Botero

“Tutte le volte che le persone stanno di fronte ai miei dipinti o alle mie sculture non vedono soltanto una pera o una mela, ad esempio, ma riconoscono immediatamente l’opera come un Botero”

Ho trovato, finalmente, il tempo di scrivere sulla mostra di Botero che ho visitato più di un mese fa spinta, soprattutto, dalla curiosità e dal desiderio di capire le ragioni della distanza tra un pubblico che ama le sue opere e una parte della critica che lo considera con sufficienza, trattandolo come un fenomeno commerciale. Di mio provo un incerto interesse per questo protagonista dell’arte moderna.
Ma eccomi qui a raccontare.
Si tratta di una retrospettiva, organizzata con la supervisione dell’artista, che intende celebrare i cinquant’anni di attività. Comprende circa cinquanta opere, suddivise per temi: dai ritratti austeri ai nudi, dalle nature morte al mondo del circo, dalle opere tratte da antichi maestri alla religione, alla politica e alla vita quotidiana dell’America Latina. Una pluralità di soggetti ai quali Botero si è dedicato mantenendosi fedele a quello stile che lo ha reso famoso: l’abbondanza e la dilatazione delle forme e dei volumi che dà importanza al colore, steso in campiture piatte e uniformi, senza ombre. Uno stile che, nella ripetitività, fa sì che ogni sua opera sia sempre riconoscibile.
Il dimorfismo rende quasi caricaturali le figure di Botero ed è questo, unitamente alla loro monumentalità, ad attirare lo sguardo. Ma è un limite fermarsi al primo impatto e la visione delle opere nel loro insieme, come in questa mostra, dissolve l’impressione di leggerezza iniziale. Gli sguardi fissi e le pose statiche creano un senso di sospensione incantata ed enigmatica che riconduce alle atmosfere del Realismo Magico.
Un passo scritto da Rudy Chiappini, curatore della mostra in corso, aiuta ad andare oltre la curiosità divertita che attira il pubblico:
“L’arte di Botero si rivela dunque un universo più complesso di quanto può apparire a una prima visione superficiale, concepito come la risultanza di un instabile e delicato equilibrio tra maestria esecutiva e valori espressivi. Se un quadro di Botero può indurre un sorriso, la visione di molte opere annulla l’effetto comico: c’è un che di malinconico, di improbabile, di metafisico in questa grassezza esibita senza ostentazione, senza rumore, senza dramma”. 
La grassezza delle donne e degli uomini che Botero dipinge sembra essere la caratteristica sulla quale ci si sofferma di più ma, in un’intervista, lui stesso ha ribadito che ciò che lo interessa, in realtà, sono i volumi: “Non dipingo donne grasse. Nessuno ci crederà, ma è vero. Ciò che io dipingo sono volumi. Quando dipingo una natura morta dipingo sempre un volume, se dipingo un animale lo faccio in modo volumetrico, e lo stesso vale per un paesaggio. Sono interessato al volume, alla sensualità della forma. Se io dipingo una donna, un uomo, un cane o un cavallo, ho sempre quest’idea del volume, e non ho affatto un’ossessione per le donne grasse”.

Le sezioni della mostra

Versioni da antichi maestri
“Se dipingo un quadro che ha lo stesso tema usato da un pittore famoso, io sono parte della stessa tradizione”.
Botero si è ispirato ai grandi dell’arte (Velazquez, Goya, Rubens, Dürer, Mantegna, Piero della Francesca, Giorgione, Caravaggio, Manet, Ingres, Courbet, Bonnard, Renoir) e nelle sue rielaborazioni coniuga il modello antico occidentale con il colore e la fantasia dell’arte colombiana, sempre mantenendosi fedele alla pittura figurativa.
Sembra essersi divertito, Botero, a tradurre queste celebrità con ironia.

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D’après Goya, olio su tela 2006

In nota alla mostra è scritto “Atmosfera intimista, corroborata dalla sinuosa impronta boteriana”. 

 

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L’infanta Margherita Teresa, olio su tela 2006

Qui troviamo L’infanta Margherita Teresa dipinta nel 2006,  in omaggio a Velazquez. L’essenza del classicismo è conservata nell’organizzazione dello spazio, nell’armonia delle forme e dei colori. Sembra esserci anche un richiamo alla Madonna della Misericordia di Piero della Francesca.

 

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La Fornarina, olio su tela 2009

La Fornarina è invece una reinterpretazione, con generosità di forme e linee chiare, del famoso dipinto di Raffaello

 

Nature morte
Da giovane Botero aveva iniziato a dipingere ad acquerello nature morte e paesaggi e la natura morta è rimasto un tema costante della sua carriera.
Ed è stato proprio con una natura morta con mandolino che ha iniziato ad esagerare i volumi e, dando massimo rilievo alla forma, è riuscito ad affermare l’’oggetto nello spazio
“La forma è la cosa più importante perché definisce lo stile […] Il colore è come un regalo che l’artista fa al disegno, però la vera posizione ideologica di un pittore si esprime attraverso la struttura del disegno. Per questo la forma è molto più importante”.

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Natura morta davanti al balcone, olio su tela 2000

“Quando dipingo una mela o un’arancia, so che si potrà riconoscere che è mia e che sono io che l’ho dipinta, perché quello che io cerco è di dare a ogni elemento dipinto, anche al più semplice, una personalità che viene da una convinzione profonda”.

 

Circo
Il mondo del circo rappresenta nell’arte un momento di perfetto equilibrio ed è stato dipinto da Picasso, Leger e Chagall. Anche Botero si è appassionato al circo, in Messico, e lo ha definito “Un soggetto bellissimo e senza tempo”, rappresentandolo in una serie di ritratti. Nonostante i colori brillanti e l’impressione di leggerezza le figure di Botero non hanno però mai espressioni felici.

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Contorsionista, olio su tela 2008

Nel Contorsionista le linee pulite, i colori brillanti e le forme voluminose danno un’atmosfera fiabesca alla tela

 

Vita latino-americana
“Si ritrova nella mia pittura un mondo che ho conosciuto quando ero molto giovane, nella mia terra. Si tratta di una specie di nostalgia e io ne ho fatto l’aspetto centrale del mio lavoro […] Io ho vissuto quindici anni a New York e molti anni in Europa, ma questo non ha cambiato nulla nella mia disposizione, nella mia natura e nel mio spirito latino-americano. La comunione con il mio paese è totale”.
I riferimenti dell’arte coloniale e dell’arte popolare, così come quelli dell’arte precolombiana, danno forza narrativa alle opere e i personaggi nascono dai ricordi d’infanzia del suo quotidiano.

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Le sorelle, olio su tela 1969-2005

Queste sorelle sembrano figure incantate in una fissità fuori dal tempo, collocate in una dimensione onirica. Anche se ognuna è impegnata in una attività non c’è movimento. Gli sguardi rivolti altrove, distanti, non ti guardano mai negli occhi e i visi sono maschere di indifferenza, anche nel caldo ambiente domestico.

 

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La vedova, olio su tela 1997

Un dipinto dolce e triste insieme che mette in scena una perdita. I colori allegri e il caos domestico contrastano con le lacrime sul volto della donna.

 

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La casa di Marta Pintuco, olio su tela 2001

Botero ritrae scene e situazioni al limite, senza mai oltrepassarlo. Qui sembra di vivere in un’atmosfera di allegria fiabesca, di sospensione nel tempo, dati dal colore acceso e senza ombre e dalle immagini fisse.

 

Politica
La dimensione popolare, nella pittura di Botero, è espressione del legame con la sua terra ma senza una connotazione politica o sociale. La distanza dalla politica in quanto tale è resa anche nei dipinti dedicati al potere. Si tratta di una carrellata curiosa di personaggi dove prevale uno sguardo neutro, senza nessun giudizio di merito politico.

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Famiglia presidenziale, olio su tela 2003

Il Presidente della Colombia e la moglie sono inseriti in una composizione simmetrica, dove rimbalzano le forme rettangolari (specchio, mobile, tappeto). È un ritratto dai colori vivaci ma i due non si guardano e non ci guardano. Non esprimono sentimenti definiti o stati d’animo, sembrano maschere di indifferenza.

“Essere cresciuto a Medellín mi ha consentito di vivere in una sorta di microcosmo in cui erano rappresentate tutte le componenti sociali, dalla borghesia benestante alle classi più povere, in cui il vescovo era per noi come il papa e il Sindaco come il Presidente della Repubblica. Medellín era una piccola città, ai tempi contava circa centomila abitanti, oggi ne ha quasi tre milioni. Proprio questa sensazione di vivere in un mondo a parte ha contribuito a sviluppare la mia ispirazione, perché nell’arte spesso ci si affida alla memoria per costruire il proprio immaginario”.

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Il presidente e i suoi ministri, olio su tela 2011

C’è un’atmosfera irreale in questo dipinto dove sono da rilevare la simmetria delle figure, i colori intensi e la pennellata compatta. L’ordine decrescente dei personaggi per importanza lascia trasparire una sottile ironia.

“Qualche volta nella mi pittura le proporzioni sono deformate e questo può dare l’impressione che io fornisca un commentario della vita o che faccia della satira. Questo non è vero di solito. La deformazione nei miei quadri deriva da un’inquietudine estetica, ha una ragione stilistica”.

Religione
“Io non sono religioso ma nell’arte la religione è parte della tradizione”: la religione occupa uno spazio importante nell’arte di Botero, che fa interagire reale e irreale, umano e divino.

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Seminario, olio su tela 2004

Anche in questo dipinto l’atmosfera è sospesa nella simmetria della composizione, con le arcate classiche dietro al gruppo ordinato di preti che, come nelle altre opere, hanno lo sguardo rivolto altrove.

“Voglio che alla fine del quadro ci sia calma e che tutto trovi il suo posto. Non voglio dipinti inquietanti, nel senso che per me il dipinto è pronto quando niente si può muovere, quando regna la calma”.

“Nei miei dipinti mi muovo con una libertà che ho in un certo senso ereditato dall’arte antica italiana: quella di pensare che nessuna cosa corrisponda alla dimensione prospettica […] La grandezza delle figure e degli elementi che compongono i miei quadri non segue le regole della prospettiva. ma mi serve semplicemente per creare un’armonia generale”.

 

Nudi
Il nudo è una parte importante nell’opera di Botero dove, non c’è alcun dubbio, le forme conquistano gli spazi. L’abbondanza, come in Rubens, è la cifra di questi corpi che emanano una sensualità pacata, mai perturbante.

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Donna seduta, olio su tela 1997

In questo dipinto sono evidenti le regole di composizione della pittura classica rinascimentale, nel drappo rosso e nella posizione della figura. Botero definisce la sua una figurazione post-astratta. La pelle liscia della donna si scurisce un poco in corrispondenza delle linee del corpo che sembra incantato in una atmosfera senza tempo.

“L’obiettivo del mio stile è di esaltare i volumi, non solo perché questo amplia l’area in cui posso applicare il colore, ma anche perché trasmette la sensualità, l’esuberanza, la profusione della forma che sto cercando”.

Oltre a quelle che ho descritto ci sono altre due sezioni:
Corrida: “Ho usato dipingere la corrida poiché conoscevo assai bene questo tema”;
Sante: interpretate da Botero come donne mondane in abiti eleganti, con i tacchi, scollature e guanti lunghi, senza perdere la loro aurea di sacralità.

Botero
AMO Arena Museo Opera, Palazzo Forti, Verona
21 ottobre 2017 – 25 febbraio 2018

Alla fine posso dire che ho visto volentieri le opere in mostra e ho letto con interesse quanto scritto dal curatore sull’artista, anche se la mia passione per Botero non è aumentata e le mie perplessità, legate alla riconoscibilità di uno stile che mi sembra basarsi sulla ripetitività, non si sono risolte.

Alla mostra è possibile fotografare per cui le foto sono mie. Le informazioni provengono dalle note in mostra. Le opinioni sono, invece, personali.

Fernando Botero nasce il 19 aprile 1932 a Medellìn, nelle alpi colombiane.
Rimane orfano di padre a soli quattro anni.
Si mostra curioso e prolifico sin da giovanissimo ed espone le sue opere per la prima volta a sedici anni, nel suo paese, dove inizia anche a collaborare come illustratore in un quotidiano.
Nel 1951 si trasferisce a Bogotà dove frequenta le avanguardie, seguendo con interesse le correnti artistiche europee.
Dopo un viaggio nei Caraibi parte per l’Europa, nel 1952, con i soldi di un premio artistico. A Madrid e a Parigi copia le opere dei grandi maestri. Nel 1953 arriva in Italia e a Firenze si iscrive all’Accademia delle Belle Arti.
Nel 1955, tornato in Colombia, espone le opere prodotte in Europa ricevendone critiche feroci perché prive di carattere specifico.
L’evoluzione verso lo stile che conosciamo avviene dopo il trasferimento a Città del Messico (nel frattempo si era sposato con Gloria Zea ed era nato il figlio Fernando), dove è influenzato dall’arte messicana. Da qui inizia a dilatare le forme in tutte le sue tele, dipingendo soggetti pieni e privi di ombre.
Tra il 1957 e il 1962 viaggia a New York, diventa professore di pittura all’Accademia delle Belle Arti di Bogotà, studia Velazquez, espone con successo, gli nascono altri due figli, si separa e si risposa con Cecilia Zambrano.
In Germania, a Baden Baden, nel 1966 espone la sua prima grande personale europea.
Fino al 1972 viaggia tra Colombia, New York (dove nasce il quarto figlio nel 1970) ed Europa.
Si traferisce a Parigi nel 1973 e inizia a dedicarsi anche alla scultura. La vita privata è gravata dalla morte dell’ultimogenito Pedro, all’età di quattro anni, per incidente stradale in Spagna e dalla separazione dalla seconda moglie.
Si sposa con l’artista greca Sophia Vari e continua ad avere successo con numerose esposizioni in vari paesi tra cui anche il Giappone.
Nel 1983 prende casa a Pietrasanta e vi trascorre alcuni periodi all’anno lavorando alle sculture che espone in mostre famose.
Sono talmente numerosi i riconoscimenti ricevuti che diventerebbe troppo lungo l’elenco da leggere.
Botero continua a lavorare tra Parigi, Montecarlo, Pietrasanta e New York.

6 Comments

    1. Sull’originalità e modernità della rilettura dei classici condivido la tua opinione. Trovo anche che ci siano molti significati simbolici sui quali si potrebbe soffermarsi di più. Ma le opere, viste dal vivo, continuano a non entusiasmarmi. Forse per la fissità dei volti, forse perchè mi sembra che oltre la dilatazione manchi spessore alle figure. Comunque è innegabile che Botero abbia conquistato un suo spazio nell’arte contemporanea.

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  1. Trovo interessante ciò che dice il curatore della mostra, cioè che al di là dell’iniziale sorriso queste opere poi annullano, se osservate meglio e più volte, quel non so che di effetto comico, perchè hanno qualcosa di malinconico (e di troppo strano) nella “staticità” che ostentano. A parte la perplessità che suscita, è senza dubbio uno stile che incuriosisce. Bello il post.

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    1. Sì è molto interessante la lettura che fa Chiappini delle opere di Botero e mi è servita per andare oltre la prima impressione. In effetti questi sguardi rivolti sempre altrove, questa fissità e assenza di sorrisi crea un contrasto ignificativo con la generosità di forme e colori. Quasi un paradosso. Soprattutto nelle opere del circo è evidente questa cosa.

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  2. A me Botero piace molto anche se non posseggo gli strumenti per argomentare e dire esattamente perchè. Molto bello ed esaustivo questo post e interessante e significativa la scelta delle immagini. Ciao! 🙂

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    1. Grazie. Credo che l’arte sia esperienza di tutti, al di là degli strumenti e delle tecniche. L’arte e gli artisti ci restituiscono in immagini quanto non siamo, spesso, consapevoli di vedere, pensare.
      Poi ci sono esperienze più vicine o lontane a ognuno/a di noi. Botero è un’artista che piace molto, ma che suscita anche domande. Credo ci stiano entrambe le posizioni.
      Ciao 🤗

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