I tempi nuovi

«Chi sono questi?», si chiede Ghezzi. Intende: dove stanno durante il giorno, che lavoro fanno, come si comportano, con chi parlano? Che affari hanno? sembra un pezzo d’Italia che in giro non si vede, che non sta sui giornali, o nelle cronache, o in televisione. Gente coi soldi in tasca, tanti, tanti da buttarli in quel modo… Ci sono sempre stati? O sono gli squali dei tempi nuovi?

È tranquillo, è rassicurante leggere l’ultimo libro di una serie all’italiana. Conosci già i protagonisti e sai anche dove e come si svolgeranno le storie, sai che saranno più di una e, in un modo che ti pare anche forzato, alla fine coincideranno e rientreranno in un unica trama. Del male. E di come sconfiggerlo. Con qualche pensiero filosofico sulla vita. 

Sembra banale e poco emozionante? Forse sì. Ma a me aiutano queste letture nei periodi in cui sono sovraccarica emotivamente e impegnata in altre questioni più gravi. Mi rilassano e mi annoiano insieme. Leggo nei ritagli di tempo, prima di dormire o in attesa di qualcosa che devo fare, una lettura un po’ a singhiozzo insomma. Ma solo fino a quando arrivo verso la fine della storia e tutto sta per svelarsi, l’azione si fa un pochino più concitata, i nodi vengono al pettine e, a quel punto, divento una lettrice più assidua. Nessun finale che ti faccia restare a bocca aperta dalle sorpresa, comunque, perché, in genere, si tratta di commedie noir e quindi hai già intuito chi sono i colpevoli e cosa potrebbe succedere. Ma quello che mi attrae, in ogni caso, è l’ambientazione nelle nostre città, così diverse una dall’altra: il bello di queste indagini all’italiana è che le città non sono solo uno sfondo o una scena in cui tutto avviene ma diventano parte essenziale della storia. Arrivi a scoprire un po’ di curiosità e assaporare un po’ di atmosfera di certi quartieri, certe vie e piazze. Ogni autore racconta qualcosa della sua città e ce ne offre uno spaccato, magari nuovo, che riusciamo a comprendere appieno perché conosciamo la lingua e facciamo parte della stessa storia generale. È questa appartenenza che mi piace e che mi fa sentire a casa, più che in qualsiasi altro giallo ambientato in Europa o in giro per il mondo.

Il nuovo romanzo di Robecchi, pubblicato da Sellerio nella prima parte dell’anno, risponde a queste caratteristiche. Alle quali va aggiunta la componente sociale, che non manca mai nei suoi libri. Non racconterò troppo della trama per non ‘spoilerare’, come si usa dire in linguaggio cinematografico, e mi soffermerò piuttosto su quello che ha liberato i miei pensieri: personaggi e qualche episodio.

La parte migliore? La numero Due, all’inizio, dove ritroviamo il sovrintendente di polizia Ghezzi Tarcisio alle prese con i pensieri sulla moglie Rosa e su quello che gli sta nascondendo. Una bella coppia, la loro. Niente di romantico o ‘lucidato’ come in questi nostri tempi. Una coppia di quelle che erano frequenti nel passato, nella piccola borghesia. Persone che si conoscono e si rispettano, persone oneste che vivono una vita ai margini, modesta e senza nessun splendore, accontentandosi. Lui poliziotto nella vita e nel cuore, lei occupata dalle cose tipiche delle casalinghe con le amicizie del vicinato ad alleggerire la solitudine. Ed è proprio una di queste che ci porta dentro una storia minore del libro, una storia parallela e che rappresenta, se vogliamo, il tema dell’attualità: il cyberbullismo o bullismo online con la diffusione dei filmini a diffamare ragazzine che si sono abbandonate a qualche attimo di… tenerezza? stupidaggine? Qualcosa che nel passato restava circoscritta a parole e a pettegolezzi; devastanti, certo, ma mai come le immagini che continuano a girare oggi in rete e si imprimono nella retina e nel ricordo di molte più persone.

La trama principale invece riguarda un caso di omicidio legato a una rete di raccolta e riciclaggio di denaro sporco, tanti milioni di euro – provenienti da bische, sale scommesse, magari spaccio, prostituzione, armi –  da ripulire e restituire come soldi regolari. Ci sono due amanti diabolici uniti da qualcosa che è più forte della vecchia idea che l’amore si accontenta di due cuori e una capanna e cioè la convinzione ‘che si può fare’ di cambiare totalmente la vita, basta calcolare bene e osare. Vi è una intersezione continua di piani, di trame, cambi di scene per rendere più avvincente la storia, per non far calare l’attenzione. Nei gialli moderni sembra andare per la maggiore questo impianto che a me comincia a sembrare ripetitivo.

L’indagine segue un doppio binario: uno ufficiale dei poliziotti Carrella, Ghezzi & co, e uno sotterraneo guidato da Oscar Falcone che ha messo su un’agenzia privata con l’aiuto dell’ex sbirra Cirielli. E con loro non può mancare Carlo Monterossi, quello con la battuta facile, che svolge la parte di osservatore delle vite altrui anche se, per la verità, è un osservatore poco distaccato e che si lascia facilmente coinvolgere. La vita privilegiata che conduce sembra irreale a noi comuni mortali e il suo lavoro di autore televisivo, che disprezza ma che continua a fare, continua a starmi sulle scatole! Ecco, lui sì, mi annoia proprio! Anche se dà il via a tutto, anche se tiene le fila e mette insieme i pezzi, anche se detta la colonna sonora con le canzoni di Bob Dylan. Vuole lasciare indizi con i brani che sceglie? o dare un senso superiore alle miserie umane? 

Il personaggio che qui mi piace, oltre all’onesto poliziotto Grezzi, è la tosta Agatina Cirielli, bassina dall’aria veloce, i capelli castani che le sfiorano le spalle, una bella ragazza, non di quelle che ti giri per la strada, forse troppo abituata a fare il maschiaccio. Avrebbe anche un’aria sbarazzina, se non la tradissero le piccole rughe agli angoli degli occhi e certe espressioni del viso che diventano dure quando pensa, e allora le labbra si stringono un po’ e sembra più adulta. Una sbirra nata, ma che abbandona la polizia e si licenzia perché, confida a Ghezzi: «Non è facile essere una donna, qui dentro. Sentire i commenti sui cazzi che non hai preso, che avresti dovuto prendere e che se avessi preso saresti meno nervosa, e cose così…». E si tratta non tanto di parole, continua, ma «sono gli atteggiamenti, i gesti… I cervelli, Ghezzi… sì, sono i cervelli».

Inoltre non le piace la nuova linea, il nuovo corso che si sta prendendo perché, prosegue: «mentre la città nuota su un mare di soldi, coca, puttane, usura, scommesse aumentano i fermi di ubriachi e altri disgraziati e chi fa il gradasso col nero che vende le finte Prada a venti euro, che prende a calci in culo il ragazzino zingaro, credi che farà il duro uguale davanti all’avvocato del boss incravattato nella sua Porche, uno che spende in un’ora quello che noi prendiamo in un mese?».

Naturalmente Milano. A primavera. Robecchi scrive di Milano e la città occupa una parte importante nelle sue storie. E pensi che ognuno ci vede quello che vuole a Milano, chi la cultura, chi il lavoro, chi il benessere, chi la misera. Gloria Grechi, un personaggio chiave che si intreccia con tutto quello che succede, vede i soldi e non le bastano ‘due cuori e una capanna’ quando si può avere ben altro. Sa bene che il sogno romantico è bello ma dura poco e, quindi, perché non osare qualcosa di più di un banale aumento di stipendio in una vita di umiliazioni? Soprattutto se arrivi a conoscere l’anima nascosta della città: 

«Conoscete questa città, vero? Beh, a me piace, mi piace quello che si vede, e ancora di più quello che non si vede. Milano galleggia su un mare sotterraneo di soldi, correnti, onde, flussi di soldi, milioni ogni giorno. Tutti i traffici sono qui, gli affari migliori, e chi non fa affari qui pensa che qui sia più facile farli, o pulire i guadagni… c’è tutto, c’è la prostituzione, poi c’è il gioco d’azzardo, le scommesse, la droga, ogni tipo di racket, la finanza, la politica, la corruzione… soldi, montagne di soldi».

Gloria Grechi è un personaggio che ti fa pensare a un misto di dive americane: lo sguardo tenero di Audrey Hepburn, il mistero di Greta Garbo, la seduzione di Elizabeth Taylor, la sensualità di Rita Hayworth. Troppo per una unica donna! Ingenua e cinica, romantica e pratica, non riesci a collocarla. Se non per quella convinzione che il legame con il marito sia indissolubile perché ogni volta che nomina il marito la sua voce ha una nota che accarezza, come una specie di rispetto estremo, di ammirazione. Sì, pensa Carlo, qui c’è un legame fortissimo. Un legame di gente che fa una battaglia insieme, che ha deciso di attraversare un campo minato, e lo fa tenendosi per mano, salti tu, salto anch’io, c’è qualcosa che va oltre la coppia, o l’affetto, o il legame. E la canzone di Bob Dylan che, per associazione, viene in mente a Monterossi è Brownsville girl
Strange how people who suffer together have stronger connections
Than people who are most content”.

Mi vien da dire che questo libro mi sembra un po’ americanata e un po’ periferia italiana, un po’ commedia amara e un po’ gag spiritosa. C’è anche una frase, a un certo punto, che sembra autoironica: “i danni dei film americani sull’immaginario dei delinquenti italiani sono incalcolabili”.

Infine cosa sono questi tempi nuovi sbandierati nel titolo?

Tutto mischiato, brave persone che diventano delinquenti, occasioni che diventano tentazioni irresistibili. Una volta quel crinale tra guardie e banditi, tra bene e male, era sottilissimo, una lama, e ora è come un sentiero di montagna, largo abbastanza da passarci agevolmente, e lo percorre anche gente normale, gente perbene, spinta fin lì dalle ingiustizie e dalla rabbia. Lo fanno tutti, girano un sacco di soldi, e sto fuori solo io? I tempi nuovi sono anche questo: si dicono in pubblico parole che una volta ci si vergognava a pensare in privato, il «perché no?» sostituisce il «perché no»”.

4 Comments

    1. Direi che è più di un prodotto ben confezionato e nel suo genere è un buon libro. Si legge bene e inoltre Robecchi è bravo a raccontare temi sociali.
      Forse sono stata troppo severa a evidenziare le criticità? Certo dalla ripetitività nei romanzi seriali non si sfugge, ma vale comunque la pena se si conoscono gli altri romanzi della serie.

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    1. Trovo anch’io che le battutine, messe in bocca soprattutto a Monterossi, stanchino e siano irritanti. Ma trovo che ci siano nei romanzi di Robecchi anche altri aspetti più interessanti, cioè quando descrive alcuni modi di vivere ed è capace di portare l’attenzione sugli aspetti sociali e a volte politici. Poi si tratta di romanzi che si leggono con leggerezza e nel loro genere accettabili.

      Piace a 1 persona

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