Il signore dei draghi

«Che cos’è il Male? » chiese il suo giovane interlocutore [...]
«Il Male è una ragnatela tessuta da noi uomini » rispose Ged

Un libro non facile questo terzo della saga. E cupo. Per cui preferisco raccontarlo a due livelli: il primo è quello dell’avventura, un viaggio di preparazione in cui l’eroe giovane è aiutato dall’eroe vecchio e sapiente a maturare e imparare a diventare un adulto in grado di svolgere il ruolo che gli spetta nella vita; il secondo è più filosofico e psicologico e racconta la difficoltà ad accettare il limite della vita e il confine della morte, un confine che l’essere umano fatica a tracciare e non sempre è disposto ad tollerare. 

Mi sono chiesta, ripensando al testo, in che rapporto sono questi due aspetti tra loro, il viaggio del vecchio e del giovane e il tema della morte, e la risposta è arrivata nel momento in cui ho compreso che si tratta della curva della vita e della necessità di adattarsi alla legge naturale che tutto ha un inizio e una fine. Quindi le persone invecchiano e passano il testimone a chi ha ardore giovanile e fantasie rivolte all’avvenire. Non sempre però siamo capaci di farlo e qui potremmo dilungarci sui tanti e tanti esempi del nostro mondo reale ma preferisco stare sui simboli, immagini e parole di Ursula Le Guin perchè portano i pensieri al di là degli orizzonti conosciuti. Come ha scritto C.G.Jung, la psiche è immagine e la vita psichica è immaginare e la bellezza dei romanzi di Earthsea è proprio quella di nutrire, con la cratività dell’immaginazione, la nostra vita simbolica. Teniamo poi presente che il romanzo è uscito nel 1972, un’epoca in cui i giovani erano numerosi, gioiosi e arrabbiati, capaci di far sentire la propria voce, vincenti nel cambiamento della società e del modo di vivere.

Tiziano 
Allegoria della prudenza 
(Le tre età dell’uomo) 
(1565-1570)

La vicenda, quindi

Narra il viaggio di conoscenza e lotta di due eroi maschili per salvare il mondo da una minaccia. E fin qui Ursula Le Guin segue la traccia consueta delle avventure degli eroi buoni.

L’eroe vecchio e sapiente è Ged, un uomo di bassa statura e ormai non più giovane, un uomo dalla voce quieta, con occhi profondi come la sera. Sono passati diciassette o diciott’anni (venticinque in un altro libro, le date non sono sempre precise) dopo la fuga da Atuan (qui) ed è diventato lord Arcimago, il più grande mago di tutta Terramare.

Il giovane è un ragazzo di nome Arren, figlio del Principe di Enlad, il retaggio più antico in tutto il Terramare.

Arren è andato a cercare l’Arcimago perché, dopo un periodo di pace portato dall’unione delle due parti dell’anello della Runa del re, sulle terre dell’Arcipelago incombe una minaccia oscura: le sorgenti della magia si sono inaridite. La magia è scomparsa, gli incantesimi non hanno più potere e le parole della stregoneria sono state dimenticate. Le persone sembrano tutte malate… come un uomo a cui i medici dicono che la sua malattia lo porterà alla morte entro un anno, e lui si ripete che non è vero, che lui vivrà per sempre. Un qualche male sta lavorando nel mondo ed è come un’assenza, un indebolimento dello spirito; come fosse venuta a mancare la forza che sta nella conoscenza del nome delle cose. Le persone guardano solo a se stesse, al proprio interesse personale; masticano hazia, una droga che fa morire il pensiero, dimenticare le parole e fa andare alla deriva l’ordine del mondo.

I maghi ritengono che la causa di ciò che va male sia da trovare nel non governo, o nel mal governo che porta alla trascuratezza delle arti superiori. E, dicono, c’è bisogno di un re che salga al trono e sappia governare seguendo il principio della Pace.

Ogni riferimento alla realtà dei nostri giorni è lecito!

Il viaggio è, quindi, la preparazione di Arren a diventare uomo e re. L’incontro con l’Arcimago, l’adulto che lo accompagna, risveglia nel profondo onore, pericolo, saggezza e gli fa fare il primo passo fuori dall’infanzia di colpo, senza guardare né avanti né indietro, senza cautele, e senza riserve. I due affrontano i rischi del percorso, il vecchio mago armato con il suo bastone di tasso e il giovane con la spada. Certo, incorrono in molte avventure ma le più difficili sono quelle in cui la fiducia viene messa alla prova, in cui si scoprono le debolezze umane ed è da queste che il ragazzo matura una consapevolezza adulta. Come i figli sono colpiti e spesso delusi quando, crescendo, si confrontano con i limiti dei genitori così Arren si sente spiazzato di fronte ai dubbi del più anziano e pensa «Com’è possibile che un uomo del genere nutra dei dubbi su chi è e su cos’è?». Il ragazzo aveva fermamente creduto che dubbi simili fossero riservati ai giovani, a coloro che ancora non avevano fatto nulla nella vita. E reagisce con una certa desolazione nel trovare solo speranza dove ci si aspetterebbe certezza. Perché gli eroi di Ursula Le Guin non sono gli eroi decisi e forti nelle azioni, ma pieni di dubbi e interrogativi, spesso fragili nel confronto con le emozioni e le parti oscure di sé, molto umani insomma, e tutto il loro lavorio interiore aiuta anche il lettore a porsi delle domande. Questo è l’aspetto formativo del romanzo, senza incorrere nel rischio di diventare didattico: il dialogo continuo sugli aspetti meno facili del vivere.

Alcuni esempi che, al di là dell’apparente semplicità, contengono principi di psicologia del profondo.

Ogni scelta, ogni azione, ogni decisione ti lega alle sue conseguenze, e ti costringe ad agire di nuovo, ancora e ancora. Poi, molto di rado, riesci a trovare un buco, uno spazio, un tempo come questo, che si inserisce tra un’azione e l’altra, e tu finalmente puoi fermarti e limitarti ad essere. E puoi domandarti chi sei, dopotutto”.

Vedi, Arren, un’azione non è, come pensano invece i giovani, come una pietra che si raccoglie, si lancia, colpisce o manca il bersaglio e tutto finisce lì. Quando la pietra viene sollevata, la terra è un po’ più leggera, e le mani che tengono la pietra sono un po’ più pesanti. Quando la lanci, poi, i circuiti delle stelle reagiscono, e quando la pietra colpisce o cade, l’universo è cambiato. L’Equilibrio del tutto dipende da ogni singola azione, anche la più piccola. I venti e i mari, le forze dell’acqua, della terra e della luce… tutto ciò che questi elementi fanno, tutto ciò che gli animali e la natura fanno… tutto questo è ben fatto, è giusto. Tutte queste cose agiscono nell’ambito dell’Equilibrio. Dall’uragano all’urlo della grande balena fino al cadere di una foglia secca e al volo di un moscerino, ogni cosa avviene nell’ambito dell’equilibrio del mondo. Ma noi, per quanto abbiamo potere sul mondo e l’uno sull’altro, dobbiamo imparare a fare ciò che la foglia, la balena e il vento fanno per propria natura. Dobbiamo imparare a mantenere l’equilibrio. Poiché siamo dotati di intelligenza, non dobbiamo agire con ignoranza. Poiché abbiamo la possibilità di scegliere, non dobbiamo agire in modo irresponsabile”.

Perché è la disciplina il canale in cui le nostre azioni si sviluppano con forza e in profondità. Dove non c’è una direzione precisa, le azioni degli uomini diventano superficiali, si smarriscono e vanno perdute”.

Negare il passato significa negare il futuro. Un uomo non costruisce il proprio destino. Lo accetta o lo contrasta. Se le radici del sorbo sono poco profonde l’albero non riesce a sostenere la chioma“.

Non sono insegnamenti facili da comprendere per un ragazzo che ha l’ardore dell’azione e brama di giustizia; che deve imparare ancora che ogni scelta va ben ponderata perchè c’è sempre una ricaduta; che bene e male non sono facilmente distinguibili ma sono uniti come oscurità e luce perché deve esserci il buio per vedere le stelle. 

Arren passa quindi dal primo romantico ardore adorante verso quell’uomo che era il suo eroe ideale, prima di scoprirne le fragilità molto umane, a un affetto dolente, come se da esso fosse stato estratto un filo poi forgiato in un legame che non si poteva spezzare. Nell’affetto che Arren provava in quel momento c’era compassione, senza la quale l’amore non è temprato, non è completo e non può durare. Quello che succede, in sostanza, tra figli e padri durante la crescita quando i figli si accorgono che i padri non sono perfetti, duri e luminosi come il diamante. Questo viaggio e questi dialoghi tra Ged e Arren sono quindi una bella metafora del rapporto tra padri e figli, perchè per diventare adulti è da lì che si deve passare!

Alla ricerca della porta attraverso la morte

Arnold Böcklin, Isola dei morti, terza versione, 1833

Ma veniamo alla parte oscura del racconto, quella che indaga sulle azioni degli uomini che, nella loro danza sopra il terribile abisso, alterano l’equilibrio della natura pur di oltrepassare il limite della vita. Ursula Le Guin ci parla qui della vita e della morte come la stessa cosa, come le due facce della mano, il palmo e il dorso, che non possono essere separati, ma neppure mischiati: vivere significa imparare che la morte esiste e che si è destinati a morire. Ma come si fa a gioire di questa consapevolezza, ad accogliere la morte con gioia? si chiede Ursula nel romanzo; se si ama la vita come si fa a non odiarne la conclusione? E perché non desiderare l’immortalità? 

Ma si può trovare la Via dell’Immortalità?

Tu morirai. Tu non vivrai in eterno. E nessun altro uomo vivrà in eterno e nessuna cosa. Non esiste l’immortalità. Ma soltanto a noi è dato di sapere che dobbiamo morire. E questo è un grande dono: il dono dell’individualità. Perché possediamo soltanto ciò che sappiamo di dover perdere, ciò che desideriamo perdere… Quell’individualità che è il nostro tormento, e anche il nostro tesoro e la nostra umanità, non sopravvive. Cambia. Sparisce, come un’onda sul mare. Vorresti forse che il mare si fermasse e le maree cessassero, per salvare una sola onda, per salvare te stesso? Rinunceresti all’abilità delle tue mani e alle passioni del tuo cuore, rinunceresti all’alba e al tramonto, per acquistare la sicurezza per te stesso… una sicurezza eterna?

Nelle nostre menti, ragazzo. Nelle nostre menti. Il traditore è il nostro io, la nostra individualità, la stessa che grida: «Io voglio vivere. Che il mondo bruci, che vada in cenere, purché io possa vivere!» Il piccolo traditore si annida in noi, nel buio, come il vermetto nella mela. Parla a tutti noi. Ma soltanto pochi lo sentono e lo capiscono” […] coloro che cercano di essere se stessi. Poter essere se stessi è una cosa rara e grande. Essere se stessi per sempre: non è forse ancora meglio?”

Quando pretendiamo di avere potere sulla vita stessa, quando vogliamo inesauribili ricchezze, una salute inattaccabile, l’immortalità, be’, in questo caso il desiderio diventa brama. E se la conoscenza si allea con quella brama, allora si trasforma in male. Ecco che l’Equilibrio del mondo si capovolge e il disastro incombe sui piatti della Bilancia”.

«Il Male è una ragnatela tessuta da noi uomini » dice Ged e l’incontro con il male è un viaggio dentro le lande desolate dei propri sogni più disperati. Le terre Aride in cui si inoltra e le Montagne del Dolore che attraversa sono le immagini dello sconforto, dello sfinimento, della sofferenza. Vi regna chi vuole avere il potere sulla vita e sulla morte e sfida la natura, sovvertendone le leggi e l’equilibrio. Però c’è un prezzo da pagare e chi raggiunge questo potere diventa un involucro vuoto, privo di gioia di vivere, preda di disperazione e astio, di vanità e orgoglio, sentimenti che conducono verso strade oscure. Perché un corpo vive quando sente il dolore e invecchia e poi muore: la morte è il prezzo che paghiamo per la nostra vita e per tutta la vita

Io so che esiste un solo potere reale che valga la pena di possedere. E non è il potere di prendere, ma quello che ti rende capace di accettare”.

The Farthest Shore,1972 – La spiaggia più lontana o Il signore dei draghi 

K. Hokusai, Dragone rampante, 1846

Una nota sul titolo: la traduzione letterale dall’originale, La spiaggia più lontana, corrisponde al tema centrale del romanzo che racconta chi si spinge troppo in là, superando anche il limite naturale. Spingersi oltre la natura del proprio essere comporta grandi rischi e cambia le persone, anche quelle che lo fanno a fin di bene come Ged che, dopo questo viaggio, si troverà privato dei suoi poteri. L’altro titolo italiano Il signore dei draghi  sposta l’attenzione sull’uomo, Ged, e sui draghi. O sull’Io e l’Inconscio, se vogliamo tradurli in termini psicologici. I draghi sono creature che racchiudono tutta la gloria della mortalità e hanno la funzione di psicopompo, sono cioè figure che ‘trafficano’ al confine, che permettono il passaggio tra i vivi e i morti. Nel romanzo l’alleanza tra uomo e drago permette il superamento del male perchè, come ha scritto Jung, fa una gran differenza se la coscienza va di pari passo con l’anima oppure si abbarbica a pensieri che il cuore ignora.

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