Noa

Sconvolge la notizia di chi sceglie di morire a 17 anni. Come Noa. Eppure sappiamo che la disperazione e la stanchezza del vivere esistono. A ogni età. Anche nei bambini, a volte, pur con pensieri e consapevolezze diverse che negli adulti. Certo sconvolge di più sentire che chi desidera morire è ancora all’inizio della vita e con tante scelte da fare piuttosto di chi si trova alla fine della propria esistenza e soffre di una malattia terminale e incurabile. In qualsiasi caso il pensiero della morte ci trova impreparati. E ci scateniamo con fantasie e giudizi che esprimono il disappunto, l’orrore, la recriminazione, la rabbia, la paura e ogni altro sentimento che ci appartiene. Ogni morte ci tocca nel profondo perché sappiamo che fa parte della vita, anche della nostra. Soprattutto ci tocca il rifiuto della vita.

Poi, se la morte viene buttata sulle prime pagine dei quotidiani, nelle immagini dei telegiornali e sui social ci sentiamo tutti autorizzati a esprimere chi un giudizio, chi un’opinione, chi le proprie teorie professionali. A sostegno o contro. Di cosa poi? Ci dimentichiamo che ogni morte, come la vita, appartiene solo alla persona che la vive e dimentichiamo di rispettare quel silenzio e quel dolore che l’hanno accompagnata.

Ma la grande confusione che, in questo caso, ci ‘autorizza’, o ‘invita’ addirittura, a intervenire è la parola ‘eutanasia’. Perché nel passaggio alla morte, questa ragazza di 17 anni, è stata assistita da medici, in casa sua. Come prevede la legge in Olanda. E tutti a dire quanto e come sia lecito o meno accettare la pratica a quell’età così giovane, quali criteri siano stati rispettati o quali interventi siano stati messi in atto per prevenirla.

I media scavano nella vita di Noa e nelle violenze subite. Noa stessa ha scritto di questi traumi che le hanno tolto la volontà di vivere. Ma può bastare per desiderare la morte, si chiede qualcuno?

A questo punto interviene chi confronta la propria disperazione passata con quella di questa ragazza. Come fa, ad esempio, Michela Marzano in un articolo – anche bello – in cui mette a nudo se stessa e ricorda il proprio tentativo di suicidio sventato e la riacquistata gioia di vivere dopo vent’anni di psicoanalisi e psicoterapia. Sinceramente non so quanto serva in questo caso. Forse ad altri può far vedere un percorso da intraprendere.

Poi ci sono i professionisti del settore, colleghe e colleghi miei, che scrivono e dicono come gli agiti siano il sale dell’adolescenza e come noi dobbiamo garantire in tutti i modi la continuità della vita e non accettare il desiderio di morte.

Tutto vero e tutto giusto.

Ma… forse su questo caso ci siamo buttati a pesce senza prenderci il tempo di riflettere meglio con i dati a disposizione.

E quello che io ho capito è che questa ragazza aveva smesso di mangiare e di bere. Di sua volontà aveva iniziato ad abbandonare quel corpo che l’aveva fatta così tanto soffrire, a bloccarne le funzioni non alimentandolo. L’intervento della medicina è stato quello di aiutarla a non soffrire troppo in questo abbandono della vita che lei aveva già intrapreso. Non quello di farla morire. E penso che una legge che permette questo sia una legge umana.

12 Comments

  1. A quanto ho appreso, in Italia, il suicidio è la seconda causa di morte degli adolescenti. Non sempre è uguale il modo, ma la sostanza, agghiacciante, non cambia. Che cosa c’entri l’eutanasia lo sa solo chi vuole incrementare la paura in una realtà sociale e politica in cui la paura porta voti, purtroppo! Grazie Gina: ci voleva il tuo chiarimento.😊

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    1. Il suicidio a volte non è così esplicito e viene mascherato da gesti autodistruttivi. Incidenti stradali mortali, droghe, e altro fanno sì che aumentino i numeri. Comunque è un atto frequente e la volontà di questa ragazza di lasciarsi morire di fame, come succede nell’anoressia, fa parte di questi atti suicidari. A differenza di altri Noa lo ha reso pubblico, prima scrivendo un libro sulle violenze e sulla sua lotta di vita, e poi annunciandolo su Instagram. Si poteva evitare? Chi lo sa! In tante situazioni te lo chiedi. Diciamo che più spesso i suicidi sono silenziosi non annunciati. Diversamente da Noa. Ma meglio stare sui concetti generali se non si conosce bene il caso specifico. Si rischia di avere poco rispetto a forzare interpretazioni.
      Grazie 🤗

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  2. La notizia mi è arrivata attraverso una trasmissione radiofonica (Radio 3 RAI) questa mattina, probabilmente scaricabile in Podcast. Non ho il tempo per cercarti il link, ma sicuramente lo puoi fare tu. Il titolo della trasmissione è: Tutta la città ne parla. Era presente anche un giornalista olandese che ha dichiarato che la poveretta aveva chiesto l’eutanasia alle autorità competenti, ma che le era stata negata. Mi spiace, ma sono di fretta e più di questo non ti so dire! Ciao, Gina.

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  3. Perfetto, questo tuo intervento, Gina. Hai detto tutto il necessario, della furia di intervenire a commentare ( terapeuti e gente comune), del raccontare sè stessi ( Michela Marzano), del non tacere. . Nello sfondo del tuo ragionamento, si vede il vero vulnus di tutta questa tragica e dolorosa vicenda : la comunicazione. Il portare nel web tutto ciò che si crea: perfino Noa è voluta diventare un personaggio prima di andarsene. Un elemento che fa rabbrividire… Grazie di questa tua parresia.

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    1. Mi viene in mente il verso di una canzone degli anni settanta che diceva: “Tutto quanto è spettacolo…”. Allora era già in corso questo cannibalismo dei fatti privati e dei sentimenti. Oggi con i social siamo alla ‘plateizzazione’ di ogni cosa. E la morte è diventata uno degli spettacoli più gettonati.
      Grazie Renza

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  4. Difficile, davvero, non prender parte, ma occorre farlo. Salvare il rispetto per quella vita e per le vite coinvolte, per sofferenze indicibili..
    Abbiamo sempre, in questi casi, la convinzione che ci venga detto tutto ciò che serve ad autorizzare un giudizio. La strana convinzione che un giudizio sia quasi rchiesto. Non è così.
    Dimentichiamo che se, ora, nessuno può far più del male a Noa con le proprie parole, molto male aggiuntivo, terribile, può ancora venir fatto a chi la amava..

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    1. Hai ragione, è difficile evitare l’abitudine di schierarci. Soprattutto oggi con i social che ti
      ‘ingraticolano’ dentro la rete.
      E quando una vita o una morte vengono trasformati in caso mediatico… è come se scomparisse anche il sentimento di umanità. Anch’io mi faccio tante domande, ho mille curiosità e mille dubbi, la tentazione di interpretare… ma poi penso che no! non abbiamo il diritto di indagare tra le pieghe di una vita.
      Che storia triste e chissà i genitori che dolore!

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      1. Mi ritrovo così tanto in tutto quello che hai scritto, nel tuo pensiero in generale e nelle risposte ponderate che hai dato ai commenti, che non saprei cos’altro dire… Un abbraccio però sì, quello lo aggiungo con piacere.

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      2. Ma grazie, Alessandra 🤗
        Sai, quando ho letto il tuo commento sulle risposte ponderate mi sono fermata a pensare. Perché io, in realtà, sono una persona impulsiva e proprio per questo ho dovuto/voluto imparare a fare spazio/silenzio tra la prima reazione e l’azione successiva. Per riuscire a trovare le parole che meglio possano esprimere il pensiero.
        Un abbraccio anche da parte mia 🤗

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  5. Sono rimasta letteralmente schifata non solo dalla leggerezza con cui i media hanno diffuso informazioni sbagliate e non verificate, non solo dalle articolesse di intellettuali e opinionisti vari tutte basate su falsi presupposti,ma anche dai commenti della gente comune, che ormai la spara grossa su qualsiasi cosa, tipo: è stata lasciata morire da sola-nessuno glielo ha impedito-a nessuno è importato niente-nell’indifferenza generale… Ma dico, che ne sa la gente? Che diritto ha di parlare? Ho conosciuto abbastanza ragazzi suicidi per sapere che in questi casi bisogna solo condividere il dolore e per il resto tacere…

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    1. Scusa se ti rispondo in ritardo ma in questi giorni ho internet a singhiozzo. La penso come te in merito ai commenti sul caso in questione e su qualsiasi caso che abbia a che fare con ‘scelte’ di vita o di morte. Dare in pasto alla gente mala informazione per scatenarla nei peggiori ragionamenti… cosa si vuole ottenere?

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