La fine della madre

Cosa stanno perdendo le donne in questa trasformazione? Siamo sicure che diventare come gli uomini sia un gran guadagno? In fondo al cuore, ogni donna sa che come madre, figlia, sorella, è insostituibile, mentre come medico, maestra, commerciante eccetera può essere sostituita da qualcuno che fa quello stesso lavoro magari meglio, o a costo minore. Ma si fa finta che non sia vero, e che invece sia molto preferibile diventare sempre più simili agli uomini, contendere loro passo passo il potere, senza accorgersi che noi donne stiamo perdendo il nostro”.

la-fine-della-madre.jpegLucetta Scaraffia
La fine della madre
Neri Pozza, 2017

Testo provocatorio questo di Lucetta Scaraffia (storica e giornalista italiana oltreché femminista cattolica) in merito alla maternità surrogata. Anche se il suo pensiero non è proprio nelle mie corde considero importante non trascurare l’analisi storica che ci offre. Per me è stato come spacchettare contenuti che non ho mai ritenuto dovessero essere messi in discussione (e tuttora ne sono convinta) anche se qualche approfondimento oltre il politicamente corretto avrebbe aiutato noi donne a non dare per scontata una stagione di diritti che ora mi sembrano minacciati in maniera più o meno diretta.
Quella che Scaraffia chiama La fine della madre non è altro, a suo modo di vedere, che la conclusione di un percorso iniziato nel secolo scorso con le conquiste femministe e la rivoluzione sessuale. Si può essere d’accordo o meno con queste posizioni ma è indiscutibile che si collocano nel dibattito su temi difficili come quello del limite superabile dei corpi, della generatività e dei cambiamenti culturali del nostro tempo che l’autrice definisce “trasformazioni antropologiche” che portano avanti la negazione della realtà, già iniziata con la cancellazione dei termini madre e padre in nome di libertà e parificazione. A fare le spese di queste trasformazioni sono soprattutto le donne perché perdono con la capacità di procreare il vantaggio che hanno sugli uomini: “accade in tutte le forme di procreazione assistita le quali, togliendo valore agli aspetti naturali della generazione, si fondano sul riconoscimento sociale e giuridico, l’unico che in questi casi definisce la parentela del bambino. Così anche le madri – che ricorrono al concepimento in vitro, all’acquisto degli ovuli se non addirittura all’affitto dell’utero – diventano sempre più simili al modello paterno, che prevede un riconoscimento volontario e istituzionale e un ridotto contributo biologico”. Gli effetti sono evidenti sia a livello simbolico che reale in quanto sull’affiliazione naturale viene a prevalere l’affiliazione sociale con il risultato di privilegiare l’ordine paterno su quello materno; senza contare che nessuna delle donne coinvolte, dalla donatrice di ovuli alla portatrice della gravidanza alla madre committente, tiene le fila del procedimento che spetta all’intervento medico e a quello degli avvocati. Un vero e proprio arretramento del materno riconducibile al processo avviato nel Novecento che ha portato le donne a conquistare libertà d’azione in ambiti che precedentemente erano maschili. L’emancipazione delle donne ha reso le madri più simili ai padri ma essendo la scienza medica rimasta in mano agli uomini ha contrattaccato svuotando di contenuto la maternità. Noi donne con la rivoluzione femminista abbiamo quindi ceduto la maternità per l’avanzamento in altri campi?
Da domande come questa parte l’analisi di Scaraffia che vede nella genitorialità omosessuale il risultato finale del processo di spossessamento della maternità femminile. Sono questi i nuovi padri? chiede provocatoriamente davanti alle foto di Elton John e compagno con un bel bambino biondo, in una posa che celebra “l’esibizione di una vittoria. Il trionfo di due uomini che sono riusciti ad avere un figlio facendo a meno di una donna”. E molti professionisti – pediatri, psicologi, sociologi – in nome del politicamente corretto e del progresso, senza il coraggio di avere un pensiero diverso, appoggiano queste nuove famiglie costruite attorno a un bambino.

Ma cosa ha determinato l’evoluzione dalla sessualità trasgressiva, nella seconda metà del Novecento, al desiderio di figli e famiglia ottenibili oggi in qualsiasi modo possibile? La rivoluzione delle donne e la rivoluzione sessuale, risponde Scaraffia, che negli anni Settanta del secolo scorso si sono sovrapposte.
Il femminismo ha posto alla base delle sue rivendicazioni la parità dei diritti, che ha portato al diritto al voto, allo studio e alle professioni. Poi è venuta la protesta contro il giudizio sul comportamento sessuale ed è qui che il femminismo è attraversato da due tendenze contrastanti: da un lato valorizzare la differenza e quindi considerare la maternità come un valore irrinunciabile e dall’altro invece diventare uguali agli uomini. Il fatto che le donne abbiano cominciato ad entrare sempre più numerose nel mondo del lavoro ha posto il problema di conciliare famiglia e professione e la pillola è stata la saldatura tra rivoluzione delle donne e rivoluzione sessuale. Rivoluzione sessuale che Scaraffia fa risalire agli studi eugenetici che intendevano migliorare la razza e evitare le nascite di chi non corrispondeva a un criterio di normalità. Dopo l’esperienza nazista la cosa si chiuse lì ma rimase la proposta di liberare le donne dalle gravidanze indesiderate. Per questo era necessario un cambio culturale profondo e sono state le scienze umane – psicologia/psicanalisi e antropologia – a fornire le giustificazioni. Ed è stato con Freud che la sessualità ha acquistato importanza nella vita dell’uomo tanto che la sua repressione sarebbe all’origine di nevrosi e malattia. La psicologia ha dato basi scientifiche a queste teorie e l’antropologia ha mostrato che esisteva la possibilità di una sessualità libera. Anche se molte teorie dell’antropologia e della sessuologia si sono mostrate errate la loro diffusione al momento giusto ha sancito l’importanza a livello sociale, e non solamente individuale, della ‘rivoluzione sessuale’ (termine usato nel 1936 da Wilhelm Reich nel suo libro, tradotto in Italia nel 1963).
Scaraffia si pone, quindi, in modo molto critico rispetto a quanto successo nel secolo scorso e ritiene la rivoluzione del ’68 una rivoluzione “libresca” mettendo in evidenza come i sostenitori di molte delle teorie che hanno prodotto un cambiamento dei costumi sono stati uomini, da Freud in avanti. Mentre “le donne si sono limitate a un’opera di fiancheggiamento con scritti autobiografici”.
Anche la scoperta della pillola obbedisce a motivazioni che non sono propriamente quelle divulgate ma hanno a che fare con la paura della crescita incontrollata del Terzo Mondo. Inoltre l’obiettivo di Margaret Sanger – pioniera della contraccezione – di liberare le donne dal destino biologico e pianificare le nascite si è ribaltato in una nuova costrizione. Che non è altro che un nuovo asservimento del corpo femminile che deve farsi carico con gli ormoni anche della nuova libertà sessuale e sottostare a un modello di comportamento prettamente maschile di vivere la sessualità: “Si è passati dal dovere di riprodursi al dovere di godere”. La nuova liberazione sessuale ha bisogno degli anticoncezionali che sono antinaturali come è antinaturale la separazione tra la sessualità e la riproduzione. Tutto ciò è un fallimento, continua Scaraffia, perché la sessualità sganciata dalla riproduzione è diventata un consumo come un altro e i suoi effetti sono: la pornografia che è “uno stupro dell’immaginario” (T.Hargot); la sfasatura dei tempi tra uomini e donne della possibilità di procreazione; le infezioni e malattie trasmissibili; e soprattutto, in nome dell’uguaglianza, l’eliminazione della differenza biologica rappresentata dalla maternità. In tutto questo tralascio il ragionamento sul gender, sull’omosessualità, sul matrimonio gay e sulla filiazione da parte dei gay che sono, sostiene la storica, i risultati del fallimento della rivoluzione sessuale, fondata su utopie, sostenuta da ideologia e da false teorie scientifiche.
Oggi l’infertilità delle coppie è in aumento – sia per la sterilità maschile che per l’aumento dell’età in cui le donne decidono di fare figli – e “questa è l’altra faccia dell’aborto e della contraccezione”.
Inoltre ci sono le coppie omosessuali che hanno trasformato il ‘diritto del bambino’ nel ‘diritto al bambino’: “Coppie che si pongono apertamente al di fuori del paradigma naturale, e che pure cercano di mantenere un piede nella biologia attraverso l’uso di materiale genetico di almeno uno dei membri della coppia”.
Il mercato dei consumi ha portato a considerare il desiderio come “regolatore della vita sociale” e la libertà di realizzarsi, conquista del Novecento, viene oggi intesa come diritto universale di realizzare i propri desideri, tra cui quello di un figlio. Anche oltre il limite naturale.
Sul consenso della donna che presta l’utero nella Gpa Scaraffia ha lo stesso pensiero di altre studiose e cioè che non si possa parlare di libera scelta quando c’è disparità economica e culturale tra la donna committente e la donna che vende il suo corpo. In questi casi il consenso è illusorio perché diventa uno sfruttamento dei corpi di donne di paesi poveri da parte occidentale. Una nuova colonizzazione dei corpi, insomma, che Scaraffia paragona alla prostituzione che, come la Gpa, è alimentata da donne dei paesi poveri per esaudire desideri maschili. È un servizio a pagamento e vendere il proprio corpo equivale a vendere se stessi, sia nella prostituzione che nella GPA. Sottoporsi cioè a una legge del mercato.

Tralascio altre questioni della Gpa che riguardano il dono, il processo doloroso sul corpo femminile, le leggi che in alcuni paesi autorizzano la pratica, le agenzie e le clausole legali, il percorso medico e i costi perché già trattati da Muraro (qui) e Danna (qui). Non mi soffermo neppure sulla parte in cui Scaraffia parla dei figli delle coppie omosessuali, prima di tutto perché è breve e soprattutto perché ci sono ricerche più complete che preferisco trattare in seguito.

Sottolineo invece un un problema che si tende a sottovalutare e sul quale sono d’accordo (qui sì) con Scaraffia: il problema delle origini. Si tratta di in bisogno costitutivo dell’identità e la ricerca delle origini è un passaggio della crescita che facciamo tutti, nel cercare le somiglianze, i tratti che accomunano, nel ricostruire la storia che lega le generazioni. Anche nelle adozioni questo è uno degli aspetti più critici e resta un nodo a volte irrisolto e portatore di disequilibrio, un’ombra nel processo indentitario. Ma l‘adozione è anche riparazione di un danno, di una perdita, di un trauma. La GPA invece produce separazione e un “vuoto di origine”. Da qui la ricerca delle origini genetiche. Nel 2000 è nato un sito internet – il Donnor Sibling Registry – per cercare il proprio donatore e conoscere eventuali fratellastri o sorellastre. Le persone iscritte sono circa 44000 e sono emerse reti di fratellastri di un centinaio di persone. Questa ricerca origina dalla paura del rapporto incestuoso con un possibile ‘parente’.

Leggere questo testo ha significato per me separare il grano dal lòglio, selezionare tra i punti di vista che fanno riflettere e altri che… beh, sono molto lontani dal mio pensiero. Tra questi ultimi la critica al diritto all’aborto che Scaraffia ritiene un errore fatale da parte delle donne, perché significa di fatto la cancellazione della maternità. All’aborto attribuisce addirittura alcune reazioni maschili come la fuga dei padri e il femminicidio. Sembra essere il diritto all’aborto il nemico da combattere, quello sul quale l’autrice si sofferma, ritorna, riprende più volte con argomentazioni varie e già sentite, vestendole di filosofia e scientificità.
Mi ritrovo invece sull’analisi dei processi che svelano come la Gpa sia un’impresa commerciale che, in modo efficace, dà valore al dato biologico e impoverisce quello simbolico. La Gpa è un campanello d’allarme perché tutto è diventato oggetto di transazione commerciale, anche il corpo umano; la procreazione è in mano agli scienziati e le donne sono espropriate della loro capacità di dare la vita. La manipolazione del corpo femminile lo priva della sua potenza simbolica e lo rende un corpo uguale a qualsiasi altro che ha valore commerciale per le funzioni desiderate

4 Comments

  1. “…anticoncezionali che sono antinaturali come è antinaturale la separazione tra la sessualità e la riproduzione…” Questa concezione della naturalità e dell’antinaturalità inficia qualsiasi ulteriore altro discorso, secondo me. Non sono “antinaturali” né i batteri che provocano le infezioni, né i virus, né la cicuta, né i piranha. Questo non significa che gli uomini non abbiano da sempre cercato di evitarli per non finire nei guai! Il peggiore fideismo integralista, non solo antitetico del pensiero femminista, ma profondamente anti-illuminista. Per fortuna si tratta di una posizione molto marginale nel mondo cattolico. 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Scaraffia rappresenta il pensiero cattolico in merito a sessualità, fertilità, aborto, anticoncezionali. Direi che ne è una fedele portavoce. Personalmente trovo la sua costruzione storica molto criticabile perché, ad esempio, attribuire al diritto all’aborto o agli anticoncezionali la causa di tanti mali tra cui l’infertilità femminile mi sembra quantomeno azzardato. Come la mettiamo allora con l’infertilità maschile, visto che non può derivare dagli ormoni degli anticoncezionali che assumono le donne? Per non parlare delle posizioni ideologiche su gender & company.
      Però, pur essendo critica verso le sue posizioni, devo darle atto che tra le pieghe dei ragionamenti che propone ce ne sono alcuni sui quali sarebbe bene riflettere. Ma non ho intenzione di farlo con il libro di Scaraffia perché ce ne sono altri che portano ragionamenti più incisivi su un piano politico e sociale. 🙂

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...