Dürer e il Rinascimento

“Quanto più esattamente imiterete la natura, tanto più bello e artistico sarà considerato il vostro dipinto” Albrecht Dürer

albrecht_durer_-_monogrammDürer è considerato il primo e più grande artista tedesco, colui che si è misurato con il Rinascimento italiano e lo ha introdotto nell’Europa centrale. A lui e all’arte del Rinascimento europeo tra 400 e 500 è dedicata la retrospettiva curata dal professor Bernard Aikema, ordinario di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi di Verona. In Italia non era mai stata fatta prima d’ora una rassegna completa su Dürer e quella di Milano è nata dall’idea di mettere in luce i rapporti tra Italia e Germania: anche se Dürer è la figura principale ciò che viene messo in evidenza nel percorso è il ‘dialogo’ tra lui e i suoi contemporanei. Il confronto tra le opere di Dürer e quelle di altri artisti tedeschi, a noi poco noti, e i maggiori artisti italiani è continuo per cui accanto a un dipinto ne troviamo un altro a mostrare le corrispondenze, i richiami e le influenze di quella trasmissione artistica che è il concetto chiave della mostra. La mobilità artistica tra la Germania meridionale e le sue città (Norimberga, Augusta, Ratisbona) e l’Italia del Nord, la Pianura padana tra Milano e Venezia, è stata resa possibile, in quel tempo lontano, dalla maggior mobilità delle persone, del commercio e di conseguenza delle idee. Dürer, come esponente di una cultura artistica e di una società, insieme ai suoi contemporanei, rende evidente in questa mostra che il Rinascimento è nato dal dialogo e dalla trasmissione di saperi. Il luogo geografico in cui sono nate le opere esposte è quindi ben delimitato così come il tempo, quello degli anni di attività di Dürer, tra il 1480 e il 1530, in pieno Rinascimento. Sono 6 le sezioni tematiche con 130 opere, più della metà dell’artista, che provengono da più di 40 musei tra Europa e Stati Uniti. Per ragioni di spazio e per scelta mi limito qui alle opere di Dürer. Le informazioni sono tratte dalla mostra e da alcuni saggi del catalogo, scritti da vari autori tra cui B. Aikema, A.J.Martin, L. Smith, J.C.Smith, G.M.Fara, A.Scherbaum.

Albrecht Dürer è nato a Norimberga nel 1471 e nella stessa città è morto nel 1528 all’età di 57 anni. Il primo apprendistato lo ha fatto presso il padre, orafo di origine ungherese, ma ben presto decise di cambiare e proseguì presso un pittore locale, Michael Wolgemut. Norimberga era una città all’avanguardia per la produzione del libro illustrato e Dürer conosceva bene l’ambiente dei stampatori lavorando dal 1486 al 1489 presso la bottega di Wolgemut, un luogo dove circolavano opere d’arte. Un contesto cosmopolita, quello in cui si è formato Dürer, dove l’attività artistica della produzione grafica non era seconda a quella pittorica. Nel corso della sua vita ha intrapreso una serie di viaggi che lo hanno messo in contatto con idee e artisti che hanno influito sulla sua arte. La zona più frequentata dagli artisti di oltralpe era l’Italia settentrionale e per Dürer un viaggio significativo (documentato) è stato quello a Venezia da gennaio 1506 a gennaio 1507. A Venezia la comunità tedesca era collocata al Fondaco dei tedeschi, a Rialto, dove le famiglie tedesche possedevano l’industria del libro a stampa ed erano in grado di produrre incisioni su fogli grandi. La comunità tedesca di Rialto è stata il luogo di connessione tra il nord e il sud delle Alpi. In questo viaggio Dürer ha conosciuto alcuni tra i maggiori artisti e visto le opere di altri. I tedeschi ambivano a un’arte che non fosse seconda a quella italiana e hanno promosso un rinnovamento di cui Dürer è stato il protagonista. Per impratichirsi dell’arte italiana ha preso a modello innanzitutto Mantegna e dalle sue stampe ha realizzato dei disegni nel 1494. Quando è arrivato in Italia non ha fatto in tempo a conoscerlo perché è morto alla corte dei Mantova proprio in quei mesi. Ci sono stati legami con altri artisti italiani, alcuni diretti e altri indiretti: a Venezia ha conosciuto e stimato Giovanni Bellini; non ha mai conosciuto Michelangelo, ad esempio, ma ha visto le sue opere; con Raffaello ha coltivato un’amicizia epistolare; con Leonardo non esistono riferimenti di nessun incontro ma, secondo ipotesi nella storia dell’arte, Dürer si è avvicinato al maestro più anziano trovando ispirazione nei suoi disegni di cavalli. Questi alcuni collegamenti artistici i cui riferimenti troviamo nelle opere.

Nella prima sezione – Dürer, l’arte tedesca, Venezia, l’Italia – troviamo tele dipinte durante il soggiorno veneziano.

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A.Dürer, Ritratto di giovane veneziana, olio su tavola di olmo 1505

In questo ritratto, eseguito durante il soggiorno a Venezia, si suppone che Dürer abbia utilizzato la formula compositiva di Bellini, che chiamava Sambelling. “È molto vecchio e tuttora migliore nella pittura” ha scritto di lui in una lettera. Il mezzo busto di tre quarti e i colori coprenti riconducono infatti alla ritrattistica veneziana. L’abito veneziano e la data del dipinto si riferiscono al soggiorno in questa città. Non si conosce l’identità della giovane, se una nobildonna veneziana oppure una cortigiana. Le donne tedesche portavano abiti diversi (come mostra in altri disegni l’artista).

 

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A.Dürer, Cristo fra i dottori, olio su tavola di pioppo 1606

Nei sei rabbini che circondano il giovane Gesù ci sono i riflessi del Mantegna e di Bellini in una rielaborazione di forte impatto dato dal taglio stretto dell’immagine e dalle figure addossate l’una all’altra. Li guardi da vicino e sei catturato dalle loro espressioni e dalla dinamica che si sta svolgendo. Sono talmente individualizzati da sembrare quasi delle caricature. Ognuno manifesta un sentimento, uno stato d’animo, un pensiero. Viene rintracciato, in quest’opera, l’interesse per gli studi fisiognomici di Leonardo. Dürer, scrive Aikema, “dedicò ulteriori ricerche alle fisionomie umane, non solo quelle ‘olimpiche’ degli dei antichi, ma anche quelle deformi, fuori dalla norma, sulla scia degli studi leonardeschi in materia”. Dürer rappresenta qui due mondi a confronto: i vecchi dottori del tempio, la tradizione, discutono con Gesè che è il nuovo inizio. Ne escono sconfitti e lo capiamo dalle espressioni di contrarietà, stupore, malanimo, perplessità dei loro volti. E il gioco delle mani, al centro del quadro, è l’immagine della discussione in corso: quelle del vecchio con la cuffia bianca che vogliono fermare le argomentazioni del giovane e indicare la sua direzione; quelle degli altri saggi ferme sui sacri testi che, chiusi o aperti, significano che ciò che sta scritto è legge. Sul libro chiuso c’è il cartellino con la firma di Dürer, il suo monogramma, e la data dell’opera. Dürer era molto orgoglioso di avere terminato il lavoro in cinque giorni e di avere dimostrato ai pittori locali, con i quali non correva buon sangue, l’elevatezza della sua arte. Alcuni storici dell’arte suppongono che in questa scena Dürer avesse inteso rappresentare proprio quello scontro tra lui e quei pittori veneziani.

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A.Dürer, Pala del Rosario, olio su tavola 1506

Quella che vediamo in mostra è in realtà una copia eseguita subito dopo l’arrivo della tela, in cattive condizioni, a Praga, acquistata nel 1606 dall’imperatore Rodolfo II, grande collezionista delle opere di Dürer e discendente del re ritratto in primo piano. È stata dipinta a Venezia, su commissione della comunità dei mercanti tedeschi per la Scuola del Santissimo Rosario o Scuola dei Tedeschi e rappresenta i due capi della cristianità del tempo. Massimiliano I, imperatore del Sacro Romano Impero dal 1493 al 1519 (qui ritratto in maniera verosimigliante) e il papa (che all’epoca era Giulio II, ma ritratto in modo generico) sono qui uniti davanti alla Madonna, con la quale formano il triangolo centrale del dipinto. Insieme anche se in realtà i rapporti erano molto tesi tra loro, in lotta per affermare la propria autorità temporale e spirituale. Per questa tela Dürer eseguì numerosi studi di figura e, per la combinazione dei colori e la composizione, si riferì a Giovanni Bellini (accanto troviamo il Paliotto Barbarigo dipinto da Bellini nel 1488). Molti sono ritratti di uomini del tempo e troviamo anche il suo autoritratto dalla parte dell’imperatore dei tedeschi, in fondo appoggiato all’albero, che ci guarda direttamente negli occhi e tiene in mano un foglio di carta con su scritto in latino “Exegit quinquemestri spatio Albertus Durer Germanus, MDVIAD” (Albrecht Dürer, un tedesco, ha eseguito questo in cinque mesi, 1506) e il suo  monogramma. La festa del Rosario è la risposta della sua abilità artistica a chi lo considerava solamente un incisore “La mia pala dice di riferirti che darebbe un ducato perché tu potessi vederla; è ben fatta e i colori sono belli. Ho ricevuto un sacco di elogi per questo lavoro… e ho chiuso la bocca a pittori che dicevano che sono un bravo incisore ma che non avevo idea di come si usano i colori nella pittura. Ora tutti dicono che non hanno mai visto colori più belli”. Il paesaggio sullo sfondo a destra rappresenta una città dall’aspetto tedesco circondata da montagne che ricordano gli acquerelli che ha dipinto in un precedente viaggio in Tirolo. Quest’opera non mette solamente in evidenza le capacità artistiche di Dürer ma anche la situazione sociale dei tedeschi di Venezia e quella politica della guerra tra Venezia, l’Impero e il Papato. La sua epoca è quella delle lotte tra la Germania del Sacro Romano Impero e il regno di Francia, il dominio del Papato e delle signorie italiane, a Milano gli Sforza e a Venezia la Repubblica dei Dogi. Senza dimenticare la Riforma di Martin Lutero. 

La seconda sezione è dedicata all’architettura, alla geometria e alla misura. Nel 1507, dopo il viaggio in Italia, Dürer maturò l’intenzione di scrivere una storia dell’arte che però non riuscì a portare a termine per la vastità dell’argomento e dal 1521 alla sua morte scrisse di geometria, architettura e proporzione. È stato il primo artista tedesco teorico dell’arte e il primo a misurarsi con le teorie umanistiche di Leon Battista Aberti. In mostra troviamo fogli manoscritti e disegni che documentano gli studi, oltre a codici e volumi a stampa del XV e XVI secolo, disegni e incisioni di Leonardo e Dürer su studi di cavalli, opere grafiche di Cranach il Vecchio e Jacopo Barbieri (unico pittore italiano alla corte di Massimiliano I, arrivato al seguito di Bianca Maria Sforza quando è andata sposa all’imperatore), la grande architettura dell’Arco Trionfale, dipinti e disegni di Tiziano. Tutto ciò aiuta a comprendere il continuo e intenso scambio tra l’artista e l’ambiente veneziano.

A rappresentare la sua fama di incisore, l’abilità nello studio delle proporzioni e della misura, la maestria nella ritrattistica è il cosiddetto trittico Meisterstiche (incisioni maestre) composto da: Il cavaliere, San Girolamo e Melanconia. Queste tre incisioni hanno in comune lo stesso formato, un disegno preciso, un contenuto di forte impatto e di significato misterioso. L’interpretazione umanistica-cristiana ha identificato nelle tre figure il modo di vivere una vita ricca di significato e nel timor di Dio, rappresentato da tre professioni: l’uomo d’armi, l’erudito e l’artista.

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A.Dürer, Cavaliere (Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo1513 bulino

La morte, su uno stanco ronzino, fissa il cavaliere che avanza determinato. Nè l’uomo né il cavallo e il cane le badano. Il disegno del cavallo, come in Leonardo, si basa su studi oggettivi. Inoltre Dürer ha saputo rendere in maniera tattile i diversi tipi di peli: quello lucido del cavallo, la criniera malconcia del ronzino stanco, il lungo pelo liscio del cane, quello ricco della coda di volpe sulla lancia del cavaliere. Poi, ancora, l’armatura luccicante che contrasta con gli arbusti secchi della strada.  Personaggio storico o ideale soldato di Cristo che procede impavido per la salvezza dell’anima? Nel XIX secolo, durante il terzo Reich, è diventato simbolo dell’eroe nazionale tedesco (sic!).

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A.Dürer, San Girolamo nello studio, 1514 bulino

San Girolamo, il traduttore latino della Bibbia, è diventato oggetto di culto umanistico a Norimberga con la ricerca della religione delle origini. Lo vediamo circondato dagli oggetti che lo rappresentano e dal leone sulla soglia e il cagnolino che dorme. La solitudine del monaco è interpretata come l’abbandono delle cose mondane per dedicarsi alla maggior gloria di Dio.

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A.Dürer, La Melancolia (Melancolia I), 1514 bulino

Una donna alata, maestosa, in atteggiamento pensieroso siede sulle rocce davanti a un paesaggio di mare e un cielo notturno illuminato da una cometa e dall’arcobaleno. Un pipistrello in volo regge il cartiglio con il titolo dell’incisione: Melancolia I. Questa è l’incisione più famosa di Dürer e l’opera più enigmatica e più interpretata nella storia dell’arte.

“Come si è ritenuto che l’ordine del San Girolamo nello studio riflettesse la pace interiore del saggio, così il relativo disordine che circonda la Malincolia è stato interpretato come espressione della sua condizione mentale […] Gli oggetti dell’immagine esprimono le condizioni, le capacità e le tentazioni spirituali e pratiche del temperamento malinconico, e sono stati interpretati come simboli dell’autoaffermazione e dell’indagine sul mondo dell’uomo orientato verso la logica all’inizio dell’era moderna”. La figura del malinconico era considerata negativamente nel Medioevo ma dal Quattrocento è assurta allo stato di genio e Dürer ne ha creato l’iconografia. “Il punto di partenza per gli italiani era stato un passo dei Problemata di Aristotele, in cui questi si chiede perché tutti i più importanti filosofi, poeti, artisti e politici siano stati dei malinconici. I filosofi italiani del neoplatonismo ripresero questo pensiero: malinconia e genialità si condizionano a vicenda. Una fonte importante per l’incisione di Dürer fu il De triplici vita di Marsilio Ficino. L’affermazione di Ficino secondo la quale molti malinconici hanno un’intelligenza talmente superiore da sembrare ‘più divini che umani’ (Sillem 1997) avrà rafforzato la spiccata consapevolezza del proprio valore di artista da parte di Dürer. Un’altra asserzione di Ficino per cui la nera bile del malinconico ‘a volte assume colori simili a quelli dell’arcobaleno’ (Sillem 1997), potrebbe essere riferita direttamente all’incisione di Dürer, come fa Matthias Mende. Vasari, che segnò la fortuna letteraria di questa composizione, la classificava tra le opere che riempiono di stupore il mondo intero. Il virtuosismo tecnico di Dürer lo aveva molto colpito, tanto che riteneva impossibile che ci fosse qualcuno in grado di maneggiare il bulino meglio di lui” (Anna Sherbaum).

Dalla formazione di orafo alla maestria nell’incisione, tanto da farla diventare arte, ai libri stampati, alla pittura, alla conoscenza delle opere d’arte e degli studiosi umanisti, senza tralasciare l’importanza dei viaggi che lo hanno reso osservatore del mondo e della natura: il risultato di tutto questo lo vediamo nell’attenzione che Dürer dedica  tanto al singolo filo d’erba che al paesaggio nel suo insieme.  Il paesaggio, come descrizione pittorica, non esisteva nel Medioevo ma dal 400 e 500 è diventato più che un semplice sfondo. Dürer non è stato il primo artista ad attribuire importanza alle vedute ma ha contribuito allo sviluppo dello studio del paesaggio, della flora e della fauna, della natura tutta. E lo ha fatto, come Leonardo, con un interesse scientifico. I suoi paesaggi li troviamo nelle pale d’altare, nei ritratti, nelle incisioni e negli acquerelli.

Un’altro genere di rilievo nella produzione di Dürer sono i ritratti di cui ancora non si conosce il numero esatto. Sono uno spaccato della società del tempo e personaggi famosi e sconosciuti sono rappresentati con precisione e verismo. Si tratta di disegni, incisioni e dipinti.

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A.Dürer Ritratto di religioso (Johann Dorsch?) 1516 olio su pergamena montata su tela

È un dipinto della maturità e mostra tutta l’attenzione di Dürer ai particolari come il riflesso della finestra negli occhi del religioso (diffusa tradizione fiamminga). L’identità del soggetto non è stabilita mentre gli antecedenti italiani risultano più certi, in particolare ricordano Antonello da Messina.

Un’altra sezione è dedicata a Dürer incisore con l’Apocalisse e i cicli cristologici. L’Apocalisse, composta da quindici fogli, viene considerato il primo libro progettato, illustrato e pubblicato da un artista in occidente. I due cicli delle Passioni: La Grande Passione – una serie di otto fogli composta tra 1496 e il 1499 e di altri quattro incisi tra il 1510 e il 1511 (pubblicata nel 1511) –  e la Piccola Passione – composta da trentasei xilografie tra il 1508 e il 1510, riunite in un libro nel 1511 – illustrano le vicende della fine della vita terrena di Cristo

L’ultima sezione mostra le alternative al classicismo e alle belle forme con un’estetica anticlassica e un linguaggio figurativo controcorrente composto da dipinti e disegni. Un’opera da ammirare è il Ritratto di vecchia dipinto da Giorgione nel 1508 ca., una tematica poco classica e molto realistica.

E per finire l’elogio che Erasmo da Rotterdam ha dedicato a Dürer pochi giorni prima della sua morte paragonandolo al mitico Apelle: “…cosa non seppe esprimere con i suoi monocromi, cioè con le sue linee nere! Luce, ombra, splendore, rilievi, profondità […] Dürer segue rigorosamente le regole della proporzione e dell’armonia. c’è di più, egli ritrae tutto ciò che non può essere ritratto: il fuoco, i raggi di luce, il tuono, i lampi, le folgori o, come si dice, le ombre sul muro; e poi tutte le emozioni e le sensazioni; e per finire tutto lo spirito dell’uomo come si riflette negli atteggiamenti del corpo, e quasi tutta la voce. Dürer sa offrire ai nostri occhi tutte queste cose impiegando le linee adeguate, quelle nere, di modo che se si volesse aggiungervi il colore si guasterebbe l’opera”.

DÜRER E IL RINASCIMENTO tra Germania e Italia

Milano, Palazzo Reale – 21 febbraio – 24 giugno 2018

 

 

11 Comments

    1. Buona visita cara Pina 🙂 vedo che vai in un giorno infrasettimanale così ti godi la mostra con calma (spero). Io sono andata un venerdì, lontano dalle festività, e non ho trovato molto pubblico. Poi, se ti va, fammi sapere le tue impressioni

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  1. Sempre dettagliati e interessanti questi tuoi articoli dedicati all’arte. Grazie alle varie spiegazioni che hai aggiunto, come ad esempio quelle sulle espressioni del volto, sulla gestualità delle mani nel primo dipinto del ciclo veneziano, è possibile capire e apprezzare ancora meglio certi aspetti dell’opera. Di Dürer ricordavo soprattutto l’incisione ll Cavaliere, la Morte e il Diavolo, che oltretutto compare sulla copertina di un famoso romanzo di Sciascia. La cura minuziosa delle immagini è davvero impressionante.

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    1. Grazie Alessandra. Le opere che ho visto sono ricche di significati, al di là della bellezza artistica in sè, e si potrebbe stare ore a scoprirli. Ci sono poi storici dell’arte che sanno dare interpretazioni e spiegazioni illuminanti.

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  2. Nella parte inziale del commento mi riferivo al giovane Gesù circondato dai rabbini, di cui hai messo in luce – spiegandoli benissimo! – i sentimenti che trapelano dai tratti del viso e dal gioco delle mani.

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