L’anno della lepre

“Veramente pensavo di non tornare mai più”

9788870913446_0_0_300_75L’ho inseguito questo libro, da tempo. Quando lo cercavo in qualche libreria non lo trovavo disponibile e quando c’era sceglievo altro. Insomma pur sapendo, per sentito dire, che è uno dei migliori di Aarto Paasilinna ho lasciato trascorrere il tempo senza conoscerlo. Eppure mi sono piaciuti quasi tutti i libri che ho letto di questo autore (tranne La prima moglie e altre cianfrusaglie). Chissà per quali motivi ho ritardato così tanto! Quest’anno è arrivato il momento: l’ho pescato sul bancone di una libreria nella trentesima edizione del 2017 e ho ritenuto di non poterlo più lasciar andare.

Pubblicato nel 1975 in Finlandia e nel 1994 in Italia, è uno dei primi romanzi scritti da Paasilinna e, confermo, uno dei migliori. Frasi brevi, dialoghi essenziali. Non ci sono le iperboli bizzarre e le situazioni parossistiche di romanzi successivi. Il sarcasmo e il paradosso sono presenti ma in forma meno esasperata e il racconto è pulito e chiaro; la trama semplice; gli intrecci non sono complicati e le avventure seguono una l’altra, tanto che ogni capitolo può essere letto come un racconto a sé: la caccia alla lepre in chiesa, l’ubriacone, il corvo goloso.

Il protagonista umano è un giornalista quarantenne che si chiama Kaarlo Vatanen. Con lui condivide la scena una piccola lepre che ti prende subito l’anima! L’incontro con lei cambia la vita di Vatanen che lascia la moglie – una donna che si mostra molto antipatica – e si dà alla fuga verso il nord della Finlandia, lontano dalla città, in mezzo alle foreste e alla neve. E noi lo seguiamo. Questo è un libro per chi ama gli animali e la natura, e non sopporta l’ipocrisia di cui è permeata la società umana. E, devo anche dire, è un libro che mi ha fatto sognare perché ha dato forma al mio desiderio di allontanarmi dalla cosiddetta civiltà che, negli ultimi anni, sta mostrando i lati peggiori della società di massa, sta coagulando grumi di intolleranza e disumanità. Non potendolo fare veramente ho seguito con la fantasia Vatanen e la lepre in terre lontane e sconosciute. Un viaggio letterario che consiglio a chi ha bisogno di respirare aria di umanità.

C’è una cartina in questa edizione del libro con la quale ho potuto seguire il viaggio verso nord (da Nilsiä a Kuopio, da Nurmes a Rovaniemi, Posio e Sodankylä) e, aiutata dalle descrizioni, a immaginare le foreste immense, i laghi e i paesaggi di neve e ghiaccio.

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Jonathan Schuit

A Nilsiä: “Dal lago arrivavano le grida dei trampolieri. La nebbia mattutina che aleggiava sulla superficie dell’acqua faceva presagire una bella giornata […] Gli uomini oziarono tutta la giornata nei pressi del capanno, pescarono alla lenza, si fecero una zuppa di pesce, presero il sole guardando i canneti del lago”. Facile immaginare una vita tra lago e foresta, senza sentire il bisogno di andarsene altrove, assaporando la bellezza di luoghi dove sostare senza desiderare altro, in mezzo ai boschi, alla neve, con il lavoro e la fatica fisica a placare la fame di vita. E la solitudine non è tale quando si è circondati da una natura incontaminata e viva.

A Rovaniemi: “il mese di agosto era quasi alla fine, quella mattina era caduta la prima neve, ma si era subito sciolta”.

Posio, nel sud della Lapponia, dove si trova la foresta vergine di Simojïarvi: “era una zona spartiacque, desolatamente selvaggia”, scelta appositamente perché i luoghi abitati sono pericolosi per la lepre. Poi a Sodankylä, dove si allevano le renne.

Le immagini degli episodi che contrassegnano il viaggio verso la Lapponia sono quasi cinematografiche. Ti sembra proprio di vedere il bulldozer che entra con grande fracasso nell’accampamento dove le donne stanno preparando una zuppa di pesce e di sentire gli insulti che rivolgono al guidatore; l’irruenza di quest’ultimo che disturba una “pace esausta” e butta all’aria la cucina da campo e la marmitta con la zuppa e poi, in preda a un irrefrenabile rabbia, guida il bulldozer difilato dentro il lago. Oppure la scena del prete che rincorre la lepre dentro la chiesa dopo aver scoperto “qualche innocente pallina di sterco davanti all’altare”.

In questo viaggio lungo la Finlandia si incontrano persone buone e cattive ed è la condizione di vivere in una natura che si impone sull’uomo a mettere in evidenza i comportamenti di generosità o malvagità, pulendoli dalla patina di ipocrisia che nella società si tende a indossare come una maschera. E attraverso gli occhi curiosi della lepre, che si è lasciata addomesticare da Vatanen, osserviamo tutto ciò che capita. Vatanen e la lepre sono sempre insieme e lei, quando ha paura, si rifugia tra le braccia dell’uomo: “Vatanen conversava ad alta voce con la lepre, che lo ascoltava religiosamente, senza capire nulla; attizzava il fuoco davanti al suo rifugio, osservava l’arrivo dell’inverno e dormiva sonni leggeri, sempre all’erta, come gli animali della foresta”. 

Si respira un grande amore per la natura e per gli animali nel libro. Assistiamo alla scena in cui Vatanen porta sulle spalle un vitellino appena nato e salva la mucca dal fango in cui sta sprofondando, portandoli fuori dalla palude “un convoglio interamente coperto di nero fango. Una mucca infangata, un uomo infangato, un vitello infangato e una lepre infangata”. E, come Vatanen, ci sentiamo male, a Helsinki, alla vista di una renna che “un malridotto Babbo Natale” prende a calci negli zoccoli, mentre “la povera bestia teneva gli occhi chiusi, sicuramente per il dolore”.

Ma per quanto si allontani dal mondo abitato Vatanen trova sempre ‘umani civilizzati’ che non rispettano la dignità degli animali e la natura che li circonda. Come succede in Lapponia, tra il Ruscello-del-Cacchio e le Gole-Ansimanti, quando un gruppetto di turisti, una delegazione di “rappresentanti degli eserciti della Svezia, della Francia, degli Stati Uniti e del Brasile, e le signore degli addetti americani e svedesi” intende dedicarsi, per divertimento, alla caccia all’orso. E qui Paasilinna accentua il tono sarcastico e la presa in giro vero uomini e donne. Assume una nota drammatica, invece, quando descrive la corsa di alcuni cani aizzati contro la nostra lepre in un gioco crudele: “la lepre correva in cerchio, poveretta, era terrorizzata”, finché cerca riparo saltando in braccio a Vatanen e, tremando come una foglia, nasconde la testa sotto la sua ascella. Questo episodio succede nel sud civile dove alla lotta per la sopravvivenza si sostituisce la lotta dettata dall’arroganza e dalla brama di potere e denaro “così fanno l’industria e il commercio: quello che non si ottiene con il denaro, lo si prende con la forza”. Brutta storia. E sei d’accordo con Vataenen quando dice “me ne torno al nord, alla capanna delle Gole-Ansimanti. Questo sud non fa per me”, disgustato dal modo di vivere nelle regioni abitate. Alla fine l’uomo è veramente l’essere più crudele e meno rispettoso della natura che lo circonda e seguiamo, con il cuore e l’immaginazione, Vatanen allontanarsi con la sua lepre nello zaino, compagni di avventura e di vita. Insieme anche nel lungo inseguimento finale di un orso: Vatanen e la lepre, che lo segue zoppicante, si avventurano in lande ghiacciate, attraversando confini creati dagli uomini per sostenere una sfida estenuante. Vatanen e l’orso si confrontano e si misurano nella tenacia e nella resistenza fisica e morale in una lotta alla pari tra uomo e animale.

Paasilinna ha creato un personaggio con il quale ha molto in comune: sono nati nello stesso anno, il 1942, e sono entrambi ex giornalista ed ex guardaboschi. E soprattuttodefault.aspx sembrano condividere lo stesso sentimento della vita:

A mio avviso, le imprese di Vatatnen rivelano il suo spirito rivoluzionario, autenticamente sovversivo: qui sta la sua grandezza. Quando, nella sua squallida cella, Vatanen accarezzava la lepre con la tenerezza di una madre, capii cosa vuol dire ‘umanità’ “.

 

Arto Paasilinna

L’anno della lepre

Iperborea, ediz. maggio 2017

14 Comments

  1. “…ma per quanto si allontani dal mondo abitato Vatanen trova sempre ‘umani civilizzati’ che non rispettano la dignità degli animali e la natura che li circonda…” Credo che sia molto difficile, infatti, sottrarvisi! Grazie per questa bella presentazione, Gina, che mi ha molto incuriosita!🤗

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      1. Sono andata a rileggerla, non la ricordavo. Il tema della natura e della civiltà fa parte dell’uomo. Ma Leopardi va oltre Paasilinna con la sua filosofia, si situa a un altro livello di profondità. Mentre il finlandese si limita a fuggire l’umana civiltà e affronta la natura selvaggia con uno spirito buontempone e goliardico, Leopardi pur vedendo, della civiltà, tutti i limiti e le contraddizioni non vive neppure natura come benigna. Anzi divorante, stando al finale dell’operetta. Molto interessante, grazie Laulilla

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  2. In parte mi è piaciuto, anche se non mi sentirei di definirlo un romanzo animalista, proprio perché non ci vedo dentro tutto questo grande amore per gli animali… E’ principalmente una storia di fuga dalla costrizioni sociali e familiari, da un’esistenza soffocante e insoddisfacente, dove l’incontro con la lepre diventa l’occasione per fare il salto, per spiccare il volo… Ma in realtà Vatanen sembra provare simpatia solo per questo animaletto, che diventa per lui come una sorta di totem, di mascotte, simbolo della libertà ritrovata. Ok, c’è anche un episodio in cui salva un vitellino, ma che dire del povero corvo affamato, che massacra con un trucco crudelissimo, e che dire appunto dell’orso, che insegue all’infinito con una testardaggine che non ha eguali, fino al punto di scuoiarlo e berne il sangue? Mah, sono vicende che mi hanno lasciata perplessa, può anche darsi che sottendano qualche riferimento che ancora mi sfugge, ma se volevano solo stupire o far sghignazzare il lettore, con me hanno fatto cilecca. Ho preferito di gran lunga altri libri di Paasilinna, come ad esempio Il mugnaio urlante, capace di valorizzare, non senza momenti di pura poesia e divertimento, il diritto di essere e sentirsi diversi, a dispetto delle ipocrisie e pregiudizi sociali. Se non l’hai ancora letto, te lo consiglio vivamente 🙂

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    1. Animalista no, non l’ho inteso così ma rispettoso degli animali e della natura sì. Certo, sono d’accordo con te sulla spinta iniziale che fa fuggire Vatanen dalla società ma non sul ritenere la lepre solo una mascotte. È la lepre che ha scelto di legarlo a sè e la lepre gli fa imparare il legame con la natura. Anche che la natura è violenta e gli animali si aggrediscono tra loro, umani compresi. Quello del corvo è un episodio crudele ma vedo una lotta tra due ingegni, anche con un finale duro. Non fa ridere no, lascia perplessi ma credo serva a far comprendere come sia diversa la lotta tra due esseri ad armi pari dalla lotta degli uomini tra loro: spesso uniti in gruppo a farsi forte contro altri più deboli e sguarniti. Anche l’inseguimento e la sfida mortale con l’orso la vedo in questo senso. Oltre all’ingegno qui troviamo anche la forza e la resistenza fisica. L’inseguimento finale dell’orso è solo l’ultima tappa della lotta tra i due e Vatanen è solo ad affrontare l’animale. Non si tratta di una caccia ma di una sfida. Nella simbologia l’orso è un animale temuto in quanto spirito forte e totemico. E la sua vendetta è temuta dai cacciatori: Vatanen non può far finta di niente, lo deve affrontare (non so se possiamo accostare il senso alla caccia a Moby Dick). Berne il sangue significa assimilarne la forza e il coraggio. È un gesto di rispetto e non di disprezzo o sopraffazione.

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  3. Concordo però sulle descrizioni del paesaggio, che come dici sono belle e suggestive, e sul fatto che a volte ci siano delle scenette divertenti, come quella della minestra allo (—-) di (—-) bevuta dalla moglie di un diplomatico 😉

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    1. In questa scenetta trovo ci sia un sarcasmo che si fa feroce. A me ha fatto proprio ridere quella del prete che dà la caccia alla lepre in chiesa e finisce per spararsi sul piede. Grazie Alessandra delle tue considerazioni

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      1. Ecco, quando sono l’egoismo e la stupidità delle persone il suo bersaglio preferito, lo preferisco mille volte di più… Grazie a te per il confronto. E’ anche interessante, oltre che giusto, potersi misurare su delle impressioni differenti.

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  4. me lo dovrò procurare per riconciliarmi con Paasilinna dopo la delusione delle “…cianfrusaglie”.
    se mi dici che c’è meno paradosso esasperato e più poesia gli posso offrire una seconda occasione. 🙂
    ml

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    1. se ti riferisci a ‘La prima moglie e altre cianfrusaglie’ sono pienamente d’accordo con te. Finora è l’unico libro di Paasilinna, tra quelli che ho letto, che mi ha stancato e non mi è piaciuto per niente. ‘L’anno della lepre’ è, come ho scritto, un bel libro e le situazioni raccontate, confermo, sono meno paradossali. E sì, c’è più poesia.
      Se lo leggi fammi sapere che ne pensi

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    1. Mi piaceva Paasilinna, nonostante a volte le risate che ti provocava fossero stridenti. Mi piaceva perché guardava in faccia le cose brutte e strane di questa umanità, senza concedere sconti. La vita non ne fatti neppure a lui, di sconti.

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