Secessioni Europee

“Nel mosaico di fisionomie tradizionali di cui si componeva l’Europa emersero i tratti distintivi e le fisionomie artistiche delle maggiori capitali […]. Generalmente il termine Secessione etichetta sul piano artistico lo scontro delle giovani generazioni con un’epoca segnata da rigide norme, seppure non approdate alle correnti più avanzate costituite dalle avanguardie.
Lo scopo della mostra non risiede tanto nel processo d’identificazione delle fonti della modernità, a partire dal tracciamento delle singole opere, ma piuttosto nella mappatura di quel terreno accidentato che era la pratica artistica di fine secolo percorsa da incoerenti echi del passato e, al contempo, da una appassionata attenzione alle espressioni più innovative…”
Francesco Parisi, curatore della mostra

La parola Secessione, nel campo delle arti, indirizza subito il pensiero a Vienna e a Klimt.
Ma nella storia artistica europea è stato un movimento più ampio quello che si è diffuso, tra la fine del XIX secolo e il primo decennio del XX, in diverse città europee: Monaco, Vienna, Praga e Roma.
La mostra Secessioni europee ha un carattere corale e mette in luce le varianti europee, sviluppatesi nel clima culturale delle diverse città, oltre alle ‘contaminazioni’ stilistiche da una all’altra. La mostra non si concentra, quindi, su un autore o su un’opera singola ma sul clima e sullo stile che ha caratterizzato le diverse tendenze secessioniste.
Una cosa che salta subito agli occhi sono proprio queste varie tendenze e capita così di rivedere opere di artisti rappresentativi di movimenti quali il simbolismo, l’impressionismo, il divisionismo, e il moderno, termine che corrisponde alla nascita di nuovi linguaggi e alla formulazione di una nuova estetica.

MONACO
Monaco alla fine dell’Ottocento non era una città grande e famosa come Parigi e non c’erano le avanguardie internazionali ma, per la tolleranza delle diverse espressioni artistiche, era una fucina di idee e aveva una comunità di artisti provenienti da tutta Europa.
È in questa città che si data la nascita della Secessione nel 1892, con la fuoriuscita di un gruppo di artisti monacensi dalla Genossenschaft. La motivazione era di politica artistica, contro le esposizioni sovraccariche e pompose che si tenevano al Glaspalast di Monaco. La Secessione si proponeva invece delle mostre di migliore qualità, sia con una maggior selezione delle opere che per la scelta di un diverso ambiente espositivo, più sobrio e luminoso.
Nella Secessione monacense era presente una pluralità di tendenze:
il pre-simbolismo di pittori come Bruno Pighlein e Albert von Keller;
simbolisti come Franz von Stuck, famoso per il simbolismo erotico e i riferimenti all’antico, T.T.Heine e Carl Strathmann;
impressionisti e postimpressionisti, il gruppo più numeroso, come Max Liebermann;
pittori Jugendstil (che viene anche identificato con la Secessione, ma ne è una tra le diverse espressioni) come Hugo von Habermann.
La secessione di Monaco ha messo in luce il moderno e ha avviato un dibattito che ha portato però anche ad esclusioni e ostilità all’interno del gruppo.

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Franz von Stuck Lucifero 1889-1890 olio su tela

Il dipinto venne acquistato dal principe Francesco I di Bulgaria ed esposto a corte. Si racconta che ogni volta che i ministri bulgari passavano davanti al quadro si facevano il segno della croce per l’inquietudine che provoca lo sguardo penetrante di Lucifero, che buca l’oscurità.
Lontano dai riferimenti giudaico-cristiani si ispira, nella posa, al Pensatore di Rodin e l’atmosfera cupa rimanda all’inquietudine per il cambiamento nell’orizzonte austro-tedesco.
Rappresenta il tema del diabolico come simbolo dell’uomo moderno, ben descritto in una precedente mostra sul Simbolismo.

 

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Carl Strathmann Maria 1897 olio e oro su tela

Carl Strathmann è stato un illustratore apprezzato per le raffinate decorazioni, come si vede anche in questo dipinto. La grande tela è tutta rivestita di ornamenti a esclusione del viso, delle mani e del velo di Maria. Nella fitta decorazione l’artista ha fatto uso anche dell’oro. “Si tratta senza dubbio di un quadro simbolista, unico come esempio di influenza bizantina nell’arte di Monaco” (Horst Ludwig).

 

VIENNA

“Intorno al 1900 Vienna contava circa due milioni di abitanti, molti dei quali erano stati attirati in città dall’eccellenza intellettuale e dai progressi culturali […].
L’attività creativa nelle svariate arti, la storia dell’arte e la letteratura andavano di pari passo con i progressi nella scienza e nella medicina […].
Le teorie di Freud, gli scritti di Schnitzler e i dipinti di Klimt, Schiele e Kokoschka avevano in comune la capacità di penetrare nella natura della vita istintutle dell’uomo. Nel periodo compreso tra il 1890 e il 1918 le intuizioni di questi cinque uomini a proposito dell’irrazionalità della vita quotidiana contribuirono a fare di Vienna il centro del pensiero e della cultura modernista”.
(Eric R. Kandel, L’età dell’inconscio)

La Secessione viennese si costituì nel 1897, cinque anni dopo quella di Monaco, senza intento apertamente polemico. Il modello viennese, partendo dall’Art Nouveau, è diventato Secessione per eccellenza, diffondendo in Europa il concetto di arte totale.
Mentre a Monaco erano stati soprattutto pittori a farsi promotori del movimento della Secessione, a Vienna furono soprattutto intellettuali e scrittori: Klimt, all’epoca già famoso, e lo scrittore Ludwig Hevesi furono i due principali interpreti della nuova direzione culturale. Il gruppo di artisti da loro sostenuto non aveva un’identità precostituita ma, come a Monaco, includeva simbolisti, impressionisti, naturalisti. L’eterogeneità è stata un vantaggio ma anche un limite perché le differenze portarono a scissioni interne e nel 1905 anche Klimt si distaccò dall’Associazione.
La rivista che rappresentò le istanze della Successione è Ver Sacrum, nata nel 1898; pubblicata in un numero limitato di copie aveva una struttura grafica elegante. Era fondata sul concetto di arte totale nell’intercambiabilità dei linguaggi di pittura, musica e letteratura con le arti grafiche e applicate.

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Gustav Klimt Amiche I (Le sorelle) 1907 olio su tela

I disegni di Klimt nascevano come studi; coglieva istanti, movimenti delle donne che giravano nel suo atelier.Amiche I è un doppio ritratto muliebre, dipinto dopo la fuoriuscita dalla Secessione di Vienna. Costruito in una forma verticale portata all’estremo, in richiamo alle stampe giapponesi. Le grandi campiture di nero lasciano qualche spazio laterale a un vivace decorativismo. È stato esposto alla Biennale di Venezia con altri 22 dipinti, nella personale dell’artista che ebbe successo commerciale oltre che artistico.

 

 

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Egon Schiele Nudo di donna con vestito blu 1914 matita, gouache e acquerello

Dopo il distacco di Klimt e una permanenza in carcere, Schiele è diventato la figura di riferimento nella Vienna del tempo che viveva la disfatta dell’Impero austroungarico.
In questo nudo al segno della matita ha aggiunto velature rosse, verdi e ocra per mettere in evidenza ossa e muscoli.
Si osserva come l’erotismo delle figure femminili è meno esplicito e spinto rispetto alla fase precedente.
“Una delle possibili cause di questo mutamento fu probabilmente il periodo trascorso dall’artista in carcere nel 1912, in seguito all’accusa di scarsa moralità per aver invitato alcuni modelli minorenni nel suo studio, ove conservava suoi disegni e schizzi considerati pornografici dai magistrati” (Mario Finazzi).

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Egon Schiele Manifesto per la 49a Mostra della Secessione Viennese 1918 stampa litografica a colori

In questo manifesto l’angolazione è inconsueta, così come la prospettiva. La campitura attorno a disegno è nera come il testo, scritto in grandi dimensioni.
Dopo la scomparsa di Klimt nel febbraio 1918 Schiele è stato incaricato di organizzare, nel marzo dello stesso anno, la 49a esposizione della Secessione. Nel manifesto rappresenta amici e colleghi, la sedia vuota a capo della tavolata avrebbe dovuto essere occupata dal suo maestro Klimt.

 

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Wilhelm List Il miracolo delle rose 1905 circa olio su tela

List, come molti artisti secessionisti, non ha abbandonato il simbolismo. Dopo aver lasciato gli studi di filosofia si è dedicato alla pittura ed è stato, nel 1897, tra i fondatori della Secessione di Vienna. Il suo stile si avvicina a quello di Klimt.
L’impianto verticale della tela è sottolineato dalla veste e dai capelli “resi da fasci di luce stilizzate” (Mario Finazzi).
La figura ieratica, di profilo e le rose d’oro, dipinte con rapidi tratti, sono in stile secessionista. L’episodio si riferisce a Santa Elisabetta d’Ungheria ed è riletto “alla luce del decorativisimo grafico secessionista” (M.Finazzi).

 

PRAGA
Praga era punto di incontro di diverse etnie: “ogni mattina si levano due soli sul Hradschin” ha scritto Rilke, uno tedesco e uno ceco.
In questa realtà di confronto e scontro tra nazionalismi e orientamenti diversi il modernismo è sembrato diventare un linguaggio condiviso sul quale convergevano tutte le discipline: letteratura, poesia, pittura, musica, scultura e arte arte decorativa. Come a Vienna. Ma, diversamente da Vienna, la secessione a Praga non fu mai chiaramente definita né istituzionalizzata.
L’espressione artistica aveva di base una forte valenza psichica che si era affermata con il simbolismo.
“Le misteriose origini dell’essere umano, gli stati psichici esasperati, le passioni, l’erotismo, gli istinti primordiali, i sogni ma anche i miti universali e i simboli provenienti dagli arcani territori dell’esoterismo, come pure la magia: tutto questo suscitava un vero interesse nei più giovani simbolisti, i quali non si limitarono perciò ad attingere dai loro predecessori – la cui produzione di impronta più che altro descrittiva e decorativa si concentrava nel catturare lirici paesaggi naturali, visioni poetiche, vampate emotive e tragici stati d’animo. Erano interessati al ‘contatto’ diretto con gli strati nascosto della psiche umana, con la meditazione, l’immaginazione, l’estasi, l’introspezione e con quanto di altro intendevano formulare nella loro arte. Sostituirono quindi gli ideali di bellezza decorativa e di armonia dell’Art Nouveau con un’entusiastica testimonianza sullo stato dell’anima” (Hana Larvová).
Il gruppo Sursum (dal latino ‘in alto’) ha dato vita ad attività artistiche interessanti anche se ha avuto vita breve, solo dal 1910 al 1912. Gli artisti che ne hanno fatto parte hanno rielaborato i principi del simbolismo declinandolo verso il misticismo, l’esoterismo e forme religiose con sfumature chiaramente decadenti. Deformazione espressiva, anche fino al grottesco, e accento introverso sono caratteristiche che mostrano la forte valenza psichica di queste espressioni artistiche.
La pittura non è stata la forma artistica prevalente; scultura e arte grafica sono state importanti presenze.

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František Bílek Stupore 1907 bronzo

Bílek si dedicò alla scultura e all’incisione, soprattutto su legno, in quanto affetto da daltonismo.
In Stupore ha inteso rappresentare il destino tragico della vita terrena “la figura guarda le sfere celesti con la testa all’indietro e con le mani leggermente alzate nel momento della massima conoscenza e con sacro rispetto davanti alla grandezza dell’universo. In antitesi a L’urlo del simbolista norvegese Edvard Munch del 1893, l’opera divenne il motivo iconico di tutta la generazione del simbolismo ceco, che reagì con diversa intensità. Proprio in questa scultura Bílek espresse nel modo più pregnante il simbolo della luce come sguardo interiore” (Hana Larvová).

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Josef Váchal Piano astrale (Seduta spiritica) 1906 china, acquerello e pastello

Uno degli artisti più rappresentativi del gruppo Sursum è Josef Váchal (1884-1969), praticante di occultismo e magia.
Scultore e illustratore si dedicò anche alla pittura con una pluralità di stili espressivi.
L’origine delle sue immagini fantastiche e grottesche sembra risalire ai vissuti traumatici infantili, con stati d’angoscia, sogni terrificanti e allucinazioni
“Gli spettri della mia infanzia non mi abbandonarono tanto presto, ma più avanti me ne vendicai immortalandoli” ha scritto nelle sue memorie. La capacità di dare forma ai terrori della mente rappresenta un meccanismo di difesa fenomenale.
“I quadri di Váchal, i suoi disegni e le sue grafiche che hanno per soggetto i più diversi culti ancestrali, sette segrete, i loro rituali e misteri, esseri ibridi, fantasmi erano il risultato di influenze le più diverse…” (H. Larvová)
Si lasciò ispirare e influenzare da tante fonti. Anche da antichi maestri come Hieronym Bosch e Peter Brueghel il Vecchio.

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Jan Konupek Salomè (La fiamma nera) 1910 circa carboncino e pastello

L’artista più attivo di Sursum è stato Jan Konupek (1883-1950).
Solitario, tardo simbolista aveva una decisa inclinazione verso il misticismo. Si ispirava alla letteratura decadente ceca.
È stato un grafico essenziale e un illustratore e considerava il colore solamente un elemento decorativo preferendo la linea e il segno, senza ornamenti.
Nelle sue opere ha privilegiato l’atmosfera meditativa e la personificazione degli stati psichici. Ha trattato spesso il mito di Salomè,  rielaborandolo a vari livelli.
La figura di profilo e la forma stilizzata richiama i modelli egizi.
“Fondamentale nell’elaborazione della figura è la linea, mentre il colore svolge soprattuto una funzione riempitiva […] La fiamma nera fuoriesce dal palmo di Salomè come una fontana di ‘luce nera’, un ossimoro pittorico che potrebbe simboleggiare la passione perversa e bruciante, o il conflitto interiore” (Lucie Rychnová)

ROMA
La Secessione romana è nata nel 1912, vent’anni dopo quella di Monaco, ed è stata una delle ultime associazioni con questo nome. È rimasta attiva fino al 1917, tenendosi sempre ben distinta dal Futurismo.
Anche quella romana, come quelle monacense e praghese, è nata in polemica e in rottura con le associazioni ufficiali per l’insoddisfazione verso la giuria di accettazione delle opere.
“Certamente a Roma, trascorso il primo decennio del Novecento, non vigeva più un galateo stilistico omogeneo” (Francesco Parisi) per cui convivevano molte suggestioni e stili artistici.
Le spinte propulsive alla modernità sono state:
il manifesto del Futurismo, comparso nel febbraio del 1910, firmato da Balla, Boccioni, Severini Russolo e le Biennali veneziane con il successo delle opere di Klimt.
La prima mostra romana della Secessione, nel 1913, è stata criticata da Ojetti come un ritardo provinciale rispetto alle precedenti secessioni europee.
Troviamo quindi, in questa sezione della mostra, una varietà di stili:
richiami al divisionismo di Aleardo Terzi, uno dei più celebri illustratori italiani;
post-impressionismo di Alfredo Protti e Edgardo Sambo Cappelletti, Arturo Noci, Plinio Novellini con il ritratto di Grazia Deledda, Armando Spadini;
Mario Cavaglieri e Gino Rossi, collocati nella precedente mostra sui Nabis e la pittura italiana d’avanguardia;
scultori tra cui Libero Andreotti e Felice Casorati;
opere di grafica, tra cui alcune del lugubre Arturo Martini.

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Guido Cadorin Il Kimono 1914 tempera su cartone

La donna raffigurata è la pittrice Alix Alhaique Levi. Il decorativismo della veste e del divano, in stile secessionista, è interrotto dal viso e dalle braccia della modella. Il kimono era indossato sull’onda della moda giapponista, come lo usava Klimt ad esempio, e considerato una elegante veste da camera.

 

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Libero Andreotti Pleureuse / Invocazione 1911 bronzo

Libero Andreotti era già un artista affermato nel momento in cui ha realizzato questo bronzo e, dal 1909, viveva stabilmente a Parigi a contatto con le nuove forme d’arte.
“Proprio alla ballerina Isadora Duncan sembra rimandare il bronzetto in mostra, esposto con il titolo Invocazione, insieme a Gorgone, alla prima Secessione romana. Alla teatralità del gesto, evocativo e sospeso insieme, la testa reclinata e abbandonata sulle spalle, sembra fare da cassa di risonanza l’ampio drappeggiare della veste” (Lisa Masolini).

 

Von Stuk – Klimt
Vachal – Casorati
SECESSIONI EUROPEE
Monaco – Vienna – Praga – Roma

Rovigo, Palazzo Poverella
23 settembre 2017 – 21 gennaio 2018

 

8 thoughts on “Secessioni Europee

  1. Hai ragione!. L’ultima parte della tua risposta è molto pertinente: anch’io, leggendo il tuo articolo, come sempre molto preciso e stimolante, mi ero chiesta perché, in una mostra così importante, si fosse sentito il bisogno di accostare agli artisti mitteleuropei (Vienna, Praga, Amburgo), anche alcuni italiani che sembrano abbastanza decentrati, anche geograficamente. Purtroppo, però, la nostra ansia di incasellare sembra quasi metterci al riparo dalla difficoltà di comprendere. Opere d’arte e artisti sfidano, infatti, quasi sempre la nostra pigrizia classificatoria e anche all’interno di precisi “movimenti” o “scuole”, esistono (per nostra fortuna!) personalità riconducibli solo a se stesse. Grazie della tua interessante segnalazione, Gina.

    Piace a 1 persona

    • Anche la secessione romana, in realtà, seguiva le suggestioni di quelle che l’hanno preceduta, soprattutto quella viennese, ma in ritardo e in un clima artistico molto vario. Soprattutto in Italia è stato predominante il futurismo e ha lasciato poco spazio ad altre sperimentazioni.
      Si parla di secessione romana e non di secessione italiana e la lettura di tutti gli avvenimenti che l’hanno contraddistinta mi ha fatto pensare a dibattiti su questioni di politica più che di arte.

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