Succede a Verona… NazItalia

E allora alziamo la voce

Quando è stata annunciata la presentazione del libro NazItalia per il 26 giugno in sala Lucchi il clima veronese si è surriscaldato perché il partito di estrema destra Forza Nuova ha annunciato l’adesione a qualsiasi forma di mobilitazione “atta a impedire anche fisicamente questa infame sfida alla nostra città”. Inoltre, Andrea Bacciga, consigliere comunale di Battiti, la lista civica del sindaco, ha avviato una petizione online per spingere il Comune a spostare altrove l’incontro “appositamente organizzato in zona stadio”, secondo lui, “per provocare” (fonte L’Arena). Tutto questo nel più assoluto silenzio da parte del sindaco di Verona Federico Sboarina che Federico Benini, capogruppo del Pd in consiglio comunale e promotore della serata, ha invitato a dimettersi.

Ieri sera la presentazione c’è stata e sono qui a scriverne perché penso sia utile portare fuori da quella sala ciò che è stato detto e conservarne memoria. È stato un successo per la numerosa presenza, più di 400 persone in una sala che ne contiene la metà, e per il sentito coinvolgimento dei presenti: l’autore è stato accolto con un applauso e con la canzone di Bella Ciao cantata come fosse un’unica voce. Segnali incoraggianti a fronte di una situazione che ha visto un’ingente dispiegamento di forze dell’ordine.  

I protagonisti della serata sono stati Paolo Berizzi, autore del libro; l’artista e writer Cibo; l’ex procuratore Guido Papalia; il direttore di Repubblica Carlo Verdelli; moderati da Lorenza Costantino, giornalista de L’Arena, quotidiano della città.

Ognuno di loro ha espresso pensieri che meritano attenzione e che vanno sviluppati in riflessioni ulteriori. Pensieri che riguardano il nostro tempo e l’urgenza che stiamo vivendo a livello sociale e politico.

Paolo Berizzi, 47 anni, è inviato de La Repubblica dove lavora dal 2000. Dal marzo 2017 è sotto scorta in seguito a minacce e atti intimidatori per il suo lavoro di inchiesta sull’estrema destra italiana. Ha scritto diversi libri e l’ultimo si intitola NazItalia – Viaggio in un Paese che si è riscoperto fascista, edito da Baldini+Castoldi nel 2018. 

Non ci volevano ma siamo qua” ha detto subito e poi ha aggiunto “Quelli che hanno perso 74 anni fa hanno perso anche questa sera. Volevano impedirci di fare questa manifestazione”. E il loro controllo del territorio non è andato a buon fine, quindi, ieri sera.

Ha ringraziato poi le diverse associazioni che hanno aderito alla serata: dall’Anpi, a Libera, all’Arci, a NUdM, Articolo 21; dalla Federazione della Stampa al Sindacato dei giornalisti Veneti; i sindacati; i partiti della sinistra: dal Pd a Leu, da SI a Palp; i centri sociali del Nord-Est. E un pensiero particolare lo ha rivolto a Nicola Tommasoli “un ragazzo ucciso di botte 12 anni fa, per la colpa di indossare una maglietta sbagliata e portare i capelli lunghi”. Una delle aggressioni più terribili di questi anni che ci porta direttamente al tema della serata e alla violenza politica delle nuove formazioni di estrema destra.

Berizzi riconduce la genesi del suo lavoro di inchiesta al 1986 in occasione della prima trasferta a Verona per la partita Verona-Atalanta, finita con un 0 a 3, un successo per un bergamasco come lui! ma che ha lasciato aperta una domanda quando ha visto gli ultrà scaligeri accogliere gli avversari con il saluto romano e con bandiere con la svastica, al grido “Duce, Duce” sotto lo sguardo indifferente dei celerini: “ La cifra di quella curva erano le croci romane, le svastiche, gli insulti ai diversi, alle minoranze. Ma che c’entra la svastica e il saluto romano con una partita di calcio?

A 14 anni non riuscivo a capire il nesso tra estremismo politico e calcio” ha scritto nel capitolo in cui parla di Verona. 

È stato, quello, il primo incontro con le rappresentazioni del neofascismo da stadio. Quella tifoseria aveva preso il nome di ‘Brigate gialloblu’ come richiamo alle famigerate Brigate nere della Repubblica di Salò.

Poi nel 1995 gli ultrà della curva esponevano il manichino di un giocatore di colore che la squadra aveva acquistato. Giocatore che non è più arrivato.

Se dall’86 ad oggi non è cambiato nulla nella curva che continua ad inneggiare al nazismo, ci sono stati però altri cambiamenti: “rispetto ad allora queste organizzazioni hanno copertura istituzionale, nel palazzo. E qualcuno sceglie tra loro i segretari e responsabili di gabinetto. Il sindaco Sboarina ha scelto Formosa come suo segretario particolare. Umberto Formosa soprannominato ‘il picchiatore’”, pluridaspato per reati da stadio, vicinissimo al gruppo di ispirazione neonazista Fortezza Europa. 

E in consiglio c’è Andrea Bacciga, quello che ha indetto la petizione online per spostare il luogo della serata, iniziativa rilanciata da Luca Castellini, coordinatore di Forza Nuova per il Nord Italia e storico capo ultrà della curva gialloblu. Bacciga, che ricordiamo è sotto processo per il saluto romano in aula consigliare, è anche vicepresidente della Commissione Cultura e quando si è insediato ha donato alla biblioteca civica dei libri ‘identitari’ che fanno riferimento all’estrema destra.

Qualcosa rende questa città un caso unico in Italia: una città medio-grande, meravigliosa e ricca di storia e arte ma oscurata da una curva nera, da Forza Nuova, da Fortezza Europa. La saldatura c’è stata quando quelli che nell’86 avevano i guanti neri e accoglievano con il saluto romano gli avversari di calcio oggi sono coperti dal palazzo. È una città in cui si è organizzato un convegno con i feti di plastica. 

Questo è quindi un libro che fa paura, che racconta uno scenario che a Verona conosciamo. E quei segnali di un tempo non andavano trascurati. Più che mai oggi è necessario non voltare la  faccia dall’altra parte e sostenere la proposta dell’Anpi di sciogliere questi gruppi, da Forza Nuova a Casa Pound e gli altri. Vanno sciolti perché sono contro la legge.

Pier Paolo Spinazzè, in arte CIBO, è veronese “della Bassa”, designer, grafico e writer. È per noi nota la sua attività di oscuramento delle svastiche e dei segni fascisti con i simboli di cibo.

Verona è un laboratorio della destra che potrebbe espandersi” dice “e quello che vedevo a Verona quindici anni fa ora lo vediamo in tutta Italia”. Per fermare questa deriva è necessario che ognuno usi le proprie armi “nel mio caso la bomboletta, nel caso di Paolo la penna”.

“Con le mie azioni voglio motivare tutti voi a scendere in strada”. Non bisogna sottovalutare quello che succede dicendo che è una ragazzata perché l’odio è contagioso. 

Cibo definisce il suo un antifascismo stragustoso e ricorda che l’antifascismo è apartitico e apolitico.

Sono riuscito a dare fastidio a tante persone” prosegue e infatti i suoi lavori di copertura delle svastiche vengono spesso deturpati. E lui torna e ricopre coinvolgendo altre persone, associazioni, scout, scuole, chiesa e istituzioni. 

Ha svolto finora “cinque/sei anni di onorato servizio a colorare svastiche” e non si spaventa di fronte alle offese e minacce che gli giungono da più parti perché “il loro odio è diventato l’ingrediente principale delle mie opere”.

Perché il cibo? gli chiede la moderatrice. “Cibo siamo tutti noi. Guardiamo i programmi di cucina, interrompiamo qualsiasi cosa perché è pronto in tavola. Cibo è sacro. È il buono che sconfigge il cattivo”.

Con piccole azioni Cibo è riuscito a coinvolgere tanti e a tenere alta l’attenzione sul degrado dei simboli nazisti e fascisti che invadono le nostre città

Guido Papalia, ex procuratore, è arrivato a Verona nel 1980 e vi è rimasto fino al 2008 quando si è spostato a Brescia. La sua attività ha riguardato le indagini sul sequestro del generale Dozier, sulle colonne venete delle BR e sul neofascismo veneto. 

Papalia riconosce che i tanti fatti che succedono non devono essere considerati irrilevanti e che il momento è grave. Si sente parlare di ‘revoca di cittadinanza’, ‘atto politico insindacabile’, ‘ceppo veneto’: queste cose devono preoccuparci perché sono azioni che hanno un loro risultato e abbiamo visto che il risultato è elettorale. 

A differenza dell’Italia in Germania si prende molto sul serio la questione e la Merkel è decisa quando afferma il dovere di combattere questi fatti: c’è reazione in Germania, perché in Italia non c’è?

Verona ha avuto tanti episodi di violenza in passato e di recente il comportamento di Bacciga in Comune è stato di una gravità eccezionale. Non era mai capitato che in un consiglio comunale un rappresentante del popolo rispondesse a un gruppo di persone che protestavano con il saluto romano. Un rappresentante della maggioranza che risponde a chi si oppone a un provvedimento contro l’aborto con il gesto romano risponde con il dettame del fascista.

Sono state una precisa condanna le parole di Papalia tanto che a questo punto è intervenuto lo stesso Bacciga, presente in sala, e il clima già caldo si è fatto rovente. Bacciga non è riuscito a dire molto perché è stato zittito decisamente dal pubblico.

Papalia ha ripreso la parola per dire che bisogna reagire a queste cose: perché oggi abbiamo  la Costituzione, un’arma formidabile che deve essere ben utilizzata e abbiamo una magistratura che può utilizzarla.

Carlo Verdelli, direttore di Repubblica da febbraio di quest’anno, è intervenuto a sostegno del suo collaboratore Berizzi. È venuto perché la presentazione del libro è stata sconsigliata e in un paese civile non si può sconsigliare una presentazione.

Verdelli sostiene Berizzi e anche altri collaboratori di Repubblica sotto scorta, perché sono persone che rischiano la vita e il loro privato in un paese che si è riscoperto fascista; un paese che con il fascismo non ci ha mai fatto i conti, tanto che un fenomeno marginale come quello delle curve è diventato sempre più un fenomeno istituzionale, è entrato nelle istituzioni.

Ma abbiamo tre strumenti per combattere tutto questo: la Costituzione nella dodicesima disposizione, la legge Scelba del 1952 e la legge Mancino del 1993.

C’è una frase con la quale chiudo la descrizione di questa magnifica serata ed è un pensiero del direttore Verdelli che Berizzi ha ricordato all’inizio per ringrazialo della presenza al suo fianco: “Il silenzio è il miglior complice di queste organizzazioni. E allora alziamo la voce”.

Una serata come questa mostra che ci sono persone che si battono, che non tacciono, che non sono osservatori indifferenti. Mostra anche che c’è un’altra Verona, capace di alzare la voce e di dire no al degrado umano e politico e all’ondata di odio che si sta diffondendo.

https://estremeconseguenze.it/2019/06/28/laltra-verona/amp/

In aggiunta posto alcune foto di opere di Cibo.

13 Comments

    1. Proprio così Alessandra, minimizzare certe azioni e dire che sono solo ragazzate porta lontano. Lo vediamo con le aggressioni che non sono solo più casi isolati, come i ragazzi picchiati a Roma perché indossavano la maglietta del cinema America

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  1. La sensazione di pericolo, di un regime che cerca di instaurarsi abituandoci alla violenza verbale, dei gesti, di alcuni rappresentanti delle istituzioni. Non possiamo abbassare la guardia ed è necessario parlare, esprimere la propria opinione. Come giustamente è stato detto non possiamo stare zitti, facciamo sentire la nostra voce.

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  2. “Il silenzio è il miglior complice di queste organizzazioni”.
    E’ terribilmente vero. E ciò che fa paura, della situazione di Verona (punta di un iceberg, forse, ma assommabile a tanta parte delle, soprattutto piccole, cittadine del Veneto), è proprio il silenzio. Dove le voci non si alzano.
    E’ davvero tanto difficile vivere da veneti ma proprio perché è tanto terribilmente facile. Difficile dire se davvero la maggioranza, o comunque una gran parte della popolazione veneta si rispecchi nella situazione, la approvi. Quello che è certo è il silenzio degli altri; è, temo, il fatto che, qui, si vive dopotutto agiatamente e, a quanto pare, ciò è più che sufficiente per chiudere gli occhi e dar via l’anima, pure a gratis. Senza caricarsi della fatica di saperlo; senza crederci.

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    1. Credo proprio che tu abbia toccato un punto importante: quel benessere che abbiamo acquistato ci ha resi egoisti e se non si urla l’odio, contro chi temi ti possa rubare quel po’ di agiatezza, si sta in silenzio.

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  3. Come dicevi tu stessa prima, è difficile vivere a verona se non sei leghista. Aggiungo “e pensa se gai anca l’accento terun” ! 🙂
    Il discorso è infinito e non voglio banalizzarlo. Mi limito a dire che, secondo me, c’è qualcosa di peggio rispetto sia a chi si mostra orgoglioso di avere idee estremiste: chi accetta/approva queste idee, ma non proferisce parola. Il “colpevole silenzio” a cui fai riferimento tu anche nelle risposte al post.
    E’ un po’ come quando si parla di terrorismo islamico puntando il dito ANCHE verso i musulmani che FORSE (io più che altro spero !) sono contrari alla “cultura della morte”. Prima di venire a vivere a Verona, 20 anni fa, mi avvertirono (ed erano altri tempi… altro che Salvini !): “non dovrai preoccuparti del razzismo alla luce del sole che, sebbene faccia male, è comunque ben definito. Il tuo problema sarà piuttosto l’atteggiamento delle persone “normali”, il LORO razzismo tenuto sotto i tappeti, mostrato fra una battuta e l’altra, il loro atteggiamento che sembra solare ma che, dopo un’attenta riflessione, trasuda ODIO da tutti i pori del proprio corpo”… Avevano ragione.

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    1. Hai ragione: i bystander, gli spettatori, quelli che se ne stanno in disparte e non prendono posizione e non vogliono sapere sono la maggioranza silenziosa che asseconda quel che di male succede.
      Conosco bene anche il razzismo strisciante dei veneti, ma non solo dei veneti.
      Una cosa non riesco a capire: come fanno i giovani del sud a votare Lega? Basta veramente così poco, cambiare gli slogan e i vestiti per far diventare i leghisti convincenti?

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      1. Come fanno ? Sono disperati. Quando sei disperato ti aggrappi anche a colui che ti definisce terrone da una vita. E allora meglio il pane di un razzista che la fame …

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      2. Ti racconto questo episodio. A Verona ho conosciuto una famiglia di una cittadina della Sicilia perchè il figlio si trovava in ospedale per essere operato. Il padre mi ha raccontato di essere impegnato in politica e di far parte di una cosa che si chiama la Lega del sud, collegata alla Lega del nord. Quest’uomo è un insegnante, non è disperato, e parlava spesso con il figlio, un ragazzo di 28 anni insegnante precario al nord, di politica per cui ho avuto modo di ascoltare e scambiare pareri. Quando gli dicevo di non fidarsi della Lega che li ha sempre trattati a pesci in faccia il padre mi diceva che lo sapeva, ci era passato quando era giovane e aveva avuto una supplenza in un comune lombardo: neppure la casa volevano affittargli! Eppure… la salva e condivide certe idee. E non è preso per fame

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