrale, mi indirizzo verso l’analisi di Ginevra Bompiani e la sua intervista-narrazione per I caffè letterari dal titolo ‘Jane Austen e la scrittura al femminile’ (2010).
Le parti virgolettate sono di Ginevra Bompiani.

Mi sono divertita a cercare immagini dell’epoca per accompagnare i romanzi di Jane Austen. I ritratti sono stati tutti dipinti nel periodo in cui è vissuta l’autrice da artisti inglesi, tranne il bellissimo ritratto che ho scelto per Mansfield Park, opera di un pittore francese.

I romanzi della prima fase

Northanger Abbey (edito postumo nel 1818)
Sense and Sensibility (edito nel 1811)
Pride and Prejudice (edito nel 1813)

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Henry Jacob Burch (1763- after 1834) A young lady

I primi tre romanzi sono stati iniziati quando Jane Austen era giovanissima e sono stati ripresi negli anni successivi, scritti in due/tre volte.
La prima stesura è avvenuta in un periodo della vita allegro e spensierato, quello della giovinezza, quando andava ai balli e flirtava con Thomas Lefroy.
Nel 1796 il padre presentò a un editore il primo capolavoro Pride and Prejudice, che venne rifiutato.
L’anno successivo Jane riprese in mano quello che è diventato Sense and Sensibility.
Tra il 1797 e il 1798 ha scritto Northanger Abbey e ha subito un altro rifiuto editoriale, lasciando il romanzo nel cassetto per anni.
Età della spensieratezza sì, ma anche delle delusioni amorose ed editoriali. Ma la delusione più grande, o forse l’ultima, sembra essere stato il trasferimento a Bath deciso dal padre nel 1800. Jane amava Steventon, il luogo dove era nata, e quando è venuta a sapere del trasferimento è svenuta dal dolore. A Bath si è poi sentita infelice e non ha più scritto, essendo venuta meno l’ispirazione, fino al 1803 quando ha ripreso in mano Northanger Abbey, che è ambientato in buona parte proprio a Bath.

 

Northanger Abbey

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Una stampa della città di Bath

Northanger Abbey è ritenuto il suo primo romanzo.
La protagonista è Katherine Morland, che non ha niente dell’eroina: è una diciassettenne appassionata di romanzi gotici e da questi si lascia suggestionare. Si innamora di Tilney che svolge la parte dell’eroe che riconduce la ragazza a un pensiero di ‘buon senso’.
Entrano in scena con questo primo romanzo i temi che accompagnano tutta l’opera di Jane Austen: il ‘buon senso’, il denaro, lo status.
“Tutto si muove attorno al denaro. Che tutto si muova attraverso il denaro non è un male per Jane Austen perché il denaro è come il buon senso, è una cosa che circola e che fa circolare, come una linfa vitale fa muovere la società nel modo in cui può farlo senza spostamenti.
Se uno diventa più ricco potrà sposarsi meglio e sposandosi potrà cambiare il proprio status.
Questi sono i cambiamenti veri nella società: diventare più ricchi e sposare qualcuno al di sopra delle proprie risorse”.
Katherine ci introduce nella galleria di figure femminili di Jane Austen che
“sa infatti rappresentare le donne come figure forti e indipendenti, capaci di grande buon senso e di resistere alle convenzioni della società conformista a cui appartengono. Sono donne che devono affrontare costantemente il giudizio sociale e il dilemma del matrimonio, soggetto spesso a pressioni di natura economica.
Tutte le protagoniste della Austin hanno un modo individuale di affrontare le vicissitudini della vita…
L’aspetto moderno della scrittura della Austen coincide proprio con la caratterizzazione dei ruoli femminili, capace di ottenere forme di emancipazione impreviste, giocate tra l’alternanza della condiscendenza all’etichetta sociale e ironia strategica”.

 

Sense and Sensibility

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R. R. Reinagle (1775-1862)  Charlotte and Elizabeth Sullivan, daughters of Sir Richard Sullivan 1810

La traduzione italiana più conosciuta è Ragione e Sentimento ma non è esatta, dice Ginevra Bompiani
“perché ‘sense’ è il ‘buon senso’ e ‘sensibility’ è la ‘sensibilità romantica’.
Quindi sarebbe più giusto Buon Senso e Sensibilità, che non è però un bellissimo titolo in italiano”.
Questo romanzo racconta la storia di una madre e due figlie che, dopo la morte del padre, hanno dovuto trasferirsi a vivere in un cottage ed è esattamente quello che è successo a Jane, alla sorella Cassandra e alla madre.
“Il fulcro di questo romanzo sono le due sorelle.
Quella che rappresenta il Sense, il Buon Senso, è Leanor la maggiore, 19 anni, e quella che rappresenta la Sensibilità Romantica è Marianne che ha 16 anni e mezzo.
Marianne è un personaggio bellissimo, incantevole. E’ uno dei personaggi più incantevoli di tutti i personaggi di Jane Austen. E’ quello più pieno di colore, di ardore.
Del resto così viene definita «era ardente in tutto, era misura in nulla, era tutto fuorché prudente».
Aveva tutte le qualità tranne la prudenza.
E’ quella che viene punita nel modo più crudele; ama appassionatamente l’uomo ideale e anche lui la ama, ed è molto affascinante, ma poi la lascia per soldi. Lei sta malissimo, ha una malattia molto grave, sta quasi per morire ma viene poi fatta sposare, da una congiura di familiari ed amici, a un uomo più vecchio di lei, con il doppio dei suoi anni, che lei ha deriso sin dall’inizio perché lo ha sempre trovato noiosissimo, troppo vecchio, paludato. Siccome è stato molto infelice tutti pensano che debba essere compensato nella sua vita e come premio gli viene data Marianne, bellissima diciassettenne. Quindi, proprio crudele.
La sorella Eleanor, invece, è molto prudente, molto assennata e dovrebbe sposare un uomo che non solo è molto prudente come lei, tranquillo e riservato, ma anche ricco e invece finisce a sposarlo povero.
Quindi la sorella assennata fa un matrimonio d’amore, senza denaro, mentre la sorella romantica sposa un uomo più vecchio che non ama ma molto ricco”.
“Sia Eleanor che Marianne sono due ragazze intelligenti.
Marianne si fa guidare totalmente dalla sua natura e lei ha una natura romantica.
Eleanor calibra e pondera.
Però bisogna anche capire cosa si intende quando si parla di natura. In Jane Austen quando si parla di natura si intende la natura che si trova nelle contee centrali d’Inghilterra, cioè una natura civilizzata, ingentilita, non la natura della passione dei sentimenti, non la natura romantica.
Eleanor ha un’intelligenza, un giudizio naturale del senso della natura societaria, cioè la natura come società civile. Mentre Marianne ha la natura singolare, appassionata, intima.
Saranno in qualche modo tutte due punite.
E’ in Sense and Sensibility che viene data questa bellissima definizione del Buon Senso che è «il fondamento sul quale ogni cosa buona può essere edificata»”.

Pride and Prejudice

Anche in Pride and Prejudice, che in italiano è Orgoglio e Pregiudizio, c’è un legame 220px-Pickering_-_Greatbatch_-_Jane_Austen_-_Pride_and_Prejudice_-_She_then_told_him_what_Mr._Darcy_had_voluntarily_done_for_Lydia.jpgstretto tra due sorelle: Jane ed Elizabeth, ragazze ben educate ma di modesta estrazione sociale.
Conoscono due amici, giovani e ricchi scapoli, si innamorano ma il diverso status sociale è un ostacolo. Il pregiudizio da una parte e l’orgoglio dall’altra rendono accidentato il percorso di avvicinamento. Che alla fine si conclude sempre con il matrimonio.
Questo è il romanzo più famoso di Jane Austen ed Elizabeth Bennet l’eroina più amata.
“Non è tanto una satira del romanzo d’epoca, come Northanger Abby e Sense and Sensibility.
E’ una visione della società dell’epoca, punta lo sguardo sulle differenze sociali, sulla sottigliezza delle differenze sociali.
E’ stato scritto intorno al 1796-1797 e poi ripreso nel 1810 e pubblicato nel 1813 dallo stesso autore che aveva pubblicato Sense and Sensibility.
L’orgoglio è un concetto molto importante per il filosofo inglese David Hume che ne parla proprio come di una qualità che sfugge alla natura, cioè che non è naturale. L’orgoglio non è naturale e corrisponde al pregiudizio.
Cos’è il pregiudizio?
Il pregiudizio è un giudizio che viene formulato al di fuori della realtà e quindi, in un certo senso, dalla natura intesa come natura sociale. Che non si affida ai sensi, precede i sensi.
Quindi il pregiudizio può essere sia dettato dall’opinione sociale, dalla opinione ascoltata da altri, sia dall’intelligenza.
Anche l’intelligenza produce pregiudizi; l’intelligenza tende a pensare al di fuori dell’esperienza .
Quindi l’orgoglio e il pregiudizio sono dei difetti perché nel romanzo sono due sbarramenti, due ostacoli al giudizio corretto. Uno caratteriale e l’altro intellettuale.
Apparentemente l’orgoglio appartiene all’eroe Darcy e il pregiudizio appartiene all’eroina Elizabeth ma in realtà si scambiano tra loro.
Elizabeth dice del resto lei stessa «non sarei tanto irritata dal suo orgoglio se lui non avesse ferito il mio».
E Darcy si oppone al matrimonio dell’amico Bingley con la sorella di Elizabeth, Jane, per questioni sociali. Cioè il suo pregiudizio è che in una famiglia socialmente inadeguata non possono esserci persone che sono invece di per sé adeguate. Adeguate non vuol dire adeguata socialmente o economicamente, vuol dire adeguate dal punto di vista dell’educazione. Perché poi è di questo che si parla.
Non ci sono tanti nuovi ricchi. I ricchi sono dei vecchi ricchi, in genere. La ricchezza produce educazione, cultura; produce gentilezza di modi, tutte quelle qualità sociali a cui Jane Austen dà così tanta importanza perché sono quelle che tengono insieme la società e che la Rivoluzione Francese, per esempio, ha fatto saltare. Ma la Rivoluzione Francese ha potuto farle saltare perché c’era una differenza molto netta, non c’era una coesione sociale. Invece in Inghilterra, che in fondo aveva avuto la sua rivoluzione 100 anni prima, si è formata questa specie di coesione sociale in cui ciascuno occupa il suo posto e si entra in una sfera più alta attraverso il comportamento e l’educazione”.

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Captain and Mrs Edmund Burnham Pateshall by William Armfield Hobday Date painted: 1810

Se la protagonista è donna anche i personaggi maschili occupano una parte di rilievo nei romanzi della Austen
“Ironici, austeri, leali e a volte meschini: i protagonisti dei romanzi di Jane Austen vengono di solito rappresentati così.
In realtà l’autrice fa rientrare i suoi personaggi maschili in due categorie:
quella dell’eroe e quella del villain, il cattivo della situazione”.
In Orgoglio e Pregiudizio abbiamo come eroe Darcy, diventato quasi un’icona nella letteratura e cinematografia successiva:
Darcy è un uomo che non appartiene all’aristocrazia terriera se non da parte di madre. Suo padre è un gentiluomo ma non era titolato. Però appartiene all’altissima borghesia ed è un uomo con 30 mila sterline di rendita e con una tenuta molto bella”.
L’eroe come Darcy di Orgoglio e Pregiudizio non viene necessariamente tratteggiato come una figura positiva a tutto tondo e non è mai un personaggio arrendevole e accomodante. Ciononostante incarna tutti i valori previsti dalla società inglese. In fondo, malgrado i suoi difetti, è dotato di buon cuore.
Il villain è una figura ricorrente nei romanzi della Austen e in apparenza ha tutto ciò che si possa desiderare: è affascinante, ricco e consapevole dei propri mezzi. E’ solo nel corso della storia che questo personaggio si rivela negativo e l’eroina delusa non impiega molto a fare marcia indietro e condurre le proprie attenzioni sull’eroe”.
“Attraverso questa doppia caratterizzazione delle figure maschili l’autrice riesce non solo a fornire un ritratto psicologico dei rapporti che intercorrono tra gli uomini e le donne dell’epoca ma anche a dipingere un quadro storico dei valori della borghesia inglese e di ciò che era considerato socialmente accettabile”.

 

Questi primi tre romanzi hanno un punto in comune ed è l’errore di giudizio, determinato in gran parte dal pregiudizio.
In Pride and Prejudice il pregiudizio è dovuto all’intelligenza di Elizabeth (la più intelligente tra le protagoniste della Austen); negli altri due romanzi è influenzato perlopiù dalle letture.
Negli ultimi tre romanzi invece
“la situazione cambia perché l’errore di giudizio diventa piuttosto un errore di comportamento e non è dovuto alla lettura. E’ dovuto all’influenza delle persone. In particolare l’influenza di donne su altre donne”.

 

I romanzi della seconda fase

Mansfiled Park (edito nel 1814)
Emma (edito nel 1815)
Persuasion (edito postumo nel 1818)

Questi romanzi non sono quelli della giovinezza, che rende la vita una spensierata attesa, ma sembrano in preparazione di una fase più riflessiva. Diversi anche nella stesura, perché Jane Austen li ha scritti tutti in una volta, nel secondo periodo fertile della sua scrittura.

 

Mansfield Park

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Girl with Portfolio, circa 1799, by Guillaume Lethiere (1760-1832)

“L’influenza di una zia nubile sulle due nipoti le rovina, le vizia e distrugge il loro avvenire […]. L’influenza della donna sulla donna è spesso nulla o disastrosa”.
Fanny Price, una ragazza povera che viene accolta nella ricca casa della zia materna, è l’eroina del romanzo. Le sue origini sono modeste e viene trattata con sufficienza da tutti.
Fanny è una ragazza che vive in disparte, osserva la gioia degli altri ma non può parteciparvi, non ne ha il diritto.
Quale parte di lei mette in scena la Austen con Fanny?
La tristezza e la sofferenza, la passività e il silenzio, che sono relegati in un angolo della sua vita e della sua personalità, ma che qui trova il modo di far uscire dall’ombra. In Mansfield Park sono messi in primo piano i sentimenti disforici che hanno a che fare con il dolore e il silenzio femminile per la condizione di dover dipendere. Condizione conosciuta dalla Austen che, dopo la morte del padre, si era trasferita, con la madre e la sorella, in cottage offerti prima da un fratello e poi dall’altro.
Il fascino e la frivolezza non mancano, però, neppure in questo romanzo: sono interpretati da un personaggio secondario, Mary Crawford, che rende evidente quanto dia differente appartenere a un mondo o all’altro.

 

Emma

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Thomas Gainsborough (1727-1788) Mr. and Mrs. Andrews (particolare)

Emma è un personaggio singolare, non risulta simpatica ai lettori. Jane Austen lo sapeva e ha scritto «Ho creato un’eroina che sarò la sola ad amare».
“Emma è antipatica, molto intelligente, sbaglia continuamente il giudizio, fa sbagliare gli altri, è ingiusta e capricciosa. Lei non è una persona simpatica però è un romanzo meraviglioso.
Questo personaggio femminile vuole il potere e per esercitarlo vuole stare nella casa paterna, con un padre debolissimo, non vuole sposarsi e vuole far sposare gli altri, quindi esercitare il potere sugli altri. Che poi far sposare gli altri è l’opera propria di qualsiasi narratore”.
La politica matrimoniale è uno dei temi che la Austen aveva a cuore perché in una società dove la donna non aveva nessuna possibilità di fare carriera e se non si sposava rimaneva a carico alla famiglia il matrimonio era una tappa femminile importante.
Ma Emma non ha bisogno di sposarsi. Il suo status economico e sociale le permette di essere e dire quello che vuole, non ha bisogno di cambiare la sua condizione. Con questa eroina la Austen sembra dire che quando le donne sono libere dalle preoccupazioni economiche non vedono nel matrimonio l’unica strada da seguire.

 

Infine Persuasion.

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C. H. Hodges (1764-1837) Ritratto di sua sorella Emma Jane 1815

È stato iniziato nel 1815 e scritto nel periodo in cui cominciarono a rendersi manifesti i primi sintomi della malattia che, due anni dopo, all’età di quarantadue anni l’ha portata a morire.
Il romanzo è stato pubblicato postumo insieme a Northanger Abbey ma, per la prima volta, una nota biografica scritta dal fratello preferito da Jane Austen, Henry, ha rivelato il nome dell’autrice.
In quel periodo i romanzi di Jane avevano iniziato ad avere successo e lei è stata l’autrice anonima più conosciuta.
“Persuasion è un romanzo sulla vanità sociale.
Ha un inizio bellissimo su un baronetto che legge un unico libro e di questo libro un’unica pagina e in questa pagina la storia della sua famiglia.
Persuasion allude all’opera di persuasione che lady Russel, amica della madre di Anne, che è una donna di buon senso e molto affettuosa, esercita su di lei. L’influenza convincendola, a 22 anni, a non sposare il suo amore.
Quando comincia il libro Anne ha 29 anni e quindi è già una zitella, è già un po’ avanti con l’età, è imbruttita e si prepara a una triste vita futura, a una triste vecchiaia, anche perché il padre e la sorella sono degli spendaccioni e quindi non saranno nemmeno ricchi.
Poco tempo prima, 2 anni prima, Jane aveva scritto alla sorella qualche cosa che aveva a che fare con l’invecchiamento:
«a proposito – diceva in questa lettera – dato che devo smettere di essere giovane trovo molta dolcezza nel fare un po’ da chaperon ai balli perché mi sistemano sul divano, vicino al fuoco e posso bere tutto il vino che mi pare».
Dunque Jane si prepara ad invecchiare da sola, con la sorella, come sarà. E così fanno anche le sue eroine. Salvo che le eroine del romanzo alla fine si sposano tutte.
Ma tutto l’impianto del romanzo è costruito su una donna sola e che si avvia ad essere sola.
In Emma è una donna ricca, in Persuasion è una donna di buona famiglia ma che ha perso la ricchezza”.
I romanzi di Austen sono un luogo di armonia e di ordine ma lasciano trasparire anche altro; in Persiuasion, che pure termina come gli altri con il lieto fine, possiamo intravvedere la donna sfiorita, che non ha vissuto la passione e che ha coltivato tanto buon senso e rispetto delle regole sociali; sembra rassegnata ma non perde, nascosto dentro di sé, un desiderio di recuperare quanto ha lasciato andare. E il luogo dove la Austen ha potuto recuperare gli slanci e i sogni della giovinezza l’ha trovato nei suoi romanzi.

 

Sanditon

“Nel 1817, poco prima di morire, i primi giorni dell’anno, Jane comincia un nuovo romanzo che si chiama Sanditon, rimasto incompiuto. E’ molto interessante anche se non ha la leggerezza, il brio, la brillantezza degli altri romanzi. Il tono è più pesante e doloroso di Persuasion, che è un libro triste perché la svolta finale avviene nelle ultime sei pagine, quindi è un libro triste.
Sanditon è il primo romanzo sulla speculazione edilizia. Racconta l’entusiasmo di Mr. Parker perché vuole sviluppare il suo paese. L’altra protagonista è Lady Denham che vuole arricchirsi semplicemente.
Quindi è veramente il primo esempio sulla speculazione edilizia.
Chiude il cerchio su questa idea del denaro che da una parte tiene insieme la società e dall’altra però, poco per volta, la scardina”.

 

L’epoca in cui è vissuta la Austen è ricca i avvenimenti che hanno cambiato il mondo:
la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America nel 1776, l’anno dopo la sua nascita;
la Rivoluzione Francese nel 1783, quando lei aveva 8 anni;
la battaglia di Trafalgar, dove le truppe inglesi si sono scontrate con l’esercito napoleonico nel 1805.
Ma le rivoluzioni e le guerre restano in sordina nei suoi romanzi. Solo di sfuggita, come un’eco lontana, passano quelli che sono stati cambiamenti importanti; ad esempio nell’ultimo romanzo Persuasion assistiamo al passaggio dall’aristocrazia alla borghesia mercantile, che si è arricchita anche grazie alle guerre marinare. È però una nota di sottofondo perchè in primo piano la Austen mette sempre la natura umana, che non è soggetta ai cambiamenti come la storia dei popoli. Questo è probabilmente il motivo del perdurare del successo fino ai nostri tempi, perché in fondo Jane Austen ci parla delle persone, delle amicizie, degli affetti e dei valori umani.

La complessità dei caratteri che troviamo descritti nei romanzi può benissimo rappresentare tanti aspetti di noi lettori e lettrici.
Ma rispecchia anche i tratti di personalità della sua autrice. Possiamo ritrovarla non in una figura solamente, magari quella della protagonista principale, ma anche nei molteplici volti dei personaggi minori. La possiamo immaginare a tratti seria e riflessiva come la Eleanor di Ragione e sentimento, a tratti impulsiva e sentimentale come la sorella Marianne; intelligente e perspicace come Elisabeth di Orgoglio e Pregiudizio ma anche dolce come la sorella maggiore Jane; determinata e un po’ intrusiva come Emma.
Non sono aspetti contraddittori, possono convivere in una personalità interessante come sembra essere stata la sua, frutto anche dei cambiamenti dell’età e, quindi, perché non ritrovarla in Anne, il personaggio dell’ultimo suo romanzo Persuasion, osservatrice e riflessiva? Più matura rispetto alle opere giovanili e anche maggiormente cauta e disincantata.
Tutte queste figure sono Jane Austen.

 

4 thoughts on “I romanzi di Jane Austen

  1. Una bella carrellata sulle opere della famosa scrittrice britannica. Ti confesso che dovrei approfondirla; parecchi anni fa avevo provato con Persuasione, ma a un certo punto l’avevo interrotto perché non mi coinvolgeva abbastanza. Forse era il momento sbagliato, dovrei riprovarci. Questo tuo articolo invoglia del resto alla scoperta dell’autrice, sia per come l’hai descritta e presentata (in modo davvero delizioso), sia per le interessanti riflessioni tratte dal volume della Bompiani. Apprezzabile anche la scelta delle immagini relative all’epoca.

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    • In effetti non è il fatto di essere coinvolgenti la caratteristica principale dei romanzi della Austen. Era antiromantica e non esprime i sentimenti direttamente, li lascia intuire. Ma mi capita di iniziare uno due suoi libri e non lasciarlo fino alla fine. In due giorno lo leggo. Per me rimane una grande scrittrice e quando hai voglia, ti consiglio di approfondire.
      Ti ringrazio per l’apprezzamento delle immagini, mi sono divertita a cercarle e a scegliere quelle che mi sembravano più corrispondenti, soprattutto lontano dalla bellezza patinata alla quale ci hanno abituato i film. Mi immagino le donne e le ragazze inglesi di allora con una bellezza più discreta e meno di effetto, ma con una cura dei dettagli dell’abbigliamento di cui la Austen ha lasciato ampia testimonianza nei suoi libri.

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  2. Bella presentazione; hai ragione: nonostante l’epoca in cui visse e, aggiungerei, nonostante la sua vita non lieta, la sua scrittura non è coinvolgente, non essendo per nulla una scrittrice romantica. È la scrittrice che vede, spesso con ironia, la commedia umana che si svolge davanti ai suoi occhi, perché, secondo me almeno, la sua biografia, come accade per tutti i grandi scrittori, è condizione utile, ma non sufficiente a spiegarne il talento: le offre certo i colori che le permettono di rappresentare un mondo e un’epoca, ma con quegli stessi colori si può essere grandi pittori o scadenti imbrattatele; la differenza è nel genio! Anch’io apprezzo molto la scelta delle immagini! Ciao 🙂

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    • Sono d’accordo che la biografia non sia sufficiente a dare ragione del talento, può servire a comprendere da dove vengono certi orientamenti, certe predisposizioni e basi culturali ma la creatività è un’altra cosa. Mi fai venire in mente che proprio stamattina ho letto di un libro di Stefan Zweig, edito quest’anno in italiano, dal titolo ‘Il mistero della creazione artistica’. Credo lo leggerò, anche se finora nessun studioso è stato in grado di comprendere il genio, che rimane un enigma.Ci sono altri scritti che mi hanno interessato sull’argomento, di autori psicanalisti e quindi con un modello concettuale orientato all’indagine della personalità. Ho trovato spunti interessanti ma mai risolutivi della questione. Ciao 🙂

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