L’intelligenza non ha sesso. Adriana Bisi Fabbri

«L’intelligenza non ha sesso. Io sono, io voglio – capisce che voglio? – essere un’artista. Poi sarò, naturalmente, una donna».

Milano, Museo del Novecento. Si sale fino al quarto piano e sulla destra, prima di inoltrarsi verso le sale della permanente, si apre uno spazio espositivo temporaneo, visitabile fino all’8 marzo 2020: una mostra d’archivio che delinea la figura di Adriana Bisi Fabbri e il vivace clima artistico e letterario dei primi anni 20 del Novecento, con disegni e dipinti, documenti, giornali e riviste.

Le prime immagini che incontriamo sono delle caricature, a indicare la forma d’arte principale nella quale l’artista si è distinta.

Lusingatrice, 1911. Pastello su carta

Le parole scritte sul muro introducono alcuni aspetti di Adriana e del suo tempo. Il primo: un’eccellente illustratrice che disegnava caricature spietate e feroci, anche di se stessa, senza nulla concedere a quella ‘gentilezza’ che era ritenuta qualità peculiare del femminile. Il secondo: la capacità di una donna di esprimersi in modo mordace e diretto non poteva avere che “un’impronta virile” secondo l’opinione del tempo. Il terzo aspetto, che vedremo meglio nel percorso espositivo: la figura di Adriana è riuscita a smascherare gli stereotipi che nel campo dell’arte, come in qualsiasi altro ambito, hanno sempre ostacolato le donne e a smontare con ironia il meccanismo che le vuole ideali di una ‘perfezione’ a uso e consumo del mondo maschile.

L’intelligenza che rivelano le sue parodie e la vivace vena ironica delle sue illustrazioni, unitamente alle abilità artistiche coltivate con impegno e assiduità, l’hanno resa una delle migliori caricaturiste del suo tempo. Ciò è stato possibile non per caso, né per vantaggi di status ma grazie alla tenacia e determinazione nel perseguire i suoi obiettivi a fronte delle forti limitazioni economiche, sociali e di genere. Insomma una donna fuori al comune. Che non ha esitato a usare se stessa nella rappresentazione ironica di alcuni modi di essere. Non avendo a disposizione modelli d’atelier ha disegnato quello che c’era e, quindi, numerosi sono gli autoritratti, i ritratti del marito e dei figli.

Adrì, come si firmava negli ultimi anni, si è rivelata fortemente determinata a farsi strada in un ambito in cui l’uomo continuava ad avere il predominio e l’esclusiva. Pur essendo, i primi anni 20 del Novecento, epoca di sperimentazioni e avanguardie – futurismo, metafisica, dadaismo, art nouveau – le donne sembravano invisibili come autrici e presenti sulla scena artistica solo come muse e modelle, idealizzazioni lontane dal reale. Tranne delle eccezioni: Margherita Sarfatti, ad esempio, critica d’arte e organizzatrice capace di riconoscere e orientare uno stile italiano. Ma le artiste?

Anna Maria Montaldo, Direttrice del Polo Arte Moderna e Contemporanea del Museo, scrive nella presentazione della mostra: “Ancora una volta si può dunque asserire che la scarsa presenza delle donne nel panorama artistico, così come in molti altri contesti, non dipende da una loro reale latenza, ma piuttosto dall’impossibilità di riconoscerne il ruolo”. E non solo il contesto sociale dell’epoca ma anche la lettura storica non ha riconosciuto a lei [Adriana] come ad altre donne una partecipazione attiva.

Ecco un’occasione, quindi, per conoscere una di queste artiste lasciate sullo sfondo della scena.

Adriana Fabbri nasce a Ferrara – la “città dalle cento meraviglie” di de Pisis – nel 1881. La propensione per il disegno si manifesta sin da bambina e la familiarità con l’arte le viene dal ramo materno: un prozio è stato pittore di fama a Roma e Firenze e Rosina Montanari, la sorella maggiore di Olga, madre di Adriana, è pittrice a Parigi. Inoltre Olga e Rosina sono anche prime cugine di Cecilia Forlani, madre di Umberto Boccioni.

Con Cecilia Forlani e la figlia Amelia, ricamatrici e cucitrici a Padova, Adriana va a vivere nel 1901. Rimane con loro quattro anni, fino al 1905, lavorando come sarta. Il legame stretto e un’intesa sororale con Amelia dureranno nel tempo. Invece l’innamoramento e la relazione con Umberto, il fratello di Amelia, hanno breve durata. Di questa fase restano i disegni di lei e un ritratto che Boccioni le fece nel 1904.

U. Boccioni, Ritratto di Adriana Bisi Fabbri, 1904

Negli anni di Padova Adriana continua a disegnare, con la matita e il carboncino. Si interessa a quello che succede nel mondo dell’arte, frequenta mostre e visita la Biennale a Venezia del 1905, restando impressionata dalle opere di Previati, di cui si ritrova lo stile in alcuni disegni e dipinti.

Il legame con Giannetto Bisi, coetaneo e ferrarese pure lui, prende avvio nel 1904 e si rivelerà un sodalizio molto stretto anche sul piano intellettuale. Entrambi inquieti, si sosterranno nelle reciproche attività: per lei il campo dell’arte e dell’illustrazione, per lui la scrittura e il giornalismo. Sempre in lotta con l’insicurezza dei tempi e con scelte che renderanno la mancanza di denaro una compagnia quotidiana fatta di rinunce, per riuscire ad affermare il proprio talento.

Nel 1905 Adriana si trasferisce a Milano, con la madre e il fratello minore, lavorando come sarta e ricamatrice. Oltre ai lavori d’ago continua a esercitarsi nell’arte del disegno e della pittura, da autodidatta. “Adriana Bisi Fabbri è autenticamente un’artista autodidatta, un termine spesso confuso con il dilettantismo che al contrario nel suo caso indica una reale formazione culturale e artistica vasta ma forzatamente autonoma” scrive Giovanna Ginex, curatrice della mostra con Danka Giacon.

Giannetto e Adriana. Un abbraccio
Ritratto di Giannetto Bisi
1907 -1910

Con Giannetto si sposa a Milano nel 1907 e andranno a vivere a Bergamo dove lui lavora nella redazione di un giornale. Anni difficili, di povertà economica e instabilità lavorativa, ma colmi di interessi culturali condivisi e passione d’amore. A causa delle diverse necessità lavorative lei e il marito sono spesso lontani mantenendo il contatto con lettere numerose. Quelle di Adriana sono ricche di schizzi e disegni che testimoniano la passione e l’intesa intellettuale.

Nel 1908 nasce il primo figlio Marco.

Illustrazione. 1911 circa

Adriana continua la sua formazione artistica sostenuta da Giannetto che, grazie alla rete di contatti per la sua attività di giornalista, l’aiuta a farsi conoscere ed è così che lei esordisce come illustratrice in alcune riviste.

Gli anni tra il 1911 e il 1914 sono anni di intensa e frenetica attività. Adriana viaggia in diverse città d’Italia, partecipa a concorsi, visita musei, collabora con riviste, inaugura mostre personali. Ottiene medaglie per le sue caricature e premi per i suoi dipinti. Disegna figurini di moda e la sua passata professione di sarta le è certamente di grande aiuto nel conoscere stoffe e tagli di abiti. Continua a lavorare, a muoversi, spinta dalla passione e dal desiderio di affermazione.

Figurini di moda, 1914-17

Soprattutto sviluppa, sempre più, nella sua produzione quelle caratteristiche che la renderanno nota al pubblico: l’ironia, la caricatura e la parodia. Unica donna in Italia ad eccellere in questa forma d’arte in cui l’umorismo e la comicità accompagnano la nascita del moderno e la precarietà del secolo.

Un posto di rilievo lo hanno anche le figure femminili trasformate, spesso, in denuncia dell’immagine stereotipata della donna imposta dalla cultura dominante.

Le occupazioni delle donne in famiglia.
– Vieni dunque a sentire…
– Vedi pure che sono occupata! 1912
Le occupazioni delle donne in famiglia.
– Il signor conte desidera la signora contessa
– Ora, sono occupata…
1912

Nel 1914 Giannino cambia giornale e passa da Bergamo a Mantova ma ben presto si trasferisce a Milano dove Adriana si avvicina a Nuove Tendenze, gruppo che si propone la ricerca di una nuova arte non appiattita sul futurismo, ed espone le sue opere in diverse mostre e manifestazioni accanto ai nomi più noti dell’avanguardia.

La danza, 1914

Dal 1915 diventa la vignettista del Popolo d’Italia, firma caricature; si documenta su grafica politica e satirica e disegna vignette interventiste verso l’imminente guerra.

Bisogna dire che tutta la sua frenetica attività non sarebbe possibile senza il costante sostegno e incitamento del marito. Giannino l’aiuta con i contatti personali e professionali nel campo dell’editoria, l’appoggia nella gestione dei figli (nel 1913 nasce il secondo figlio Riccardo). Lei, con le sue nuove conoscenze, fa altrettanto. Tra loro continua la forte intesa intellettuale e amorosa, nonostante proseguano i periodi di separazione forzata.

Non sono solo le opere di Adriana a passare inosservate ma anche lei stessa, per il modo di porsi e di vestirsi, la magrezza, il taglio dei capelli, gli abiti maschili o essenziali che indossa. La vediamo nei numerosi autoritratti, dove mette in evidenza particolarità del suo fisico e del suo stile.

Autoritratto, 1913 – 1916

Autoritratto in rosso, 1913 – 1914

Di stile bizantino, con prevalenza di sesti acuti, è il profilo della signora Bisi-Fabbri […] La signora Bisi, la nota pittrice ferrarese-bergamasca, la quale porta nell’arte sua un’impronta virile […] La signora Bisi, oltre che a una fine ritrattista, sa essere, quando vuole, anche una mordace caricaturista” (Tartarino in “Giornale di s. Pellegrino” 1911)

Autoritratto 1914

Arrivò a Milano vestita da uomo. Sicuro. Da uomo. Le seccava un poco d’essere donna. L’aveva presa una voglia matta di far chiasso, di far presto, d’essere la prima ad arrivare dio sa dove – non lo sapeva neppure lei – voleva strappare il suo avvenire a brancate, graffiare qualcuno, lasciare un profondo segno; e una donna che picchia, che graffia, che vuol fare delle monellerie di questo genere, non viene mai creduta – generalmente – una donna onesta. Perciò Adrì si vestiva volentieri da uomo, mettendo così in caricatura il suo e l’altro sesso” (Arturo Rossato, “Il Popolo d’Italia’).

Autoritratto a figura intera, 1914 -1915

È stata definita: “Squisita interprete d’anime”, “Caricaturista d’eccezione”, “L’unica donna caricaturista che abbia dato questo secolo all’Italia”, “Personalità schietta e sicura”, “Disegnatrice efficacissima”, “Spietata scrutatrice della psicologia femminile”. E “Fine ritrattista” come mostra il dipinto de La Principessa Pignatelli.

La principessa Pignatelli, 1916

Ma la malattia, che aveva mostrato i segni sin dal 1910, viene diagnosticata come tubercolosi conclamata nel 1917. Adriana continua a dipingere ma deve rinunciare alle commesse perché le forze non le permettono di rispettare le scadenze.

Finché quattro giorni dopo che il marito l’ha portata da Milano a Travedona, in casa di amici, nella speranza di un miglioramento Adriana muore. È il 29 maggio 1918.

Giannetto è devastato dalla perdita della moglie ma ha due figli piccoli e continua a lavorare. Poco più di anno dopo partecipa, con altri giornalisti, al volo inaugurale Milano-Venezia su un biplano Caproni e al ritorno l’aereo precipita vicino a Verona. Giannetto muore con gli altri passeggeri il 2 agosto 2019. Quello che chiamiamo ‘destino’ può essere, a volte, davvero crudele.

Giannetto Bisi, Ritratto di Ariana Bisi Fabbri (Maschera d’impressione)
1911 circa