Boldini e la moda

Le femmes-fleures di Giovanni Boldini sono “rivestite dagli artifici dei sarti e delle modiste… figurativamente legate a pose ambigue tra il salotto e il teatro, come dipinte sotto un vetro traslucente”:

così ha scritto lo studioso d’arte Bernard Berenson. Ci troviamo in quell’epoca, a cavallo tra otto e novecento, che ha visto Parigi trasformarsi nel centro del mondo artistico. E Boldini, arrivato in città sul finire del 1871, l’ha conquistata riscuotendo successo artistico, mondano e commerciale.

Già dal titolo, Boldini e la moda, sai cosa aspettarti quando vai a visitare la mostra in corso a Ferrara, al Palazzo dei Diamanti, aperta fino al 2 giugno; sai che lo sguardo sarà puntato su vestiti, cappelli, tessuti, sullo stile elegante di un’epoca e sulla capacità dell’artista di rappresentarlo nei suoi dipinti. E Boldini lo ha saputo fare in maniera egregia, è riuscito a rendere le persone che ha ritratto delle icone di stile, dei personaggi che restano inalterati nel tempo. Sono soprattutto donne che il suo pennello ha trasformato in ninfe eteree, senza materialità eppure con una tale sensualità da affascinare chi le guarda; immortalate sulla tela, a grandezza quasi naturale, prive di difetti, con silhouette fluide e guizzanti come quelle di sirene. Boldini ha mostrato, attraverso loro, le regole della buona società parigina nel presentarsi, nel vestirsi e nell’atteggiarsi. Certamente non lo ha creato lui questo stile ma ha riproposto un modello di donna con forme così attraenti da farlo diventare aspirazione per tutte quelle ricche e famose che desideravano farsi ritrarre da un genio del pennello come lui, perché funzionava meglio di qualsiasi cura di bellezza, meglio della chirurgia estetica addirittura (che c’era anche allora e a cui era ricorsa Gladys Deacon, una delle donne più dipinte del suo tempo), in quanto i suoi dipinti non invecchiano ma conservano nel tempo la bellezza che non sfiorisce. Eccola qui Gladys Deacon (americana, seconda moglie di Charles Richard John Spencer-Churchill, IX duca di Marlborough) nel famoso ritratto che le ha fatto Boldini, all’apice della sua carriera:

G.Boldini, Gladys Deacon, 1916 olio su tela

Un ritratto che si trova a metà percorso ma che anticipo perché mostra tutte le caratteristiche dello stile così apprezzato nel bel mondo: la figura femminile che riempie tutto lo spazio, sinuosa e in una posa mobile, quasi precaria, che sembra sul punto di alzarsi e accennare un passo di danza; le braccia sottili e le gambe ‘epilettiche’ (come le ha definite un amico di Boldini, Georges Gournat, popolare caricaturista soprannominato Sem); il generoso décolleté impreziosito dai fiori; le pennellate lunghe a creare un vortice di piume; infine lo sfondo appena accennato, privo di elementi che distolgano lo sguardo dalla donna in primo piano. Un maestro, Boldini! Con un rischio: la serialità e la ripetitività, come vedremo nelle opere che è stato possibile fotografare e che ripropongo qui.

Passo ora a descrivere la mostra di Ferrara partendo dalla prima sala che, come un’ouverture, mostra un ritratto e un abito a rappresentare il rapporto tra arte e moda. Il ritratto è di Madame Charles Max, bellezza parigina famosa per il canto con il quale intratteneva gli ospiti nel suo salotto, e l’abito che indossa si specchia in quello nella teca di fronte, una creazione di J. Galliano per C. Dior in occasione della collezione d’alta moda dell’inverno 2005. Galliano si è ispirato a Boldini e alla Belle Époque unendo fascino antico e bellezza moderna. 

G.Boldini, Madame Charles Max, 1896 & Jacqueline, l’abito di Galliano per Dior, 2005

Si ‘parla’ di moda, quindi, ma una moda intesa come una forma d’arte, così come la pensavano  Baudelaire e gli artisti e letterati in quel finire di secolo. Anche nelle riviste di moda era iniziata una collaborazione tra arte e moda e un esempio è ‘Les Modes’ che ha visto la luce nel 1901 e nel primo numero ha inaugurato la serie dedicata ai Pittori della donna. Tra questi Boldini, elogiato per la sua abilità nel catturare l’essenza della femminilità.

Ad essere sincera non trovo però così interessante scandagliare gli sviluppi della moda in quel fine secolo, anche se ho guardato con interesse tutti gli abiti, le guarnizioni e i particolari per cui, anche se sono uno dei fili conduttori della mostra, non intendo soffermarmi su vestiti&c e li riassumo in un’unica immagine dalla quale si può comunque vedere il passaggio da un’epoca all’altra nella semplificazione della linea.

Preferisco soffermarmi, piuttosto, sui dipinti, sulle donne rappresentate e i collegamenti con la vita dell’artista.

Come il dipinto che segue che mette in evidenza la bravura di Boldini nella resa dell’abito nero, protagonista della moda maschile e femminile di quegli anni. Non siamo ancora alle donne piumate e sfrangiate, quelle dello stile suo più noto, ma è comunque evidente il suo tocco personale.

G.Boldini, Cecilia de Madrazo Fortuny, 1882

Nelle sale che seguono troviamo i ritratti di giovani bellissime che, in un paragone seducente, richiamano Isabel Archer, la protagonista di Ritratto di signora di Henry James (1880-81). E alle parole dello scrittore ho associato alcuni dei dipinti esposti.

G.Boldini, Emiliane Concha de Ossa, 1901

Isabel si avviò verso l’altro capo della galleria di Gardencourt, e si fermò là, mostrando a Ralph Touchett le spalle incantevoli, l’agile e snella figura, la lunghezza del collo bianco mentre chinava la testa, e la densità delle trecce scure. Sostò davanti a un quadretto, per esaminarlo; e c’era qualcosa di così giovane e libero nei suoi movimenti, che la sua flessibilità sembrò schernire Ralph». 

G.Boldini, Gertrude Elizabeth Blood, Lady Colin Campbell, 1894
olio su tela

«Era vestita di velluto nero; appariva altera e splendida, e tuttavia come radiosamente soave! Aveva perduto qualcosa della sua pronta pazienza; aveva l’aria di saper attendere. Incorniciata dall’arco dorato della porta, fece al nostro giovane l’effetto di un ritratto di nobile dama

G.Boldini, La signora in rosa (Olivia Concha de Fontecilla) 1916
olio su tela

Qualsiasi cosa facesse era posa, posa così sottilmente studiata, che, se uno non fosse stato più in guardia, l’avrebbe senz’altro scambiata per spontaneità”.

Epoca in cui l’eleganza delle forme e dell’atteggiarsi era qualità desiderata da una parte all’altra dell’oceano, ricercata e resa opera d’arte da pittori, poeti e letterati tutti.

Le modelle Di Boldini erano donne dell’alta società, nobili o ricche, comunque famose. Ma anche attrici e cantanti come Cléo de Mérode e Lina Cavalieri.

G.Boldini, Donna con turchese (Cléo de Mérode), 1901

G.Boldini, Donna con cappello (Lina Cavalieri) 1902

Da qui, nel descrivere i dipinti, proseguo con parole tratte da un’altre fonte: Modigliani e gli altri. Pittori italiani a Parigi, ed. Stampa Alternativa 2007. L’autore è Giuseppe Ardolino che offre un’analisi di Boldini breve ma molto interessante e piacevole da leggere, sicuramente con maggiori informazioni sulla vita e sulla cifra stilistica del pittore che mi sono sembrate, invece, piuttosto carenti nella mostra di Ferrara.

Comincio con un ritratto maschile, perché anche in questi Boldini era maestro. Come in quello del raffinato poeta ed esteta Robert de Montesquieu. Rispetto ai ritratti femminili qui l‘analisi psicologica è più acuta nella resa fisionomica, nel viso sottile, nel baffo disegnato con decisione e nello sguardo altero. L’elegante figura longilinea è posta in diagonale, occupando tutta la tela dipinta con una ristretta gamma di colori, dal bianco al nero e al grigio. Il bastone, impugnato con leggerezza e arroganza insieme, fa da contrappeso alla posa dell’uomo e rappresenta il gusto della società del tempo in cui prevalevano una certa affettazione e dandysmo.

G.Boldini, Robert de Montesquiou, 1897

A questo personaggio si sono ispirati alcuni scrittori come Proust per il barone de Charlus, un vizioso aristocratico molto ricercato nei salotti, e Huysmans per il duca Des Esseintes, figura simbolo del decadentismo, in Au retour.

Ma sono i ritratti femminili a fare furore nel bel mondo, con le figure allungate e quasi smaterializzate, con le lunghe pennellate, come delle strisce che seguono la figura e le creano un vortice attorno.

G.Boldini, Fuoco d’artificio, 1892-95
olio su tela

Boldini sapeva dipingere per il gran mondo in maniera da rendersi indispensabile. Aveva appreso dal padre, pittore e falsario, una tecnica raffinata che aveva personalizzato con lunghe pennellate e sfondi sfumati. Nei ritratti femminili le figure non sono mai immobili ma come sospese in un equilibrio precario, vestite da sarti e in posa, risaltano in primo piano sulla tela con nessuno o pochi elementi nello sfondo. In mezzo a queste impressioni di effimero e lievità risaltano piccoli grumi di colore, quasi materici, nelle perle, negli argenti dei vestiti, nei mazzetti di fiori.

G.Boldini, Lina Bilitis con due pechinesi, 1913
olio su tela
G.Boldini, Giovane donna di profilo (Eleonora Duse), c.1889-95

Il dipinto che chiude la mostra è un ritratto della marchesa Casati in mezzo a un vortice di piume.

G.Boldini, La marchesa Luisa Casati con piume di pavone, 11911-13

Che dire sull’uomo che possa aiutare a comprendere, anche solo in piccolissima parte, la sua poetica artistica?

Bolidini non era dotato di una gran fisico, era un ometto piccolo e brutto ma molto ricercato per le sua abilità pittoriche. Dario Niccodemi, un autore teatrale di successo, così lo ha decritto: “Era tutt’altro che bello: un’enorme testa grigia, una gran fronte sporgente che pesava sul viso disadorno, indefinibile, ma con degli occhietti pallidi e acuti fino all’esasperazione”.

È il suo amico Sem, il caricaturista, a dare una spiegazione psicologica della sua pittura:

È certamente dalla sua disgrazia fisica che gli veniva il bisogno di disegnare  dipingere delle signore lunghe, stirate. Trovava senza dubbio in questi accenni di eleganza una rivincita sulla sua propria deformità”.

E Gertrude Stein ne ha indovinato la longevità artistica:

Quando i tempi avranno collocato i valori al posto giusto, Boldini sarà considerato il più grande pittore del secolo scorso. Tutta la nuova scuola è nata da lui, perché egli, per primo, ha semplificato la linea e i piani”.

Al di là delle opinioni su questo artista è innegabile la sua abilità con il pennello e anche se non è il più grande pittore del secolo scorso, come ha scritto Gertrude Stein, rimane un eccelso rappresentante di un’epoca e un magnifico ‘pittore delle donne’.

5 Comments

  1. A Pistoia, nel palazzo della Cassa di Risparmio, c’è una stanza quadrata sulle cui pareti e stato riportato un ciclo di affreschi riguardante scene di vita rurale che Boldini dipinse nella villa La Falconiera a Collegigliato dove era stato ospite e che fu ritrovato grazie alle ricerche fatte dalla moglie del pittore dopo la sua morte

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