Gli anni tra cane e lupo

Io so. Io so i nomi dei responsabili…

Gli anni tra il cane e il lupo si trova nella mia libreria dal 2013 e ricordo che ne ero stata attratta per due motivi: la passione e la curiosità per quelli che ancora chiamo ‘gli anni miei’ e l’incantamento per un precedente romanzo dell’autrice (Le strade di polvere del 1987). Da allora l’ho ripreso in mano più volte perché è un testo di facile e interessante consultazione. Rosetta Loy mette in fila un anno dopo l’altro, dal 1969 al 1994, per raccontare venticinque anni di una Italia ferita a morte, segnata da una scia di sangue, da attentati e oltraggi alla democrazia, ingiustizie ma anche eroismi. Un vero e proprio lavoro di documentazione esposto in chiave cronologica che riesce a porre ben in evidenza, nel resoconto degli attentati terroristici e delle stragi mafiose, il legame tra Stato, Mafia e Servizi Segreti; racconta i processi lunghi nel tempo e spesso senza soluzione; ricorda i nomi delle vittime e degli assassini. Un pezzo di storia del nostro paese che ha gettato le basi per i vent’anni successivi, e oltre.

Gli anni fra cane e lupo riprende il titolo di un libro del 1980 di Vittorio Sermonti, Il tempo fra cane e lupo: si riferisce a quel momento in cui è già finita la notte ma non c’è ancora la luce dell’alba, un tempo in cui non si capisce a che punto ci troviamo. Così Rosetta Loy scrive di anni in cui non ci si è resi conto di quello che stava avvenendo, in cui c’era la percezione della fine di un periodo e l’inizio di un altro, e solo con l’arrivo di Berlusconi si è compreso dove tutto aveva portato: a partire dal 62 con la morte di Mattei in un incidente aereo, che si è rivelato poi altro e che ha trascinato con sé una serie di fatti, al 92 con la vittoria di Berlusconi come conseguenza della vittoria della Mafia con tutte le sue ramificazioni.

Ma oltre al significato di un tempo difficile da capire c’è un altro simbolo nel titolo che associa il cane a Giulio Andreotti e il lupo a Silvio Berlusconi, due personaggi che hanno caratterizzato la politica in Italia per venticinque anni: il primo segna la partenza e l’altro il punto di arrivo.

È un libro di memoria storica che va a fondo delle notizie scoprendo misteri, guerre sotterranee e feroci, ci ricorda date che continuiamo a commemorare ogni anno e ogni anno ripetiamo che questi fatti non sono stati onorati dalla giustizia perché mancano ancora della verità.

Vediamo, nomi e dati alla mano, come l’epurazione del secondo dopoguerra non abbia riguardato molti di quelli che ne sono stati coinvolti e, di conseguenza, un apparato di potere è rimasto al suo posto; polizia, burocrazie ministeriali non sono state toccate, hanno saputo adattarsi per dare inizio a una nuova lotta di potere con le lobby come la P2, che nel 1969 ha tentato un colpo di stato; poi sono arrivate le stragi di Milano, di Brescia in cui la connivenza dei servizi segreti (che cambiavano nome e forma: il Sifar, Servizio informazioni forze armate, è diventato Sid nel 1965 e nel 1977 verrà soppresso e le funzioni trasferite al Sismi, Servizio per le informazioni e la sicurezza militare, e al Sisde, Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica) con il potere agiva contro la democrazia.

Ogni capitolo è un anno di cronaca politica alla quale sono inframmezzati alcuni ricordi personali dell’autrice. Rosetta Loy non è una storica e in questo libro sembra aver messo da parte la libertà dell’immaginazione per attenersi ai fatti, nello sforzo di costruire una memoria storica condivisa sulla quale ancora non si è fatta chiarezza. La scrittrice rispunta però nelle digressioni personali messe in evidenza dal corsivo e porta le persone che, come me, hanno vissuto quegli anni a chiedersi: io dov’ero, cosa stavo facendo? quanto mi sono resa conto di quello che stava succedendo?


Per chi vuole riavvolgere il nastro degli anni…

… non ho saputo resistere alla tentazione di ‘conservare’ i principali avvenimenti e abbozzare un elenco di fatti sulla falsariga del libro, senza poter riportare tutti i nomi ai quali Rosetta Loy rende onore con la ricostruzione della memoria. Ho aggiunto delle immagini tratte dai giornali del tempo per accompagnare alcune delle vicende ricordate ma la figura-simbolo che le rappresenta maggiormente è quella degli orologi perché, oltre alla data, troviamo segnata l’ora in cui sono avvenute stragi, attentati, assassini. Gli orologi sembrano diventati testimonianza di tragedie, come l’orologio di Bologna che torna ogni anno visibile, fermo al tempo dello scoppio e della morte.

1969

12 dicembre, ore 16,37 a Piazza Fontana a Milano, la madre delle stragi, con 17 morti e 88 feriti, dà avvio al clima di terrore (i veri colpevoli saranno individuati due anni dopo in tre esponenti di Ordine nuovo: Franco Freda, Giovanni Ventura e Pino Rauti, oltre ai “cosiddetti servizi deviati”).

Stesso giorno:
alle 16,56 scoppia una bomba a Roma nel passaggio sotterraneo della Banca nazionale del lavoro in via Veneto (13 feriti);
alle 17,20 un’altra bomba scoppia all’ingresso del Museo del Risorgimento in piazza Venezia (4 feriti);
dieci minuti dopo la terza bomba esplode davanti all’Altare della Patria.

Il giorno dopo a Milano viene ritrovata un’altra bomba, per fortuna inesplosa, nella Banca commerciale in Piazza della Scala.

Da qui partono vicende che trascinano negli anni altre morti, altre uccisioni.

Il primo a morirne è Giuseppe Pinelli, anarchico incolpato della strage di piazza Fontana, ‘caduto’ dalla finestra della Questura durante un interrogatorio il 15 dicembre (poi, come sappiamo, nel 1972 verrà ucciso il commissario Luigi Calabresi accusato, soprattuto da Lotta Continua, di essere responsabile della morte di Pinelli perché la finestra da dove è caduto è quella del suo ufficio).

Segue l’accusa e la detenzione di un altro anarchico, Pietro Valpreda che farà tre anni di prigione prima di essere riconosciuto innocente e oggetto di false accuse e depistaggi dello Stato.

Un altro avvenimento di peso nel 1969 è la sparizione del giornalista Mauro De Mauro che ci riporta indietro al 1962: stava indagando sulla morte del presidente dell’Eni Enrico Mattei che si trovava su un aereo esploso in volo e precipitato come una palla di fuoco. Enrico Mattei che “nel 1953, sfidando il monopolio americano sulla gestione del petrolio, aveva creato l’Eni (Ente nazionale idrocarburi). Una morte sulla quale le indagini sono state aperte solo nel 1977 e riconosciuta non più come accidentale ma dolosa: un cacciavite era stato inserito in una zona dei freni che si attiva all’atterraggio. Certo è che la morte di Mattei ha lasciato campo libero al monopolio delle ‘sette sorelle’ (cinque americane e due europee). Molti anni dopo la Mafia è stata ritenuta responsabile di queste morti.

1970

Junio Valerio Borghese mette in atto “il tentativo di sovvertire lo Stato e azzerare il parlamento – un parlamento regolare eletto il 19 maggio 1968 – e naturalmente annullare la Costituzione italiana”. I rapporti tra l’ex comandante della X Mas (unità speciale delle Regia Marina italiana) e alcune persone ai vertici delle forze armate danno vita all’operazione “Tora, Tora” nella notte tra il 7 e l’8 dicembre a Roma, in parte a Milano e altre città. A un certo punto arriva “l’ordine di sospendere ogni attacco: il golpe è annullato, e i golpisti già all’interno della Rai sono adesso costretti a una precipitosa retromarcia”. Si dice che “Andreotti non del tutto inconsapevole delle intenzioni dell’ex comandante della X Mas e del coinvolgimento del Sid” non abbia voluto assumersi la responsabilità di un nuovo governo. Oppure è scattato in tempo l’allarme all’interno della Rai. Chissà! Dopo anni di processi la sentenza d’appello del 1984 ha assolto tutti gli imputati dall’accusa di cospirazione politica. Confermata, due anni dopo, dalla Cassazione.

1971

A Palermo c’è il primo omicidio di mafia con obiettivo un magistrato: Pietro Scaglione. Con lui, uomo incorruttibile, muore l’agente Antonio Lo Russoma invece di interrogarsi su questo nuovo salto di qualità della mafia, a livello ufficiale si cerca subito di screditare la vittima”.

I magistrati uccisi dalla mafia, fino al 1994 con l’uccisione di Falcone e Borsellino, sono stati 26 più uno scomparso nel nulla.

1972

Giulio Andreotti diventa Presidente del Consiglioe nel ventennio che seguirà (1972-1992) l’uomo politico più longevo d’Italia sarà Presidente del Consiglio sette volte”.

A marzo viene trovato morto ai piedi di un traliccio a Segrate Giangiacomo Feltrinelli che aveva fondato i Gap, Gruppi d’azione partigiana, prendendo parte attiva alla lotta armata probabilmente dopo la notizia della strage di Piazza Fontana e nel timore di un colpo di stato neofascista, “uno dei primi a usare l’espressione ‘strategia della tensione “.

A maggio viene ucciso il commissario Luigi Calabresi, come esecuzione politica per la morte di Giuseppe Pinelli.

1973

L’anno dopo, alla commemorazione della sua morte, viene lanciata alle ore 11 una bomba all’ingresso della Questura di via Fatebenefratelli, assiepata di persone: 4 morti e 45 feriti. Anche qui segue un balletto di accuse con l’arresto di un anarchico e con la condanna del gesto da parte degli anarchici. Ventisei anni dopo viene invece confermata la tesi del coinvolgimento dei rami deviati dei servizi segreti e dei gruppuscoli dell’estrema destra.

1974

28 maggio ore 10,12: strage in Piazza della Loggia a Brescia in cui muoiono 8 persone e 100 sono i feriti. È “un serpentone dalle interminabili contorsioni” la vicenda delle indagini e dei processi che coinvolgono la destra eversiva, i servizi segreti e apparati dello Stato nel depistaggio delle indagini. La fine? è qualcosa che fa ribollire il sangue nelle vene. “La mano che il 28 maggio 1974 ha messo la bomba nel cestino sotto al loggiato, e quella che l’ha innescato a distanza alle 10,12, si dissolveranno così nella galassia dei misteri italiani. E i parenti delle otto vittime e i sopravvissuti degli oltre cento feriti saranno condannati a pagare le spese processuali, cresciute vigorosamente nel corso degli anni. Per fortuna il presidente del Consiglio Mario Monti interverrà con la decisione di ‘accollare ogni onere allo Stato’ “.

A Padova le Brigate Rosse rivendicano il primo omicidio: nella sede di via Zabarella sparano a due militanti dell’Msi.

4 agosto: strage dell’Italicus all’1,23 di notte. Muoiono 12 persone e i feriti sono 48. La bomba è rivendicata da Ordine nuovo. L’attentato ancora oggi è senza colpevoli ma nel fascicolo della sentenza di assoluzione dei presunti attentatori si legge “gli imputati membri di Ordine nuovo avrebbero eseguito la strage in quanto ispirati, armati e finanziati dalla massoneria… soprattutto con riferimento alla ben nota loggia massonica P2…”.

1975

Muore Pier Paolo Pasolini. L’anno prima aveva pubblicato sul Corriere della Sera un articolo: Cos’è questo golpe? Io so.

Il movente della morte viene attribuito alla sua omosessualità e alle frequentazioni conseguenti ‘dimenticando’ parecchi indizi che portavano invece la firma di un agguato, come sembra dimostrare il riesame dei reperti.

1976

Arresto del generale Gianadelio Maletti (generale ed ex capo del reparto di controspionaggio del SID) per aver cercato di far evadere Giovanni Ventura. Ha dichiarato in un’intervista nel 2000 il coinvolgimento della Cia nelle stragi compiute dalla destra eversiva.

Un gruppo della destra eversiva, Movimento politico ordine nuovo, uccide il sostituto procuratore Vittorio Occorsio a Roma. Occorsio si occupava del terrorismo neofascista ed era il primo magistrato a indagare sulla loggia massonica P2 e sui rapporti con il Sifar.

1977

È l’annus orribili della Repubblica italiana per l’intensificarsi di sequestri di persona a scopo di lucro […] per le gambizzazioni e le esecuzioni a opera delle Brigate comuniste combattenti di prima linea (diventate nel linguaggio corrente le Br) e per gli omicidi dell’estrema destra dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari), che ha generato dal suo ventre Ordine nero e Ordine nuovo”.

È l’anno degli omicidi di stampo mafioso della Banda della Magliana.

Ed è anche l’anno in cui Silvio Berlusconi, costruttore di Milano 2, è nominato Cavaliere del lavoro.

1978

Ore 9,15 del 16 marzo a Roma viene rapito Aldo Moro. Proprio quando “è sul punto di portare a compimento il ‘compromesso storico’ “ con il Partito Comunista “non più all’opposizione ma disponibile, sia pure con dei margini, a collaborare con la maggioranza” (il Pci di Enrico Berlinguer alle elezioni del 1976 aveva preso il 34,37% dei voti). Il 9 maggio, dopo 55 giorni di sequestro, il corpo di Aldo Moro viene ritrovato avvolto in un telo rosso nel portabagagli in una Renault 4 rossa. Un delitto sul quale non si è ancora finito di discutere e di cui non si sono ancora individuate tutte le connessioni. I ritrovamenti del suo memoriale si susseguono negli anni.

Lo stesso giorno del 9 maggio viene ucciso a Cinisi Peppino Impastato e subito i carabinieri diranno che è morto il terrorista rosso. Solo dal 1983 comincia a essere riconosciuta la matrice mafiosa del delitto.

Da quest’anno in Italia Sandro Pertini è Presidente della Repubblica.

A Roma Berlusconi inaugura la Fininvest.

1979

Omicidio di mafia a Palermo: Mario Francese, uno dei più esperti cronisti di mafia, stava indagando sulla diga Garcia.

A Milano la morte del sostituto procuratore Emilio Alessandrini è rivendicata da Prima Linea.

A Roma l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli appare cosa oscura: nelle accuse sono coinvolti anche Andreotti e Claudio Vitalone, un magistrato a lui legato, oltre a nomi di mafiosi e neofascisti.

A Milano muore l’avvocato Giorgio Ambrosoli per mano, si scoprirà, di un sicario assoldato da Michele Sindona. Ambrosoli era stato nominato commissario liquidatore delle attività finanziarie del banchiere siciliano dopo il crack della sua banca privata.

A Palermo avviene l’omicidio del capo della Squadra mobile Boris Giuliano, impegnato nella lotta contro il traffico di droga (che viene smistata in Sicilia dove arriva dall’America) e nell’inchiesta su Sindona e sull’aereo di Mattei oltre che sulla morte del giornalista De Mauro.

Sempre a Palermo vengono assassinati il giudice Cesare Terranova, impegnato nella lotta contro la mafia, e il maresciallo Lenin Mancuso.

1980

Omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella: colpevoli i vertici di Cosa nostra.

A Genova viene fatta irruzione dei Ros nel covo delle Brigate Rosse con l’uccisione dei brigatisti che stavano dormendo: “L’irruzione nel covo dei dirigenti brigatisti è la prima operazione di guerra dello Stato italiano, un atto feroce ma anche un segnale molto importante non solo per le Br ma anche per la destra estrema che va dai Nar a Ordine nero. Peccato che lo stesso impegno e rigore non sarà possibile applicarlo, né ora né mai, nella lotta alle cosche: mafia, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita”.

A Monreale viene ucciso il capitano dei carabinieri Emanuele Basile e 3 anni dopo anche il suo sostituto Mario D’Aleo. Tra il 1963 e il 1993 sono stati cinquantotto gli uomini addetti alla sicurezza dello Stato uccisi dalle mafie.

Il 2 agosto alle ore 10,25 esplode una bomba alla stazione centrale di Bologna: 85 morti e 207 feriti. È l’attentato con il maggior numero di vittime.

Dopo cinque gradi di giudizio (e quasi quindici anni dall’attentato) Francesca Mambro e Giusva Fioravanti dei Nar nel 1995 saranno condannati all’ergastolo […] Tutti continuano a proclamarsi innocenti e molti dubbi restano ancora oggi sulla ricostruzione da parte di polizia e magistrati della più sanguinosa delle stragi italiane”.

In questo stesso agosto viene ucciso a Palermo il procuratore capo Gaetano Costaun uomo di cui si poteva comperare solo la morte”.

1981

Vengono ritrovati gli elenchi degli affiliati alla P2 “che ha nel suo Dna il sovvertimento dell’assetto istituzionale e che verrà definita dal presidente della Repubblica Sandro Pertini un’associazione a delinquere’”(http://www.strano.net/stragi/stragi/p2/elep2.htm). “Fra i 962 nomi, oltre a quelli di magistrati, uomini di spettacolo e imprenditori (tra cui Silvio Berlusconi), ci sono quelli di tre ministri in carica e di quarantaquattro parlamentari. Di dodici generali dei carabinieri, ventidue generali dell’esercito, quattro generali dell’aeronautica, cinque generali della guardia di finanza, cinque ammiragli. E inoltre il generale Giuseppe Sanscrito, direttore del Sismi, il generale Giulio Grassini del Sisde e l’ammiraglio Antonio Gerace, capo del Sios (Servizio informazioni operative e sicurezza) della marina militare”. Oltre ai responsabili dei posti di blocco di Roma durante il sequestro di Aldo Moro; il direttore dei Cesis (Comitato esecutivo per i servizi d’informazione e sicurezza) e il capo dell’ufficio affari riservati del ministero dell’Interno dal 1971 al 1974. L’elenco è diventato di dominio pubblico e “la Dc, che fino a quel momento era rimasta incollata al potere come un’ostrica allo scoglio, è costretta a mollare la presa”. Arnaldo Forlani si dimette e subentra il repubblicano Giovanni Spadolini.

1982

A Palermo viene ucciso Pio La Torre, segretario regionale del Pci, impegnato contro la costruzione della base missilistica Nato a Comiso, in provincia di Ragusa. Nel 1972, quando era deputato nelle liste del Pci, aveva presentato per la prima volta un progetto di legge che prevedeva la confisca dei beni mafiosi. La proposta non era stata accolta e lui l’aveva ripresentata nel 1980. Diventa legge 646/82 dopo la sua morte, grazie alla mobilitazione organizzata da Libera che raccoglie oltre un milione di firme e che introduce nel Codice penale il reato di associazione di stampo mafioso (art. 416 bis).  

A Londra il ‘suicidio’ di Roberto Calvi il ‘banchiere di Dio’: è un omicidio ‘a opera di ignoti’ anche se i segni lasciati dalla mafia sono vistosi.

A Palermo viene ucciso il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa con la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. Dalla Chiesa era stato nominato da poco prefetto di Palermo, condannato dalla mafia che voleva sgominare.

1983 

Omicidi di mafia: sono tanti, troppi. Ci sono nomi che non conosciamo, che abbiamo dimenticato, appartenevano ai veri eroi di questa stagione di sangue. Magistrati, poliziotti, carabinieri che conducevano indagini con scrupolo e onesta, che non si lasciavano corrompere e sono stati eliminati. La lunga mano mafiosa si è andata estendendo da Trapani a Torino.

1984

Con l’omicidio del giornalista, scrittore, drammaturgo Giuseppe Fava la mafia continua a sbarazzarsi di chi la disturba. Fava ha sempre denunciato il potere mafioso e nell’ultima intervista a Biagi su Rai1, pochi giorni prima di morire ha detto: « Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione». Il problema non sono i piccoli delinquenti né le estorsioni, ma la mafia che è un fenomeno più importante e tragico, aveva concluso.

Il 1984 è anche l’anno che ha visto la morte di Enrico Berlinguer, “uomo incorruttibile e schivo”.

È l’anno dell’acquisto di Rete 4 da parte della Fininvest di Silvio Berlusconi, un investimento con costi altissimi i cui finanziatori sono rimasti sconosciuti. La denuncia della televisione di Stato porta all’oscuramento della nuova rete Fininvest in quanto, secondo la legge in vigore, le emittenti di Berlusconi sono troppe. Seguono scioperi e proteste dei dipendenti ma, ben più grave, il ritorno veloce a Roma di Bettino Craxi, diventato Presidente del Consiglio l’anno prima, per “varare un decreto urgente che modifica la legge in vigore”: così da allora Berlusconi è libero di trasmettere tutti i suoi programmi.

La strage del rapido 904, con la morte di 17 persone e il ferimento di 267, porta ai legami di diversi ambienti: mafia, camorra e terrorismo eversivo neofascista che incrocia la banda della Magliana.

1985

Ancora attentati e morti a Palermo e Agrigento.

A Napoli la Camorra uccide il giornalista Giancarlo Siani, da sempre impegnato a scoperchiare i rapporti tra politica e criminalità organizzata.

1986

A Palermo inizia il 10 febbraio il MaxiprocessoGrazie alla legge di Pio La Torre sul reato di mafia, quattro anni dopo il suo assassinio viene istruito il primo processo per ‘associazione mafiosa’. Un processo che vede 474 imputati, di cui 119 latitanti”. Il processo durerà 22 mesi.

Nel carcere di massima sicurezza di Voghera dove stava scontando l’ergastolo muore avvelenato Michele Sindona: una delle ipotesi è che i mandanti siano politici italiani, ricordando che Sindona aveva trasferito due miliardi nelle casse della Dc e parecchi milioni nelle tasche di una ventina di politici italiani.

1987

Assolti gli imputati della strage di Piazza Fontana.

Si dimette Craxi e nei mesi seguenti si assiste a crisi parlamentari e altalena di governi.

1988

A capo del Csm viene eletto Antonino Meli e questo significa lo smantellamento del pool antimafia. Antonino Meli in un’intervista ha sconfermato l’operato di Falcone e Borsellino

I numeri non dicono granché e seppelliscono i nomi, le individualità di ogni vittima di mafia. Nel libro però troviamo le storie personali, le caratteristiche rilevanti di questi magistrati, procuratori, poliziotti. Come il magistrato Alberto Giacomelli, uomo mite e sconosciuto, o il più noto Mauro Rostagno la cui morte ha collegamenti che vanno da Cosa nostra al traffico d’armi in Somalia.

1989

Il giudice Corrado Carnevale, presidente della prima sezione penale della corte di cassazione annulla le precedenti sentenze del Maxiprocesso! Ma per fortuna il ministro della Giustizia Claudio Martelli e il presidente del Consiglio Giulio Andreotti si rifiutano di avvallare la sentenza di Corrado Carnevale. 

Il 9 novembre cade il muro che divide Berlino e segna la fine del blocco sovietico. Ciò significa che l’Italia non è più un luogo strategico per l’Alleanza atlantica e quell’America che nel 1943 aveva aiutato la mafia a radicarsi la lascia unica padrona del territorio in Sicilia.

1990

Magazzini, filiali, depositi di proprietà Berlusconi vengono colpiti da incendi in Sicilia e, anche a Milano, il deposito centrale della Standa. “Marcello Dell’Utri, che dal 1974 lavora per Berlusconi, inizia a compiere continui viaggi nella sua terra di origine per cercare di calmare le acque. Il suo datore di lavoro, che deve la sua fulgente ascesa in buona parte ad appoggi e finanziamenti siculi, non sta rispettando ‘gli impegni’ […] Nonostante i danni subiti siano ingentissimi, la Fininvest non si costituisce parte civile e si dichiarerà soddisfatta dei dodici miliardi ottenuti dall’assicurazione (negando di essere stata oggetto di tentativi di estorsione) E mentre nella Germania riunificata i tedeschi iniziano la loro prodigiosa crescita economica, noi italiani iniziamo la nostra inesorabile discesa nella gola delle cosche, pronte a ramificarsi come metastasi dal Sud al Nord del paese”.

La legge Mammì dà via libera alle reti Mediaset: “da questo momento, se pure un privato cittadino può, in teoria, possedere soltanto il 25 per cento del totale delle reti, basta che un suo familiare sia titolare di una seconda e ancora di una terza o quarta rete televisiva perché di fatto quel 25 per cento venga largamente superato”.

Il presidente della repubblica Francesco Cossiga in un commento subito dopo l’omicidio del giudice Rosario Livatino ad Agrigento lo definisce, con tono di disprezzo e critica, ‘giudice ragazzino’.

1991

Anno di sentenze per la vicenda del lodo Mondadori, in quella che è stata chiamata la “guerra di Segrate” tra la Imi di Berlusconi e la Cir di De Benedetti. Questione che viene chiusa, forse, nel 2011 con il risarcimento di 560 milioni di euro a De Benedetti e la condanna degli ex magistrati Renato Squillante e Vittorio Metta a versare all’erario 750.000 euro ciascuno “per il danno provocato all’immagine dello stato”.

Il sistema di corruzione della mafia si estende anche al nord e in un silenzio di assuefazione o indifferenza si assiste a un’estate di sangue. In Calabria avviene il primo omicidio di un magistrato e il giudice Antonino Scopelliti è ucciso dalla ‘Ndrangheta su suggerimento di Cosa nostra.

A Palermo viene ucciso l’imprenditore Libero Grassi che pubblicamente di era opposto alla mafia e si era rifiutato di pagare il pizzo.

1992

Ha inizio in Lombardia l’operazione congiunta magistratura-polizia chiamata Mani pulite o Tangentopoli. La battaglia contro la corruzione è condotta dal procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli, dal suo vice Gerardo D’Ambrosio insieme a un pool di sei magistrati (Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Ilda Boccassini e Tiziana Parenti che poi seguirà Berlusconi nel prossimo corso politico): “una bufera di avvisi di garanzia sta per abbattersi sul mondo politico”. Tangenti, appalti i cui beneficiari sono tutti i partiti, compresi quelli della sinistra, primo il Psi, seguito dalla Dc, sono scoperchiati con l’arresto di Mario Chiesa, esponente del Psi pescato con le mani nella sacco per la mazzetta del Pio Albergo Trivulzioe in questo freddo inverno del ‘92 provoca uno straripamento che investe l’intera impalcatura del sistema […] Sarà un momento indimenticabile che accenderà infinite speranze, destinate purtroppo a spegnersi di lì a poco”.

Lo stesso anno che vede alle elezioni politiche il trionfo della Lega nord con Umberto Bossi, mentre tutti i partiti storici perdono voti.

E un mese dopo avviene la strage di Capaci: alle 17,59 del 23 maggio nell’esplosione di cinque chili di tritolo muore Giovanni Falcone in quella che segna “la sconfitta dello stato e una discesa inarrestabile nell’illegalità”. Con lui sono morte altre quattro persone: la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

Due mesi dopo in via Mariano D’Amelio viene ucciso anche Paolo Borsellino nell’esplosione di un auto parcheggiata. “Con molta probabilità il telecomando che ha innescato l’esplosivo è stato azionato più in alto, sul monte Pellegrino dove si innalza il Castello Urveggio” nel quale il Sisde aveva installato una super centrale di ascolto.

In una intervista, alcuni giorni prima della morte di Falcone, Borsellino aveva parlato di Vittorio Mangano, assunto come stalliere nella villa di Arcore su richiesta di Marcello Dell’Utri da Silvio Berlusconi. Mangano era stato condannato nel Maxiprocesso per traffico di droga che trattava nelle telefonate intercorse tra Milano e Palermo. Con i fratelli Dell’Utri, Marcello e Alberto, di Publitalia “erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia”.

Noi conosceremo la verità solo dopo il collasso del governo Berlusconi, nell’estate del 2012”.

Lo specchio nel quale si riflettono gli omicidi Falcone e Borsellino è oggi forse irrimediabilmente appannato dal troppo tempo trascorso mentre, come in una savana, scimmie saltano all’improvviso da un albero a un altro e una serie di nomi eccellenti si fanno strada nella giungla delle trattative fra lo Stato e la criminalità organizzata. Un do ut des in cui appaiono coinvolti, oltre agli uomini di pubblica sicurezza, anche il ministro dell’Interno nominato subito dopo la strage di Capaci, Nicola Mancino, e il deputato siciliano di corrente andreottiana, Calogero Mannino, all’epoca ministro dell’Agricoltura.

L’unica cosa certa è che nove mesi dopo l’uccisione del giudice Borsellino (i mesi necessari a una gravidanza), nell’aprile del 1993, nasce ad Arcore Forza Italia, il nuovo progetto politico destinato a un immediato successo e al cui vertice c’è il blaue Reiter dal «sorriso infinito»”.

1993

Il sistema perde pezzi e trascina con sé molte persone. Tra cui il direttore generale del ministero delle Partecipazioni statali Sergio Castellari trovato morto nella campagna romana – suicidio o omicidio? – dopo che aveva ricevuto l’accusa di “sottrazione di cose pubbliche”. Per dodici anni aveva controllato il passaggio di mano dallo Stato ai privati di una quantità impressionante di miliardi (solo per la fase finale della “vicenda Enimont”(*), madre di tutte le tangenti, sono 4200), fino a che l’ingranaggio si è rotto con la vicenda del Pio Albergo Trivulzio. 

(*) Enimont: l’accordo tra Eni e Montedison per creare un colosso della chimica è la madre di tutte le tangenti, con un esborso dello stato di una cifra esorbitante: 4200 miliardi

Due mesi dopo un referendum popolare abolisce il Ministero delle Partecipazioni statali.

Arresto di Totò Riina (la perquisizione della casa avviene ben diciassette giorni dopo quando, svuotata e ritinteggiata, non contiene più “alcun documento che possa far luce sui rapporti fra Cosa nostra e gli apparati dello Stato”).

Dimissioni del ministro della Giustizia Claudio Martelli sotto il peso degli scandali di tangentopoli che coinvolgono numerosi esponenti del Psi.

Craxi è chiamato a rispondere delle tangenti riscosse dal suo partito durante gli anni di governo ma l’immunità parlamentare lo ‘salva’. L’indignazione e la rabbia dell’opinione pubblica esplodono con il lancio di monetine contro di lui quando esce dall’Hotel Raphael.

L’episodio avrà una larga eco non solo in Italia ma anche sui giornali stranieri a stigmatizzare il degrado della politica italiana; ma diventerà anche il simbolo di un impellente desiderio di rinnovamento e di onestà politica.

Attentati – a Maurizio Costanzo per essere stato amico e sostenitore di Giovanni Falcone -; suicidi/omicidi di Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni, e di Raul Gardini, tre giorni dopo: sono collegati alla vicenda Enimont.

E avvisi dinamitardi con obiettivi culturali sono pianificati da Cosa nostra tra aprile 1993 e aprile 1994. La prima autobomba scoppia a Firenze in via dei Georgofili con 5 morti e danni a opere del Museo degli Uffizi; il secondo a Milano con obiettivo il Padiglione di arte contemporanea; altri due a Roma vicino a due chiese fra le più antiche, una a ridosso del Palatino e l’altra in San Giovanni in Laterano. 

Allo stadio olimpico di Roma un altro attentato mancato.

Il mancato rinnovo del 41bis, deciso dal giudice Giovanni Conso, sancisce la resa dello stato a un potere delle mafie sempre meglio organizzate. La motivazione del giudice era stata quella di far cessare le stragi.

Ad Arcore nasce il progetto Forza Italia. In questo capitolo viene ripercorsa la storia di Berlusconi e dei suoi successi a partire dall’amicizia con Bettino Craxi, la costruzione di Milano 2 grazie a finanziamenti di cui non si conosce la provenienza. Il processo di purificazione con la dipartita di Vittorio Mangano da Milano; la mediazione di Marcello Dell’Utri che dopo una sfolgorante carriera anche politica verrà condannato e poi prosciolto e poi ancora nel 2013 la condanna verrà riconfermata dal procuratore generale di Palermo Luigi Patronaggio (il pm che ha indagato Salvini per la vicenda della nave Diciotti).

1994

Cadute e nuove nascite.

Forza Italia nasce ufficialmente il 18 gennaio 1994 “Si presenta, Forza Italia, come il partito del rinnovamento e della modernizzazione. Il suo colore è l’azzurro. Al suo vertice c’è l’imprenditore Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29 settembre 1936, presidente del Milan e proprietario di Mediaset (tre reti televisive che trasmettono a livello nazionale), del circuito cinematografico Medusa, della Fininvest e delle due maggiori case editrici italiane, la Mondadori, con sede a Segrate, e, dopo il crac finanziario, la Giulio Einaudi editore, con sede a Torino (più altre case editrici quali Electa, Sperling & Kupfer, Frassinelli, Ricciardi). Proprietario inoltre, attraverso i suoi familiari, del quotidiano milanese Il Giornale e del settimanale Panorama, oltre ad altri settimanali popolar-scandalistici come Chi”.

Alle elezioni politiche di marzo ottiene il maggior numero di voti “dopo una campagna di promozione a tutti i livelli e il dispiegamento di immensi cartelli luminosi che presentano il sorridente leader di Forza Italia come un uomo deciso ma disinteressato, forte ma generoso, il partito «non partito» […] Un martellamento pubblicitario senza precedenti ha lanciato il «marchio» di un Berlusconi sorridente e sicuro. Un’immagine che ha fatto dimenticare quella di svariati suoi avversari che rimarranno malinconicamente a tappezzare le strade con brandelli di volti di rara bruttezza”.

Non più candidato, Bettino Craxi ha perso l’immunità parlamentare e viene condannato in via definitiva per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. 

Alle elezioni europee Forza Italia ottiene il 30,62% dei voti.

Anche Berlusconi è indagato per corruzione nella faccenda di Enimont e dopo l’ultima udienza del processo il pubblico ministero Antonio Di Pietro getta lo toga, in modo plateale “Una decisione che ancora oggi lascia sbigottiti quanti avevano riposto in lui le speranze di un paese finalmente civile e non schiacciato dal macigno della corruzione. Un gesto, quello di Di Pietro, che a mio modesto avviso non ha ancora oggi trovato una spiegazione accettabile”. Restano il procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli, Ilda Bocassini e Gherardo Colombo.

… da qui inizia un altro ventennio…