Arte e Magia

Arte e Magia
Il fascino dell’esoterismo in Europa
Rovigo, Palazzo Roverella
29 settembre 2018 - 27 gennaio 2019

L’arco temporale nel quale ci si immerge attraversando le sale della mostra è quello tra la fine dell’Ottocento e i primi due decenni del Novecento. Si respirano atmosfere magiche pervase da silenzi meditativi, da interrogativi esistenziali, da ricerche trascendentali in cui si intrecciano le estetiche del Simbolismo, del Decadentismo e dell’Art Nouveau fino ad arrivare alle Avanguardie artistiche. 

Dipinti, disegni, litografie, sculture esposte mostrano l’avvenuto superamento in campo artistico dell’Impressionismo e del Realismo, considerati semplice riproduzione del mondo oggettivo da una generazione che si è sentita stretta nella visione puramente fisica e privata di trascendenza dell’epoca moderna. E che ha raccolto l’eredità del Romanticismo per la protesta contro l’ordine razionalistico della tecnica e dell’industria, contro il dominio del materialismo alla ricerca di sogni e vita interiore. Il Simbolismo (qui) è il movimento che, nella poesia e nelle arti plastiche, è riuscito a dare voce a un’altra cultura, più spirituale e meno materiale, che ha sostituito la ricerca dell’ideale alla visione puramente fisica dell’universo. È in questo contesto culturale e sociale che, intorno al 1890, si è rinnovato l’interesse per l’occulto e si sono intrecciati i percorsi: gli artisti del simbolismo e gli ocultisti si ponevano gli stessi interrogativi sul carattere inafferrabile della condizione umana, il mistero del divino, la consapevolezza dell’esistenza di una realtà invisibile e la ricerca per renderla visibile. Il simbolismo ha trovato, inoltre, nell’esoterismo il terreno poetico per raffigurare le fantasie in creature fantastiche. E così molti artisti e letterari hanno percorso le stesse strade dei teorici dello spiritismo, dei misteri della cabala e delle dottrine occulte. Soprattutto in Francia e in Belgio, a cavallo dei sue secoli, il simbolismo e la cultura esoterica si sono intrecciate con le arti visive e la letteratura. Odilon Redon ha scritto “Solo l’idea esiste; il mondo in cui viviamo è frutto della nostra creazione ordinaria; e talvolta noi viviamo di altre idee, di altri mondi”. È la ricerca di questi altri mondi che ha portato gli artisti verso le teorie esoteriche per riscoprire il potere trascendente dell’arte.

Quello delle discipline occulte e delle teorie esoteriche è un mondo complesso e ampio, difficile da indagare che abbraccia diverse filosofie e antiche religioni. Mircea Eliade ha precisato come nelle scienze antiche e del medioevo l’occulto fosse stato oggetto di studio della magia, dell’astrologia, dell’alchimia. Invece gli studiosi e gli artisti, nel passaggio tra otto e novecento, hanno cercato la sintesi con le scienze umane e, paradossalmente, hanno trovato proprio nel pensiero positivista, contestato per il tecnicismo e il materialismo, le rigorose procedure scientifiche per cercare di risolvere il problema della localizzazione delle energie psichiche; sono ricorsi alla scienza per provare come le apparizioni spiritiche, la telepatia, l’esistenza di mondi non visibili fossero fenomeni plausibili. Nei primi anni del Novecento, soprattutto, le suggestioni dell’occulto si sono colorate di toni scientifici e psicologici (qui) per le incredibili scoperte scientifiche che si erano succedute con rapidità: dalla fine dell’Ottocento le scoperte nel campo della fisica e della scienza – radiazioni e onde elettromagnetiche, raggi x, telefono senza fili – hanno cambiato radicalmente la percezione della realtà rendendo visibile l’invisibile, veloce la comunicazione e ridotte le distanze. Inoltre nuove dimensioni si erano aperte all’alba del Novecento con la teoria della relatività di Albert Einstein (1905), la teoria dell’inconscio di Sigmund Freud (L’interpretazione dei sogni è del 1900), e i fenomeni dell’ipnosi per lo studio dell’isteria: nuovi mondi da esplorare che hanno alimentato l’interesse per le scienze occulte e lo spiritismo. 

Nell’ambito dell’arte è prevalso lo spirituale, come mette in luce il percorso espositivo di cui scrivo. In questa mostra le opere – dipinti, disegni, sculture, litografie, stampe, libri – sono suddivise per aree tematiche: da allegorie della notte e delle sue creature a miti e leggende, da simboli e archetipi alle rappresentazioni astratte delle energie psichiche. Ci si perde in tutto questo spiritismo (come in tutti gli -ismi!) e nelle sue immagini che si possono comprendere solo se se le collochiamo nello spirito del tempo e nella ricerca del senso della vita degli uomini e degli artisti di allora.

Iconografia del mistero e della magia

Sembra quasi banale ma non si può prescindere nell’iconografia del mistero da quell’armamentario dell’immaginario popolare e religioso che è la stregoneria: il male, in una parola, che si nasconde nell’umanità. E acquista la forma di streghe, demoni, spiriti, esseri notturni che sono da sempre temi frequentati nell’arte. È il modo che l’uomo ha trovato per dare una conformazione alle paure archetipiche e a tutto quello che sfugge al controllo, che è inconoscibile e temuto in quanto possibile sovvertitore dell’ordine conquistato, della civiltà e della razionalità. Ha rappresentato la parte primitiva dell’umanità in figure spaventose e in animali non addomesticabili, collocandoli nell’oscurità della notte e nel folto delle foreste a rappresentare il regno del mistero.

… e tra i dipinti e i disegni di questa sezione potrei perdermi! Il carattere figurativo li rende evocativi nel trasmettere tutte le leggende e la mitologia che è stata costruita attorno alla figura femminile della strega, alla sua conoscenza dei segreti del male e della tentazione, al segno demoniaco che porta. Perché attorno al demonio girano figure di donna, come Eva e le streghe. Sulle streghe si è sviluppata un’intera cultura che ha trovato il suo compendio nel Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe), un trattato in latino pubblicato nel 1487 dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer. L’ho letto quasi quarant’anni fa per preparare la mia tesi di laurea e vi ho trovato un’immaginario pazzesco di abiezione e perversione sessuale! Inimmaginabile cosa può fare una cultura repressiva del sesso e improntata sulla misoginia! Credo che si possa rintracciare la trasposizione di quell’orrore grottesco nelle opere di Hieronymus Bosch, che quell’aria l’ha respirata. Non certo nella visione delle streghe degli artisti del XIX secolo che non immaginavano più la strega vecchia e avvizzita, come era nel medioevo, ma l’hanno trasformata in una donna seducente, ammaliatrice e seminuda. Come la femme fatale dei simbolisti e dei preraffaelliti.

Félicien Rops, L’enlèvement (Il rapimento) 1882

L’artista belga Félicien Rops è stato un narratore per immagini eccezionale e ha dedicato numerose opere al mondo soprannaturale e alle incarnazioni diaboliche. Come in questo acquerello che racconta il delirio della violenza, della lussuria e del male nel groviglio dei corpi in caduta o in volo: il demonio rapisce la donna e tenendo il manico della scopa la stupra e la possiede mentre la strega-donna nuda è persa in un’estasi che confonde il piacere con la morte.

Trasformò la creatura evanescente del mito in una comune donna moderna lasciva fino alla depravazione, priva d’intelletto e  discernimento, ma dotata di quella intelligenza terrestrisch (Goethe) che ne fa una scaltra strega, sovente seminuda” scrive Francesco Parisi, curatore della mostra. D’altra parte Rops non ha mai nascosto  le sue considerazioni sul carattere crudele della donna!


Luis Ricardo Faléro La Sorcière (La strega) 1882

Cerco di rendere la grazia femminile così come la vedo […] senza il pregiudizio del pudore” ha scritto l’artista spagnolo. E donne nude, in pose lascive, circondate dall’armamentario tipico dell’immaginario popolare, ne dipinse molte. Qui vediamo la bella strega con i capelli rossi, nuda a cavallo di una scopa, in una posa che appare equivoca, circondata da pipistrelli, con la luna coperta da una nube nera. Insomma tutti i dettagli dell’armamentario stregonesco. Il supporto è un tamburello basco, un accessorio che rientrava nel gusto dell’epoca. 


Eugéne Grasset, Trois femmes et trois loups (Tre donne e tre lupi) c.1892 

L’iconografia è occulta in questo acquerello in cui vediamo tre donne, tre streghe, che volano in un bosco illuminato di luce rossa. Sembrano rappresentare tre età della vita ma solamente una, la più giovane, ci mostra gli occhi spalancati dal terrore. Con loro tre lupi neri, animali associati alle streghe, ci fissano con occhi gialli, minacciosi. Il tutto esprime un profondo spavento, come un’incubo notturno. Ma non si capisce se le tre donne stiano scappando oppure se, pur spaventate, siano capaci di usare le forze oscure della natura, come le streghe sanno fare.


Auguste Rodin Le Succube (Il Succube) 1888

Una piccola statua in bronzo rappresenta una donna nuda inginocchiata, in una posa indecorosa che mostra la rotondità dei seni, alza la testa e apre la bocca in un urlo, con la chioma sciolta. È il leone che richiama e non la leonessa: una minaccia androgina che nel Simbolismo era nell’immaginario a rappresentare le ansie destabilizzanti di fine secolo.

Linguaggio esoterico e simboli – Silenzio, Enigma, Oriente, Aura, Archetipi

Nel mondo delle arti figurative tra fine Ottocento e primo Novecento sono stati usati dei simboli a rappresentare il linguaggio esoterico. Allusioni simboliche e immagini allegoriche si sono fatte strada nella pittura, nella scultura, nelle arti applicate e nell’architettura.

L’invito al silenzio è il primo filone di opere che apre la mostra. Il gesto del silenzio, la mano o le dita davanti alla bocca, è stato individuato come il gesto rituale delle sacerdotesse di Iside. Deriva dal dio Horus, Arpocrate in greco, custode della Sapienza che invita a mantenere il ‘segreto iniziatico’ delle istruzioni dei riti iniziali: questa è stata la versione preferita dalle dottrine esoteriche. In ambito simbolista è diventata allegoria della notte, della contemplazione, della fine della vita anche. Una variante sono le figure velate.

Jean Dampt, Alexandre Bigot, Le silence 1897


La scultura di Bigot, emblema del segreto iniziatico, fa parte delle decorazioni usate da Dampt per  il letto Les Heures. Un modo simbolista per descrivere il sonno come esperienza inquietante

Giorgio Kienerk, Il silenzio, pannello centrale del trittico “L’enigma umano”, 1900


Kienerk, pittore fiorentino, postmacchiaiolo, si è avvicinato al divisionismo, alla grafica jugendstil e al simbolismo ed è noto per aver impersonificato gli stati d’animo con figure femminili. Questo è uno dei dipinti più famosi del simbolismo italiano e ne comprende molti elementi: Eros e Thanatos insieme nella figura femminile dalle spalle nude, i colori freddi della veste, il cerchio che la isola e il teschio ai suoi piedi come memento mori.


Attilio Selva, Enigma, 1919

Artista triestino che dei nudi femminili e della ritrattistica ha fatto il suo campo di indagine. In questo stupendo bronzo sono l’intreccio e l’articolazione delle membra, il senso plastico delle forme e dei volumi, la perfezione formale della composizione a lasciare a bocca aperta! Enigma è un’opera che ha anche molti riferimenti figurativi e culturali nella sua intonazione ieratica.

È soprattuto nell’arte ceca che, alla fine del XIX secolo, l’attenzione si è orientata verso il misticismo e le dottrine spirituali. Gli artisti trovarono la fonte della loro estetica nel Decadentismo traendo i simboli da elementi ebraici e cristiani, dalla mitologia greca, dalle religioni orientali, così come dalle idee eretiche del medioevo. Tra i due secoli Praga fu uno dei centri europei dell’esoterismo e dell’occultismo: la magica Praga. Josef Váchal, artista poliedrico, spiritualista convinto e uomo colto ha rappresentato nelle sue opere il dualismo tra il bene e il male, tra Dio e il Diavolo: “Ogni uomo è figlio dei cieli, ma anche diavolo degli inferni”.

František Kupka, Idolo nero, 1903

Il tema dell’eterna ricerca e la meditazione sul senso della vita sono stati interpretati da František Kupka, pittore e seguace del movimento esoterico. Nell’Idolo nero rappresenta lo smarrimento esistenziale di fronte all’ignoto: la colossale figura demoniaca seduta su un trono ricorda le statue dei faraoni egizi. L’acqua circonda l’idolo e l’uomo è un puntino piccolo alla fine di un molo. La sensazione è di inquietudine.

La visione dell’oriente allargata geograficamente dall’Egitto all’India e rappresentata dal motto Ex Oriente Lux è stata introdotta dalla teosofia nella seconda metà dell’800, entrando a far parte dell’immaginazione di artisti e letterati. La mitologia indiana era diventata una moda culturale, così pure l’egittologia e la Sfinge una fonte di ispirazione in cui gli artisti proiettavano il sensualismo represso.

Un altro filone di opere mostra l’interesse degli artisti verso la rappresentazione delle energie psichiche a seguito delle scoperte scientifiche che, alla fine dell’800, hanno scardinato la visione dell’uomo della Belle Epoque. Per dimostrare fenomeni come le aure (aloni luminosi che cambiano colore in relazione allo spirito dell’uomo), la telepatia, le apparizioni spiritiche, la materializzazione di energie psichiche gli occultisti si sono appoggiati alla scienza. La teoria delle onde elettromagnetiche di Hertz, quella della divisione atomica, unitamente alla nascente psicoanalisi con l’attenzione al mondo dei sogni, hanno reso incerto il confine della materia e ispirato un nuovo senso del magico e del misterioso. Gli artisti si sono interrogati sul problema dei contorni delle forme e gli studi sui raggi e sulle emanazioni psichiche sono diventati un filone di indagine del futurismo. “Il pensiero e il sentimento umano sono vibrazioni” ha scritto il futurista Arnaldo Ginna e compito dell’artista era cogliere in forme queste vibrazioni, essenza dei sentimenti umani. Balla, artista maturo e dedito a pratiche spiritiche, ha rivolto la sua ricerca futurista astratta agli stati d’animo, alle aure e a forme-pensiero.


Giacomo Balla, Pessimismo e ottimismo n. 4, 1923

In questo bozzetto dell’opera Pessimismo e ottimismo Balla ha raffigurato forme-pensiero o espansionauree in forme astratte antitetiche: forme scure e appuntite contro forme chiare  più morbide e circolari. 

Superato il Simbolismo le nuove ricerche artistiche hanno portato alle forme primordiali. In artisti di diversa formazione e provenienza geografica si rintracciano temi iconografici che hanno radici in una comune cultura di impronta esoterica. Tra loro ci sono Vasilij Kandinskij e Paul Klee, l’artista ceco Kupka, Piet Mondrian con l’astrazione geometrica.


Vasilij Kandinskij, Rosso in una forma appuntita, 1925

Kandinskij è un artista che si è interessato ai fenomeni ultrasensibili appena scoperti dalla scienza (qui) e si è dedicato a una “ricerca plastica tesa alla conquista di forme archetipe dell’inconscio collettivo…”.  Ha realizzato questo acquerello durante il periodo dell’insegnamento al Bauhaus. Ha rappresentato la triade dei colori in chiave teosofica: il rosso la rabbia, il giallo la ragione, il blu il sentimento. Si può quindi leggere come uno psicogramma in cui una forte aggressività (il grande e puntuto triangolo rosso) prende di mira la ragione (il quadrato giallo) che sembra bloccata nelle piccole dimensioni, mentre il blu nel cerchio in alto e negli archi sembra rappresentare un sentimento di forte inquietudine, che rispecchia il periodo di crisi storica e sociale. 

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C’è anche un itinerario storico raccontato da tre momenti 

Spiritismo

Al 1848 risale la moda delle sedute spiritiche con gli esperimenti delle sorelle Fox, americane, nel tentativo di risolvere la questione della localizzazione delle energie psichiche. La scrittura e il disegno automatici, la trance medianica furono temi popolari tra gli artisti simbolisti. Il romanzo gotico, in letteratura, ha avuto maggior successo proprio in questo periodo. Fu applicata anche la fotografia al tentativo di penetrare il mondo degli spiriti.

Thayaht (Ernesto Michahelles), Tavolo tripode tondo per sedute spiritiche, c.1930

Artista poliedrico, l’italiano Thayaht ha realizzato varie opere di sapore déco. L’originalità del tavolo, di forma tradizionale, sta nel piano d’appoggio di legno intagliato con le sagome delle mani dell’artista e dei familiari uniti a formare la catena medianica per stabilire un contatto con i defunti. Il simbolo teosofico della svastica, al centro, è stato utilizzato, come avveniva prima del nazismo, nell’antico significato positivo di eterna evoluzione.

Sar Mérodack e il Saloon del Rose-Croix

A Parigi, nella fine dell’800, fiorirono attività legate all’esoterismo. Uno dei personaggi più famosi del periodo è stato Joséphin Péladan che si attribuì il titolo babilonese di Sar Mérodack, ritenendo di essere erede degli assiri (e come loro si vestiva e teneva barba e capelli). Diventato uno dei più influenti critici d’arte del movimento simbolista, ha fondato i Saloon de La Rose-Croix come luogo di esposizione di un’arte alternativa, idealista e con tendenze occultiste. I Saloon sono rimasti attivi dal 1892-1997 e vi hanno partecipato parecchi artisti. Tra gli italiani Gaetano Previati vi ha esposto la Maternità nella prima elaborazione del 1889-90, non ottenendo molto successo.

Caròlos Schwabe, Manifesto per il primo Saloon de la Rose+Croix, 1892

La grande litografia è espressione del movimento idealista. La forma rettangolare sottolinea il movimento ascensionale della composizione che contiene elementi esoterici facilmente leggibili. Nella parte inferiore una donna dissoluta è intrappolata nella materia e guarda alle due donne che salgono una scala e rappresentano la Purezza e la Fede portando una il giglio e l’altra il cuore. Nel salire le loro figure si smaterializzano verso una iniziazione celeste. A rendere il tutto più misterioso sono i calici sanguinanti, simboli della Rose+Croix, e le lettere in stile japoniste

Monte Verità

Sulla collina di Monescia, vicino ad Ascona sul Lago Maggiore, tra il 1901 e il 1920  è vissuta una comunità, la ‘Cooperativa individualistica vegetabiliana Monte Verità, all’insegna di un ritorno alla natura, della dieta vegetariana, del nudismo e della salutare vita all’aria aperta in una sorta di opposizione tra mondo ideale e mondo reale. Diventata ben presto laboratorio delle utopie di inizio Novecento attirò molti artisti da tutte le parti d’Europa, trasformando la cittadina in un luogo internazionale in cui tutto, l’arte compresa, era visto in funzione etica

Fidus (Hugo Höppener)La preghiera della luce, 1913

Maggior rappresentante dello Jugendstil, in questa litografia che è il suo capolavoro, Fidus propone i temi della Lebensreform (riforma della vita), un movimento vasto ed eterogeneo che aspirava a una riorganizzazione della vita contro l’industrializzazione capitalista: l’atto individuale della preghiera, nella natura e non in un tempio, l’uomo eroe nella luce e nell’infinito dello spazio nel rifiuto delle convenzioni della società.


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