Courbet e la natura

Courbet fu un pittore radicale, militante, e usò l’arte per veicolare le proprie idee estetiche e il proprio impegno politico; le sue opere mettono in discussione l’accademismo e contestano l’ordine costituito” (V. Pomarède). 

Courbet è il pittore che più mi ha affascinato quando avevo vent’anni. Quando ho visto quel suo Autoritratto con cane nero, dove è giovane e bello, con il capello lungo e lo sguardo fiero, quasi di sfida, ho pensato che ci sarebbe stato bene nei miei anni, quelli del 77, gli anni degli ideali, della politica, della ‘lotta dura senza paura’; anni allegri e poi cupi, splendidi e terribili allo stesso tempo. Sì, ci sarebbe stato bene Courbet tra i giovani di allora. Carismatico, ribelle, orgoglioso, battagliero. Sfrontato e arrogante come un leader del movimento. Sicuro di sé come pochi. Anche gli altri autoritratti suoi, che rimandano un certo autocompiacimento, danno la stessa impressione di lui. 

Ed eccomi qui, quindi, anche se in ritardo a scrivere su di lui e sulla mostra che gli è stata dedicata a Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Ne scrivo al passato perché l’esposizione termina proprio oggi e, anche se l’ho vista un paio di mesi fa, mi è mancata finora la concentrazione necessaria per farlo. Ma le opere di un artista non perdono valore e non sono legate al breve tempo di un’esposizione. Per Courbet, poi, ho questa passione di vecchia data!

Tutto perché in quegli anni, dal sessantotto alla fine degli anni settanta, Courbet era stato riscoperto. Ed è per questo che l’ho conosciuto. Conservo ancora un libro, probabilmente acquistato in una bancarella, scritto da Georges Boudaille nel 1969, in cui Courbet è raccontato, oltre che pittore eccellente, come uomo anarchico e ribelle: la sua figura politica, legata alle vicende del secondo Impero e alla nascita della terza Repubblica, veniva rinnovata nell’attualità di quel tempo; le sue ribellioni contro le accademie e gli insegnamenti tradizionali, contro l’ordinamento borghese; le sue battaglie nella Comune, la persecuzione e l’esilio lo avevano reso moderno nel clima delle contestazioni politiche di quegli anni. Anni di profondi turbamenti politici e sociali i suoi, dell’Ottocento, e i nostri del Novecento.

In arte viene presentato come il padre del realismo. Ma, a dirla tutta, deve essere stato anche un artista scomodo per la società del tempo, per i suoi lavori provocatori e antiaccademici e perché legato a tutte le ribellioni. C’è un’opera che, più di tutte, ancora oggi ci fa capire quanto la pittura di Courbet sia stata ’scandalosa’: L’origine del mondo. Quando l’ho vista al Musée d’Orsay a Parigi, un bel po’ di anni fa, era posizionata su una parete un po’ discosta. Non potevi passarci davanti, dovevi proprio andare lì per vederla. E quando mi sono fermata ad ammirare quelle carni rese in modo tanto realistico ho provato una commistione di sensazioni non semplici da decifrare: curiosità, vergogna, pruderie, meraviglia. Sarei rimasta davanti a quel dipinto non so quanto, per ammirare quella pittura, per decifrare un mistero forse, se non ci fosse stata quella impressione di disagio che ti fa sentire una che spia dal buco della serratura. Opera potente, che non lascia indifferenti!

A queste due visioni, del giovane ribelle affascinante e dell’artista geniale, aggiungo un’altra descrizione di Courbet, quella di Jules Barnes, che non vede solo il grande pittore e l’eroe ‘romantico’ del realismo ma descrive anche lo spaccone di provincia, l’artista che si autopromuove e si pubblicizza, il bevitore incallito, “tanto nell’arte quanto nella vita, è sempre stato un castigamatti, uno che dispensa ramanzine a destra e manca”. Una personalità dalle molte sfaccettature insomma.

◊ ◊ ◊

E ora lascio parlare le opere che ho visto a Ferrara.

Nella prima sala incontriamo subito due capolavori che sono un biglietto da visita, per così dire, e mettono in luce il temperamento anticonformista e narcisista dell’autore. Mostrano come l’arte sia il modo per arrivare all’identità dell’uomo.


Autoritratto con cane nero, 1842

La prima tela è il già citato Autoritratto con cane nero, quello che mi aveva affascinato a vent’anni. Courbet lo ha dipinto quando aveva 23 anni ed è stato il suo primo successo pubblico. 

Lui, giovane bello ed elegante, ci guarda dall’alto in basso con un certa sufficienza. Il suo cane “un superbo cagnolino inglese nero, uno spaniel puro sangue”, così come la ricercatezza dell’abbigliamento, ci confermano lo stato di agiatezza. La condizione di pittore è indicata dagli strumenti appoggiati a lato, il bastone quella di camminatore. E poi si apre il paesaggio sullo sfondo, quello della sua amata Franca Contea, dove è nato: la roccia da un lato e un paesaggio verso cui si allarga lo sguardo dall’altro. Eccolo qui, già ci mostra i suoi interessi, la pittura e la natura, e le caratteristiche salienti della sua personalità, vitale ed egocentrica; le sue ambizioni e il ruolo da protagonista che intende assumere nella vita e nell’arte, sicuro del proprio talento. 

La quercia di Flagey, 1864

L’altro è stato dipinto più di vent’anni dopo, nel 1864 ed è una grande quercia. Ma non una quercia qualunque: è La quercia di Flagey o La quercia di Vercingetorige, Campo di Cesare, presso Alesia, Franca Contea. Potente dipinto! Il tronco massiccio e la grande chioma occupano tutto lo spazio e noi lì davanti, a distanza ravvicinata, veniamo assorbiti dall’ombra delle fronde che ci riparano gli occhi dalla luce che illumina il giorno. L’unica opera che non si poteva fotografare e che quindi ho ripreso da internet.

Questa opera rappresenta più cose: una nuova pittura di paesaggio, il simbolo della giustizia e della pace e un autoritratto. Il paesaggio della Franca Contea è un soggetto amato dal pittore e la quercia maestosa, fermamente radicata al suolo, ne è un prodotto. Come lo è lui. Anche Courbet è un prodotto di questa terra. La ‘leggenda’ narra sia nato proprio sotto a una quercia, durante il viaggio di ritorno della madre. Nel 1819, duecento anni fa. A Ornans. Come autoritratto è l’affermazione della forza della maturità. Come messaggio politico è il sottotitolo a indirizzarci verso un pensiero ideologico: si riferisce all’ultimo dei condottieri galli che resistette a Cesare, Vercingetorige, un personaggio che incarnava la ribellione il coraggio. La Storia narra che ad Alesia si stata combattuta la battaglia tra Cesare e i Galli nel 52 a.C.

L’uomo ferito, 1844-1845

Proseguendo, nella sala successiva, troviamo un altro autoritratto. Dove veste i panni dell’eroe romantico. È un Courbet giovane quello ne L’uomo ferito, dipinto nel 1844-45. Ferito per una delusione sentimentale? La donna che aveva amato e dalla quale aveva avuto un figlio, Virginie Binet, si sposava. Oppure vuole raccontare la condizione dell’artista che, nonostante le critiche e le delusioni, prosegue la sua ricerca? Courbet ha sempre tenuto molto a quest’opera che ha conservato fino alla morte.

Tra il 1842 e il 1855 dipinge o disegna una ventina di autoritratti. “Ho fatto nella mia vita parecchi ritratti di me stesso via via che mutava la mia situazione spirituale. In una parola, ho scritto la mia autobiografia” ha scritto nel 1854 a Alfred Bruyas, amico e mecenate.

E comunque i molti autoritratti, presentati ai Saloon, contribuiscono a creare la sua immagine pubblica.


Bonjour Monsieur Courbet, 1854

E che dire della rappresentazione che fa di sé in questo dipinto-manifesto? Immagina l’incontro con Bruyas, suo amico-mecenate (incontro che nella realtà non avvenne in questo modo) e lo colloca nel Sud della Francia, in un caldo pomeriggio di luce abbagliante. Il committente dell’opera è Alfred Bruyas ma, nell’immediatezza della scena, spicca la postura del pittore che gli va incontro, con i suoi attrezzi d’arte, la testa alta e la barba puntuta: sembra quasi degnarsi di abbassare lo sguardo verso l’amico. Anche se si raffigura di spalle è lui il personaggio in risalto, che apre la scena e viene accolto, sembra, da Bruyas accompagnato dal servitore.

Un altro dei modi per mantenere l’attenzione su di sé è quello di moltiplicare la sua immagine”  M. Hilaire.

◊ ◊ ◊

Sulle rive della Senna

Nel 1839 Courbet è a Parigi. Ha vent’anni e non intende seguire la strada che vorrebbe il padre, gli studi di giurisprudenza. Vuole essere un pittore. Però le cose non vanno per il meglio perché l’idea che porta avanti non coincide con quella dominante. Così succede che la tela di grandi dimensioni Fanciulle sulle rive della Senna, una scena di genere, nel Saloon del 1957 riceva più critiche che lodi.

Fanciulle sulle rive della Senna (estate), 1856

Courbet, fedele al realismo, trasforma personaggi anonimi in eroi contemporanei e qui vediamo due donne identificate come prostitute per l’atteggiamento lascivo e rilassato, semivestite, stese sul prato in riva alla Senna. Théophile Gautier critica aspramente la tela e scrive: “rientra nel genere stravagante al quale l’artista deve la sua celebrità. È un colpo dato al tam-tam della pubblicità per attirare l’attenzione di un pubblico distratto. Due grosse figure, alle quali si fa un complimento se le si chiama donne facili, giacciono sull’erba […] in abiti di pessimo gusto e sembrano smaltire in uno stato di assopimento il vinaccia con cui nelle bettole di Asnières si annaffiano i fritti”. Insomma questa tela viene considerata “una vera impertinenza” anche se tutti ammettono la bellezza del paesaggio. Il tema degli svaghi lungo la Senna verrà poi ripreso dagli impressionisti e ricordiamo l’opera di Manet, che pure desta scandalo a più di dieci anni di distanza.

◊ ◊ ◊

Due terzi delle opere di Courbet sono di paesaggi e la Franca Contea è il soggetto principale. Courbet dipinge i luoghi che conosce, li dipinge per tutto il corso della sua vita. Sono i paesaggi della terra in cui è nato, attorno a Ornans, tra la valle della Loue e l’altopiano di Flagey. “Conosco la mia terra e la dipingo”. Una terra di strapiombi, di rocce, di sorgenti, di acqua, torrenti e falesie. È la natura il soggetto principe. Una natura che va conquistata e Courbet è un esploratore di luoghi, un camminatore. “I paesaggi di Courbet rappresentano lunghi percorsi a piedi, osservati ad altezza d’occhio e con la fatica nelle gambe […] In questo angolo di Franca Contea la natura non si dona, ma va conquistata” (D De Font-Réaulx). La sua è una ricerca personale di verità e i luoghi che dipinge sono anche luoghi dell’anima. Preferisce il sottobosco, l’ingresso delle grotte, il corso dei torrenti. Le sue inquadrature sono strette su particolari (come non collegare tutto ciò a L’origine del mondo?). Quando gli si rimprovera la cupezza delle sue tele Corbet risponde che la natura è scura quando non viene rischiarata dal sole e lui fa come la luce: rischiara i punti salienti. Imitando la luce schiarisce il dipinto, dando forme e rilievi allo sfondo nero. Usa spatola, cenci e dita e il colore acquista una consistenza tattile.

Ama la sua terra e anche dopo il trasferimento a Parigi non perde l’abitudine di tornare ogni anno a Ornans per trascorrervi l’inverno o l’autunno.


Il ruscello (Il ruscello del Puits noir, valle della Loue), 1855

Vi ritorna nel 1864 e vi rimane anche per parte del 1865. La sua decisione di allontanarsi da Parigi è dovuta alle aspre critiche ricevute per alcuni quadri di genere apertamente provocatori. Cerca la solitudine degli spazi nascosti della sua terra e dipinge paesaggi caratteristici della Franca Contea, come grotte e sorgenti.

Realizza queste opere usando direttamente la spatola, non solo per mescolare i colori ma anche per stenderli sulla tela, usa anche stracci e le dita, riuscendo a rendere la gamma tonale delle rocce, la potenza e il mistero della natura. Le presenze umane, quando ci sono, sono subordinate alla maestosità della natura.

La sorgente del Lison, 1864
La sorgente della Loue, 1864

Dipinge massicci montuosi e paesaggi rocciosi della sua regione. Studia le rocce e la morfologia della Franca Contea e con l’arte di una natura selvaggia e primordiale Courbet dà un’immagine di sé e del suo stile fieramente indipendente come la regione in cui è nato, costruisce l’idea di una personalità in contrasto con l’idea cittadina e borghese, sovversiva e anticonvenzionale.


◊ ◊ ◊

Il paesaggio per Courbet diventa soggetto e non più semplice sfondo. Le figure aiutano a introdurre la scena o la ravvivano. Come nei due capolavori in mostra: Giovane bagnante, 1866 e La sorgente, 1868

La sorgente o Bagnante alla fonte, 1868

Sebbene dipinti una decina di anni dopo rappresentano un metamorfosi delle Bagnanti del 1853, opera trasgressiva e ironica, un’allegoria realistica che invece di ninfe e muse mostra una borghese al bagno, piuttosto in carne, con tutti i suoi rotolini in bella vista. Corbet pone il tema del ruolo mettendo in scena un vero corpo di donna, al posto delle divinità antiche, in contatto con gli elementi naturali in modo tale da rendere incerto il confine tra il corpo e il paesaggio: associa i misteri femminili e i misteri della natura. Avvia i dipinti dal vero e li ritocca in studio. Nella Sorgente, si vede anche l’impronta del corsetto sulla pelle della modella.

◊ ◊ ◊

Anche il mare fu per lui l’occasione di numerosi trionfi” J. Castagnary

Durante il soggiorno a Montpellier presso Alfred Bruyat nel 1854 Courbet dipinge dei “paesaggi di mare”, come chiama le sue marine.

La riva del mare a Palavas, c. 1854


Ma è una decina di anni dopo che realizza una serie di opere in cui il mare diventa protagonista. Durante i soggiorni sulla costa della Normandia, tra il 1865 e il 1869, dipinge, in modo rapido, numerose vedute che hanno successo di vendita per la loro immediatezza e scarsa complessità. Sono paesaggi puri, senza presenza umana. In queste opere anche il cielo acquista un posto: luminoso, assolato o grigio, tempestoso.

Paesaggi di mare illuminati da una luce limpida e trasparente come:

Bassa marea a Trouville, c. 1865


Tramonto: spiaggia Trouville, c.1866


A Ètretat sposta l’attenzione dal mare calmo al mare in burrasca, concentrandosi sulle onde.

L’onda, 1869 
L’onda, c. 1869

Questo dipinto di piccole dimensioni è un’istantanea evocativa dove vigorose pennellate e colpi di spatola rendono la densità materica dell’acqua. La vena decorativa e il valore ornamentale rimandano alle incisioni di Hokusai e delle xilografie giapponesi che avevano in quegli anni invaso Parigi.

◊ ◊ ◊

Arriviamo agli anni dell’esilio, gli ultimi della sua vita. Nel 1873 subisce una condanna perché ha speso il suo impegno politico nella Comune, il governo socialista e anarchico che nel 1871 governò Parigi per poco più di due mesi dopo la caduta di Napoleone III. Il suo discorso in favore dell’abbattimento della colonna Vendôme, simbolo del potere imperiale, è motivo di condanna al carcere e pignoramento dei beni. Nel 1873 sceglie la via dell’esilio in Svizzera sul lago Lemano. Continua a dipingere, anche perché deve pagare una somma ingente per la ricostruzione della colonna. Panorami alpini, il lago, i castelli sono i soggetti di queste ultime tele.

Panorama delle Alpi, c. 1876


Uno scenario roccioso, potente e inaccessibile, che prova la sua vitalità creativa con un effetto fantastico e simbolico insieme.

◊ ◊ ◊

L’esposizione chiude con scene di caccia. Courbet, figlio della Franca Contea, è un appassionato cacciatore. In Francia, tuttavia, i soggetti venatori non godono la fama che gli inglesi, invece, gli tributano e le sue scene di caccia non sono molto conosciute. Tra le tele che presentano l’uccisione di cervi e cervi morenti, preferisco la Volpe nella neve, dipinta nel 1860. Anche in questo dipinto usa la spatola ed è maestro nel dare una varietà di sfumature alla neve. Il pelo rosso dell’animale è invece dipinto a pennello e crea un contrasto sorprendente con il bianco della neve. 

Volpe nella neve, 1860

◊ ◊ ◊

Courbet è nato duecento anni fa e l’aspetto di novità rappresentato dalla sua arte appare sbiadito a noi, abituati a ben altri cambiamenti nel mondo dell’arte. Bisogna fare uno sforzo di pensiero per comprendere quanto il suo stile e la sua pittura abbiano rappresentato quella rottura con gli schemi accademici che hanno aperto le porte a quello che è arrivato in seguito.

Courbet e la natura
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
22/09/2018 - 6/01/2019

3 thoughts on “Courbet e la natura

  1. Gran bell’articolo, complimenti! Anche se ai nostri occhi ormai Courbet potrebbe sembrare un artista tradizionale e ancorato a un linguaggio figurativo convenziale, in realtà, per l’epoca, è stato un rivoluzionario puro! Senza di lui sarebbero stati impensabili l’impressionismo e Van Gogh, ha letteralmente inventato un nuovo modo di guardare alla realtà, avendo il coraggio di rinunciare a qualsiasi “lente” che potesse deformarla. Ha scelto solo la realtà, nuda e cruda. C’è un bellissimo libro di Mario De Micheli (Le avanguardie artistiche del Novecento) che spiega bene questo passaggio, tenendo in considerazione anche tutte le inevitabili implicazioni politiche nella Francia del movimento rivoluzionario e dei moti del ’30 e del 48… Casomai non lo conoscessi te lo straconsiglio!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...