Mio caro serial killer

“E un colpevole che non sia colpevole al cento per cento non piace mai al pubblico. Così come non piace una vittima che non sia una vittima al cento per cento. Se ci si mette a pensare dove comincia e dove finisce la malvagità si rischia di diventare matti. Ma non importa. In confronto alla freddezza e alla noia delle notizie sull’Unione Europea e l’andamento dei listini di borsa, una bella storia sanguinosa piena di passioni e follia è sempre un intrattenimento gradito” 

Dopo Italia e Francia ecco “un tocco di Spagna profonda” con un giallo di Alicia Giménez-Bartlett. Non credo ci sia bisogno di presentazioni perché è una scrittrice ben IMG_5616.jpgnota in Italia da più di vent’anni. Lei e la protagonista dei suoi libri, dopo dodici avventure insieme, sono quasi confuse in un’unica immagine e l’ispettrice Petra Delicado è una delle donne più famose sulla scena poliziesca. E ne ha viste di cose in questi venti anni di indagini! Le ha raccontate con la media di un romanzo ogni due anni, all’incirca; raccontate perché, oltre a essere la protagonista, è anche la narratrice. Scrive in prima persona, mettendo insieme ai fatti anche pensieri e considerazioni personali. Con tanti dialoghi che alleggeriscono la scrittura. Devo dire che non ho apprezzato quest’ultima avventura come invece le precedenti, non so se perché Petra sembra ormai ripetersi oppure per la “situazione stagnante” in cui si svolgono queste indagini. Non intendo, ovviamente, raccontare la trama e svelare la soluzione del caso perché, in un giallo, tutti vogliono sapere chi uccide e perché lo fa dalle parole dell’autore. Mi interessa ricordare, qui, solo alcuni momenti del racconto che illustrano la tipologia dei personaggi e le situazioni con valenza sociale.

La storia si svolge a Barcellona e riguarda l’uccisione di una serie di donne diverse per9788838937736_0_0_0_75.jpg età, estrazione sociale, provenienza: tutte pugnalate all’addome e con la faccia tagliata. Un assassino seriale di donne o serial killer, quindi! Il caso è talmente grave che vengono da subito coinvolte due squadre in una indagine congiunta: la Policia Nacional e i Mossos d’Esquadra, la polizia autonoma catalana. Della prima sappiamo che fanno parte l’ispettrice Pedra Delicado e il viceispettore Fermìn Garzòn, mentre la seconda è rappresentata dal giovane ispettore Roberto Fraile. Una combinazione di tipi psicologici che rende vivace il lavoro di gruppo che devono compiere. 

Ricordiamo che Petra è una donna abituata a tenere le redini delle indagini che conduce, a comandare e a prendere l’iniziativa. È una contestataria, dalla feroce ironia che fa ridere il suo vice Garzòn. Ed è proprio in coppia con lui che Petra rivela se stessa, è con il viceispettore che dà il meglio di sé. Come in uno dei loro tanti battibecchi, quando Garzon le dice che è “peggio di un cactus spinoso in un deserto di sassi”  e lei gli risponde “che lui era peggio delle allegre comari di Windsor, ma in triste”. Si prendono “a pesci in faccia contro tutte le regole della correttezza professionale” e, pur continuando imperterriti a darsi formalmente del lei, i loro duetti comici, le loro scenette vivaci e irrispettose anche nei momenti cruciali, sono sempre divertenti… anche se forse cominciano a ripetersi. Petra è eccentrica e Garzon è “una sagoma” e questo loro teatrino è, alla fine, un modo per superare la convivenza, perché anche quella con i colleghi di lavoro è una ‘vita insieme’, con proprie regole e abitudini che si costruiscono e prolungano nel tempo e che è necessario saper ‘amministrare’.

Il terzo di questa avventura è Roberto Fraile, ispettore dei Mossos d’Esquadra che appare a prima vista come “il tipico laureato superpreparato che ormai si trova spesso tra le nuove leve”. Saccente e iper controllato ma che ben presto “si era mostrato irascibile senza motivo, introverso, a volte ipercritico e altre volte insensibile”. Una persona molto riservata, dedita al lavoro e, apparentemente, senza una vita privata. I suoi due nuovi colleghi lo trovano misterioso e si interrogano su di lui. Pedra lo inquadra come “un uomo testardo, ossessivo, che contrariamente alla calma apparente del suo contegno rimaneva sempre in stato d’allerta”. Poi, come succede, quando si conosce la storia personale di qualcuno si capiscono di lui/lei tante cose e quelli che sembravano difetti non lo sono più tanto ma diventano aspetti comprensibili del modo di essere. Fraile non è un personaggio così ben delineato e, d’altra parte, lui ha solo questa avventura per farsi conoscere a differenza dei vent’anni insieme di Petra e Garzon dei quali, ormai, ci rimane nascosto ben poco! 

Ci sono temi di cui Barlett si occupa nei suoi libri (in tutti e non solo della serie di Petra Delicado) e sono quelli di genere e familiari. In Petra trasferisce, ad alta voce, molte delle riflessioni che riguardano le donne. Come ad esempio la fatica di farsi strada professionalmente in un mondo di uomini, di conciliare la vita privata e la vita professionale, di venire discriminata in quanto donna; la necessità di definire la propria identità e di imporla, pena l’inconsistenza agli occhi degli altri. E Petra lo ha capito e sa tracciare in maniera chiara i confini del suo IO, separato e distinto dagli altri, quando dice “io sono Petra e su questa pietra edificherò il mio spazio. Sarà anche una catapecchia modesta e malferma ma qui abito io! Chi ha detto che è necessario avere l’approvazione degli altri?”.  E si interroga, Petra, sulla sua femminilità e sulle scelte di vita (due divorzi e nessun figlio se non quelli del terzo marito): “Essere donna è una delle cose più difficili, pensai. La nostra invidiabile capacità di agire su diversi fronti, il nostro polimorfismo naturale, ci permettono di assumere molti ruoli, ciascuno dei quali richiede una perfezione che non riusciamo mai a raggiungere. Tutte le donne che hanno fatto grandi cose nella storia si sono viste nella necessità di rinunciare ad alcune delle loro prerogative. O fai la scienziata o metti al mondo cinque figli. Quasi impossibile fare tutte e due le cose. Ci sono stati dei casi, certo. Madame Curie era sposata e aveva una figlia, ma soltanto una. E Santa Teresa d’Avila, anche se per ovvi motivi non lasciò discendenza, aveva una vita pratica e una vita mistica, entrambe incredibilmente intense. Da una parte era capace di parlare con Dio come se fosse il suo migliore amico, dall’altra se ne andava in giro per la Castiglia a fondare conventi. Donne come ce ne sono poche. Per la figura della donna poliziotto con marito e quattro figliastri non c’erano precedenti noti”.

Ci sono in questo libro altre donne, diverse da Petra. Le perfette vittime solitarie. Donne che pur essendo brave persone e lavoratrici metodiche hanno fatto della riservatezza la loro bandiera e vivono in solitudine. Quasi nessuno conosce la loro vita privata e la domanda senza risposta è “Ma quelle donne erano riservate perché erano sole, o erano sole per la loro scarsa comunicativa?”. Identificano la ricerca della felicità con un sogno d’amore e si rivolgono alle agenzie d’incontri che sono il grande protagonista di quest’ultima avventura. Certo, si pensa, chi ha una vita sociale ricca non ha bisogno di rivolgersi a queste agenzie che hanno “l’assurda pretesa di fare commercio dei sentimenti umani […] Fornire amici, amanti o futuri coniugi dietro pagamento è qualcosa che si avvicina molto alla truffa”, è come “trafficare con materiale sensibile”. “Amore, amicizia e matrimonio un tanto al chilo. Ma chi l’ha detto che un rapporto nato grazie a un confronto di profili psicologici può dare la felicità?”.

In queste agenzie le persone che vi si rivolgono sono tutte molto sole, soprattutto le donne “Tutti i nostri clienti sono persone molto sole, ispettore, specialmente le donne”. Guardando le foto delle clienti: “Da quelle facce sembrava emergere l’infinita solitudine di molte donne. Avevano età diverse, fra i venti e i sessant’anni. Forse oltre la sessantina si dà per scontato che l’amore non sia più possibile, ci si rassegna. Ciascuna aveva scelto un atteggiamento, un personaggio: la birichina, la provocante, la pudica, l’eterna bambina, la mamma, l’interessante, l’enigmatica… ma in tutte palpitava la speranza di trovare un compagno. Mi chiesi che cosa le spingesse, da dove tirassero fuori il coraggio per ricorrere a quel metodo così impersonale e rischioso per tentare di cambiare la loro vita. Il bisogno di amore è congenito? Oppure tutto nella nostra cultura cospira affinché ne siamo vittime? La pubblicità, con le sue immagini di coppie giovani e belle, i commenti della gente, la religione con il suo «crescete e moltiplicatevi», l’intera arte occidentale con le sue idealizzazioni, la letteratura con le sue vicende piene di passione… Il bisogno d’amore può essere un’immensa ragnatela pronta a catturare gli incauti che, incantati da un’illusione di felicità, si lasciano intrappolare”.

Quelle agenzie specializzate in donne russe le pubblicizzano come merce. «Belle, misteriose, desiderose di crearsi una famiglia, sanno accontentarsi di poco e danno molto. Chi non vorrebbe una moglie così?» Non riuscivo a crederci. Poco ci manca che le espongano in un supermercato […] «E delle ispaniche cosa dicono?» chiese Fraile. «Con loro è ancora peggio. Non si fanno problemi. Dicono che sono esotiche, calde, sottomesse. Ansiose di avere bambini e totalmente dedite quando nascono. Per loro il marito è un re».

“Donne offerte come bestie al mercato”.

E infine non scordiamoci uno dei luoghi che fanno la storia di questi romanzi e in cui mi piacerebbe tanto farci un giretto: la Jarra de Oro. È un’osteria ma sembra la succursale del commissariato; un posto di birrette, pranzi, colazioni, caffè, ristori necessari per ricaricare le batterie e procedere a passo continuo nel lavoro. Lì Pedra e Fermin si recano per i loro brainstorming a “fare un po’ di critica autodistruttiva, mandare affanculo il capo”, dire scemenze e bere birra. Alla Jarra de Oro andrei proprio volentieri a bere una birretta con loro! Petra e Garzon riescono a trascinarvi anche Fraile che, alla fine, abbandona il riservato distacco e cede all’ironia e all’ilarità, perché l’umorismo nelle situazioni di tensione complicate “allenta lo stress e impedisce che i problemi si trasformino in ossessioni”, e anche lui se ne esce con fragorose risate imparando che nei momenti di disperazione, quando sembra di non venire a capo di nulla, “bisogna fermarsi e andare a prendersi una sbronza”. Una Jarra de Oro, intesa come uno spazio fisico ma anche mentale, una pausa dalla ripetitività per riportare uno sprazzo di spontaneità e vitalità nei rapporti, servirebbe a tutti in certi momenti durante il lavoro, soprattutto per rinsaldare relazioni che nelle professioni a volte rischiano di deteriorarsi. Voi ce l’avete una Jarra de Oro?

«Bene, devo riconoscere che quando vi ho conosciuto mi siete sembrati una coppia, come posso dire? un po’ bizzarra. Non è stato facile per me abituarmi ai vostri scherzi, alla vostra ironia, alla vostra tendenza a prendervi gioco di tutto e di tutti. Quel teatrino che ogni volta inscenate fra di voi come se non contasse nient’altro al mondo… Non so, trovavo che eravate un po’ troppo sopra le righe, che sarebbe stato difficile lavorare con voi. […] Ho scoperto che essere seri non significa per forza essere tristi e che la tragedia può buttarti a terra solo quando ti prendi troppo sul serio».

 

Alicia Giménez-Bartlett

Mio caro serial killer

Sellerio, 2018

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