Rivoluzione Galileo

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto dinanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non si impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente la parola; senza questi vi è un aggirarsi veramente per un oscuro laberinto”
Galileo Galilei, Il Saggiatore


A Padova Galileo Galilei ha trascorso diciotto anni della sua vita, dal 1592 al 1610, chiamato dalla Serenissima Repubblica di Venezia alla cattedra di Matematica. Anni importanti e anche felici se lui stesso ha scritto, in vecchiaia, a Fortunio Liceti: “Consumai li diciotto anni migliori di tutta la mia età”.
Padova era il solo ateneo, in una Europa dove l’insegnamento era controllato da religiosi calvinisti e cattolici, a garantire la più ampia libertà di pensiero. Era stato fondato nel 1222 da studenti e docenti bolognesi alla ricerca di indipendenza accademica. Indipendenza garantita dallo stato laico veneziano. E lì Galileo ha dato avvio a una nuova sperimentazione scientifica che viene raccontata in una mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova. Nel palazzo del Monte di Pietà in Piazza Duomo, pieno centro storico, incontriamo l’uomo e lo scienziato, conosciamo il suo tempo e l’evoluzione delle IMG_4884scoperte che hanno portato alla scienza moderna. In questa narrazione, che attraversa sette secoli di storia in XII sezioni, arte e scienza sono strettamente connesse: strumenti, documenti, scultura e pittura rappresentano l’immaginario artistico e letterario su quest’uomo e sulle sue scoperte. Con “Rivoluzione Galileo. L’arte incontra la scienza” Galileo quindi è tornato a Padova.
Anche se in realtà ci stava già in questa città, fermo nella posa di guardare il cielo, con in mano un rotolo in cui sono raffigurati i quattro satelliti di Giove, scoperti proprio negli anni del suo soggiorno patavino, e ai piedi il compasso: così è immortalato in una delle statue di Prato della Valle, la n. 36.

A Padova Galileo giunse da Pisa all’età di 28 anni e il suo sguardo lo incrociamo sin dalla prima sala.

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Santi di Tito (attribuito) Riratto di Galileo Galiei, olio su tela 1601 (?)

Santi di Tito è stato uno dei ritrattisti fiorentini più stimati e il dipinto è attribuito a lui e forse concluso dal figlio perché il pittore è morto nel 1603. È uno dei ritratti più antichi di Galileo e ne ritrae, oltre alle fattezze – la verruca sullo zigomo, i radi capelli rossicci, la barba curata e gli occhi grigioazzurri – la personalità e la consapevolezza che lo sguardo diretto, acuto e leggermente ironico ci restituisce.
Le parole in alto alludono alle scoperte del cielo “Galileus Gal: Novor. / orbium repertor”.

Si ha da subito l’impressione di incontrare un Galileo uscito dai libri di storia (e dall’imbalsamatura che spesso ne consegue), uomo dalla mente eclettica e di vasta cultura, appassionato interprete di un nuovo pensiero che si stava sganciando dalla vecchia scienza.

Nato a Pisa il 15 febbraio 1564 da Vincenzo Galilei, nobiluomo fiorentino, e da Giulia Ammannati, primogenito di 6 o 7 figli.
Il padre era cultore di studi musicali ma le condizioni economiche precarie gli imponevano di impegnarsi in diverse professioni, tra cui mercante di tessuti. Galileo è stato educato da lui, uno dei maggiori compositori del tempo, a suonare il liuto e così avviato alla passione per la musica. Ma ha fatto anche “studi d’humanità” e, dotato di talento artistico, ha sviluppato pure l’arte del disegno.
Iniziati gli studi di medicina, per desiderio del padre, Galileo li ha abbandonati dopo alcuni anni, insofferente perché troppo libreschi. La passione per la matematica lo ha indirizzato verso questa disciplina.
Dopo un incarico di insegnamento a Pisa, dove aveva svolto ricerche sul moto, è stato nominato alla cattedra di matematica a Padova nel 1592.
Qui, oltre alle lezioni all’ateneo, ha inventato costruito e perfezionato strumenti tecnici, i più noti dei quali sono il compasso e il cannocchiale, ottenendo notorietà e soldi. Galileo aveva tre case durante gli anni padovani: una per sé, una per Marina Gamba e i tre figli avuti da lei, una per gli studenti che venivano da tutta Europa per ascoltare le sue lezioni e dove teneva anche un laboratorio artigianale.

Gli strumenti messi a punto da Galileo hanno reso possibili scoperte che hanno stravolto la concezione che la cultura del tempo aveva del cielo e dell’uomo
Prima di lui il cielo era immaginato in modo molto diverso.
In mostra troviamo alcuni fogli del Codice Atlantico dove ci sono le intuizioni che Leonardo da Vinci aveva avuto sulla Luna, e le ipotesi sugli effetti di rifrazione della luce.
Ma è soprattutto il cielo dei miti quello che veniva rappresentato. Per descriverlo non si usava un linguaggio matematico e geometrico ma quello illustrato da figure mitologiche e da narrazioni sul destino e sulla vita.

Come il cielo astrologico delle mappe celesti di Dürer.IMG_0167.jpg

O il cielo dell’allegoria.

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Pieter Paul Rubens, L’origine della Via Lattea, olio su tela 1635-1638

Rubens in questo dipinto illustra l’origine della via lattea attraverso la narrazione del mito: Zeus porta il figlio adulterino Ercole da Hera perché venga da lei allattato e acquisti così immortalità ma, per la la voracità del neonato, Hera lo respinge e il fiotto di latte si sparge in cielo.

Per misurare il cielo era usata la sfera armillare, che mostrava il movimento delle stelle attorno alla terra mentre le effemeridi erano finalizzate alla predizione astrologica.

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Anonimo: Sfera armillare che illustra l’ottava, la nona e la decima sfera dell’universo tolemaico, XVI secolo

 

Il capovolgimento dall’astrologia all’astronomia è avvenuto con Galileo e il perfezionamento del cannocchiale.
Quando, nel 1609, era arrivato anche a Venezia l’esemplare di un cannocchiale inventato nei Paesi Bassi ha avuto inizio una nuova avventura. In un giorno Galileo ne fabbricò uno. Con questo strumento riusciva a ingrandire gli oggetti venti volte e le diverse osservazioni della luna sono state da lui riprodotte in disegno e acquerelli che, oltre all’acutezza dell’osservazione scientifica, mostrano anche le sue abilità pittoriche.

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Galileo Galilei, Astronomia. Osservazioni delle fasi lunari, novembre dicembre 1609. Disegni in acquerello su carta

Sette acquerelli dipinti direttamente durante l’osservazione di sette diverse notti hanno mostrato che la superficie lunare non era liscia e il paesaggio lunare si presentava pieno di protuberanze e irregolare come la Terra. Questo era in contrasto con il dualismo della filosofia aristotelica che riteneva immutabile e incorruttibile il regno del cielo a fronte della Terra, regno del mutamento e della corruzione.
Inoltre, con le sue osservazioni, Galileo ha scoperto i satelliti di Giove e le macchie solari.IMG_4904
Tutte queste scoperte le ha descritte nel suo libro Sidereus Nuncius. Un libro che ha avuto grandissima risonanza come si legge anche nella lettera che l’ambasciatore inglese Sir Henry Wotton ha scritto da Venezia nel 1610: “Proprio oggi è stato pubblicato il libro del professore di matematica a Padova che, con l’ausilio di uno strumento ottico (che ingrandisce e avvicina gli oggetti) inventato per la prima volta nelle Fiandre e da lui stesso migliorato, ha scoperto quattro nuovi pianeti che ruotano intorno alla sfera di Giove, oltre a molte altre stelle fisse sconosciute prima”.

Dopo la pubblicazione del Siderius Galieo ha lasciato Padova per trasferirsi a Firenze.
Negli anni successivi ha continuato le sue ricerche, approfondendo le osservazioni del periodo padovano: la scoperta delle macchie solari, delle fasi di Venere, dei corpi di Saturno oltre al fatto che la via lattea era “una congerie di innumerevoli stelle”.
Su queste scoperte e sui metodi e i significati della nuova scienza ha scritto nelle opere della maturità: nel 1623 ha pubblicato Il Saggiatore, nel 1632 I Dialoghi e nel 1638 I Discorsi.
Il Saggiatore, oltre che un capolavoro scientifico, è anche un capolavoro della letteratura. La prosa scientifica di Galileo era anche una prosa letteraria in quanto sapeva tradurre con racconti, esemplificazioni narrative, similitudini e digressioni una materia altrimenti difficile. Italo Calvino ha scritto di lui “Il più grande scrittore della letteratura italiana di ogni secolo. Galileo, appena si mette a parlare della luna innalza la sua prosa ad un grado di precisione e di evidenza ed insieme di rarefazione lirica prodigiosa” (Corriere della Sera, 24.12.1967). E “meriterebbe d’esser famoso come felice inventore di metafore fantasiose quanto lo è come rigoroso ragionatore scientifico”.
Con Galileo ha iniziato a diffondersi l’uso del volgare, al posto del latino, anche nei testi di filosofia naturale. Inoltre, per spiegare le sue tesi scientifiche, ha usato il genere del dialogo al posto del trattato. La differenza comunicativa è importante perché il trattato è una forma chiusa e scolastica, spersonalizzata e senza una voce narrante, mentre con la forma dialogica Galileo ha introdotto personaggi narrativi a discutere le tesi, spostando la prospettiva e rendendo maggiormente funzionali gli scritti scientifici.

Tornando alle scoperte di Galileo e al nuovo cielo che si è andato rivelando dalle sue osservazioni possiamo vederne riflessa l’importanza nelle opere artistiche. Una rivoluzione cosmologica e antropologica che il Guercino, a distanza di un anno, ha tradotto in due diverse rappresentazioni celesti: Atlante, condannato da Zeus a reggere in eterno la volta celeste dove vediamo le stelle distribuite ancora in modo casuale, e poi Endimione, un’opera che rende più reale l’astronomia scientifica con il cannocchiale al posto del classico bastone per osservare la luna lontana nel cielo.IMG_0169.jpg

La discussione che si è creata a seguito delle scoperte galileiane è stata lunga e accesa in quanto la superiorità del sistema copernicano, sostenuta da Galileo, su quello aristotelico-tolemaico stravolgeva l’idea dell’universo e la posizione dell’uomo rispetto ad esso.

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Niccolò Tornioli, Gli astronomi, olio su tela 1645

Questo capolavoro del 600 è una rappresentazione allegorica del dibattito sul sistema copernicano e tolemaico. I tre maestri che sostengono le diverse tesi sono Copernico, al centro, che indica gli astri; Aristotele, a destra, che ne trattiene l’impeto; Tolomeo, a sinistra, vestito da guerriero antico. Le figure femminili rappresentano la geometria e l’astronomia. Il giovane col cannocchiale sembra appartenere alle figure allegoriche e rappresentare la fisica o l’ottica. Si tratta di ipotesi in quanto i significati sono rimasti oscuri.

E veniamo allo scontro con la Chiesa Romana e la condanna di Galileo.
Lasciata Padova e tornato in Toscana Galileo intendeva orientare la Chiesa al nuovo sapere. Ma le tesi galileiane non erano conformi a quanto si leggeva nelle Sacre Scritture  e questo era un un grave problema visto che la Controtiforma aveva stabilito che ogni forma di sapere doveva essere in armonia con queste. La discussione si era quindi sempre più spostata dal piano scientifico al piano teologico (e questo è stato un altro livello dello scontro di Galileo con la Chiesa: quello dell’autonomia del pensiero scientifico rispetto al potere politico e religioso).
Il primo processo si concluse nel 1616 e la condanna, a cui seguì la pronuncia dell’abiura, fu nel 1633, dopo che Galileo era comparso davanti al Sant’Uffizio.
Questo momento complicato della sua vita è stato uno dei temi più ripresi nell’arte e Galilei, soprattutto nel 700 e nell’800, è diventato con Dante un mito, un’icona del libero pensiero e dei valori etici, politici e civili in opposizione alla chiesa cattolica.

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Cristiano Banti, Galileo davanti all’Inquisizione, olio su tela 1857

 

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Cesare Della Chiesa di Benevolo, Galileo in carcere, olio su tela 1883

“Prigioniero dell’Inquisizione per aver pensato in Astronomia diversamente dagli ufficiali Francescani e Domenicani. E sebbene sapessi che l’Inghilterra allora gemeva ad alta voce sotto il giogo pretesco, tuttavia considerai come una promessa di felicità futura che altre Nazioni fossero così convinte della sua libertà” scrisse il poeta inglese John Milton dopo aver visitato Galileo, durante il suo viaggio in Italia nel 1638. Milton aveva 29 anni e Galileo era vecchio e cieco.

La sembianza di Galileo che più di tutte si è sedimentata nell’immaginario collettivo è il ritratto dipinto da Justus Sustermans nel 1636 e ripreso da molti altri artisti. In mostra vediamo la copia eseguita da un pittore toscano del XIII secolo.
Aura di sacralità, saggezza e sopportazione eroica sono trasmesse da quest’immagine in cui Galileo, in abiti dottorali, ha lo sguardo rivolto verso l’alto.

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Justus Sustermans, ritratto di Galileo Galilei, olio su tela 1636

La morte di Galileo è avvenuta nel 1642, lo stesso anno della nascita di Isaac Newton: sembra proprio un simbolico passaggio di testimone in quanto Newton ha proseguito la strada della rivoluzione scientifica del 600 formulando la legge che spiega i movimenti dei corpi celesti e terrestri.

 

Anche il dialogo tra arte e scienza è proseguito e la prima ha saputo dare immagini a tutte le nuove scoperte. Come nelle Osservazioni astronomiche di Donato Creti che nel 1711 ha dipinto i pianeti che si potevano osservare con il cannocchiale.

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Donato Creti, Osservazioni astronomiche. Mercurio. Venere. Marte. Giove. Saturno. Una cometa. 1711

 

Per concludere ancora due opere in mostra che rappresentano uno dei temi della pittura italiana dell’Ottocento e Novecento: l’immagine del sole mutante proposta da Galileo.

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Gaetano Previati, La danza delle Ore, olio e tempera su tela 1899 circa

Il trascorrere della vita è rappresentato dalle dodici figure femminili che ruotano tra sole e terra, tra giorno e notte, in moto continuo.

 

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Giacomo Balla, Mercurio che passa davanti al Sole visto nel cannocchiale, tempera su carta 1914

Balla ha osservato al telescopio il fenomeno di Mercurio che è passato davanti al Sole il 7 novembre 1914 e ha riprodotto il movimento dello sguardo dal cannocchiale al foglio.

 

Rivoluzione Galileo
L’arte incontra la scienza
Padova, Palazzo del Monte di Pietà
18 novembre 2017 – 18 marzo 2018

Mostra a cura di
Giovanni Carlo Federico Villa
Stefan Weppelmann

10 Comments

  1. Non ho ancora rinunciato a vedere la Mostra, e tuttavia il tempo trascorre; e marzo e la chiusura si avvicinano. Una vergogna, dato che, abitando io a Treviso, Padova è davvero vicina.
    Nel frattempo, ti ringrazio di questa bellissimo articolo. Un piacere leggerti..

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  2. La mostra deve essere molto interessante, ti ringrazio per averla presentata! Sulla vicenda di Galileo è uscito nel 1968 un bellissimo film di Liliana Cavani, che si intitola semplicemente Galileo e che è stato restaurato e reso disponibile in DVD. Forse qualche copia è ancora in circolazione, o si può ordinare. La ricostruzione storica, dall’ambiente padovano a quello toscano, a quello romano fino alla condanna, è stata molto scrupolosa, e risente anche dell’intelligente lettura da parte della regista della Vita di Galileo di Bertolt Brecht, che in quegli anni era stato riproposta a Milano da Giorgio Streheler. Te lo consiglio vivamente. Ciao

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    1. Grazie dell’indicazione, lo cerco senz’altro. Questa mostra mi ha proprio risvegliato la curiosità di approfondire la figura di quest’uomo.
      Ti ringrazio anche dei consigli sui film che ti ho chiesto. La tua lista è stata molto apprezzata anche dalle mie compagne di ‘squadra’ e siamo tutte intente alla selezione 🤗

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  3. Carissima, scusami per la mia momentanea assenza ma ho dovuto subire un intervento chirurgico; solo ora riesco a rimettermi al computer.
    Ti faccio i miei più sinceri complimenti, i tuoi post sono sempre ricchi ed interessanti.
    Il film su Galileo della Cavani ho avuto la fortuna di vederlo, parecchi anni fa, durante una lezione di storia tenuta dal prof, il film è realmente interessante
    Un caro saluto
    Adriana

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    1. Ciao Adriana, bentornata e grazie per le tue parole. Spero che l’intervento sia del genere delle cose passeggere e che ti rimetta presto in salute.
      Il film non l’ho visto ma dopo le segnalazioni lo cerco senz’altro
      Un abbraccio

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    1. Grazie Alessandra. Una mostra che merita, non solo e non tanto per la pittura e l’arte quanto per la capacità di far conoscere l’uomo e i cambiamenti scientifici dovuti alle scoperte di cui è stato interprete e protagonista

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