Oceanix City e Balatran: il fantasy diventa realtà

Noi danziamo sul mare profondo

In epoca di disastri ecologici e di avvertimenti che, grazie alla voce della giovane Greta Thunberg, stanno attirando l’attenzione mondiale si discute di come potrebbe essere la vita in previsione dell’innalzamento delle acque per effetto del riscaldamento globale. Su questo argomento ho letto di una città pensata e progettata per far fronte alle inondazioni che nel 2050, secondo accreditate previsioni, sommergerebbero il 90% delle più importanti metropoli. Oceanix City si chiama la città galleggiante del futuro ed è stata ideata da UN Habitat in collaborazione con Oceanix City, MIT University e Explorers Club. Il progetto, sostenibile e autosufficiente, consiste in moduli abitativi fluttuanti sull’acqua.

Leggendo l’articolo che ne parla mi sono tornate in mente le vie di Balatran e ho pensato che la fantasia si incontra, a volte, con la realtà e cosa viene prima e cosa viene dopo non lo sapremo mai. Chissà se gli ingegneri e ideatori di Oceanix City hanno letto Ursula Le Guin?

Nel terzo libro, Il signore dei draghi, c’è un capitolo intitolato I figli dell’Oceano Aperto che apre una prospettiva che non sembra più fantasy ma che viene, nei nostri giorni, proposta come modello di vita in vista di scenari futuri. Come una fantasia, come un sogno, come un mito, come una speranza Ursula Le Guin ci fa incontrare questo popolo che vive oltre i confini dell’Arcipelago, oltre l’Orizzonte, oltre tutte le isole del mondo, perduto, nell’Oceano Aperto, e che sembra preludere al futuro che ci viene prospettato. Nella cupa ricerca in cui sono impegnati, Sparviere e il giovane Arren, incrociano questo strano mondo.

E vide, davanti alla barca e a nord di essa, alcune così vicine da sembrare unite, altre sparpagliate nel mare lì intorno… zattere, tante zattere. Basse, quasi a pelo d’acqua, ciascuna di esse faceva da base a una o due piccole costruzioni, capanne disadorne, disposte al centro della semplice imbarcazione. Molte erano dotate anche di un albero. Galleggiavano come foglie, alzandosi e abbassandosi secondo il ritmo delle onde che scivolavano sotto di esse.
Le corsie d’acqua scintillavano come argento fra una zattera e l’altra […]”

Le zattere sono circa una settantina, distribuite nell’acqua tutt’intorno, a formare un grande cerchio di almeno un miglio di diametro. È una città: sottili pennacchi di fumo si innalzano verso il cielo da case lontane, le voci stridule dei bambini si perdono nel vento. È una città, e sotto le zattere ci sono gli abissi del mare.

Sono grandi e solide, non affondano neppure di poco per il peso che si aggiunge. E sono dotate di alberi, su di essi si possono alzare delle vele che appaiono piccole, a confronto dell’ampiezza delle zattere. Le vele servono a spostarsi, avvicinarsi per permettere alle persone di passare da una all’altra zattera. Le zattere non sono tutte uguali, alcune più grandi e alte sull’acqua, altre più piccole. Sono costruite con tronchi lunghi e accanto alle capanne  e ai recinti si ergono bizzarre statue di legno scolpito: delfini, pesci, uomini e uccelli marini. Sulla zattera più grande c’è anche un tempio. 

Gli abitanti sono occupati in varie attività: chi tesse, chi intaglia, chi pesca, chi cucina, chi si occupa dei bambini.  Si nutrono di pesce e l’acqua è un bene prezioso. Scendono a terra una volta l’anno per tagliare la legna che serve e per sistemare le zattere.

In inverno si separano e ogni zattera va per conto suo. Affrontano lunghe piogge e potenti onde che gonfiano il mare e le zattere, separate una dall’altra, si alzano e ricadono trascinate dal moto ondoso, nel buio e nella nebbia, una settimana dopo l’altra, per mesi. In primavera le zattere si riuniscono a Balatran. “Allora la gente passa da una zattera all’altra, si celebrano matrimoni e si organizza la Lunga Danza. Queste sono le vie di Balatran. Da qui la grande corrente porta a sud. A incontrare le Immense, le balene grigie che tornano a nord”.

Un mito. Una fantasia che sembra destinata a  trasformarsi in un progetto di vita futura. Ma chissà se Oceanix City sarà come Balatran, una vita sull’acqua possibile per tutte le persone, senza che siano ricchezza e ceto sociale a filtrarne l’accesso!

 

4 thoughts on “Oceanix City e Balatran: il fantasy diventa realtà

    • Immagino che non rientri nel nostro consueto modo di vivere anche se, nella descrizione della Le Guin, risulta affascinante. Fa parte comunque di una sua concezione, se vogliamo comunista, di mettere insieme i bene comuni.
      Invece la nuova proposta di Oceanix City mi sembra da ricchi, una sorta di resort. Non so quanto estensibile.
      Infine io non so se le previsioni sono veritiere o teoriche ma dovesse essere… l’uomo è animale adattabile

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