Dalla stessa parte mi troverai…

Ero una giovane diciottenne quando nel 1975 è passata la legge sulla maggiore età, quella che stabiliva il diritto di voto a 18 anni invece che 21. E il mio primo voto, alle politiche del 1976, lo ricordo bene perché mi sono sentita investita di una grande responsabilità e assillata da un serio dilemma: come e chi votare. Affidarmi alle indicazioni di famiglia o seguire diversi orientamenti che si erano concretizzati proprio in quella fase politica?

Da allora sono passata attraverso molti anni e numerose altre elezioni ma il dilemma si è sempre ripresentato. Ad ogni nuova tornata elettorale sono stata attraversata da dubbi, pensamenti e ripensamenti. Anche se di politica, da allora, ho imparato a masticarne, anche se mi sono spesa a favore di ideali o partiti o candidati/e, al momento del voto mi sono interrogata sempre.

Ci sono stati periodi in cui mi sono sentita combattuta addirittura tra andare o non andare a votare, come alcuni amici hanno scelto di fare da anni, talmente era reale l’impotenza di fronte al quadro politico che ti si presentava davanti e alla convinzione che il tuo voto singolo avrebbe contribuito a mantenere un sistema che contestavi, comportamenti e scelte che non condividevi, leader che non erano più rappresentativi di niente. Ma non ce l’ho mai fatta a rinunciare al voto! Voto di cuore, voto di testa, voto utile, voto che è, ho sempre sentito più forte il valore di recarmi all’urna rispetto alla disillusione che mi invadeva.

La mia unica certezza è sempre stata quella di essere collocata nell’area della sinistra perché mi appartengono i valori di uguaglianza, diritti, equità. E da lì non mi sono mossa. Anche se ciò non significa aver risolto i dubbi al momento del voto. Quelli ci sono sempre ma ora, a differenza di quando ero giovane, non mi spaventano più e li ritengo, anzi, utili per continuare a sondare, ragionare e capire.

E con il bisogno di capire guardo a questi tempi che stiamo vivendo e vedo una deriva sociale, politica, culturale e umana che definirei angosciante: leader politici nostrani che invocano i santi e la Madonna a sostegno di non si sa quale miracolo; che lasciano affogare persone in mare o torturare in lager libici; capi di stato che alzano muri e chissenefrega dei bambini che muoiono o che assistono alla morte dei loro genitori; vediamo porti chiusi per i profughi ma aperti per il commercio di armi che portano distruzione in quei luoghi da dove la gente scappa e che noi rimandiamo indietro.

Quindi ritengo un dovere mio e di tutte le persone con una coscienza impegnarsi per contrastare questo degrado umano, politico e sociale. Ogni persona scelga di farlo in qualche modo e il voto rimane uno degli strumenti che ci permette di dire la nostra e di dare sostegno al progetto in cui crediamo. Io guardo a un’Europa dove le disuguaglianze economiche e sociali siano meno profonde, i diritti di uomini e donne rispettati, l’infanzia tutelata, una politica di immigrazione che non vada a scapito della vita e della dignità degli esseri umani, scelte che salvaguardino l’ambiente. E tante altre ancora sono le cose da fare per rendere l’Europa migliore di quella che è.

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